Mary Barbara Tolusso

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  Classe 1967, laureata in Lettere Moderne, vive tra Trieste e Milano dove lavora come giornalista. Ha pubblicato - oltre ad alcuni volumi di poesia - il romanzo "L'imbalsamatrice", storia di una giovane donna sfrontata e in qualche modo estrema. Storia di N. - senza nome, quindi, in un anonimato voluto - imbalsamatrice di persone defunte impegnata a esorcizzare a modo suo il labile confine tra la vita e la morte.

Nel tuo recente libro L'imbalsamatrice descrivi la vita di N., giovane donna che lavora preparando i cadaveri per il loro funerale. Toccando quindi ogni giorno la realtà della morte, N. cerca poi ogni notte "la vita" attraverso corpi che sappiano soddisfare la sua energica sessualità e che possano forse così attenuare il contrasto tra la vita e la morte. La luce del giorno è quindi accompagnata dalla tetra morte mentre il buio della notte risulta illuminato di vitalità. Questa contrapposizione vuole dimostrare la convivenza degli opposti, serve a enfatizzare l'atteggiamento ironico e scanzonato di N. nei confronti di vita e morte o vuol far riflettere su qualcos'altro?

Non mi ero accorta che N. predilige il sesso notturno, ma è probabile che la maggior parte degli incontri avvengano a fine giornata anche perché, sinceramente, vederla destreggiarsi di giorno con le sue amanti sopra i tavoli di un'agenzia di pompe funebri lo trovavo piuttosto banale. In N. convivono sentimenti estremi e in contrasto, forse in un ordine opposto a quello che appare. N. in realtà è molto più vitale con i cadaveri, che sembrano più in salute dei vivi, con loro parla e si confronta. Mentre di notte si anestetizza totalmente alla ricerca di una sessualità meccanica e decisamente poco erotica.

Molte donne contemporanee sono di giorno, come N., emancipate lavoratrici ma la loro notte, al contrario delle notti di N., è racchiusa nel privato. N., quindi, non rappresenta il modello tipico di donna odierna. E' questa una provocazione, un elemento su cui riflettere o vuoi trasmetterci un altro messaggio?

No, per carità, nessun messaggio; certo mi piace pensare a una donna che se ha voglia di fare sesso facile, come può capitare a chiunque, si gratifichi nel suo desiderio con un amico, un amante o un escort gigolò; sai ce ne sono di bellissimi, ho avuto modo di conoscerli tempo fa per un servizio giornalistico, sani, robusti e onesti ragazzi che si guadagnano da vivere. E si guadagnano da vivere davvero, per cui io non sarei sicura che le donne oggi non approfittino della loro emancipazione, su più fronti. Detto questo, quello che in fondo mi stava a cuore di un personaggio come N. è che risultasse un ibrido, né maschio né femmina.

N., pur essendo bisex e incontrando ogni notte molte donne diverse, si è innamorata solo di un uomo. Perché N. non si lascia andare, non si invaghisce mai di una donna? Questo vuole alludere al semplice timore delle donne di abbandonarsi ai sentimenti o piuttosto a qualcos'altro?

E' molto semplice: a N. piace di più scopare con le donne, non è che per questo ci debbano essere reconditi significati. N. si innamora degli uomini e le piace il corpo delle donne, o forse prima o poi si innamorerà anche di una donna. Io tenderei a leggere questo atteggiamento tra i mille atteggiamenti di una società finalmente evoluta. Ci sono un sacco di uomini che si innamorano solo di donne, ma preferiscono scopare con i trans. Ci sono un sacco di lesbiche che si innamorano delle donne, ma non disprezzano sessualmente l'uomo, ci sono un sacco di donne che si innamorano solo di uomini ma prediligono il vizietto con le donne e ci sono un sacco di uomini che si innamorano di donne e preferiscono scopare solo con donne, ma insomma, le combinazioni sono infinite. N. non ha problemi con l'altro o con il proprio sesso, più che altro ha problemi con se stessa, presa com'è a difendersi, a distruggere un rapporto prima che questo distrugga lei. E d'altra parte ha imparato a sue spese che anche la persona più cara, anche la persona che ci ama di più può scomparire da un momento all'altro.

Il padre di N. in punto di morte le raccomanda "Non farti fregare". A cosa voleva alludere con questa brevissima ma significativa frase?

Povera N., lì tanto a idolatrare il babbo che se n'è andato lasciando in eredità questa perla di saggezza. Anche se il padre scomparso aveva, magari, tutte le intenzioni di comunicare qualcosa d'altro: non farti fregare dalla vita, non farti fregare dal lavoro, non farti fregare dal potere, non lo sapremo mai, perché non ha fatto in tempo a spiegarsi; ma la formula era sbagliata. N., in fondo, capisce solo quello che vuole capire e assume questo definitivo suggerimento come principio. Inizia così, con una morte e tre parole la sua spietata guerra contro la vita, complicata dal fatto che lei - di vita - ne ha parecchia dentro.

