Rodesia Vichi

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Nasce a Fermo ma vive da parecchi anni in Emilia Romagna. Ha fatto studi socio-pedagogici ma attualmente si dedica a tempo pieno all'attività di scrittrice iniziata otto anni fa.

E' un'autodidatta e si ritiene orgogliosa. Ha scritto quattro romanzi, due dei quali sono ancora inediti, ed è in lavorazione il quinto. I romanzi editi, invece, sono stati pubblicati da Robin Edizioni e sono "Esibizionista a pagamento" e "Mio re dagli occhi belli".


Rodesia Vichi non è un nome di fantasia. Da dove arriva?

Me lo sto ancora chiedendo anch'io. Suppongo arrivi dall'inventiva dei miei genitori. Nessuna origine africana. Né passione per luoghi lontani. Solo la bizzarra abitudine di appioppare ai figli nomi un po' strani. Comunque sono italiana. Sono nata a Fermo, nelle Marche. E italiani sono tutti i miei avi.
 
Quando hai iniziato a scrivere e con quale genere ti sei cimentata agli inizi?

Otto anni fa. Quasi nove ormai. So che molti iniziano da giovanissimi, ma non è il mio caso. Quando intrapresi il primo romanzo, avevo già da tempo sciolto le trecce e abbandonato le bambole. Fino ad allora la scrittura non era stata che il sistema di comunicazione più consono alla mia indole. La voglia di narrare, d'inventare, mi è nata all'improvviso, dall'oggi al domani. Ma non mi sono sorpresa: non ero nuova ai ghiribizzi impetuosi! Partenze a manetta, fragorose inchiodate, sterzate brusche e imprevedibili: la mia guida, lungo la strada della vita, è sempre stata molto sportiva. Inversioni a U però mai. Ho cominciato per gioco quindi, per sfida, per provare qualcosa di diverso e più grande. Poi me ne sono innamorata, al punto da fare della scrittura il mio primo interesse e il maggior impegno. Sono cose che capitano. Anche in altri ambiti. Mi sono cimentata fin da subito con l'erotico, benché fossi attratta - e tuttora lo sono - anche dall'horror. Chissà, forse un giorno proverò a mescolare i due generi. Una timida idea ce l'ho già.
 
Quando nasce l'idea di Mio re dagli occhi belli e di Esibizionista a pagamento?

I romanzi che ho scritto finora - quattro, due dei quali inediti - sono assolutamente di fantasia. Lo spunto però me lo ha sempre offerto la realtà. Per tutti e quattro. Per realtà intendo ciò che mi circonda, i luoghi che vedo, le persone che incontro, le vicende che vivo o che altri mi raccontano, i fatti di cronaca. Tutto, insomma. L'ambiente. L'idea di Mio re dagli occhi belli è nata nel momento stesso in cui ho constatato che chi trova l'amore con la A maiuscola scatena odio e invidia nel prossimo. Esattamente come chi è molto ricco o molto bello o molto famoso. Non l'avrei mai detto. Non nel nostro tempo, con annessi e connessi. La constatazione mi parve interessante. Soprattutto sintomatica, e ne ho fatto il fulcro di una fiaba. Una fiaba per adulti, naturalmente. Per l'altro romanzo, invece, ho tratto ispirazione dalle confidenze di un ragazzo straniero, per la precisione ucraino.
 
Sono entrambi dello stesso periodo. Qual è nato prima nella tua testa? I due romanzi sono in qualche modo collegati tra loro?

Prima è nato Esibizionista a pagamento, poi Mio re dagli occhi belli, ma sono stati pubblicati nell'ordine inverso. Non c'è alcun collegamento tra loro, solo alcuni punti in comune, ad esempio il tema del "diverso", ossia colui che, per un motivo o per l'altro, si differenzia dalla moltitudine, da questa non viene accettato e finisce quasi sempre per scontare colpe che non ha. I miei romanzi, oltre a divertire e solleticare i sensi, mirano anche a far riflettere. Credo che in un certo senso si completino a vicenda, e non lo affermo solo io. L'estrema carnalità dell'uno e la passione trascendente dell'altro, se congiunte, possono benissimo simboleggiare l'essenza stessa della natura umana.
 
Quali sono i tuoi autori preferiti?

Io amo principalmente i classici, i miti, i poemi epici... quindi tutti i personaggi illustri a essi collegati. Tra gli autori viventi, non mi dispiacciono Paulo Coelho e Isabel Allende. Tra quelli scomparsi da poco, Hermann Hesse e Oriana Fallaci. Henry Miller tra gli autori dell'eros.
 
Cosa ne pensi dell'editoria italiana di oggi?

