Racconti Erotici

L'Amour au temps de Uranus

Scritto da Bisanzio Velata

Oxford (Inghilterra), settembre 1907. Quella mattina Fabian uscì dalla sua stanza del collegio senza immaginare chi avrebbe incontrato alla prima lezione di Letteratura greca del nuovo anno scolastico.

Entrò nell’aula già gremita di studenti e si diresse al suo banco, si sedette e si guardò attorno. Accanto a lui sedeva un giovane dai capelli bruni, dagli occhi scuri e dall’aria taciturna. Il professore iniziò a leggere una pagina de Il Simposio di Platone e Fabian, un po’ annoiato e assonnato, continuò a vagare con la mente e con gli occhi per il vasto mondo, fino a quando il suo sguardo incrociò quello del giovane seduto accanto e si sorrisero reciprocamente. L’attenzione del giovane inglese, per le parole del professore di greco, si riaccese quando sentì leggere di Afrodite Urania e dell’Eros che da lei discende, detto per questo Amore Uraniano, ἔρως Ούρανού. Al termine dell’ora, il giovane bruno si avvicinò a Fabian e si presentò: "Piacere, sono Alberto Maria".
"Che accentò e che nome del sud Europa che hai!", gli rispose Fabian.
"Certo, sono italiano", gli rispose l’altro.
Così ebbe inizio l’amicizia fra il giovane poeta inglese Fabian S. Woodley e il giovane principe di Savoia.
I due ragazzi erano a Oxford intenti nei loro studi classici, ma anche impegnati a scoprire la vita, lunga o breve che fosse. L’anno accademico era iniziato da poco e Alberto era stato inviato in Inghilterra per perfezionare lo studio dell’inglese, in vista di un possibile futuro da ambasciatore. Fabian invece amava le lettere e inseguiva il sogno di divenire un poeta. La vita si affacciava con le sue molteplici possibilità e i due giovani erano ben intenzionati a morderla a più non posso. Un pomeriggio, di ritorno da una delle interminabili lezioni di latino, Fabian e Alberto passeggiavano lungo il fiume e improvvisamente il primo iniziò a declamare:
"Sweet youth,
Tell me why, sad and sighing, thou dost rove
These pleasent realms? I pray thee speak me sooth
What is thy name?".
Alberto rispose citando il proseguo della lirica di Lord Douglas:
"He said, 'My name is Love.'
Then straight the first did turn himself to me
And cried, 'He lieth, for his name is Shame".
Allora Fabian continuò nella citazione:
"But I am Love, and I was wont to be
Alone in this fair garden, till he came
Unasked by night; I am true Love, I fill
The hearts of boy and girl with mutual flame".
Alberto prese la mano di Fabian e concluse la poesia:
"Then sighing, said the other, 'Have thy will,
I am the love that dare not speak its name".
I due si guardarono e un lungo bacio interruppe le loro parole. Qualcosa era accaduto ed entrambi erano spaventati da quanto percepivano, ma Amore era più forte di Ragione e una malia li attrasse ancora l’uno verso l’altro. Mentre le loro bocche rosse si univano in un profondo scambio di respiri, le loro mani esploravano i reciproci corpi. Gli alberi erano più verdi che mai e il Tamigi sembrava lastricato di smeraldi. Fabian e Alberto, in silenzio e guidati da forze magiche, si avviarono verso una piccola radura in una insenatura del fiume. Baciandosi e abbracciandosi si spogliarono e si esplorarono con ardore e desiderio. Le labbra rosse incontrarono i glandi vermigli e turgidi di Desiderio. Amore, da dietro i salici piangenti, sorrideva loro. E forse anche quegli alberi sempre mesti, ebbero un momento di gioia.
Quella notte, dopo essere stati nuovamente posseduti da Eros, Fabian scrisse una poesia e la sussurrò alle orecchie del suo amato, ammirando alla luce della luna la sua bianca pelle:
"Midnight. In my quiet room,
Where nothing stirs in the velvet gloom
