Tjuna Notarbartolo

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Giornalista, critico letterario, dirige il Premio Elsa Morante. Membro del comitato Radio televisivo della Regione Campania, collabora alle pagine culturali di diversi quotidiani nazionali.

Dopo aver pubblicato "Cahiers Elsa Morante", "La sirena scontrosa" e "L'idiota digitale", il suo ultimo romanzo "Tango elettrico" ha appena vinto il Premio Fiuggi 2008.


Tjuna è un nome particolare. Da dove arriva?

E' un suono. L'ha inventato mio padre per farmi un regalo quando sono nata. Un nome unico che potessi portare come un gioiello. E io l'ho sempre considerato il più bel regalo della mia vita.
 
In che occasione hai iniziato a scrivere?

Non credo ci sia stata un'occasione particolare. Da quel che ricordo ho scritto sempre, anche quand'ero piccolissima, anche da bambina. Poi, verso i quindici anni, ho provato a dare un ordine alle cose che scrivevo, ho provato a strutturare un primo romanzo. Ma solo a sedici anni ha cominciato a prendere forma il primo libro vero e proprio, che ho finito dopo sette anni. Si chiama A volo d'angelo e non è ancora uscito.
 
Cahiers Elsa Morante, La sirena scontrosa, L'idiota digitale e ora Tango elettrico. C'è tra questi un libro a cui sei maggiormente affezionata e, se sì, perché?

Amo tutti i miei libri, ognuno in modo diverso e per un motivo diverso. Forse sono particolarmente legata al romanzo Tango elettrico e proprio perché è un romanzo, con tutto il suo carico emotivo, creativo e di storie che mi sono anche appartenute. Ma di una cosa sono assolutamente certa: il libro a cui sono più affezionata è A volo d'angelo, il primo scritto e non ancora pubblicato. E poi, quello che in questo momento mi affattura è quello che sto scrivendo adesso. Si chiama Much more.
 
La sirena scontrosa è una piccola guida letteraria dell'isola di Procida, L'idiota digitale parla di produzione comunicativa e culturale. Come mai hai deciso di avvicinarti al genere erotico?

Ogni mio libro è diverso dall'altro: per genere, per impostazione, saggi e romanzi, comunicazione e critica letteraria. Mi piace cambiare, non cristallizzarmi su una sola cosa, una sola scelta che alla fine può renderti sterile. Sono poliedrica, eclettica. In effetti non avevo deciso, con Tango elettrico, di scrivere una storia erotica. Volevo scrivere una storia d'amore senza, però, escludere niente. E ne è uscita una storia che offre molte sfaccettature del rapporto uomo-donna: il desiderio, la ricerca, l'attenzione, l'ironia, il mistero e, naturalmente, anche l'erotismo che c'è in ogni storia a due. Poi il libro è stato pubblicato da Borelli editore e questo gli ha dato una forte connotazione erotica, perché è uscito nella collana Pizzo Nero - black lace - quella che raccoglie letteratura di genere e io, a dire il vero, ne sono stata più che contenta.
 
Come è nata la produzione di questo romanzo e come mai l'idea degli SMS?

Prende origine da una vicenda abbastanza vicina alla realtà, poi trasformata dalla lente della scrittura. Mi sono sempre occupata di comunicazione e, al di là delle competenze scientifiche, mi interessava parlare delle possibilità di comunicazione tra due esseri umani assenti e presenti l'uno per l'altra. Sono possibilità quasi di sogno che ti rendono qualcuno vicino e lontanissimo, come tu lo vuoi. E poi, a un certo punto, lo sguardo si allontana ancora di più dai personaggi di Tango elettrico, li allontana ancora di più da me e divengono personaggi di un fumetto scritto dalla protagonista: una specie di gioco di specchi. E anche il ragazzo e la ragazza dei fumetti si mandano sms. Praticamente gli sms appaiono come la cosa più vera e più presente del romanzo. Diciamo la verità: è bello mandare e ricevere pensieri. Concisi, intensi. E' l'altro che pensa esattamente a te, sei tu quasi costretta a pensare all'altro, ma sempre con la massima libertà di movimento.
 
E' stato scritto con la certezza della pubblicazione o il tutto è avvenuto dopo? E come ti sei trovata con Gian Franco Borelli come editore?

No, la certezza della pubblicazione non c'era, ma la certezza di scrivere un buon romanzo sì. E poi io mi nutro, nella vita, di un altro tipo di certezza, che può apparire più astratta, ma che mi dà una grande forza: è quella di sapere che tutto andrà per il meglio, che le cose andranno per il verso giusto, troveranno la loro strada e ciò che accadrà sarà sempre il meglio di ciò che poteva succedere (questo, tra l'altro, è il light motiv dell'ultima storia che sto scrivendo, Much more). Quanto a Gian Franco Borelli sono felice che sia l'editore di Tango elettrico, è una persona molto tenace, caparbia ed è un grande professionista delle edizioni.
 
Hai vinto il Premio Fiuggi di quest'anno, un premio ambito dalle donne che scrivono d'erotismo. Cosa rappresenta per te?

E' stato emozionante vincere il Premio Fiuggi, molto gratificante per me che i premi li ho sempre organizzati per celebrare i libri di altri (dirigo il Premio Elsa Morante). Ha rappresentato un riconoscimento importante che mi ha resa ancora più fiera del mio libro e del mio editore.
 
Cosa ne pensi dei romanzi erotici in circolazione in Italia?

Non troppo bene. Io faccio una grande distinzione tra erotismo e pornografia e ciò che circola in Italia è molto spesso più pornografico che erotico. L'erotismo evoca, suggerisce, ti invade e ti lascia una smania addosso di cui non ti liberi facilmente. Una delle cose più belle che mi hanno detto in molti dopo aver letto Tango elettrico è: "quando finisci di leggerlo vuoi leggerlo ancora, ce ne dai un altro?". Trovo che questa richiesta di ancora riferito alla mia scrittura vuol dire che ho colto nel segno.
 
Se dovessi dipingere l'erotismo, quanti e quali colori useresti sulla tua tela?

Il primo ti sembrerà scontato, ma è il mio colore preferito: il rosso. Che agita, eccita, ipnotizza e seduce. Poi un po' di nero: di veli, di pizzi, di sguardi. Il blu elettrico: dell'immaginazione, del pensiero, della mente dove tutto avviene. E poi il bianco, dell'estasi.

 

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