Racconti Erotici

Vetrine a Dicembre

Scritto da Greta Leder

Un pomeriggio di dicembre, una piccola città, la pioggia che bagna i marciapiedi tristi. Vetrine illuminate, vetrine annoiate, come me che passeggio tra queste vie e non le guardo più...

Vetrine che sono cambiate, negozi che sono scomparsi, chiusi. Una piccola città che cambia come cambiamo noi.
Ma quel negozio di scarpe che mi piaceva tanto che fine ha fatto? Al suo posto un altro negozio. Che vende? Sembra roba un po’ strana però, niente male questa vetrina.
Entro.
Sì, decisamente vende roba un po’ strana per me... ma tutto sommato è interessante. L’atmosfera è particolare, musica chill-out, candele, un odore di incenso.
Sembra che non ci sia l’ombra di una commessa. Mi guardo intorno un po’ imbarazzata.
Tocco un po’ di roba sugli scaffali, tocco gli abiti appesi. C’è poca roba ma è molto ben esposta, selezionata con ottimo gusto. E io che pensavo fossero robette... e invece roba in seta, in cashmere.
Ma dov’è questa commessa? Se fossi la proprietaria l’avrei già licenziata in tronco... eccola lì che sistema un vestito e non è ancora venuta a domandarmi nulla.
Be' io continuo il mio giro, ho visto una maglioncino di cashmere color nero che mi attira. Decido che lo voglio provare e quella stronza di commessa può anche smettere di piegare quel vestito e darmi un po’ retta...
Inizio a essere inversa, mi giro e lei mi sorprende. Mi sta guardando serena, tranquilla con un sorriso disarmante: "Buonasera, ho voluto che si ambientasse, senza disturbarla, come sta?".
Ecco, la domanda mi spiazza.
"Bene grazie", rispondo io.
Come sta? Ma che domanda è? Mi aspettavo un Ha bisogno? Posso aiutarla? e invece Come sta?... strano approccio, però ha un incantevole sorriso...
Soliti convenevoli.
"Volevo provare il maglioncino con questo scollo a V vertiginoso".
Mi dice che posso provarlo senza problemi. Mi accompagna al camerino e sempre con il solito meraviglioso sorriso: "Prego, faccia pure, io intanto le prendo anche qualche altro capo che secondo me le starebbe benissimo".
Tolgo il cappotto e il maglione pesante che ho messo e indosso il maglioncino. La scollatura a V mi cade in mezzo ai seni piccoli.
Torna il sorriso portando con sé un altro maglioncino e mi guarda.
"Dovrebbe provarlo senza reggiseno, è un po’ ampio davanti ma lei ha un fisico di classe che lo valorizza".
Sorrido tra me e me... che brava, furba, simpatica, ho un fisico di classe, brava, non c’è che dire.
Poi inizia a portare calzoni, gonne e maglioni, tutti bellissimi e tutti morbidissimi, mi danza attorno come una farfalla e fra l’altro, chiacchierando, mi dice che è lei la titolare.
Complimenti, giovane come una commessa ma già titolare.
Mi guardo, qualsiasi cosa mi metta con queste scarpe che indosso oggi sta uno schifo e lei se ne accorge e torna con delle scarpette nere di vernice. Bellissime con quel tacco dodici.
Finalmente mi guardo allo specchio e incontro una me che mi piace tantissimo.  Pantaloni leggeri e ampi, scarpe eleganti, maglione nero vertiginoso. Mi piaccio e mi piace come lei mi ha vestito e che lei mi abbia vestito.
"Signora", fa lei, "come si chiama?".
"Erica, e lei?".
"Sofia, può darmi del tu".
Va bene, diamoci del tu ma adesso devo decidere se comprare e cosa comprare. E inizio a togliermi i vestiti provati chiacchierando con Sofia che, con grande educazione, sta intenta a spostare gli indumenti lasciandomi la libertà di togliermi i vestiti senza guardarmi. Gentile, educata.
