Estate

 

Estate. Tempo di vacanze, tempo di sole, tempo di mare. Le scorribande con gli amici, le serate fino a tardi, le dormite fino a mezzogiorno.
Quest'anno è la piccola Isola del Giglio che la madre di Sara ha scelto per le vacanze con la figlia. A lei, Sara, andare in vacanza con i genitori smise di entusiasmare molti anni fa, ben prima di compiere i diciotto anni. Fu così che, raggiunta la maggior età, quel sedimentato rituale familiare si spezzò.
Due anni dopo, tuttavia, con l'improvvisa scomparsa del padre, Sara non ebbe cuore di abbandonare la madre, depressa per il vuoto lasciato da quel terribile incidente, e acconsentì di buon grado a trascorrere una settimana di ferie assieme. Seppur a causa di un malaugurato evento, la vecchia tradizione rinacque.
Il primo anno dopo la triste dipartita, Sara riuscì a convincere sua madre ad andare in una località dove mai fossero state prima: la variegata e coloratissima città di Marrakesch. L'anno successivo, viste le possibilità economiche più ridotte a causa della crisi che aveva colpito anche loro, avevano deciso di trascorrere le loro vacanze sulla piccola e pittoresca Isola del Giglio. Grazie a un loro amico avevano preso in affitto una graziosissima casetta indipendente con un ancor più grazioso giardino, adornato con palme e piante grasse, gradevolmente appartato, protetto da occhi indiscreti. Dal giardino aveva inizio un piccolo sentiero che si snodava, con una piacevole camminata, fino a una scogliera, dalla quale Sara si divertiva a tuffarsi nell'acqua fresca e cristallina del mare mentre sua madre si crogiolava sotto i caldi raggi del sole. Certo, la piccola scogliera non era privata, ma le sue ridotte dimensioni e lo stretto sentiero che ne permetteva l'accesso facevano sì che non ci fosse mai troppa gente.
Le vacanze trascorrevano serene e tranquille quando, la sera del quarto giorno, nel tardo pomeriggio, tornando verso casa, sua madre mise male un piede. Una storta. Un fastidiosissima e dolorosissima storta. Non ci volle molto per capire che, per lei, scendere ancora lungo quel tortuoso sentiero fino alla scogliera sarebbe stato impossibile. Non le rimase altra scelta che godersi il sole dal giardino della casa. Il quinto giorno, nonostante le rassicurazioni, Sara restò con lei, rinunciando al mare.
Tuttavia, il giorno seguente, incoraggiata dalla madre stessa a non rovinarsi le ferie e rincuorata dalla situazione non così grave com'era parsa, la ragazza raccolse quanto le potesse servire e scese in riva al mare.
Fu proprio nel pomeriggio di quel giorno, non appena riemerse da un tuffo, che una ragazza, accovacciata sugli scogli da cui lei stessa si era lanciata, la salutò con un sorriso solare.
«Ciao!».
Sara, stupita, si tolse i capelli bagnati dal viso e la osservò. Era giovane, probabilmente avevano la stessa età. Capelli corti e biondi, indossava un bikini di un color azzurro cielo che, intonandosi con il mare e il colore cristallino dei suoi occhi, nascondeva il piccolo e appuntito seno.
«Ti ho vista l'altro giorno, ma eri con... tua madre, giusto?».
Sara diede due bracciate e raggiunse gli scogli, issandosi sulla pietra ruvida e bagnata dalle onde. Quel giorno aveva indossato un costume intero che le fasciava i fianchi e faceva risaltare le curve del suo corpo. Sotto lo sguardo di quella ragazza, tuttavia, Sara si sentì esposta... quasi fosse nuda.
«Sì, era mia madre...».
«Non c'è oggi?».
«No... si è fatta male a una caviglia e non riesce a scendere fino alla spiaggetta, così son venuta da sola».
«Spero non sia nulla di grave. Un po' mi dispiace, ma sarò onesta. Un po' non mi dispiace».
Sara la guardò perplessa, forse anche indispettita.
«E perché no? È mia madre».
