Gisy Scerman

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Gisela (Gisy) Scerman trascorre i primi anni della sua vita a Monaco di Baviera, per poi trasferirsi a Vicenza e quindi a Modena.

Qui incontra il fotografo Denni Lugli con cui inizia a lavorare e che le permette di conoscere tanti maestri del fumetto come Roberto Baldazzini, Franco Saudelli e Giovanna Casotto (con la quale ha collaborato, oltre che come modella, anche come sceneggiatrice). Dal 2001 lavora come modella per l'Accademia di Belle Arti di Bologna, contemporaneamente all'attività di fotomodella, continua a frequentare il corso di biotecnologia presso l'università di Reggio Emilia. Il suo primo libro è "Una vita a precipizio", biografia del cantautore e poeta Piero Ciampi. "La ragazza definitiva" è invece il suo romanzo d'esordio. Ringraziando Gisy per la disponibilità, vi invito a visitare il suo sito e il suo blog.


Quando hai iniziato a scrivere? E chi è, se c'è, l'autore che per primo ti ha accompagnato nel mondo delle parole scritte?

Scribacchiare da quando ricordo l'ho più o meno sempre fatto, o informa di diario o raccontini. Uno dei primi ricordi che ho è che a circa 11 anni mi era piaciuto talmente tanto un racconto letto per caso - di Buzzati, Il mantello, che l'avevo ricopiato a penna su un quaderno. Avrei voluto scriverlo io quel racconto - a quel tempo mi colpì moltissimo! Era un modo perché fosse anche un po' mio. Una cosa assurda, ma che ricordo divertendomi. Poi tenni sempre (fino a ora) dei diari come fanno poi tante ragazze e qualche ragazzo, perché raccontare era un'esigenza del presente. In seguito mi suggestionò molto di più la musica che la letteratura cominciando da De André, Tenco, Piero Ciampi, i Le masque, un gruppo sconosciuto ma che mi diede molta grinta poetica. I cantautori italiani insomma, poi i francesi Brel, Brassens, Leo Ferrè, da lì cominciai a interessarmi a Pavese (è lui forse il vero iniziatore). Buzzati resta sempre come una bella sensazione, soprattutto nei racconti. Naturalmente crescendo si rivalutano tante cose, anche che si sono lette in precedenza. Ci son stati anni in cui leggevo molti saggi sulla semiotica, o scientifici, che mi hanno fatto pensare sul linguaggio; però chi mi ha dato veramente una scossa è stato Paolo Nori. Prima scrivevo in maniera cervellotica, che non vuol dire molto, con quell'idea anche un po' accademia che se scrivi difficile sei più bravo, magari rompi solo le palle, pure a te; invece leggendo Nori ho capito che il segreto era scrivere usando una formula più spoglia, più diretta, meno ampollosa. Per cui devo molto a questo autore nell'aver compreso delle cose che ritengo siano fondamentali nella scrittura. E' un tipo di scrittura sonora che ti entra nella testa ed è facile seguire, come poi Thomas Bernhard, lo scrittore austriaco che resta tra i miei eletti, per la profondità di arrivare nel meschino umano. Poi tanti altri, naturalmente. Al di là dei contenuti, quando un autore ti prende così tanto, bisogna stare attenti a non farsi traviare da questa musica, capirla, elaborarla, ma non seguirla pari passo, anche se viene spontaneo. Scrivere è un atto di volontà non indifferente.
 
La ragazza definitiva è il tuo romanzo d'esordio. Molti autori non accettano l'etichetta di romanzo erotico, forse perché spesso appare riduttivo e incentrato su un solo punto. Tu con che nome definiresti questo tuo libro?