Mi tolgo i pantaloni e poi il maglioncino un po’ a malincuore e mi guardo allo specchio: le mie gambe sulle scarpe di vernice, calze nere e intimo nero. Però le scarpe, che effetto che fanno!
"Erica, le tue gambe sono molto belle, dovresti provare una gonna".
Quasi mi spavento, non mi aspettavo che mi guardasse, non mi aspettavo che mi scoprisse a guardarmi, non mi aspettavo un altro complimento. Divento rossa, forse, e alla svelta mi rivesto con i miei vestiti da uscita pomeridiana senza idee.
Alla fine compro tutto, comprese le scarpe; follia? No, mi sono piaciuta, mi è piaciuto comprare da Sofia, mi sono divertita. Un saluto, una stretta di mano.
"Dammi il tuo numero di cellulare che ti avviso quando faccio i saldi".
Ancora il sorriso e un’occhiata attraverso la vetrina che già sono sul marciapiede. E’ passata più di un’ora e mi sono divertita.

Pomeriggio di inizio gennaio. Un pomeriggio come tanti. Il bip di un sms. Lo guardo annoiata. A partire dal 10 gennaio Sofia aspetta amiche e clienti nel suo negozio. Orario continuato.
Un sussulto. Una accelerazione nel battito. Sofia. Avevo detto che ci sarei ritornata nel suo negozio. Sorrido. Sofia.
Esco di casa, collant, maglioncino nero, gonna cortissima, stivali, cappotto, raffinata ed elegante.
Mi precipito al negozio di Sofia, ce l’ho scritto in faccia, sono uscita di casa apposta per venire da te.
Apro la porta del negozio. Eccola indaffarata con due donne. Mi vede e sorride, mi saluta e poi torna alle due donne.
Giro per il negozio e intanto sbircio le due donne. Si vede che non compreranno nulla, ma lei è comunque gentile e sorridente. Poi alla fine le due donne escono, come previsto, senza comprare nulla.
Sofia mi si avvicina sorridendo, tendendo le mani verso le mie.
Parlando mi porta verso i camerini dicendo che ha cose bellissime da farmi provare e dicendo che vuole vedere il maglioncino nero che ho sicuramente indossato, con semplici gesti mi slaccia la cintura del cappotto, lo apre e mi guarda: "Stai benissimo, te l’avevo detto che senza reggiseno ti sarebbe stato benissimo".
Però, sembrava che non mi guardasse invece s’è accorta che avevo il maglione, è bastata un’occhiata perché capisse che ero senza reggiseno, è bastato che mi guidasse lontano dalle vetrine perché io mi sentissi più a mio agio.
E’ bastato che si mettesse in un attimo alle mie spalle perché Sofia mi sfilasse il cappotto, è bastato un nulla perché io capissi che non mi dovevo girare, che dovevo continuare a offrirle le spalle mentre appoggiava il mio cappotto a una sedia, è bastato che io non mi muovessi quando standomi alle spalle ha passato le sue braccia sotto le mie braccia sfiorandomi i fianchi, è bastato che socchiudessi gli occhi per sentire tutto il piacere delle sue mani appoggiate sui miei seni, è bastato che piegassi leggermente la testa da un lato per offrirle il mio collo da baciare, è bastato sentire le sue labbra sulla pelle per percepire che i miei capezzoli sotto il maglione si alzavano senza controllo, è bastato appoggiare le spalle al suo seno per invitarla a spostare le mani sotto il maglione e accarezzarmi la pelle del seno e i capezzoli duri, è bastato che mi girasse delicata per trovarci con le labbra a un respiro di distanza, è bastato che le sue labbra sfiorassero le mie per sentire un piccolo fiotto caldo bagnarmi gli slip.
