Racconti Erotici

Rimi

Scritto da Bisanzio Velata

Ero in Italia da un paio d’anni quando lo vidi per la prima volta. Alto, brizzolato, con due occhi chiari e limpidi come una sorgente. Parlava.

Mi trovavo per caso a passare di fronte a quella libreria in centro, dove ora lui stava presentando la sua ultima fatica letteraria.
Mi fermai, entrai e mi sedetti ad ascoltarlo.
Parlava. Di poesia. La più alta forma di Dio in terra, sosteneva.
E lui divenne il mio Dio.
Aspettai che finisse di parlare e di rispondere alle domande del pubblico e poi mi avvicinai. Gli porsi una copia del suo libro e lui, guardandomi dritto negli occhi, mi disse: "Come si chiama?".
"Rimi", risposi.
"Che nome particolare! Da dove proviene?".
"Sono di origine albanese".
Firmò la copia del libro e me la restituì. Iniziò tutto così. Con un libro di poesia divenimmo amanti.
Io non sapevo nulla, né dell’amore né tanto meno del sesso; lui come Zeus fece di me il suo Ganimede. Gli servivo in una coppa la mia vita e lui avidamente la beveva, conducendomi sulle vie di Eros.
La prima volta che facemmo l’amore la ricordo con tenerezza; avvenne poco dopo il nostro primo incontro in libreria. Stavo leggendo la quarta di copertina di un’edizione del Daniel Deronda di George Eliot quando sentii la sua calda voce sussurrarmi alle spalle: "Sei libero per un aperitivo?".
Era passato dal lei al tu, pensai. Guardai l’orologio, erano le sei e mezza e risposi: "Perché no?".
"Allora vieni con me, ti porto in un locale che mi piace molto".
Prendemmo due bicchieri di vino, uno rosso per lui e uno bianco per me; e chiacchierammo molto, raccontandoci un po’ delle nostre vite. Forse inventammo anche qualcosa. Almeno io di sicuro. Lui chissà.
A un certo punto mi chiese: "Vuoi fare l’amore con me?".
Mi sentivo attratto da quell’uomo. Aveva trent’anni più di me e un bagaglio di esperienze che io avevo solamente letto nei libri. Ero un po’ come un giovane apprendista stregone alle prese con il suo maestro sciamano.
Sarà stato il vino o il feeling creatosi fra di noi, o forse tutte e due, ma mi sentivo eccitato e con un gran desiderio di essere trasportato nel suo mondo. Il mondo di Pietro. Questo era il suo nome.
Uscimmo dal locale, prendemmo un taxi e ci dirigemmo a casa sua.
Quando il taxi si fermò, sentii il mio cuore battere ancora più forte. Scendemmo e ci avviammo verso casa. In silenzio.
Forse lui intuì la mia improvvisa paura e, guardandomi negli occhi, mi disse: "Se hai cambiato idea non c’è alcun problema. Possiamo vederci un’altre sera o mai più. Come preferisci".
Lo zittii slanciandomi verso di lui e baciandolo. Ancora oggi mi chiedo dove io abbia potuto trovare il coraggio per farlo, ma sono contento di averlo fatto.
Arrivati in casa mi offrì ancora qualcosa da bere ma non accettai. Volevo essere il più lucido possibile, per quanto fosse difficile, considerato l’aperitivo praticamente a stomaco vuoto.
Allora si avvicinò e questa volta fu lui a baciarmi. La mia eccitazione cresceva di secondo in secondo, avevo voglia di lui e lui di me. Lo sentivo.
Mentre mi baciava mi accarezzava e lentamente scese con la mano fino a toccare il mio pene ormai in piena erezione. Sorrise, mi prese la mano e l’appoggiò al suo, di membro.
Anche lui non scherzava in fatto di erezione.
Lentamente iniziò a spogliarsi. Lo guardai togliersi il pullover, la camicia e i pantaloni. Rimase in boxer. Il suo petto era villoso e forte. Si tolse anche i boxer e rimase così, completamente nudo davanti ai miei occhi. Il suo pene era incorniciato da una folta peluria nera.
Si avvicinò e iniziò a spogliarmi. Quando rimasi in slip si inginocchiò e me li abbassò.
Improvvisamente mi intimidii nel mostrarmi nudo di fronte a un estraneo; Pietro, senza aggiungere altro, prese in mano il mio membro, lo accarezzò e se lo mise in bocca.
Non avevo mai fatto sesso con un altro uomo, ero vergine. La sensazione fu fortissima, mi sentivo venire.
Lui si fermò, si rialzò e mi guidò in camera da letto.
Mi coricai sul letto e lui si mise sopra di me, mi baciò infinite volte e poi mi fece girare su di un fianco e mi sussurrò: "Rilassati, pensa al piacere e godi. Non ti preoccupare, l’ho capito che sei vergine".
Mi esplorò con le dita e un’improvvisa ondata di piacere si impadronì di me; le faceva entrare e uscire, mi solleticava e stimolava.
A un certo punto lo sentii ansimare ed entrare in me con il suo pene. Mi lasciai andare e mi abbandonai all’oblio dei sensi.
Da allora è stato un susseguirsi di scoperte.
Lentamente mi lasciai trasportare in un mondo dove ogni nostra fantasia prendeva corpo.
Passammo interi week-end chiusi nella casa al mare a fare l’amore e a leggere e a rileggere il Platone del Simposio e del Fedro, Petronio, Marziale, De Sade e Appolinaire.
Fuori la spiaggia desertica dell’inverno, con il mare grigio come il cielo, dentro il caminetto acceso e noi nudi a letto o sul divano che ci lasciavamo travolgere dai nostri desideri.
La poesia erotica nutriva i nostri incontri d’amore. Pietro si spogliava e si stendeva e io con in mano un libro iniziavo a leggere a voce alta fino a quando, preso dalla passione, mi interrompeva baciandomi e facevamo l’amore.
Tutto ciò durò due anni, nel corso dei quali mi trasferii anche nel suo appartamento. Eravamo ormai una coppia.
Improvvisamente tutto finì. La signora nera si portò via il mio Pietro e io non ero più nessuno.
I suoi fratelli e le sue sorelle si presero tutto e mi misero educatamente alla porta. Oggi scrivo da Polperro in Cornovaglia, e cerco sempre il mio poeta.

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