Sì, è vero, soprattutto se sei una donna viene visto come riduttivo un romanzo messo sotto questa voce. Sembra che sfrutti altre forme per venderti e uscirne pulito in un qualche modo. Naturalmente quando parli di sesso, anche fosse una quantità minore rispetto al resto, l'attenzione cade lì, e nessuno nota il come è scritto, ma cosa è scritto in superficie. Ma questo lo sapevo già in partenza, è inevitabile. Comunque c'è chi l'ha apprezzato e ha capito soprattutto, questo è importante. Per il resto, non amo molto catalogare: le cose sono quelle che sono, siamo noi vittime dell'idea della sistematicità: un po' lo abbiamo anche voluto, abbiamo bisogno di certezze, e senza nomi la nostra idea di certezza oscilla; le certezze di fatto non esistono. Più si va avanti più si procede per settori, quando non sai classificare nasce la crisi. Io credo che questo sia un libro che parla della morte e della vita, e nella vita c'è anche il sesso, se ne parla molto perché tramite il corpo si conosce più in fretta, è il mezzo di paragone primo che ci viene dato al mondo, la sessualità quindi è un mezzo per arrivare a molto altro. Forse è un bestiario questo libro.
 
Ti dirò con estrema sincerità che leggendolo sono stata attraversata da emozioni completamente contrapposte tra loro. Dall'inizio e man mano che andavo avanti nella lettura mi sembrava di avere tra le mani il diario di una qualche ninfomane, per il tuo modo crudo e diretto di scrivere. Poi però, arrivata quasi alla fine, ho dovuto ricredermi. Il romanzo, chiusa l'ultima pagina, mi ha lasciato una bellissima sensazione, data dai pensieri molto profondi che hai esposto con un'inquietante semplicità. Viene quasi il dubbio (sorrido) che tu ci abbia preso in giro per poi sorprenderci nel finale. Raccontami com'è nata l'idea di questo romanzo e come abbia preso forma.

L'idea è nata per rabbia e nostalgia, l'idea che se sei una ragazza in qualche modo sì, ti fanno dei favori, ma sì anche che cercano di approfittarne, che sia nell'ambiente delle foto o letterario, più culturale... i sentimenti che più mi fanno scrivere rimangono la rabbia, la sofferenza e la nostalgia. Questo libro è stato scritto più di due anni fa, buttato giù in due mesi, facevo fisicamente fatica a stare dietro alle idee, che erano dei vortici. Ci sono registri molto diversi perché diversi sono gli stati d'animo che provavo mentre scrivevo, anche se il comune denominatore era uno alla base: cercare la rivendicazione degli episodi come giustizia tramite la scrittura. L'ironia è una forma di sdrammatizzare la sofferenza, un po' come lo è il cinismo. Poi a mente lucida, fuori dalla tempesta, ho riguardato un po' più la forma. C'è chi preferiva la prima versione, più sporca, più incazzata, più dura, ma non sempre è possibile per motivi di editing fare sempre in tutto e per tutto quello che si vuole. Ci si può avvicinare a quel che si vuole, ma se decidi di essere prodotto devi stare un po' alle regole di chi finanzia. Un po', però, non vuol dire snaturare... L'inizio l'ho rifatto un 4-5 volte finché non sono stata soddisfatta, idem per la fine, credo si capisca che in ordine cronologico stacchino un po' dall'andatura generale del libro. Ora sto lavorando a un libro con trama e seguire una storia è immensamente più difficile, ma visto che scrivere vorrei fosse il mio mestiere è giusto che provi la fatica per ciò che amo veramente.
 
Speravi o immaginavi un successo così diretto e immediato?

L'entusiasmo dell'editore era molto, molto più che il mio a dire il vero, e questo era un buon segnale. Però c'è da dire che il libro, dopo quello su Piero Ciampi (2005), è stato fermo un anno, nell'indecisione di darlo a editori minori, ma non l'ho fatto. Credevo molto in questo lavoro, mi sarebbe sembrato di svenderlo, piuttosto nulla. Poi quasi contemporaneamente tre editori noti erano pronti per il contratto. Strano come procedono le cose, magari resti trasparente per un tempo indeterminato e sei sempre tu, e tutto a un tratto succede qualcosa.
 
C'è molta ironia nel tuo modo di raccontare il sesso. Pensi che le due cose vadano di pari passo?

C'è chi dice di no. Io credo che possa essere anche sì, lo dimostrano anche le iconografie delle pin up anni '50 dove l'erotismo viene sempre reso meno pesante da incidenti casalinghi, la gonna impigliata, la donnina che si abbassa perché le cade la spesa e allora le si vede il reggicalze, ecc... Dipende anche dal carattere, io non amo chi prende il sesso troppo seriamente, o chi tramite il sesso vuole dimostrare qualcosa. Deve essere un gioco, che mentre lo si fa può anche avere delle sfaccettature serie, ma di fatto è uno degli aspetti lucidi dell'adulto.
 
