Racconti Erotici

Un amore mai provato

Scritto da Samira87

Conosco Marina da una vita. Abbiamo sempre condiviso tutto: la scuola elementare, i giochi al parco, le medie, le superiori, perfino l’università.

Ormai eravamo cresciute, ma il tempo ci rese due donne che si conoscevano perfettamente, sia caratterialmente che fisicamente. Fra noi non c’era mai stato pudore. Eravamo amiche, facevamo campeggio assieme e a volte dividevamo anche il getto della doccia, anche se solamente per risparmiare tempo. Fra noi non c’era mai stato nulla al di là di una splendida amicizia.
Marina era alta, magra, una capigliatura bionda e liscia, occhi verdi, una terza di seno e due gambe toniche e atletiche: le piaceva svegliarsi presto per andare a correre prima dell’orario lavorativo.
Al suo confronto, io ero più bassa, la pelle chiarissima, occhi scuri in cui perdersi, mora e con un seno più abbondante del suo. Io avevo le maniglie dell’amore, colpa del lavoro in ristorante e di una buona dose di pigrizia, lei invece si ritrovava con un corpo mozzafiato e asciutto.
Marina si sposò con Alessandro, un amico di università, mentre la mia vita l’avevo trascorsa per lo più da single, forse più per scelta che per altro. Avevo avuto parecchi corteggiatori, ma nessuno di loro era stato in grado di farmi provare passione, trasporto, amore vero... nemmeno a letto. Tutti gli uomini che avevo frequentato sembravano pretendere piacere senza volerne donare una piccola fetta anche a me. Tutti si limitavano a toccarmi le tette, a farsi toccare fra le gambe e, dopo avermi infilato un dito e ad avermi trovata bagnata, mi bloccavano sotto il loro corpo per scoparmi finché non erano stanchi di farlo. Ogni rapporto che avevo vissuto, sia fisico che mentale, era stato emotivamente superficiale, poco attento a quello che volevo davvero e per nulla soddisfacente.
Marina dal canto suo, dopo alcuni anni di matrimonio, iniziò a litigare sempre più spesso con Alessandro a causa delle scarse attenzioni che lui aveva nei suoi riguardi e del volersi concentrare completamente sul lavoro e sulla carriera.
In quei giorni burrascosi solitamente Marina veniva a rifugiarsi a casa mia, come per tenere lontana l’infelicità di una matrimonio che ormai sembrava essere volto al termine.
Accadde la stessa cosa l’ultima volta che lei, furiosa e ormai stanca di quell’andazzo, affrontò Alessandro dandogli uno schiaffo in pieno viso. Arrivò da me in lacrime, chiedendomi di poter rimanere per qualche notte nel mio appartamento. Le dissi che per me non c’era alcun problema e che, avendo un letto matrimoniale, avremmo potuto dividerlo in memoria dei vecchi tempi. Provai a farle ricordare di quando eravamo giovani e spensierate, suscitandole un sorriso ogni tanto.
Non mi raccontò il motivo che scatenò quel litigio con il marito e sinceramente non glielo chiesi: erano comunque problemi che dovevano risolvere fra loro.
Nonostante tutto, la giornata si svolse con normalità, come se fossimo tornate indietro nel tempo, quando ancora condividevamo l’appartamento durante gli anni universitari. Cenammo, ci facemmo la doccia, una per volta, e poi andammo a dormire, sperando che la giornata successiva fosse migliore.
Marina per la notte indossò una delle mie camicette da notte, anche se le stava abbondante sul corpo, soprattutto sul seno, senza contare che se a me quel pezzo di stoffa copriva interamente il sedere, a lei lo lasciava completamente in bella vista, mettendo in evidenza il tanga che portava.
Nulla di quella sera mi sembrava strano, nemmeno il vedere Marina mezza nuda... per me era solo un fatto di pura abitudine, come lo era per lei.
Andammo a dormire e, forse per il caldo, durante la notte Marina tolse il lenzuolo a entrambe.
Quando alla mattina mi svegliai, ritrovai il suo volto verso di me. Dormiva, rannicchiata su se stessa, su di un fianco.
