Buongiorno

 

Nella periferia della cittadina in cui vivo sorge un villaggio benessere a conduzione poco più che familiare. Non grande e senza la pretesa di essere un posto di lusso, si è guadagnato la nomea di posto per famiglie nel week end e ottima occasione di svago per chi, durante la settimana, ha la possibilità di assentarsi dal mondo. Un rigoglioso boschetto, difatti, circonda e isola dal resto del mondo questo piccolo villaggio benessere. Solo un viale d'ingresso rivela l'esistenza della struttura all'interno della macchia di alberi, altrimenti del tutto invisibile all'esterno. E così, nascosti dal verde, sorgono un piacevole ristorantino, una piscina all'aperto per i mesi estivi, una al coperto per quelli invernali e un altro stabile, con sauna, sala massaggi e sala pesi. Non mancano, come è giusto che sia, una mezza dozzina di camere a disposizione degli ospiti.
Tutto questo paradiso è condotto egregiamente da Marcello, il pater familias della situazione, da sua moglie Lucia, dal figlio maggiore Antonio e dalla figlia minore Cristina. È stata lei, un'estate di alcuni anni fa, ad attirare le mie attenzioni. Viso delicato da ragazza innocente, due seni ben disegnati tutt'altro che scarsi e due cosce ben tornite, con un accenno di pancetta, così morbida e invitante da rendere la ragazza assai allettante.
Fu così che, intollerante alla troppa gente che si recava alla piscina comunale, decisi di fare l'investimento e mi iscrissi per tutti i mesi estivi a questo villaggio. Lei, Cristina, lavorava al bar in piscina e la nostra conoscenza avvenne lentamente, giorno dopo giorno, passando da un timido ciao alla passeggiata nel boschetto tenendosi per mano, fino alla cenetta romantica guardandoci negli occhi. Tra me e Cristina si creò ben presto una relazione estiva stabile.