«Scusami... solo che se ci fosse stata anche lei, non credo mi sarei avvicinata».
Sara rimase senza parole. Subito alle parole della ragazza aveva pensato male e si era indispettita. Ma ora, a quella confessione, per quanto strana le sembrasse, provò un moto di simpatia e tenerezza per lei.
«Comunque io sono Delphine, piacere di conoscerti, Sara!».
Le sue parole spezzarono quel silenzio imbarazzato. Accompagnò le parole con quel sorriso solare di una purezza disarmante e un attimo dopo si tuffò. Sara rimase impressionata dalla precisione dei movimenti della ragazza, che riuscì a immergersi senza sollevare nemmeno la più piccola goccia d'acqua. Parve amalgamarsi con il mare come se fosse fatta della stessa sostanza. Osservandone il corpo sotto la superficie, si chiese come facesse a sapere il suo nome. Non le sembrava di essersi presentata... oppure l'aveva fatto senza prestarci attenzione? O forse aveva sentito sua madre chiamarla l'altro giorno.
Delphine riemerse pochi metri più in là e Sara le guardò il viso illuminato dalle gocce d'acqua che riflettevano la luce del sole come fosse stata una sirena. Per la prima volta nella sua vita, Sara si sentì affascinata, forse persino attratta, da un'altra ragazza. Si spinse via dallo scoglio scivolando delicatamente in mare e con due bracciate raggiunse Delphine.
«E tu... sei di qui? Hai un nome particolare».
La ragazza nuotò accanto a Sara. Era incredibile la semplicità e la fluidità con cui riusciva a muoversi nell'acqua. Riemerse alle sue spalle. Sara ne era semplicemente affascinata.
«Mia madre è francese, ha scelto lei il nome. Ora abito con mio padre, non abito lontano da quest'isola e vengo qui spesso».
Nuotando i loro corpi si sfiorarono. Sara si sentiva allo stesso tempo a disagio e attratta da quella peculiare ragazza.
Il tempo scivolò via come sabbia tra le dita e troppo presto Sara si rese conto di come si fosse fatta l'ora di tornare dalla propria madre, da sola, a casa. Nuotò fino agli scogli e si issò su una di quelle grandi pietre. Delphine si sedette accanto a lei lasciando i piedi immersi nell'acqua. Aveva gli occhi color del mare e il suo sguardo, così cristallino, aveva il potere di mettere a disagio Sara.
«Devo risalire, mia madre ha bisogno».
L'espressione dispiaciuta della sua nuova amica le mise tristezza nell'animo.
«Mi dispiace che tu vada via».
«Anche a me, ma devo...».
Restarono in silenzio indefiniti minuti, durante i quali Sara fissò le onde infrangersi sulle pietre. Sentiva gli occhi di Delphine su di sé. Sospirò e si fece coraggio.
«Devo proprio andare».
Si alzarono allo stesso tempo e si trovarono l'una di fronte all'altra, così terribilmente vicine che Sara respirò il profumo di salsedine che sprigionava dalle curve di Delphine. Sentì nascerle dentro la voglia di assaggiarla, di appoggiare le labbra su quella pelle leggermente abbronzata e dal profumo così invitante. Chiuse gli occhi e sentì i caldi raggi del sole scaldarle l'anima. Come sarebbe stato sfiorare la pelle di Delphine e sentire il sapore del mare sulle proprie labbra, sulla punta della lingua?
«Domani ti troverò ancora?».
Il sussurro dell'amica, delicato come un'onda che scivola morbida sulla sabbia, la riportò bruscamente alla realtà. Erano ancora più vicine e Sara provò vergogna per i suoi pensieri sull'amica. Non poté fare a meno di arrossire, vergognandosene. Rispose frettolosamente a Delphine.
«Sì, forse...».
Per nascondere il proprio imbarazzo si girò di scatto e si arrampicò veloce sulle grandi, ruvide pietre per raggiungere il sentiero che l'avrebbe ricondotta a casa. Non ci volle molto prima che si pentisse presto di essere scappata così in fretta e non aver salutato l'amica come avrebbe realmente desiderato.