Non ho pensato a nulla, non ho pensato donna o uomo, non ho pensato a niente se non alle labbra che mi sfioravano, e l’unico pensiero è stato che le sue labbra erano morbide e che un bacio senza barba fa un effetto speciale, tanto speciale da spingermi a socchiudere le labbra quel tanto che le lingue si sfiorino e da lì non mi sarei più mossa per non dover pensare E adesso che succede?
E’ stato facile appoggiarle le mani sui fianchi, è stato facile stringerla a me e sentire il suo seno sul mio seno, è stato naturale spingere la lingua a cercare la sua lingua.
E’ stata brava a guidarmi a occhi chiusi nello spazio dietro gli scaffali, è stata brava a sussurrarmi che la porta del negozio l’aveva chiusa a chiave, è stata brava a togliermi il maglioncino e a scendere con la bocca sui miei capezzoli, è stata brava a guidare le mie mani sul suo seno sotto la camicetta, è stata brava a slacciarsi il reggiseno senza togliere la bocca dai miei capezzoli, è stata brava a stringermi e accarezzarmi la schiena mentre le mie mani rimanevano schiacciate fra il suo seno e i miei fianchi, è stata brava a far correre le mani dalla schiena alle natiche alle gambe per poi risalire dolce sotto la gonna.
E’ stata bravissima, inginocchiata davanti a me a togliersi la camicetta e il reggiseno alzando la testa per guardarmi negli occhi, è stata bravissima a capire che la mia testa era vuota di pensieri e i miei occhi pieni di desiderio, è stata bravissima a togliermi la gonna accarezzandomi le gambe, è stata bravissima a sfilarsi la gonna e a darmi punti di distacco in fatto di classe mettendo allo scoperto lo slip di pizzo nero e le calze autoreggenti, è stata bravissima a non farmi notare che collant e stivali sono una specie di cintura di castità, è stata bravissima a farmi sedere su un pouf e a sfilarmi gli stivali.
I collant me li sono tolta da sola senza mai togliere lo sguardo dai suoi occhi verdi. Lei ora è in piedi davanti a me e mi tiene le mani. Scarpe, autoreggenti e slip. Il seno pienissimo un po’ arrossato attorno ai capezzoli turgidi. Io mi alzo in piedi ma senza scarpe sono più piccola di lei che mi sussurra "Rimettiti gli stivali". Ubbidisco e ancora non tolgo i miei occhi dai suoi. Mi sembra un secolo che non ci baciamo anche se sono solo pochi minuti, tiro su la zip degli stivali e le lingue ancora si incontrano, gli occhi si chiudono e le mani non hanno più controllo. La mia mano corre dentro i suoi slip passando dal seno sul ventre, la sua mano corre dentro i miei slip passando dalla schiena sulle natiche e sfiorando tutto quello che incontra devastandomi di emozione.
Ho l’impressione di avere una tempesta di umori fra le sue dita. La sua fica invece è bagnata ma non inondata come sembra la mia. Le mie dita incontrano però un clitoride dritto ed enorme, sarà almeno il triplo del mio. L’unica fica che ho mai toccato nella vita è la mia e adesso sono le sue dita a perdersi nel mio piccolo buco, fra le mie piccole labbra, sul mio piccolo clitoride.
Le mie dita esplorano le sue labbra carnose, il suo enorme clitoride, il suo buco che mi sembra una voragine senza fine che inghiotte il mio medio, poi anche l’indice e alla fine pure l’anulare. Sento la sua mano che mi passa sul seno e poi sul ventre e poi precipita nel pube a incontrare l’altra mano che da dietro penetra la vagina e accarezza l’ano. Non mi sono mai sentita cedere le gambe sotto il piacere di mani così delicate, le ginocchia mi tremano e sento la schiena stillare sudore. Le lingue si leggono, si parlano e tutto gira come un ottovolante. Poi di colpo la sua bocca si chiude e lentamente mi allontana da sé. Toglie le mani da mio pube e prende la mia mano bagnata dal suo umore e la incrocia con la sua mano bagnata dal mio umore. Le nostre due mani si stringono luccicanti, bagnate, e guardandomi negli occhi sposta le nostre mani all’altezza delle nostre bocche e inizia a leccare le dita incrociate senza mai smettere di guardarmi. Il profumo di sesso sale fortissimo dalle nostre mani bagnate e anch’io appoggio la lingua alle sue dita senza pensare che sto leccando il mio umore, le dita si aprono e la mia bocca succhia le sue dita e la sua succhia le mie. Si siede sul pouf, si sfila gli slip, allarga le gambe, appoggia le braccia dritte dietro la schiena e chiudendo gli occhi dice con voce un po’ roca e a tono sommesso "Erica, fammi godere".
