Racconti Erotici

Labbra di seta

Scritto da Charmel Roses

L’acqua scorreva lentamente, riempiendo poco a poco la vasca. Quel suono delicato sembrava riempire il silenzio della notte, come note di una melodia insolita che accarezza le parole taciute.

Enrico si lasciò condurre da Marta, che lo aiutò a togliere la camicia lasciando scivolare abilmente le dita tra i bottoni. Ascoltò con attenzione il leggero fruscio del tessuto e denudò il suo petto, in preda al lieve brivido che si prova nel sentire il contatto di una carezza estranea che sfiora delicatamente il corpo esigendo il suo abbandono.
Marta si inginocchiò e continuò a spogliarlo con estrema lentezza. Baciò il dorso della mano con cui Enrico le accarezzò il capo ringraziandola e rimase in silenzio in attesa che lui si immergesse nella vasca, poi cominciò a lavarlo delicatamente.
Fece correre le proprie dita lungo il suo corpo, chiudendo gli occhi per poter sentire solo attraverso le mani le vibrazioni che la sua pelle emanava, il desiderio che poco a poco cresceva e che tratteneva a stento, quel desiderio che la chiamava a sé ma che cercava di essere paziente, lasciando che lei continuasse a prendersi cura di lui.
Mentre continuava a lavarlo, Enrico fece scivolare la mano lungo la schiena di Marta, sfiorandola attraverso il tessuto della camicia di seta che indossava e che ricopriva il suo corpo nudo fino a metà coscia. La sollevò raggiungendo il suo fiore caldo e cominciò ad accarezzarlo dolcemente, con piccoli movimenti circolari, godendo dei suoi sussulti con cui Marta si piegava all’invadenza delle sue dita.
Continuò a toccarla osservando la sensualità di quel corpo che cedeva docilmente al suo possesso, il modo in cui si offriva e implorava il piacere che lui le donava, i suoi fianchi che iniziavano a dimenarsi tra i sussulti, seguendo la danza del fuoco che ardeva nel suo ventre.
Sentì il nettare della sua eccitazione bagnargli le dita e solo allora si fermò, leccando avidamente quel sapore, ascoltando il dolce suono del respiro di Marta, ancora ansimante e grato di quel piacere.
Le accarezzò la bocca e le offrì quel nettare, lasciando che anche lei lo succhiasse, assaporando con esso la sua saliva.
"Grazie, mio Signore", sospirò Marta, eccitandosi nel pronunciare quelle parole che tante volte aveva sognato di poter dire, e immerse una mano nella vasca, cercando il suo membro.
Lo accarezzò, restando ferma e col capo chino come in muta supplica, mentre attendeva che Enrico decidesse del suo piacere.
Si abbandonarono al silenzio di quelle carezze, al loro desiderio che in quell’attesa faceva sussultare le loro anime come un vento leggero che increspa dolcemente le onde con un lieve brivido.
Enrico riprese ad accarezzarla, saggiando la rotondità del suo fondoschiena proteso e pronto a cedere a ogni sua voglia, lo sentiva vibrare mentre giocava con il dito al suo interno. La penetrò dolcemente, sentendo leggere contrazioni che lo chiamavano a sé come se lo succhiassero, e allora si fermò, lasciando che fosse lei a farlo scorrere, seguendo il suo piacere nuovamente sul punto di esplodere.
"Ti supplico", disse lei con la voce rotta dall’eccitazione, muovendosi freneticamente mentre Enrico continuava a esplorarla, arrendendosi a quel tocco insistente in cui le sembrava fosse racchiuso tutto il suo mondo, come se non esistesse null’altro se non quel suo lento e inesorabile affondare.
Con un movimento rapido e improvviso Enrico fece scivolare il dito fuori, facendola gemere e cadere prostrata in preda a quell’orgasmo sospeso che pulsava ancora nel suo ventre. Afferrò la mano di Enrico e la strofinò sul proprio viso, la baciò per implorare quel piacere di cui era stata privata, succhiando quel dito che era diventato quasi parte di lei.
Rimase ferma tenendolo tutto in bocca, mentre Enrico la osservava compiacendosi dello sguardo voglioso con cui lei lo supplicava e la spinse ad alzarsi e restare in piedi davanti a lui, facendola rabbrividire con il tocco leggero della propria mano che lambì le gambe, scivolando nuovamente tra le cosce.
Sorrise sentendo che Marta, con quell’unica, breve carezza, aveva già raggiunto l’orgasmo, un piacere talmente intenso da farle tremare le gambe, e ora faceva fatica a reggersi in piedi.
La prese per mano, facendola entrare nella vasca un istante prima che lei crollasse, e la baciò dolcemente sulle labbra, entrando nel suo ventre che con un sussulto lo accolse.
Baciandole il collo l’aiutò a liberarsi della camicia che ancora indossava e accarezzò il suo corpo nudo e ancora tremante per l’eccitazione, cullandola lentamente mentre restava dentro lei, nell’abbraccio umido e caldo delle sue cosce.

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