Succhi sopra e succhi sotto

 

«Succhi sopra e succhi sotto».
L'aveva bisbigliato allungando le parole, dilatandole insieme a ciò che succedeva in quel momento. L'aveva fatto con voce perversa, sussurrata, con la bocca vicina, vicinissima al mio orecchio.
Succhiavo sopra, quindi, il suo dito indice infilato nella mia bocca; e succhiavo sotto, poi, con la mia fica liscia attorno al suo cazzo in un dondolio, avanti e indietro, mentre ero seduta su di lui. Un bagno di sudore, i corpi nudi su un divano rosso.
Lui è V., classe 1977.
Mi aveva baciato tenendomi un polso schiacciato contro il cuscino e, quando avevo provato a ribellarmi, me l'aveva stretto ancora più forte. Alla fine, però, mi aveva lasciato fare. Aveva lasciato il polso e la situazione si era capovolta. Io sopra, anche se per poco. Poi mi aveva girato ancora.
Aveva una predilezione al comando e questo mi aveva fatto impazzire.
«Brava... così... brava...» continuava a ripetermi.
Un sussurro trascinato, ancora una volta, mentre la punta del suo cazzo entrava e usciva piano.
Quando gli ho detto che stavo per venire non ha aumentato il ritmo. Anzi. Si è fermato.
«Piano... calma...» mi diceva. «Non correre, non avere fretta...».
Di rimando, avevo piantato le unghie nella pelle della sua schiena e avevo affondato i denti nella carne morbida e liscia della sua spalla. Spero di avergli fatto male. Solo dopo svariati minuti di movimenti tremendamente lenti, aveva iniziato a scoparmi come si deve.
«Mi piace sbatterti...».
«Fallo più forte».
«Non posso. Ti faccio male».
«Mi piace. Mi piace se mi fai male...».
Così, dopo il mio incoraggiamento si era pressato su di me, schiacciandomi sul divano per poi venire subito dopo, uscendo da me poco prima e sborrandosi sulla pancia.
Io avevo poi raccolto una goccia di sperma con due dita e me le ero portate alla bocca. Per niente aspro. Dolcissimo.
«Domani torni a trovarmi?».
Avevo annuito senza guardarlo mentre mi rivestivo.
«Porta una corda. Mi toccherà legarti».


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