E' imprenditoria. Con tutti i meccanismi, le leggi e astuzie varie delle imprese. Che piaccia o no, un libro è un prodotto da vendere. Come un dentifricio super sbiancante o un nuovo reggiseno miracoloso. L'importante è comprenderlo. Se lo sai, poi sai anche come comportarti e interpretare tutto ciò che accade, a te e agli altri. E' un'azienda. Non la corte di un munifico principe, protettore di artisti talentuosi, come credono in tanti, me compresa inizialmente. Un'azienda. Col suo bello e il suo brutto. Con il suo pulito e i suoi mezzucci. E con straordinari strateghi del marketing.
 
Qual è stata la tua esperienza in fase di pubblicazione?

Considerate le ingenue convinzioni che popolavano la mia testa, ho faticato parecchio a raggiungerla. Come ti ho già detto, scrivo da nove anni, ma il mio primo libro è uscito solo pochi mesi fa. Ho perso tantissimo tempo, bussando a porte sbagliate e ingoiando rospi amari e spigolosi. Uno per ogni "no" ricevuto. Un numero impressionante di rospi. Per fortuna, non mi sono mai demoralizzata. Anzi, mi accanivo sempre di più. Dovevo farcela, era una questione di principio. Dato che pecco d'immodestia - difetto controbilanciato da una massiccia dose di sincerità - non mi sono mai messa in dubbio. Intanto continuavo a scrivere, per migliorare. Dai e dai, ho scoperto il funzionamento del giochetto e quale strada occorreva imboccare. Ora sto cercando di riguadagnare il tempo perduto.
 
Credi che i romanzi erotici siano sottovalutati o sopravvalutati tra i "grandi" e negli scaffali delle librerie?

I romanzi erotici sono sottovalutati da tutti. E questo perché non si ha alcuna considerazione per la sessualità. Né rispetto. Ieri come oggi. Se una qualunque cosa porta il timbro della futilità, del trastullo o, peggio ancora, del peccato, della "porcheria", è ovvio che tutto ciò che a essa si rifà si ritrova addosso lo stesso marchio. Gli erotici sono considerati "robetta" o "robaccia" secondo se, chi li giudica, è un figlio dei tempi o un conservatore perbenista. Sorridono con sarcasmo, piegano le labbra in giù in segno di svilimento, oppure sgranano gli occhi scandalizzati, si fanno il segno della croce. Poi corrono tutti a leggerli. Di nascosto. Magari ben chiusi in bagno. Il sesso è ben altro ma, per capire cosa realmente sia, dovremmo prima resettarci il cervello. Discorso diverso per quanto riguarda le librerie. Queste sottovalutano solo gli erotici prodotti dalle case editrici minori, perché quelli strapubblicizzati editi dalle "grandi", eccome se trovano spazio sugli scaffali! E anche nelle vetrine!
 
I tuoi romanzi vengono classificati come erotici? E che effetto ti fa questa definizione?

Vengono classificati in vari modi: erotici, sentimentali, di formazione, rosa, hard. Uno peggio dell'altro. Uno più riduttivo dell'altro. Quel "rosa" poi è agghiacciante! Una volta ho pure protestato con le varie librerie online, alcune delle quali l'hanno gentilmente tolto come avevo richiesto, mentre altre si sono limitate a metterci accanto un "narrativa erotica". Io li definisco romanzi "contro", soprattutto Mio re dagli occhi belli, perché si dimostrano fortemente contrari a tante regole della nostra società. Li definisco anche romanzi filosofici, perché cercano sempre di andare a monte di ciò che contestano, e propongono nuove visioni. Il tutto ammorbidito da tonnellate di eros. Spesso li ho presentati alle case editrici proprio come romanzi filosofici. GENERE: ROMANZO FILOSOFICO. Punto. T'immagini le risate che si sono fatti quelli del comitato di lettura?
 
Quanto c'è di Rodesia Vichi in ciò che scrivi?

Nelle vicende narrate nulla. O forse qualcosina. Comunque molto poco. Frammenti del tuo vissuto finiscono sempre in ciò che scrivi, anche senza che tu ne sia consapevole o lo voglia. E' inevitabile. Di Rodesia Vichi c'è moltissimo negli spazi vuoti tra una riga e l'altra. O anche sulle righe stesse, laddove la narrazione s'interrompe per dare spazio alla riflessione. Ci sono i miei pensieri. Le mie teorie su determinati aspetti della vita, teorie che logicamente mutano nel corso degli anni. La mia rabbia. Il mio dolore. Il mio senso d'impotenza di fronte alla valanga che vedo scendere e che vorrei poter fermare con le mani. Di Rodesia Vichi c'è molto nel microclima del romanzo o delle sue varie parti: passionale, sognante, oppure cinico, disilluso, aggressivo. Non ci si può far niente: la scrittura viene da dentro e, tutto ciò che incontra lungo il suo percorso lo trascina con sé, per poi depositarlo sui fogli. Di Rodesia Vichi c'è molto nei personaggi che creo e dei quali regolarmente m'innamoro. In tutti, a prescindere dal fatto che siano maschi o femmine. Ognuno di loro mostra una sfaccettatura della mia personalità. Oleksandr c'est moi. Ma sono io anche Aurora. Così come Valerio e Mavi. Eppure sono diversissimi tra loro. Mavi e Aurora sono addirittura ai poli opposti.
 