Lei è seduta, gambe aperte, tacco e autoreggenti. Il busto teso a mostrare il seno imponente. I capelli dietro le spalle. Sposta una mano rimanendo appoggiata indietro con l’altra e con due dita allarga le grandi labbra a mostrare il grande clitoride che come un piccolo cazzo spunta dalle mucose bagnate.
Mi accorgo che le luci alogene del negozio rendono tutto più vero. Mai avrei immaginato di fare sesso in così tanta luce.
Io sono in piedi davanti a lei e mi libero degli slip per essere finalmente nuda, a parte gli stivali. Sento il mio ventre piatto che si tende, butto le spalle indietro a far salire il mio piccolo seno e i miei grandi capezzoli duri, allargo lentamente le gambe fasciate dagli stivali e rimango in piedi davanti a lei, così a gambe larghe, nuda e bagnata. Mi appoggio una mano sulla coscia e lentamente porto la mano sul pube bagnato, così come ha fatto lei allargo le grandi labbra a scoprire il mio piccolo ma infuocato clitoride, lo sfioro leggermente e sento le ginocchia che cedono, butto la testa indietro e respiro profonda a sopire l’orgasmo che mi sta montando. Mio dio, mi viene un orgasmo solo a guardare Sofia che mi guarda.
Lei è immobile con le gambe allargate, le labbra allargate dalle dita a mostrare la vagina viola e bagnata con quel buco profondo di mucose sanguigne. Ripete "Erica, fammi godere, impazzisco".
La guardo e le dico "Ti prego non muoverti", e lentamente mi avvicino, mi inginocchio davanti al vulcano di umori fra le sue gambe e per la prima volta nella mia vita affondo la lingua in una fica inondata e odorosa. Per la prima volta nella mia vita succhio un clitoride come sempre avrei voluto che i miei uomini facessero, per la prima volta nella mia vita ho accarezzato labbra vaginali con le mie labbra di bocca, per la prima volta nella mia vita una donna ha preso la mia testa, l’ha stretta sulla sua fica e, sussurrando il mio nome fra brevi ansimi, ha goduto nella mia bocca.
Per la prima volta nella mia vita una donna mi ha spinta sul pavimento, per la prima volta nella mia vita mi ha accarezzato la faccia con il seno scorrendo sopra di me, per la prima volta nella mia vita ho sentito i seni di una donna corrermi sul corpo inseguiti dalla lingua, per la prima volta ho allargato le gambe in faccia a un’amica perché mi leccasse la fica, per la prima volta ho sentito il clitoride impazzire su labbra senza barba e baffi, per la prima volta nella mia vita ho sentito salire l’orgasmo da dentro le viscere, per la prima volta nella mia vita ho vomitato un orgasmo delirio in bocca a una donna, per la prima volta nella mia vita ho placato il battito del cuore cercando la lingua di una lei. E lei è stata bravissima a leccare il mio corpo dopo l’orgasmo, è stata bravissima a leccare le mie labbra, è stata bravissima a chiudere i miei occhi con la mano e a sussurrarmi "Ti ho amato da subito, Erica".
E per la prima volta nella vita ho risposto sincera "Mi manchi da sempre, Sofia".

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