Si sente sempre più spesso parlare di perversione e depravazione. Se dovessi spiegare a un alieno cosa significano queste due parole, come lo faresti?

Gli faccio vedere il mondo e gli dico che è quello. Basta anche un telegiornale al giorno per una settimana; credo che si possa fare un'idea. Nella trasgressione come ho detto svariate volte non credo. La perversione e depravazione, che poi sono sinonimi, riprendono in parte il concetto di trasgressione anche se marca in maniera più pesante un'eventuale violazione della norma, che è congettura sociale, nel rispetto reciproco nulla è così dissacrante. E' sempre la questione sistematica, ci costruiamo delle regole e ciò che esula da queste non è più normale, man mano che la società si sposta, così anche l'idea di normalità cambia e i valori a questa annessi. Tutti i crimini che hanno a che fare con assassini, violenze e abusi credo siano oggettivamente condannabili, insomma in poche parole il rispetto non solo del prossimo, ma anche di chi abbiamo davanti, magari da tempo. Tutto il resto ha a che fare con la nostra morale quotidiana e culturale appresa, ciò che sentiamo o non sentiamo sono affari nostri e di chi ci sta vicino.
 
Passione, innamoramento e amore. Tre cose distinte. Qual è quella che ti fa più paura? Pensi che, in qualche modo, l'essere umano abbia qualche forma di difesa contro le sofferenze?

Forse l'innamoramento perché mi mette dell'ansia quando capita, e io non ne voglio sapere di storie troppo tormentose. Poi ognuno dei sentimenti che hai nominato ha la sua rogna. A parte che io collego molto la passione all'innamoramento, viceversa l'amore no, non può essere svincolato dalle prime due. L'amore lo puoi provare come forma di bene estremo o meno verso persone delle quali non sei innamorato, magari nemmeno andresti a letto. Però l'amore ti responsabilizza verso te stesso per non creare del male a chi ami, e questo è un senso fortissimo. Tante volte non si fanno azioni che vorremmo fare per non ferire qualcun altro. Amare davvero è volere il bene dell'altra persona, sopra ogni cosa, anche sopra di te talvolta, un po' come dovrebbe essere il rapporto tra genitori-figli. Invece, provare passione per persone che pure disprezzi, delle quali non te ne frega nulla al di fuori dell'ambito erotico-sessuale, o te ne frega egoisticamente per poterlo riavere in quel contesto, ma questo non ha quasi mai a che vedere con l'amore. Sono sentimenti credo difficili da conciliare in tutto e per tutto. Innamorarsi è invece una forma di dipendenza e capita spesso in rapporti conflittuali della serie tu non sei come vorrei, ma se tu fossi come io ti vorrei, non ti vorrei più. Capita pure questo. Le forme di difesa che si sviluppano sono varie, spesso automatiche. C'è chi diventa pure aggressivo per difesa - un po' per me il cinismo che spesso non vorrei in maniera così accanita - come la disillusione, ma più vai avanti più è difficile veramente perdere la testa. Vale anche per i progetti di lavoro: sei più disincantato, non solo nei rapporti; insomma credo sia anche una forma di tutela. Magari incontri pure persone che ti piacciono, che ti piacciono molto, ma le scintille negli occhi sono rare come i fuochi fatui... anche se magari qualche apparizione te l'aspetti sempre da un momento all'altro. Ma non sempre è tempo di miracoli. Anzi, sempre meno.
 
Una domanda di rito per tutti gli intervistati: se dovessi dipingere l'erotismo quale o quali colori useresti?

Forse il nero, perché è un non colore che mi rappresenta la notte, che ricollego agli amanti, alla passione, non solo quella amorosa, ma anche quella mentale, creatrice. Poi da vedere su una bella donna è divino, e se penso all'erotismo penso a una bella donna un po' misteriosa. In secondo luogo il nero perché è l'unico colore che ha in sé tutti i colori, che non riusciamo a vedere perché sono assorbiti, ma sono lì, cablati. Forse è questo il fascino.

 

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