Racconti Erotici

La canapa e il nero di seppia

Scritto da Emma Piccin

Ogni notte ha un suo buio. In questo buio sento solo il rumore dei miei tacchi sull’asfalto ancora caldo, ancora pieno del sole, del giorno. I tacchi quasi vi sprofondano. Sembrano sabbie mobili pronte a inghiottirmi. Sarò presto inghiottita. Ti inghiottirò a mia volta.

Mi accompagna il fiato corto, un rimbombo sordo tra le costole. Un battito d’ali nella pancia.
La notte e il suo buio e io qui, in un posto immaginato. Fantasia? Realtà? I giochi si confondono.
Eccomi buio, sono qui dentro la mia fantasia. Dentro la mia grande, grandissima passione.
Mi sento piccola, monella e felice vivendo questa mia fantasia.
Mi sento troia, pronta a varcarti, notte, e a prendermi il tuo buio. Non mi chiedo neppure più se sono troia, lo sono e basta e accetto questa consapevolezza con un piacevole brivido che mi accompagna nei miei giochi.
Apri la porta, apri, buio, e fammi vedere la luce.
Apri la porta ora, subito, eccomi, arrivo, saremo luce insieme.
Apri le braccia, accoglimi nel tuo caldo abbraccio ricordato e sognato e immaginato, abbracciami come vorrei.
Vorrei salutarti come nei romanzi e nei film, vorrei rivedere il nostro film in cui gli amanti si incontrano, si dicono ciao e senza parlare si baciano subito.
C’è tempo solo per i puntini di sospensione dopo il ciao.
Ma le donne parlano troppo. Perché accecano il buio con tutte quelle parole? Per trattenere le emozioni parlano, parlano, parlano... E sembrano anche sfuggenti.
La verità non è ciò che appare.
Vorrei divorarti subito e prendermi il tuo corpo, darti il mio e sentire il tuo respiro; vorrei subito leggere il tuo pensiero sostenendo il tuo sguardo senza imbarazzo e poi sentire le tue parole non dette, quelle che diremo dopo il nostro abbraccio e il nostro bacio.
Questo è ciò che la mia immaginazione mi suggerisce, se dovessi immaginare una storia la immaginerei così, invece in questo ciak tutto sarà diverso, io varcherò la soglia del buio e tutto sarà contenuto: parlerò e riderò invece di gridare subito quanto sono felice di poterti godere.
E’ meglio scoprirsi pian piano... essere spettatori di un film dove attendi con trepidazione il bacio degli amanti, dove poi sospirerai vedendoli avvinghiati, infiammati nei loro corpi pieni di desiderio, ballerini in un vortice che li trasporta senza nessuna fatica, passeggeri verso il porto del piacere.
Durerà di più l’atteso; ogni tocco, ogni sfiorarsi diventeranno profumo e desiderio che cresce.
Queste sono le prime scene del film in bianco e nero che ci vede protagonisti. Un film in cui non recitiamo, siamo solo noi stessi.
Baciami subito, ora; fallo qui in questo spazio aperto, dove c’è il vento che ti sfida, il vento tuo rivale perché è lui che ora mi prende per i capelli, mi solleva la gonna e accarezza le mie mutandine.
Baciami davanti a un panorama mai visto, quello di tetti cittadini che sovrasti dall’alto, tu, sovrano che apri la porta alla luce, ma solo alla luce che vuoi far entrare dentro il tuo buio.
Baciami qui, è il posto giusto e mi sembra anche sconfinato; forse perché mi sento piccola, piccola nel mondo dell’immaginario e dell’immaginato.
Perché forse dentro di me so che questa è la realtà, non sto recitando e temo che le geografie che mi circondano ora, gli arazzi della tua esperienza diventeranno lidi a me troppo cari e le tue cornici diventeranno aiuole in cui mi rendo conto sarebbe bello poter costruire più di un solo ricordo.
Stanotte sarò la tua Regina e tu il mio Re, questo è il tuo regno e mi accoglierai sul tuo trono, governeremo bene questo reame, sappiamo come fare, basta non chiedersi mai perché.
Oggi sarò anche il tuo gatto, oggi striscerò sul tuo ventre e forse anche domani e dopodomani; lascerò su di te solo un’immagine stilizzata, talmente leggera che non ti accorgerai della mia presenza, sarà un marchio che non ti farà mai male, sono solo contorno di un’ombra su di te, sarò una figura vuota ma i cui contorni saranno sempre ben marcati.
Eccolo il tuo bacio, eccolo, scalda la mia pelle e accende un viaggio nuovo attraverso arazzi e pergamene che insegnano itinerari mai percorsi, labirinti in cui è facile perdersi e in cui perdersi non è mai stato tanto piacevole, eccolo il tuo bacio tra luci calde in cui tele assumono nuove ombre e nuovi colori. Ora un nuovo profumo ospita le tue geografie, trattienilo tra i tuoi incensi, imprigionalo nei tuoi arazzi.
Ci riscalderemo insieme e ci raffredderemo insieme, ci baceremo e sarà carnivoro il nostro bacio, ci diremo tutto attraverso il sesso.
Viaggeremo insieme; danzeremo insieme. Sarà una danza coinvolgente, piena di ardore, piena di corpo e testa perché sento che ci sei e so che tu puoi sentirmi, ora sono qui e sono la tua donna. E’ solo il ruolo di un ciak, ma non serve recitare.
Affondiamo e sprofondiamo su tessuti giallo sole; qualcosa di blu ci circonda e decide di illuminarci o di regalarci più penombra. Affondo e riemergo più volte nelle acque dei nostri corpi e della mia grotta, sprofondi dentro di me e sento dentro ogni volta un solco arido che ora germoglia.
Specchi ritraggono la passione degli amanti riempiendo di essi tutti gli spazi.
Su un muro di canapa li guarda un disegno color nero di seppia.
Sono ballerini che danzano, figure vuote ma con contorni decisi, indelebili nella memoria di chi li incontra.
Girano il film dei fast love, girano film di lacrime e sogni, girano film di donne diverse. Vedono tutto e ogni volta dicono "ciak", si gira.
Ma questa volta se ne vanno via complici, lasciano lì la macchina da presa accesa lasciando gli amanti liberi di giocare da soli. Hanno diritto al loro momento di gloria. Hanno diritto a sentirsi godere l’un l’altro senza che altri odano o vedano Senza che altri sappiano.
Li vedo ancora, i ballerini, nel buio.
E’ un altro buio, con un altro rumore di tacchi, diverso, non è il mio, eppure è lo stesso identico rumore, quello di due amanti che si cercano e si trovano, una sull’asfalto l’altro sulla soglia di una porta, quello di una donna e un uomo che hanno voglia di fare sesso.
Eleganti continuano a ballare, si allontanano dal muro mentre si stringono nel loro abbraccio avvolti da canapa e scarpe da ballo e si chiedono all’orecchio se vedranno ancora quei due amanti, che ora tanto più di altri si consumano.
Si chiedono se vedranno ancora il buio diventare luce.
Si chiedono se noi rifaremo ancora, semplicemente, l’amore.

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