La notte la portò in sogni con Delphine, in cui si perdevano tra i flutti del mare assieme, mano nella mano.
La mattina baciò Sara riscaldandole il giovane viso con i raggi del sole. La ragazza si svegliò lentamente, con uno strano languore che le pervadeva le membra. Si alzò dal letto con un piacevole desiderio che sembrava avvolgerle ogni nervo, come avrebbe fatto l'acqua se fosse stata in mare, e si concesse una doccia per togliersi di dosso il calore della notte. Fece colazione con la madre e trascorse tutta la mattina nel giardino di casa, scendendo alla scogliera solo nel primo pomeriggio. Per quanto desiderasse scendere al mare per rivedere Delphine e i suoi occhi, si sentiva in dovere di stare, prima di tutto, con sua madre.

Quel giorno, sulla scogliera, c'erano più persone del giorno precedente. Presenze che Sara non gradì. Con il cuore che vibrava, si guardò attorno, cercando un segno della presenza dell'amica. La delusione si fece largo nel suo animo quando non scorse Delphine da nessuna parte. Triste e delusa, non le restò altro da fare che tornare sul suo scoglio preferito e stendere il telo. Il sole le scaldava la pelle, ma non l'animo. Forse Delphine era venuta alla scogliera nella mattina e, non trovandola, se n'era andata. Il tepore l'avvolse mentre sul suo cuore pesavano i sensi di colpa per aver mancato l'appuntamento con l'amica.
Si svegliò mezz'ora più tardi. Decise di tuffarsi in mare. Sentirsi avvolta dall'acqua le trasmise subito un profondo senso di benessere e si abbandonò ai flutti del mare, lasciandosi cullare dalle onde.
All'improvviso qualcosa si mosse attorno a lei. Tornò subito in sé, spaventata. Pensò a uno squalo ed ebbe paura. Ma non si trovano squali nel mediterraneo... o forse sì? Non ne avevano parlato al telegiornale un paio d'anni fa? Si guardò attorno senza scorgere nulla: il mare era tranquillo, nessuna increspatura. Si stava convincendo che fosse stata solo la sua immaginazione quando qualcosa si mosse di nuovo, alle sue spalle. Si girò di scatto. Nulla. Non era uno squalo, ormai ne era certa. Quel movimento che aveva avvertito era stato troppo... delicato per essere quello di un predatore. Intimorita, decise di tornare sugli scogli ma, dopo poche bracciate, non distante da lei, la superficie del mare s'increspò e Delphine emerse come una sirena dai flutti con una naturalezza che, a Sara, parve aver dell'incredibile. Il timore iniziale per quell'apparizione improvvisa lasciò presto spazio alla gioia di rivedere l'amica.
«Ciao!».
Gli occhi di Delphine, dello stesso colore del mare, riflettevano le onde e Sara, senza volere, timidamente si perse in quello sguardo. Il sorriso della sua amica era così... naturale e sereno.
«Ciao, non ti ho vista prima».
Delphine le si accostò. Sara sentì le sue mani sfiorare la propria pelle e, a quel contatto, avvertì un caldo brivido attraversarle l'animo, sfiorandole l'anima.
«Scusami, ero al largo a nuotare. Mi perdoni?».
Osservò le labbra dell'amica muoversi come onde che si infrangono sulla spiaggia e lo sguardo le cadde sui seni che sparivano dolcemente sotto la superficie del mare, tesori invitanti e nascosti. Sì, Sara si sentì attratta dai quei piccoli seni che poteva solo intuire. Di colpo si vergognò di questo pensiero e istintivamente si allontanò dall'amica.
«Che c'è? Tutto bene?».
Delphine sembrò incupirsi al gesto di Sara e lei si sentì in parte colpevole per il suo rabbuiarsi.
«Sì, tutto bene... scusa...».
Delphine le nuotò attorno e Sara fu affascinata dalla grazia con cui riusciva a muoversi in mare. Sembrava quasi che avesse imparato a nuotare prim'ancora di camminare.
«Hai voglia di nuotare un po' con me? Vorrei mostrarti una cosa».