Save the firelight flickering silently,
We sit - my Pierrot and I.
We speak no word, for words are vain
When one loves and is beloved again -
Only his soft brown eyes exclaim:
'Je t'aime... toujours je t'aime, je t'aime'.
Dear God! I think when a man may look
In a loved one's soul, like an open book,
And finds it wholly clean and bright,
The dread of everlasting night
Dies utterly...
To him are given
There and then the joys of Heaven!".
La luna alta in cielo rischiarava la notte e avvolgeva con la sua pallida luce la bianca pelle di Alberto. Fabian ammirava quel corpo, i muscoli della schiena e l’incavo dei glutei. Amore riapparve alla finestra ed entrò nuovamente nella stanza; il giovane inglese si piegò sul corpo dell’amato e iniziò a baciare ogni singolo millimetro di quel semidio nudo nel suo letto. Le labbra rosse dei due giovani amanti ancora una volta si unirono e avvolsero desiderose i vermigli glandi. E di nuovo le carni e gli spiriti si fusero in un abbraccio.
Una domenica mattina i due giovani decisero di recarsi a Londra ad ammirare al British Museum le opere della Grecia classica. Una volta dentro il palazzo i due studenti iniziarono a girare di sala in sala, ammirando le opere e sorridendosi, complici del loro segreto Amore. Giunsero dinnanzi al Mercurio in riposo e si fermarono ad ammirare in silenzio la perfezione di quel corpo. Il momento più intenso e indescrivibile lo vissero però quando incontrarono Efebo Westmacott. We were together, I have forgotten the rest, direbbe Walt Whitman. Forse solamente le parole del poeta americano possono descrivere ciò che i due giovani provarono di fronte al giovane Kynìskos, vincitore a Olimpia di una gara di pugilato.
Sul treno del ritorno Alberto chiese a Fabian cosa stesse scrivendo sul suo taccuino e il giovane biondo gli rispose: "Ho scritto una poesia che renderà eterna la giornata di oggi".
"Allora leggimela".
Fabian iniziò dunque a sussurrare: "Here is no transient thing, frail, fugitive! This marvellous imaged Mercury shall live - This flawless form endure eternally When we and all our loves have ceased to be. Within this sheeny bronzen shell lies pent The spirit of Beauty - can Beauty die? Sooner believe the High Gods impotent Swayed by the self same Fates as you or I! Mercury rests; but with far seeing gaze Ponders perchance the unfathomable ways Of Gods to men, the unsearchable decrees Disputes divine, celestial jealousies. Sometimes I think this sculptured dream shall soar On swift wind-spurning feet; by mortals seen no more".
"Sono senza parole!", esclamò Alberto quando Fabian ebbe finito di leggere la lirica.
"Davvero ti piace?".
"Certo, amore mio", rispose il principe italiano e incurante degli sconosciuti, che sedevano assieme a loro nello scompartimento, baciò con le sue rosse labbra il poeta inglese. "Hai già pensato a un titolo? Io la chiamerei On seeing the 'Mercurio in riposo' in the British Museum".
"E così sia", affermò Fabian.
I giorni e i mesi passarono e i due vissero la loro più intensa stagione d’Amore. I loro nudi corpi si intrecciavano nella ricerca affannata dell’appagamento dei sensi; Eros non dava mai loro tregua. Le membra nude di Alberto incendiavano di desiderio Fabian, e il corpo glabro di quest’ultimo era una continua delizia per il principe italiano. L’uno moro e tomentoso, l’altro del colore del miele ambrato e totalmente glabro. Le rosse labbra dell'uno esploravano il corpo dell'altro e viceversa. Eros gioiva di loro e con loro. Un giorno però arrivò una lettera recante sulla busta un rosso stemma crociato, nella quale si annunciava ad Alberto la necessità del suo rientro in Italia al termine dell’anno accademico. Mancava una settimana e i due giovani cercarono di accumulare più momenti di felicità possibili. Erano ben consapevoli che il tempo futuro ne sarebbe stato avaro. Anche in quel momento Fabian sfogò la malinconia nella poesia e scrisse Parting:
"No wind walks in the street to-night,
In heaven wakes no star;
Deep clouds have just put out the light
Of the moon's bright scimitar.
Winter's adamantine hand
Falls on all below;
The trees that laugh so gaily stand
Weary, wan with snow.
But we, whom the chill night parts,
Beneath the pale lamp-gleams
Kiss, warm and happy, for our hearts
Are aglow with love and dreams".
E venne il giorno dell’addio. I due giovani si recarono nel luogo dove tutto era nato, sulla riva del Tamigi, dove lo smeraldo dei salici piangenti si riflette nelle acque agitate del fiume. Si guardarono e si baciarono, ancora e ancora. Nulla poté fermarli, il desiderio era troppo forte. Nuovamente le rosse labbra dell'uno andarono alla ricerca del piacere, avvolgendo e nutrendosi del glande dell'altro, fremente di desiderio. Fecero l’amore quasi come se volessero divorarsi, nutrirsi l’uno dell’altro in un ancestrale rito cannibalesco, nel tentativo di portare sempre con sé l’altro, acquisendone la forza.
"Addio, mio poeta biondo".
"Addio, mio principe moro".
Queste furono le ultime parole che i due amanti si scambiarono.
Alberto si trovava ormai sulla nave che lo stava riportando in patria, ai suoi doveri di principe del sangue. Era sul ponte e guardava allontanarsi la costa britannica e con essa Amore. In fondo all’anima sapeva che non sarebbe mai più tornato a Oxford e non avrebbe mai più rivisto Fabian. Forse si sarebbero scambiati delle lettere. Chissà! Tra le mani teneva una copia de Il Simposio di Platone che gli aveva regalato il suo giovane amato inglese.
Sentì forte il desiderio di rileggere le pagine nelle quali il filosofo greco narra l’ἔρως Ούρανού e proprio fra quelle pagine il principe trovò una poesia di Fabian.
The Beautiful
Long years ago there came to me in sleep
The vision of a boy divinely fair;
His eyes were moon-kissed seas, serene and deep,
Elysian blossoms crowned his golden hair;
Light flowed around him, gently fell his voice
Like a soft-singing shower of silver dew,
Long time he gazed, then smiling, spoke 'Rejoice!
Seek only Me, for I alone am true!'
Straightway he fled upborne within a maze
Of mighty wings and music wonderful,
Whilst all the air grew dizzy with the praise
Of voices crying loud, 'The Beautiful'.
Heavenwards he vanished - but his radiant face
Still haunts me - a pure spiritual joy,
And well I know he makes his dwelling-place
In the clear honest eyes of any boy.
Alberto ancora poteva sentire il turgido e vermiglio glande di Fabian sulle sue rosse labbra.
Anni dopo la Guerra insanguinò l’Europa e si portò via migliaia e migliaia di giovani vite. Nel 1916, presso l’ospedale militare allestito a Villa Chiavacci, morì Alberto ferito in combattimento sul Monte Grappa. Forse sono dedicate anche a lui i versi di Fabian:
"To Lieut. O'D.
(Killed in action at Loos, 1916)
See him standing at the corner,
Cynosure of friendly eyes,
Challenging their kindly sallies,
Combatting with swift replies.
Eyes alight with Life and Laughter,
Brown eyes full of mirth and fun;
Fresh face tanned by months of warfare,
Lithe limbs browned by summer sun.
Suddenly a shell comes screaming,
Through the blue vault overhead,
Strikes - His laughing lips are silent,
All his splendid youth lies dead.
Death! whose arrow countless thousands
And unerring aim have proved, Could you not have aimed untruly,
Spared for me the boy I loved?"

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