Scorsi tutto il suo corpo con gli occhi grazie alla luce dell’alba e notai che uno dei suoi seni, per via della camicetta troppo grande, si era liberato e se ne stava in bella mostra davanti a me. Sembrava mi guardasse e mi supplicasse di toccarlo. Non potei fare a meno di eccitarmi a quel pensiero e sentii uno spasmo nello stomaco, un'emozione a me sconosciuta e mai provata.
Distolsi subito lo sguardo dal suo seno, seppur con difficoltà, e seguii la linea del suo corpo. Il tanga copriva gran poco della sua intimità e, presa dai quei pensieri, immaginai come quel pezzo di stoffa accarezzasse l’interno delle sue natiche, come dividesse perfettamente a metà il suo sedere sodo e alto.
Le sue gambe affusolate e magre se ne stavano attorcigliate fra le lenzuola, come fosse una dea. Sentii i miei seni irrigidirsi, smaniosi di essere toccati da mani gentili, pazienti, attente. Un fuoco si stava sprigionando nel petto e fra le mie gambe. Prima d’allora non avevo mai provato un sentimento simile verso una donna. Pensai velocemente a come sarebbe stato farsi toccare da mani femminili, dolci e piccole come quelle di Marina, a cosa avrei provato sotto i suoi tocchi gentili...
Il mio sguardo si riposò sul suo seno e notai che il suo capezzolo era diverso, leggermente più grande di poco prima, adagiato in un’aureola rosa leggermente più scura del resto del corpo.
"Vedi qualcosa che ti interessa?", chiese Marina, sveglia, languida, attenta, senza coprire il suo corpo.
All’improvviso mi imbarazzai... non avevo mai provato vergogna con Marina, mai, nemmeno una volta in tutti quegli anni.
Mi alzai rapida dal letto e mi affrettai a raggiungere la cucina, dove iniziai a preparare la colazione per cercare di annientare i pensieri che mi avevano sfiorata pochi istanti prima riguardo al corpo della mia amica, dei suoi seni, delle sue gambe, del suo sedere tonico... Provai a scordare il desiderio di voler essere toccata dalle sue mani, ma il solo ricordarlo peggiorò la situazione, perché iniziai a fantasticare più di quanto mi fosse permesso: avrei voluto provare il tocco gentile della sua lingua sul mio corpo, fra le mie gambe, sul mio seno... volevo Marina e tutto quello che poteva donarmi.
Provai a fare il caffè, ma la mia mente era da tutt’altra parte, ancora in camera da letto, dove Marina probabilmente si stava vestendo per tornare veloce a casa dal marito.
Sentii dei passi... probabilmente Marina stava per uscire da casa mia.
Dovetti ricredermi in poco tempo perché quei passi si avvicinavano sempre più. Una sua mano si appoggiò sulla spalla, indulgente, ma non esitante.
"So cosa vuoi... ti conosco da troppo tempo per non capirlo", disse semplicemente al mio orecchio, mentre sentivo il suo seno e i suoi capezzoli eccitati premere contro la mia schiena.
La sua mano si mosse, scendendo sotto la mia camicetta da notte, mentre l’altra mano iniziò a risalire lungo la coscia.
Mi afferrò un seno nudo, con passione, con voglia, con attenzione e delicatezza, poi strofinò leggermente il palmo sul mio capezzolo già duro con movimenti lenti, circolari. L’altra mano invece stava tentando di sollevare la camicetta per toglierla, mentre le sue labbra e la sua lingua giocavano con il lobo di un orecchio, facendomi impazzire dalla voglia di girarmi e di prendere quelle labbra per farle mie.
L’aiutai a sfilarmi la camicetta e, coperta solo da un paio di mutandine, mi girai verso Marina, sorprendendomi che fosse già nuda e prendendole il viso fra le mani per baciarlo.
La mia lingua iniziò a danzare in un impeto travolgente con la sua, mentre le mani di Marina mi stringevano le natiche imprimendo il mio corpo sul suo, come se volesse stampare il ricordo di me su di lei. I suoi seni a coppetta premevano sopra i miei, muovendosi sulla mia pelle liscia, eccitandomi sempre di più. Iniziai a bagnarmi fra le gambe. Sentivo il mio piacere colare sulle mutandine che avevo indossato la sera precedente.