«Sì, va bene!».
E come nel sogno della notte prima, Sara si trovò a nuotare in alto mare, accanto a Delphine. Certo, non si tenevano per mano, non fisicamente, ma Sara poteva sentire la presenza dell'amica vicina a sé e si sentì come languidamente trascinata da Delphine. Un pensiero che le scaldò l'animo e la fece sorridere tra una bracciata e l'altra.
Nuotarono oltre gli scogli, vi girarono attorno e nuotarono ancora, finché Sara avvertì Delphine fermarsi e restare a galla come se fosse acqua lei stessa.
Erano di fronte a una piccola insenatura chiusa e nascosta tra due scogliere alte chissà quanti metri e scavata nella dura pietra che formava una terrazza naturale che nascondeva completamente la spiaggetta. Era un posto davvero suggestivo.
«È bellissimo...».
«Vengo qui quando voglio star da sola».
«È davvero bello... grazie».
«Dai, andiamo!».
Sara si sentì onorata che l'amica avesse scelto di condividere con lei questo piccolo angolo privato e così intimo e la seguì. Ben presto l'acqua divenne troppo bassa per poter nuotare e Sara vide Delphine uscire dai flutti senza il minimo sforzo, quasi che il mare si ritirasse davanti a lei. Le forme di Delphine erano lisce, perfette, sembravano disegnate. Sara si sentì  un po' goffa al confronto con quella sirena così pura. Quel posto sembrava davvero magico.
«Qui nessuno ci può disturbare».
Delphine era bellissima. I suoi occhi blu erano profondi e magnetici e i capelli biondi e corti ricordavano la spuma delle onde. Aveva poco seno, coperto da due pezzi di stoffa dello stesso colore degli occhi, sotto cui si scorgevano i delicati capezzoli, ma i fianchi stretti e le gambe snelle e affusolate riuscivano a farlo risaltare ugualmente. La pelle leggermente abbronzata, le labbra disegnate da un tocco delicato, la mani curate e belle avevano per Sara un effetto magnetico e provocante.
Quando, ancora in acqua, Delphine la prese per mano e la trascinò con sé sulla spiaggia, Sara sentì il cuore impazzire e il fiato morirle in gola. Mille domande e pensieri si rincorsero nella sua mente.
Desiderò baciare quelle labbra.
Si vergognò di quel pensiero e sentì le guance arrossire. Delphine si fermò davanti a lei, mettendola a disagio con quello sguardo cristallino. Sara non poté far altro che abbassare gli occhi.
«Sei bella, Sara».
E, quasi le avesse letto nel pensiero, le loro labbra si sfiorarono. La vita, per Sara, si fermò. Quel contatto morbido e vellutato al sapor di salsedine sulle proprie labbra le tolse il fiato. Aveva baciato altre ragazze, le sue amiche, ma sempre per gioco. Mai perché le desiderasse realmente. Non come Delphine. Desiderava Delphine. La sua bocca sul proprio corpo e la propria su quello di lei. Con il cuore che le martellava nel petto fino a farle male. Non seppe resistere. Dischiuse le labbra.
Sentì le mani di Delphine accarezzarle la pelle con una delicatezza e una grazia che non aveva mai sperimentato prima.
Quasi fosse stato animato di vita propria, il costume le scivolò di dosso.

«Amore, sveglia che è tardi».
Sara aprì gli occhi. Sua madre era lì, seduta accanto a lei sul letto che le sorrideva. Saltò su di colpo e si guardò attorno. Non era la casa che avevano noleggiato all'Isola del Giglio, quella. Era casa loro.
«Delphine! Dov'è? Dove siamo?».
Sua madre le sorrise e le baciò la fronte.
«Amore, siamo a casa. Forza, preparati che è ora di partire. Le vacanze ci aspettano!».
Sara osservò sua madre uscire dalla camera e guardò la data nel suo smartphone, perplessa e spaesata. Aveva sognato tutto. Avrebbe voluto piangere... ma sulla lingua sentiva ancora il sapore di salsedine e del sesso di Delphine.


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