Eva Clesis

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Nasce nel 1980 a Bari, dove attualmente vive e lavora. "A cena con Lolita" è il suo primo romanzo, pubblicato a Bologna da Pendragon in una collana narrativa diretta da Roberto Di Marco.

Ha collaborato anche con riviste importanti come "Verso Arts et Lettres" a Parigi e "Nuova Prosa" di Luigi Grazioli. Quello che racconta nel suo libro sono, in particolare, l'educazione e la crescita erotica di una donna, a partire dai suoi 4 anni fino al tempo dell'università. Potete conoscerla meglio attraverso il suo blog.

 

Eva Clesis è un nome di fantasia. Da dove arriva e che persona si nasconde sotto questo pseudonimo?

Scrive il Manzoni che i nomi sono degli accidenti e io ho sempre creduto lo stesso, che il nome cioè abbia un'importanza relativa. Il mio nome vero, quello di battesimo (che tra l'altro amo moltissimo), assieme al cognome erano la mia identità quotidiana, mentre la scrittura ha sempre rappresentato per me un'occasione di fuga, da qui il ricorso a uno pseudonimo. Eva è il nome della prima donna, Clesis l'anagramma di scelsi. Chi si nasconde dietro di lei? Una persona fragile ma determinata, che ha innumerevoli storie da raccontare...
 
Com'era Eva da bambina?
Ero una bambina giudiziosa e compita, una bambina terribile perché troppo adulta.
 
E nella vita di tutti i giorni Eva chi è?

Nella vita di tutti i giorni Eva purtroppo non c'è, esiste solo nelle pagine che scrive.
 
Quando hai iniziato a scrivere e in quale occasione?

Scrivo da sempre, così come leggo da sempre, ma quando me lo chiedono identifico con il 2001 l'inizio della mia scrittura, quando cioè ho pensato di volerla rendere pubblica. Prima di allora ho scritto solo per me.
 
A cena con Lolita è il tuo primo romanzo. Racconta di una crescita, di un'evoluzione. Quanto c'è di te in quelle pagine?

Quando ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, avrei voluto riflettermi di più su quelle pagine che parlavano di una ricerca dell'amore e dell'accettazione di sé nel proprio corpo. Ma avevo già fatto dei tentativi di racconti autobiografici e non mi piacevano. Non sono capace di essere obiettiva e, peggio, quando scrivo inizio a inventarmi di sana pianta le situazioni, anche quando ne conosco di simili, così che alla fine del libro rimane molto poco dei miei propositi iniziali.
 
E' stato scritto perché era già in vista una pubblicazione?

Assolutamente no. Volevo pubblicarlo, ma non sapevo come fare e a chi rivolgermi. Spedivo il manoscritto in giro, ho ricevuto una quarantina almeno di rifiuti, lettere prestampate che conservo, dal 2002 al 2003. Finché ad agosto 2003 mi telefonò Roberto Di Marco, scrittore e curatore della collana Tempi Nuovi della Pendragon. Ma io nel frattempo mi sentivo molto demotivata su tutto: sulla mia identità di scrittrice, sul valore dei miei testi. Così scappai a Parigi, e solo quando tornai, in pratica un anno dopo, riscrissi al sig. Di Marco dicendo che ero interessata a pubblicare il mio libro.
 
Come ti sei trovata con le edizioni Pendragon?

Hanno avuto fiducia in me e mi hanno dato la massima libertà nella gestione dei testi.
 
Cambieresti qualcosa riguardo alle scelte per la pubblicazione che hai fatto? E se sì, perché?

Sì, probabilmente col senno di poi (di ora?) avrei prima cercato un agente e poi mi sarei proposta alle case editrici, perché quando sei un autore esordiente è difficile che ti diano retta (e lo è tuttora).
 
All'inizio e in conclusione del romanzo troviamo la stessa frase: "Sono allergica a tutte le feste, ne detesto persino le idee". Ci puoi dire cosa racchiude?

Solo i sentimenti di repulsione della protagonista per una parola che è famiglia.
 
Che riscontri hai avuto con il pubblico? Il successo che hai avuto era quello che ti aspettavi? Sei soddisfatta o pensi che avresti potuto fare di meglio?

Iniziamo dal pubblico: forse le reazioni delle persone sono state l'unica cosa che mi ha spinto a continuare, perché per essere scrittori occorre una forte determinazione e a molti il libro è piaciuto, e questo interesse è riuscito a dissipare alcuni miei dubbi sulla scrittura. Certo ci sono stati anche pareri contrari e forti dissensi, ma erano pilotati più dal tipo di libro (mi chiedevano: è un libro erotico? è autobiografico? è l'ennesimo diario di un'adolescente?) che il lettore credeva di avere tra le mani che non dalle opinioni post-lettura.
 
Hai qualcosa nel cassetto che potremmo leggere tra qualche tempo?

Ho molto nel cassetto, erotico e non, e spero di pubblicare presto. Nel frattempo è appena uscita l'antologia EroticaMente vol.1 della Valter Casini.
 
Qual è stato il percorso che hai fatto per arrivare a pubblicare in questa antologia?

Mi hanno contattato grazie a una delle autrici, Manila Benedetto, con cui avevo fatto conoscenza e che aveva apprezzato il mio primo romanzo.
 
Un'ultima domanda ormai di rito: se dovessi dipingere l'erotismo, quale o quali colori useresti?

L'indaco per la spiritualità, considero l'erotismo esoterico per certi versi, non alla portata di tutti, diverso per ognuno e celebrale. Il rosso, forse un carminio, alla base, perché sempre dal corpo e dal sangue si parte per poi salire su, molto più su, con il nostro desiderio.

 

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