N. non è un personaggio di routine e sarebbe quindi più facile pensarla in una grande metropoli, dove si trova di tutto, e non in una semplice città. E' forse per rivoltare anche questi stereotipi comuni, per insinuare dubbi, per trasmettere l'insicurezza di fondo del tempo che stiamo vivendo che il libro è ambientato nella tranquilla e sonnolenta Trieste?

Trieste era l'ideale per il tipo di ambientazione del romanzo. E' una città dalla vitalità compressa, una grande capitale decaduta, piena di vecchi e di un passato che non passa, insomma una città funeraria e in pompa. A livello romanzesco funzionava, naturalmente credo che ci siano più N. a Milano o a New York, ma a scavarci le troviamo anche a Poggibonsi, le troviamo ovunque. Chi non è in conflitto con se stesso?

Qual è il messaggio chiave che L'imbalsamatrice vuole comunicare al lettore?

Non ho mai pensato a un messaggio quando ho scritto L'imbalsamatrice. Volevo solo raccontare una storia. Dobbiamo morire, siamo qui e tentiamo di distrarci, ognuno a suo modo, che altro c'è da dire? L'unico pensiero di cui sono costantemente preda è questo: non ho niente da dire a nessuno, devo morire e mi girano le palle. Per me le presentazioni sono un tormento, oltre al fatto che devo spostarmi - io odio spostarmi - metti insieme le due cose: non ho niente da dire e devo spostarmi da casa, una tragedia, devo andare là a dire che non ho alcun messaggio da comunicare se non che sono incazzata perché ogni minuto è un passo verso la tomba e che questa bandita di N. pare non accorgersene. Tutto qua. Guarda, è roba da ridere per quanto tragica, e infatti si ride abbastanza con questo libro.

Si legge che vivi tra Trieste e Milano, lavori come giornalista collaborando con diverse riviste e quotidiani e ti occupi anche di consulenza editoriale. Con tutte queste attività cosa ti ha portata alla letteratura erotica?

Ecco, vorrei puntualizzare che non mi piacciono i generi, un libro o è buono o è cattivo, ma se è buono prescinde da qualsiasi genere, così come se è cattivo. Di che genere è La Recherche di Proust? O I canti del caos di Moresco, per fare degli esempi più vicini in spazio e tempo? E ti assicuro che lì di sesso ce n'è parecchio, ma non ha niente a che fare con il "genere". Un buon giallo prima di essere un buon giallo deve essere un buon libro. Così come una buona poesia di satira sociale prima di essere satira deve essere poesia. Senza paragonarmi agli illustri esempi, credo però che L'imbalsamatrice sia un buon libro, di genere Tolusso, così come credo che certe mie prove poetiche siano pessime, per quanto da alcuni sistemate in un catalogo minimalista, satirico, realista, in realtà non sono nulla perché non sono poesia.

Come direttore responsabile de L'Almanacco del ramo d'oro, quadrimestrale di poesia e cultura, ti occupi di indagini e riflessioni intorno alla poesia. Tu stessa ti sei più volte espressa in questo campo e hai raccolto positivi commenti. Secondo te, rispetto alla narrativa erotica, la poesia erotica è meno diffusa, meno rilevante o in cosa si differenzia?

Anche in questo campo sopravvive il luogo comune, spesso sostenuto dalle donne, chissà perché sono loro a scrivere più "poesie erotiche", non l'ho mai capito. Vale ciò che ho detto prima, o una poesia è buona o è cattiva. L'unica verità è che la poesia è meno diffusa e io, a differenza di chi se ne lamenta, credo questa sia cosa buona. La poesia deve mantenere la sua funzione di "inutilità"; se diventa di massa non serve a niente, si semplificherebbe e banalizzerebbe. La poesia è il bacino in cui il linguaggio subisce le più profonde lacerazioni e sperimentazioni, è una ricerca disperata e ossessionante, credo sia una sorta di vedetta dove i poeti per primi annusano e concepiscono le innovazioni, i poeti e quei romanzieri che usano la scrittura con la stessa necessità di ricerca che esige il vero.

Hai nuove idee e progetti in cantiere? C'è qualche tematica su cui vorresti scrivere?

Sto scrivendo un nuovo romanzo, mi interessava il tema del tradimento, ma come sempre accade inizi una cosa e vai a finire su un'altra, vedremo che salta fuori.

Una domanda per tutti gli autori intervistati è d'obbligo: se dovessi associare l'erotismo a un colore, quale sceglieresti e perché?

Sceglierei il bianco per la sua neutralità. Voglio tutte le possibilità aperte.

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