Lunedì. Giorno di riposo di Cristina.
Dopo un lungo week end da leoni tra lavoro e divertimento e feste in piscina, io e lei ci concediamo il lusso di restare a dormire fino a tardi nel suo meraviglioso letto matrimoniale. Troppo stanchi per cedere ai piaceri della carne, ci siamo addormentati tra le lenzuola.
È caldo. Molto caldo.
Lentamente riprendo conoscenza, torno al mondo. L'oscurità attorno a me si colora con infinite sfumature. Il sole deve essere alto. Pigro, giro il capo verso la sveglia sul comodino: 10.27.
Decisamente ancora troppo presto.
Allungo una mano. Cristina è al mio fianco che dorme ancora, girata sul fianco destro e mi dà la schiena. Sfioro la sua pelle morbida e abbronzata. Mentre io sono in boxer, lei indossa quella sua camicetta di seta bianca dall'apparenza casta e pudica, ma che si rivela, in realtà, decisamente provocante e sexy.
Resto in silenzio. Nessun rumore inquina la quiete.
Sento il suo profumo entrare nelle narici e salire al cervello, quasi sfiorandomi l'anima. Guardo la sua spalla, quasi scoperta, il colore ambrato della sua pelle, le sue curve sotto il lenzuolo che, dal bacino, declinano dolcemente fino alla caviglia sottile.
Come posso resisterle? Lentamente, cercando di fare meno rumore possibile, mi avvicino a lei, da dietro, e l'abbraccio. Profuma di buono. Con un gesto delicato le sposto i capelli, accosto il naso all'incavo del collo e inspiro, cerco di saziarmi del suo odore. Lei mugola qualcosa nel dormiveglia. Io appoggio le mie labbra sulla pelle abbronzata della sua spalla e la bacio. Lei non si muove. La bacio ancora. Imprecisati piccoli baci. Tenendola stretta a me.
«Amore mio...» sussurra lei, la voce ancora impastata dal sonno.
«Buongiorno tesoro. Pensavo ti sarebbe piaciuto essere svegliata dai miei baci» e gliene do un altro sull'orecchio, facendo scivolare il lobo tra le mie labbra.
«I tuoi baci sono sempre graditi, lo sai».
Allunga una mano indietro, mi accarezza la testa. La stringo forte a me. Non la posso vedere, ma so che sta sorridendo.
«Dillo ancora» le sussurro.
«Amore... mi piace sempre quando mi baci».
Le mie labbra scivolano sulla sua pelle profumata, muovendosi tra la spalla e il collo. Inevitabilmente, si sveglia anche qualcun altro. Ma questa mattina è per lei e lentamente la faccio girare prona. La guardo. Le osservo il volto, gli occhi socchiusi mentre le nostre bocche si cercano. Le labbra si toccano, si sfiorano. Un bacio morbido, delicato, romantico. Io mi fermo e la guardo ancora: la trovo così bella... che a volte non credo sia vera.
Le sfioro il viso con la punta delle dita, seguo le linee del volto. L'orecchio. Il mento. Il naso. Gli occhi. La guancia. La bocca. La bacio. Le mie labbra si appoggiano sulla punta del naso. Poco dopo sul mento. Io mi muovo, mi sposto. Con una mano, delicatamente, le faccio aprire le gambe.
«Cosa fai...».
Ci baciamo ancora.
«Rilassati. Devi solo rilassarti. Al resto penso io».
Lei non dice nulla, prende solo un lungo sospiro e si rilassa. Io scendo. Accarezzo con la punta delle dita ogni centimetro della sua pelle. Ne percorro le linee, i contorni, le curve, un unico movimento armonico, fluido, delicato, sfiorando appena il tessuto della camicetta da notte prima, la sua pelle poi.
Arrivo alle cosce, scendo fino al ginocchio, ci giro attorno. Inizio a risalire. Questa volta le mie mani si infilano sotto il tessuto, lo alzano. Scoprono le intimità di Cristina. Mi fermo a guardarla. Quel ciuffetto di peli è così invitante. E il suo sesso sembra disegnarsi sotto le mie mani che lo accarezzano delicatamente. I miei polpastrelli si inumidiscono a quelle carezze. Cristina allarga le gambe, lasciandosi coccolare.
«Tutti i miei baci...» sussurro.
Basta attese. Le mie labbra si appoggiano al suo piccolo clitoride. Lo bacio. Lo bacio ancora. Inizio a leccarlo lentamente, dolcemente, come se fosse una lenta e dolce coccola. Il suo sesso inizia a essere lucido. Con due dita scosto le sue labbra più intime e passo la lingua proprio nel mezzo, raccogliendo i suoi umori. Cristina muove una mano, l'allunga verso di me, l'appoggia sulla mia testa, a farmi una piccola carezza. Io lecco, con passione, il suo sesso.
Voglio che sia consapevole di ogni singolo millimetro di piacere. Cerco di ascoltare il suo corpo, di seguire la curva del suo piacere. Le tengo le labbra aperte, la mano libera sulla coscia. Ascolto le vibrazioni del suo corpo. Chiudo gli occhi per carpirle meglio. Lo faccio per lei. Per darle il buongiorno. Per ringraziarla per essere con me questa notte e questa mattina. La mia lingua scivola sul suo sesso, ne lambisce le carni e ne gusta il sapore. Posso percepire il suo piacere aumentare e non posso fare altro che cercare di seguirne il percorso.
Poi Cristina mi accarezza una mano e capisco. So cosa vuole quando fa così. È pronta. Lentamente infilo un dito dentro il suo sesso. Scivolo dentro di lei con facilità impressionante. L'odore che si spande nell'aria è qualcosa di inebriante. Nel momento stesso in cui il mio dito interrompe la sua corsa, la ragazza si lascia andare a un lungo sospiro di piacere. Sorrido. Alzo la testa per guardarla. Osservo il petto alzarsi e abbassarsi a un buon ritmo. Il suo viso... il suo viso è rapito dal piacere. Sorrido, felice. Muovo il dito lentamente dentro di lei, accarezzandole le pareti del sesso. So che le piace. E ne ho la conferma quando la sua piccola mano mi cerca e mi accarezza il viso. Sta provando piacere. E io con lei. Mantengo il ritmo costante. Lento, ma costante. Lineare. Le bacio il basso ventre. La mia lingua scivola nel suo inguine, sulla coscia, almeno fin dove riesco ad arrivare. Risalgo. Non ho smesso di muovere il dito, ma ora lei ha iniziato a muovere il bacino, assecondando il mio dito. Lo fa piano, godendosi ogni istante, ogni singola stilla di piacere.
È il momento. La mano libera scivola sulla sua pelle, si sposta sul suo sesso. Scopre il clitoride. Lo lecco. Una sola lunga passata. A Cristina manca il fiato. I suoi umori colano copiosi. Prendo il clitoride tra le labbra e lo accarezzo con la punta della lingua. Sento la tensione crescere in lei. I muscoli si irrigidiscono. Non mi fermo. Estraggo il dito, leccando il clitoride. Poi scivolo nuovamente dentro. Inizio un lento movimento costante. So che il ritmo regolare la fa impazzire. Ogni volta che il mio dito esce, la mia lingua scivola sul suo clitoride. Alterno le stimolazioni.
Sento il suo piacere salire. Sento la sua mano farsi rigida, il suo corpo tendersi, segno del piacere in aumento.
Spingo il dito dentro, ma questa volta non affondo. Mi accontento di metà. Inizio un lento massaggio, piegando il dito, sfregandolo sulla parete interna del suo sesso.
E so che il suo piacere sale di un altro gradino. Ci siamo quasi. Alzo la testa. La osservo ancora. Devo ammettere che sì, mi piace davvero.
Scopro il clitoride un'altra volta. E mentre lo faccio scivolare tra le mie labbra, iniziando a succhiarlo dolcemente, il ritmo del mio dito aumenta. Accelero. Mi muovo sempre più veloce. La tensione... il piacere sale. Il suo respiro si fa più corto. La sento tendere i muscoli. La sento prepararsi all'orgasmo. Io continuo senza esitazione.
Di colpo stringe le gambe, contrae tutti i muscoli del suo corpo. Trattiene il fiato. Sono pochi istanti, ma sembrano eterni. Espira e si abbandona. Si rilassa. Io mi fermo. Sono immobile. La lascio riprendere. Lentamente mi sfilo da lei.
La osservo. È sempre più bella. Le bacio il sesso dolcemente, un piccolo bacio a stampo sulle labbra umide dei suoi stessi umori.
Ora risalgo. Lei mi cerca. Ci baciamo e ci abbracciamo. Le nostre lingue si intrecciano, i nostri corpi si stringono. Sento il calore del suo corpo, il profumo della sua pelle.
«E tu tesoro?» mi sussurra lei.
Io le sorrido. Le accarezzo il viso. Le appoggio un piccolo bacio sulla guancia.
«Questo era per te, amore mio, il mio buongiorno a te».
Lei mi sorride, apre gli occhi e mi guarda. Per un lungo istante ci perdiamo l'uno negli occhi dell'altra. Per un lungo istante, il mondo si ferma e siamo solo io e lei.


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