Perché hai scelto proprio un genere letterario così poco definito ultimamente come quello erotico?

Perché sono una provocatrice. Perché sono temeraria. Perché sono nata ribelle e morirò nel tentativo di ribellarmi pure alla morte (e qui tutti gli uomini si "toccheranno". Basta pronunciare piano la parola "morte" che subito le mani maschili corrono a stringere qualcosa di prezioso. Ma sempre lì ve le mettete 'ste mani? Ogni pretesto è buono). Ho scelto questo genere perché mi piace enormemente complicarmi la vita da sola e andare sparata contromano. Perché per me l'erotismo non è né "robetta" né "robaccia", ma un'immensità che si accompagna benissimo ad argomenti profondi. Perché credo che il sesso sia la tinta che più si addice al ritratto del nostro tempo. Per mille altri motivi. Però adesso passo all'horror. O al fantasy.
 
Che consigli daresti a chi ha intenzione di pubblicare il proprio romanzo?

Fallo per passione. Fallo per amore della scrittura. Oppure per ambizione. Per vedere come sta il tuo nome su una copertina. Per far crepare d'invidia quel tuo ex compagno di classe che non hai mai potuto soffrire. Fallo per quello che ti pare. Anche la più frivola delle motivazioni va bene: non si vive mica solo d'intenti nobili! Ma non farlo mai per scoprire se gli editori siano o no dei veri talent scout. Men che meno per vedere la ricchezza della loro reggia.
 
C'è una domanda che non ti hanno mai fatto ma alla quale avresti risposto volentieri?

No. Però c'è una domanda che vorrei che qualcuno mi rifacesse. Questa: "Un romanzo erotico può avere come protagonista un uomo?". Quando me l'hanno posta la prima volta, non tanti mesi fa, ho risposto sì. Ora ho cambiato idea e risponderei no. Una donna libertina che ne combina di tutti i colori (questo è il tema conduttore della maggior parte degli erotici moderni) ai lettori maschi piace moltissimo. Ma non dispiace neanche alle lettrici (sempre che non siano bigotte) che s'immedesimano in lei e "peccano" allegramente senza che nessuno s'accorga di nulla. Viceversa, un playboy che confessa le sue prodezze temo risulterebbe sgradito a tutti. Nei lettori forse accenderebbe invidia e rivalità primordiale. E nelle lettrici... be', credo non esista una donna che apprezzi un pavone che fa la ruota.
 
E una domanda invece che ti hanno posto e alla quale hai fatto fatica a rispondere?

La più classica. La più scontata. Quella che tutti coloro che scrivono di eros, almeno una volta si sono sentiti porre: "Che differenza c'è tra erotismo e pornografia? I tuoi romanzi sono erotici o pornografici?". Ricordo di aver farfugliato qualcosa di confuso per nulla probante. E in seguito ho ripensato spesso alla faccenda, ma senza trovare una risposta soddisfacente. Se stiamo a quanto afferma il dizionario, ossia che la descrizione d'immagini oscene in opere letterarie, artistiche e simili è pornografia, i miei libri sono pornografici, e io sono una pornografa. Ma in un'era in cui il sesso è onnipresente e la gente assuefatta e quindi poco ricettiva, è possibile, senza una mano un po' pesante e una certa insistenza di dettagli, parlare di un romanzo erotico? Dubito fortemente. Potremmo provare a buttarla sui sentimenti. O sui contenuti: romanzo con contenuto serio è erotico, romanzo con contenuto leggero è pornografico. Ma non mi convince per niente. Allora sull'anima: sessualità con anima è erotismo, sessualità senz'anima è pornografia. Mi pare una boiata pazzesca. Niente da fare. Non ci saltiamo fuori. Forse la risposta giusta l'ha trovata solo Tinto Brass. Proprio lui, il mitico, il maestro: "L'erotismo sta alla pornografia come la fellatio sta al pompino. E' una questione semantica".
 
La domanda di rito a ogni intervistato: se dovessi dipingere l'erotismo, quali e quanti colori useresti?

Il bianco e il nero. I due opposti che si completano e, unendosi, danno origine a un tutto rappresentato dal grigio. Tre soli colori. Tre.


 

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