Luca Ducceschi

Scritto da

Anno 1977, Luca Ducceschi ha scritto cinque romanzi più un centinaio di racconti spaziando dall'horror al cosiddetto "romanzo generazionale", dall'erotismo al noir, dal pulp alla semplice narrativa di intrattenimento.

Da sempre occupato nel sociale, si dedica alla scrittura da parecchi anni. Il suo ultimo romanzo - classificato nel genere erotico ma nel quale si trova sprazzi di giallo qua e là - è "Gioco di voci".


Quando, come e perché hai iniziato a scrivere e come mai ti sei avvicinato al genere erotico?

Ho iniziato a scrivere intorno a 15 o 16 anni come naturale conseguenza del mio amore per la lettura. Seguivo (e seguo) la regola dello scrivere ciò che mi piacerebbe leggere. E poiché ho sempre apprezzato quando in un libro trovavo sequenze "particolari" (mi viene in mente una scena di intimità tra due ragazzi sulla spiaggia in Ossessione di Stephen King) è stato naturale anche inserirle nei miei lavori. Da qui ad arrivare poi a scrivere romanzi e racconti dedicati al solo genere erotico il passo è stato breve. In fondo viene naturale scrivere di quello che si conosce, e il sesso fa parte della nostra quotidianità in misura assai maggiore che non le indagini di polizia o i vampiri.

Hai spaziato molto nella produzione delle tue opere: c'è un genere che preferisci?

Se potessi scegliere, ti direi horror tutta la vita. Riuscire a entrare in empatia con un lettore al punto da riuscire a spaventarlo - o quantomeno a inquietarlo - è una sfida stimolante. E soprattutto è un territorio narrativo in cui mi viene naturale muovermi, sebbene sinora abbia pubblicato relativamente poco materiale horror.

Trovi delle affinità tra la scrittura di genere noir-pulp, quella fantasy e quella di genere erotico?

Tra orrore ed erotismo le affinità che possono esserci nascono da quanto detto sopra: la paura e il desiderio sono emozioni intime e profonde, e riuscire a sfiorarle per uno scrittore significa mettersi in gioco con tutto se stesso. Riguardo al noir e al pulp, in comune con l'erotismo hanno forse la necessità di "raccontare le cose come stanno" da parte di chi scrive per risultare credibile. A costo di apparire scurrili o politicamente scorretti. Bukowski ha scritto pagine di grande erotismo, certo sporco, puzzolente e non proponibile in salsa patinata come il Playboy show o il costumino delle veline. Ma del resto, cito anche King, "un buon racconto non ha bisogno di alcuna giustificazione". Certo, poi sono i lettori a dover decidere se un racconto sia buono oppure spazzatura. Ma ciò che è spazzatura per uno può essere gradito da altri. Non vedo problemi in questo.

Quale tipo di disagio è quello con cui entri maggiormente a contatto sul posto di lavoro? Le realtà che hai tutti i giorni sotto gli occhi, in che modo - se lo hanno fatto - hanno influito sulla scelta del soggetto del tuo romanzo?

Si tratta di un disagio di tipo psichico. Non ha influito minimamente nella stesura del romanzo, anche perché in realtà Gioco di voci è nato originariamente come racconto scritto di getto parecchi anni fa.

Il romanzo risulta essere una visione dell'amore e dell'attrazione fisica dal punto di vista maschile, dall'inizio alla fine; hai mai pensato di cambiare prospettiva? Pensi che potrebbe crearti problemi?

Assolutamente no, nessun problema. Ho scritto un romanzo, a oggi inedito, Zucchero filato (di tela di ragno), con forti momenti erotici e in cui la protagonista è una ragazza. Il punto di vista maschile in Gioco di voci nasce dal fatto che, di getto e senza che la cosa fosse pianificata, ho scritto utilizzando un "io lirico", quindi una narrazione in prima persona. Non è un lavoro autobiografico (intendiamoci, l'ho scritto a vent'anni e a quell'età molti uomini venderebbero l'anima al diavolo per condividere le esperienze di Lorenzo con Sabrina) ma, essendo raccontato in prima persona, tutto ciò che il lettore conosce lo conosce attraverso idee, dialoghi, azioni del protagonista. Ecco perché è un punto di vista maschile al 100%. O meglio, il punto di vista di un maschio, Lorenzo. Per fortuna non siamo tutti così.

L'intero romanzo parallelamente alla relazione tra Lorenzo e Sabrina costituisce anche un preciso ritratto di una generazione. Trapelano impressioni e giudizi, a volte anche contrastanti; la mia impressione è stata un mix di pena e tenerezza. Cosa ne pensi?

Sono d'accordo, è una chiave di lettura che condivido. E il confine tra chi è l'adolescente e chi dovrebbe invece essere una figura matura e consapevole è molto labile. Mi interessava raccontare una storia di sconfitte più che non una semplice storia di sesso e/o amore.

Ti sei ispirato a qualche particolare situazione per dipingere in tal modo gli adolescenti di oggi?

No, però ho cercato di raccontare le cose come accadono e di far parlare i protagonisti come parlerebbero persone in quella situazione. Faccio un esempio: Cento colpi di spazzola di Melissa P. è un libro che non ho molto apprezzato, non tanto per la storia che racconta ma per il modo in cui lo fa. Il linguaggio, l'atmosfera, la tensione narrativa mi hanno dato un'idea di artificiosità. E mi è risultato poco credibile.

