Racconti Erotici

Vico dell'amore perfetto

Scritto da Bisanzio Velata

Pietro era disteso sul letto, nudo e sudato. Si agitava in preda a un violento piacere sessuale mentre l’altro ragazzo lo penetrava.

Mario poteva vedere i loro corpi avvinghiati fondersi senza alcun rispetto l’uno dell’altro. I loro glutei, sodi e abbronzati dal sole preso da nudi sugli scogli della Riviera, si muovevano ritmicamente, i loro peni dai folti peli neri luccicavano nel gonfiore del glande. Tutto nella mente di Mario era confusione.
Ciò che vedeva e ascoltava, corpi e gemiti di uomini che danno e ricevono piacere, non aveva confini.
Stette ancora sulla porta della stanza, come ipnotizzato; Pietro era il suo compagno e stava facendo l’amore con un altro uomo o, meglio, accoglieva nel proprio corpo il corpo di un altro. E godeva. Vedeva che era in estasi. Il grosso pene dell’altro ragazzo, entrando e uscendo, inebriava di piacere Pietro, costringendolo a chiudere gli occhi.
All’apice del godimento lo scatenato uomo dette un colpo di reni a Pietro, gemette più forte e venne, crollando sul corpo esanime dell’amante.
Contemporaneamente anche Pietro irruppe in un gemito e venne.
Mario si riebbe. Lasciò la casa di Vico dell’Amor Perfetto e fuggì via, sperando di perdersi nei vicoli della città antica.
Ma così non fu.
Solo il mare di Quarto gli dette il sospirato oblio.
Conobbi Pietro anni dopo, per caso forse; e proprio di fronte a quel blu che tante vite ha preso e tante altre ha legato a sé. Anche le nostre, la mia e quella di Pietro. Almeno per un po’ di tempo.
Io sedevo sugli scogli e guardavo lontano, quando un’ombra mi fece percepire una presenza dietro di me. Mi voltai e vidi un uomo dall’aria distinta e avvolto in un bel cappotto blu. Era lui, il misterioso english man, come lo avrei soprannominato in seguito.
La prima volta lo vidi un mercoledì, quando per caso capitai sullo scoglio di Quarto. Era assorto e guardava lontano; attirò la mia attenzione perché aveva un che di malinconico e di elegante, potrei definirla proprio un’eleganza malinconica o una malinconica eleganza.
Da quel giorno presi l’abitudine di andare ogni mercoledì a meditare e riflettere un po’ in quel luogo magico, di fronte a un mare che alle volte era calmo e limpido e altre era agitato e mosso. Un po’ come me, sovente sereno e spesso inquieto.
E ogni mercoledì arrivava anche lui, si fermava una decina di minuti e andava via. Sempre alla stessa ora.
Io mentalmente ringraziavo i miei dei e un po’ pensavo anche a lui, a quella presenza silente, uno sconosciuto che si era insinuato piano piano nella mia vita. Non sapevo nulla di lui, eppure ogni mercoledì pomeriggio alle quindici e quindici le nostre vite si preparavano a incontrarsi, si mettevano in moto una serie di situazioni che nel giro di cinque minuti avrebbero fatto sì che i nostri destini ancora una volta si incrociassero, per dieci minuti.
Un giorno mi rivolse la parola per offrirmi una sigaretta. La sua voce era calda, profonda e avvolgente. Accettai e fumammo in silenzio.
Aspiravo quietamente la nicotina che raggiungeva parti profonde del mio corpo per poi essere liberata fuori e vederla perdersi, portata oltre le onde dalla brezza marina.
Consumata la sigaretta, l’uomo si avvicinò un po’ e mi chiese: "Perché ogni mercoledì pomeriggio vieni qui?".
"La stessa cosa potrei chiedertela io", risposi.
Sorrise e mi guardò. Io distolsi lo sguardo dai suoi occhi per posarlo su di una nave che passava all’orizzonte.
"Vengo a trovare una persona cara che si è persa di fronte a noi", mi disse.
"Io invece vengo a ringraziare i miei dei", aggiunsi io.
"E per cosa li ringrazi?", mi domandò lui, vivamente interessato.
"Un po’ per tutto e un po’ per nulla", risposi sornione.
"Interessante", fu il suo commento.
Da quel giorno iniziò a raccontarmi, nei dieci minuti che si concedeva di fronte al mare blu, della sua storia con Mario. L’amore, la passione e il tradimento.
Si erano conosciuti poco dopo la fine della guerra, Pietro e Mario. Era fine giugno, ed entrambi andavano a fare il bagno sul far della sera in una piccola spiaggia tranquilla e un po’ isolata, non troppo lontano dalla città. Pietro aveva notato quel giovane dall’aria delicata, biondo e con una carnagione rosea spogliarsi, pensando quest’ultimo di essere solo, togliersi pantaloni, maglietta e slip e restare nudo, baciato dal sole su tutto il suo corpo. La perfezione delle sue gambe, i suoi glutei glabri e i pochi riccioli biondi del suo sesso. Tutto attirava l’attenzione di Pietro. Lo vide entrare in acqua e nuotare elegantemente come se fosse ritornato nel suo elemento naturale.
Pietro invece era moro, con una corporatura forte e muscolosa, scolpita e definita dal duro lavoro nei cantieri della ricostruzione. Non era un professore di filosofia come Mario, lui era un operaio. Si spogliò anche lui ed entrò in acqua. Si conobbero così e si amarono.
Non erano anni facili quelli. Tutto era nascosto, velato e in odore di peccato.
Mario e Pietro erano liberi solo nel loro mare, quando il sole scaldava i loro corpi così diversi, il biondo e il moro, il chiaro e lo scuro, e andava abbronzando la loro pelle.
E poi nella casa in Vico dell’Amore Perfetto, sulle bianche lenzuola del loro letto, dove la carnagione ambrata dell’uno si fondeva con quella bruna dell’altro.
I loro corpi affamati di carezze si cercavano e si univano. Come naufraghi disperati e persi fra i loro abbracci. Solo in quella casa, nel cuore del centro storico, erano al sicuro e potevano darsi amore.
Il loro amore dunque si divideva fra la piccola casa nell’antico palazzo nel cuore storico della città di mare e la spiaggia isolata, lontana da sguardi curiosi o maligni. Quella spiaggia, silente testimone di tanti momenti d’intimità.
I due giovani dai corpi nudi al sole e alle loro spalle, in lontananza, Genova distesa fra le montagne grigie di foschia e il mare blu godevano del corpo e dell’anima reciproca.
Si abbandonavano all’amore e al piacere sulla spiaggia e sugli scogli; i sessi, gonfi di desiderio, si cercavano e si trovavano, le dita accarezzavano, esploravano e dilatavano le vie che conducono all’appagamento dei sensi. La giovinezza esplodeva lungo le linee dei loro corpi, nel profilo di natiche sode, abbronzate e, in Pietro, lievemente ombreggiate da una leggera peluria. Gli spasimi d’amore contraevano i loro muscoli e calda vita scorreva sulle loro membra esanime.
Così viveva il loro Amore fino a quando Pietro incontrò Angelux e tutto assunse le fosche tinte di una tragedia.
I ricordi sono sempre bagnati di lacrime, visibili o invisibili, mi disse Pietro l’ultimo giorno che lo vidi sullo scoglio.

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