Lei, toccandomi la schiena, iniziò a leccare con pazienza infinita e snervante il seno, una tetta alla volta, con ammirazione, con devozione. Le mie mani accompagnavano ogni movimento della sua testa accarezzandola, impedendole di andarsene o di staccare le sue fantastiche labbra dal mio corpo che in quel momento succhiavano fra esse i miei capezzoli, uno per volta, come se fossero due piccoli gelati da gustare con ogni papilla della sua lingua. Li sentivo tirare per quanto ero eccitata e fu inevitabile per me pensare che fino ad allora solo Marina era riuscita a farmi sentire importante con piccoli e attenti gesti.
Con la bocca scese sul mio ventre e poi ancora più giù. Istintivamente, quando Marina mi sfiorò una coscia con la mano, aprii leggermente le gambe, cosicché potesse sfilarmi le mutandine.
Mi guardò per un breve secondo e sorrise deliziata. Occhi su occhi, le nostre menti connesse l'una all’altra, mentre le sue dita iniziarono a esplorarmi con amore.
Un dito era entrato fra le mie labbra e ora spingeva con piccoli circoli fra di esse, facendo accelerare i battiti del mio cuore sempre di più. Le sue dita iniziarono ad andare su e giù fra le mie labbra e poi, con un dito, si fermò dove mi trovò bagnata, spingendo su quel punto e facendo entrare tutto il dito su per il mio buchino.
Sentire le sue dita salire dentro il mio corpo mi fece fremere e sussultare come nessun uomo era mai riuscito a fare, nemmeno con il proprio pene.
Ero talmente eccitata che non riuscivo a pensare, nemmeno a reggermi in piedi da sola, tanto che con le mani mi appoggiai al tavolo della cucina dietro me.
Marina capì che non ce la facevo più a stare in quella posizione, in piedi, con le sue dita sapienti che continuavano a donarmi un piacere infinito con i loro movimenti di andare e vieni. Mi fece sedere sul tavolo, facendomi quasi sdraiare su di esso, appoggiando le mie gambe aperte alle sue spalle. In quella posizione la sua testa era perfettamente fra le mie cosce, troppo vicina alla mia intimità per non ricominciare a desiderare la sua lingua su di essa.
Come se Marina mi avesse letto nella mente, strofinò prima la guancia fra le mie cosce come una gatta che fa le fusa e poi prese le labbra fra le mie gambe con la sua bocca, infilando la sua lingua fra di esse, iniziando a leccare tutto quello che poteva.
In poco tempo fui sconquassata da spasmi continui, mentre la sua lingua leccava la mia umida fessura per poi spostarsi sulla mia apertura e spingerla dentro a questa.
Ogni piccolo movimento delle sue labbra, della sua lingua fra le mie gambe mi faceva impazzire, tant’è che a un certo punto non resistetti più e venni in un potente orgasmo, mentre la faccia di Marina se ne stava ancora sulla mia voglia ardente. Nel mezzo dell’orgasmo e degli spasmi la sentii succhiare forte, continuando a eccitarmi ancora di più.
Non avevo ancora finito di prendere respiro, quando lei ricominciò a fare entrare due delle sue dita fuori e dentro di me, prima piano, poi sempre più velocemente. Stavo per riavere un altro orgasmo, quando lei accorgendosene tolse le dita da dentro e le accostò alla mia bocca per farmele assaggiare.
Succhiai quelle dita che con sapienza mi avevano amata come non aveva fatto nessun altro. Poi, con un sorriso, Marina le rinfilò piano fra le mie gambe e, mentre le muoveva su e giù, riprese a muovere la sua lingua vicina alle sue dita.
Dopo alcuni minuti ebbi un altro potente orgasmo e Marina si fermò.
Fece cadere le mie gambe sul bordo del tavolo e, tiratami su a sedere sul tavolo, prima mi baciò di nuovo il seno, poi passò la sua lingua sulla linea delle mie labbra.
Quando staccai la mia bocca dalla sua, l’abbracciai forte al mio corpo ringraziandola, gioiosa e appagata, sospirando e riempiendo i polmoni del profumo dolce della sua pelle e del bagnoschiuma che aveva usato la sera prima per lavarmi.
Da quel giorno capii cosa volesse dire sentirsi pienamente amata e cosa si provasse a essere toccata da mani gentili e attente.
Continuai a frequentare gli uomini, ma ogni tanto, durante i periodi instabili tra Marina e Alessandro, mi facevo amare anche da lei, dal suo corpo, dalle sue labbra e da tutto quello che in quelle serate poteva darmi e anch’io iniziai ad amarla allo stesso modo.

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