Corrisponde al tuo reale giudizio oppure è semplicemente una scelta funzionale al romanzo?

In parte corrisponde a un mio reale giudizio. Troppe persone non sanno assumersi la responsabilità dei sentimenti o del voler vivere una legittima e condivisa esperienza di solo sesso, e questo genera spesso catastrofi e logorii di rapporti che invece avrebbero potuto dare molto ai soggetti coinvolti. Si deve essere liberi di fare tutto, ma non di far male a chi ci vuole bene. E usare l'amore per ottenere sesso è una cosa che a uno dei due fa male.

L'assenza di una compagnia di amici e di un qualsiasi legame familiare fa comparire Lorenzo come un uomo molto solo. Questa scelta vuole essere una fotografia istantanea di molti appartenenti alla sua generazione? Una critica implicita o solo una fotografia della società odierna?

Lorenzo ha finito con il delinearsi da sé, come spesso accade quando capita di lasciarsi coinvolgere dalla scrittura. Capisci che la storia sta andando bene quando i personaggi agiscono da soli e fanno cose che sorprendono anche te scrittore. Lorenzo ha comunque un amico, è una persona cui amici e occasioni di conoscerne altri non mancano.

Nella storia è chiaro ed esplicitamente presente il tema dell'ossessività nel sesso, l'iperconsumo. Azzarderesti ad affiancare l'ossessione del sesso con altri tipi di ossessione con cui magari entri in contatto durante l'attività lavorativa che svolgi (droga, alcol, cibo...)?

No, non azzarderei. Certe ossessioni fanno male. A Lorenzo e Sabrina non ha fatto male il sesso, ma una certa ipocrisia. Credo che a Lorenzo sarebbe presto passata la sbandata per la ragazza vista in televisione se lei non avesse deciso di approfondire la conoscenza.

Quanto ti sei divertito a scrivere Gioco di voci?
Moltissimo. Anche perché fino alla penultima pagina non sapevo cosa sarebbe accaduto alla fine e, come hai letto, è l'ultima pagina a dare un senso alla storia. E' stato come guardare un film, anche per me.

In un'intervista a Nuovasesto.net dichiari di voler crescere come scrittore accettando serenamente critiche e consigli. Qual è la critica che più ti ha ferito o colpito? E perché?

Francamente di critiche che mi abbiano ferito non ce ne sono state tante. Forse è questo che dispiace: se più gente potesse leggere il libro di certo ne arriverebbero. Anche se in realtà sono ben altre le cose dovrebbero ferire. Sono state invece alcune critiche positive che mi hanno fatto molto piacere. Più che critiche si è trattato di confidenze riguardanti l'influenza che la lettura di Gioco di voci ha avuto anche sulla sfera privata, da parte di persone diverse tra loro per estrazione e attitudine. Grandioso.

Cosa pensi della considerazione di cui gode oggi la narrativa erotica nell'immaginario pubblico e negli scaffali delle grandi librerie?

C'è un buon equilibrio tra la pruderie che vorrebbe bollare l'erotismo come sottogenere di schifezze e la naturale curiosità insita nel dna per una sfera dell'esistenza umana tra le più sani e naturali. Devo dire, però, mia modesta e opinabile visione, che si trovano troppi titoli stranieri che raccontano un immaginario erotico e una quotidianità che non ci appartiene. Dopodiché, nel sottobosco della microeditoria si trova di tutto, ma in tal caso abbiamo un problema di distribuzione e visibilità con cui ci si scontra tutti i giorni.

Secondo te perché la maggior parte degli autori di letteratura erotica sono donne?

Bella domanda. Forse perché, pubblicandole, un editore spera che gliela diano più facilmente di una che scrive thriller o storie di folletti. Scherzi a parte, non saprei. Molti titoli escono con pseudonimi femminili, ma non è detto che a scrivere sia davvero una donna. Forse perché la narrativa erotica viene letta soprattutto da donne (di solito gli uomini preferiscono cose più spicce tipo youporn.com) e di conseguenza spesso finisce che, chi legge, poi si mette anche a scrivere.

Dopo Gioco di voci ripeteresti l'esperienza della scrittura di un romanzo erotico?

Sicuramente sì. Ma finora è capitato solo in occasioni di racconti, sia scritti ad hoc per varie selezioni editoriali, sia finiti poi su altre raccolte.
 
Ti sei scontrato con pregiudizi e stereotipi nella scelta del genere erotico?

No, anche perché caratterialmente tendo a rimuovere un certo tipo di situazioni. Se poi un giorno le mamme dovessero cambiare marciapiede mentre sono a spasso coi bimbi per non incrociare il cammino con "quello che scrive schifezze", be', sarebbe grande. Più che altro c'è stato uno stereotipo sfatato in senso inverso, ossia parecchie lettrici donne hanno commentato una sorta di "finalmente un po' di buon sesso scritto come lo si fa", e questo è un approccio che in linea di massima ci si aspetterebbe da un maschio, pensando sempre all'immaginario erotico femminile come a un qualcosa di cerebrale e riflessivo.

Una domanda per te come per tutti gli altri autori intervistati è d'obbligo: se dovessi associare l'erotismo a un colore, quale sceglieresti?

Escludendo lo scontatissimo rosso, penso alla lingerie che preferisco e ti dico il nero.

 

Altro in questa categoria: « Kopabill Mary Barbara Tolusso »

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Ricerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti per ricevere le nostre promozioni e le ultime news.

Lascia un messaggio veloce!