Aveva spiato i suoi mentre scopavano

 

Aveva spiato i suoi mentre scopavano, quand'era ragazzino. Nascosto dietro uno spiraglio della porta rimasta socchiusa, S. li aveva guardati e aveva sentito sua madre gemere sotto le spinte decise di suo padre.
Quando poi, stremati, si erano staccati come se fosse scaduto quello strano collante che li teneva uniti, ed entrambi erano rotolati esausti ognuno nella propria metà di letto, lui in punta di piedi era tornato nella sua stanza, chiudendo piano la porta e infilandosi sotto le coperte.
La mattina dopo, nel cesto della biancheria sporca, aveva trovato gli slip di sua madre; nella zona dell'inguine c'era una densa, appiccicosa sostanza bianca sulla quale lui aveva passato un dito e ne aveva sentito forte l'odore acre del godimento.
Fin da bambino, quindi, aveva imparato ad associare quell'umida viscosità degli slip al godimento della donna che li indossava. Da lì capiva la storia di quella fica delle ultime ventiquattro ore: se aveva scopato, se si era strusciata, se aveva goduto. Una specie di fica parlante insomma.
E quasi ne aveva classificato la consistenza, la quantità, anche l'odore diversificandone la risultante di slip in slip.
Della sua ragazza, che dice essere sempre poco sciolta in fatto di sesso, per esempio ha notato solo delle piccole chiazze ovali all'altezza della fica. E neanche tutti i giorni. Niente a che vedere, tanto per dire, con le chiazze bianche, corpose e ben visibili della sua ex.
Non che spii slip di continuo, intendiamoci. Ma a volte si ritrova a rovistare nella biancheria da lavare in cerca di qualche traccia.
A volte, anche, scatta qualche fotografia. Come un ladro di macchie e odori, fa primi piani di segni, chiazze e venature.
Nell'ultima sua email ho ritrovato qualcuna di queste foto con - dietro ognuna - una propria storia. Questa è la mia ex, dopo aver scopato, mi dice. E questa è mia madre, poi. E questa è la madre di un mio amico. Su una addirittura si notava, tra le screziature, il disegno del taglio della fica.
Un collezionista, lo definirei. E quella è la sua personalissima teca di forme e colori.


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