Racconti Erotici

Riflessi

Scritto da Nina

Sudo. Afa bestiale! Il ventilatore, pigro, smuove l’aria, rendendola appena respirabile. Sulle spalle si alternano flussi di corrente più o meno bollente.

La pelle non fa in tempo ad asciugarsi al passaggio leggermente più fresco, per tornare a rigarsi di liquido salino.
Frastornato, ti ho davanti. Meglio, i tuoi lombi mi fronteggiano. Sono splendidi! Sei forte di anche. No, non c’è grasso! I grandi glutei sottolineano la soda consistenza della loro età, magnifica quarantenne! L’epidermide liscia mostra l’ancoraggio del muscolo alla cresta iliaca. E tu mi offri la polpa carnosa così com’è, senza vergogne. Le slip abbassate fin sotto il limite delle rotondità invitano allo scambio completo.
L’asta prende vigore fino a dolersi dell’astinenza forzata. Vorrebbe banchettare senza indugi, mordere, affondare i denti nella polpa della mela che gli viene offerta, appetitosa. Anche se fosse avvelenata la preferirebbe, accontentandosi di morire dopo averla spolpata.
Le mie mani s’avvicinano alle tue anche mentre il ballo sta per iniziare. Ti afferrano saldamente i fianchi perché non sguscino via. Infida, ti protendi indietro arcuando la schiena, schiacciando le tue spalle contro il mio petto, forzando sui lombi, attratta dal cono d’ombra del mio attrezzo.
Ti voglio ora! Ti pretendo! Tu serri le mani sulle mie, lì dove le avevo posizionate sulla lussuria dei tuoi glutei. Le blocchi; le fai tue. Ora avanzano insieme. Quattro mani guidate da te.
Lascio che soddisfino i tuoi desideri, completamente asservito dalla tua mente, schiavo del piacere che provo. Sono le mie dita a impossessarsi del tuo corpo, ma la volontà è tua. Tu detti i movimenti, io obbedisco.
Aspetto, atterrito, la scarica di adrenalina che riverserai nei miei circuiti.
Chiudo gli occhi per gustarti meglio. Avanzano le mani verso l’addome. L’accarezzi con i miei polpastrelli, li disponi, li allarghi, offri l’ombelico al mio tatto.
Brividi scorrono dalle dita alla schiena, al cervello, martoriato dall’attesa che si rinnovino le scosse, terremotando la mia materia grigia. Richiami le mie succubi terminazioni nervose verso il torace, risalendo fino al promontorio dei tuoi seni. Finalmente padrone di quella conquista! Afferro i tuoi capezzoli che non protestano; non hanno nessuna remora a inturgidirsi al mio tocco, e stringo, stringo e torco, finché non puoi che avere un moto di ritrosia. Ti contorci intorno alle mie pinze senza cercare di fuggire. Gli occhi si serrano, mentre la bocca si distorce senza proferire verbo.
Ora ansimi. Sento che soffri, ma che provi il piacere della crudeltà che t’impongo. Non ti sottrai, anche se ti chini ora da un lato ora dall’altro, a seconda della stretta, sfiatando. Poi giri il collo porgendo le labbra a me, alla mia bocca che ansa sul tuo collo. Pretendi un bacio. Interminabile bacio, mentre le lingue si contorcono, una intrecciata all’altra! Le labbra, gonfie di piacere, combaciano, divaricate per lasciare esalare l’anima che si riversa da uno all’altra e viceversa. Il nodo si rinsalda, mentre sbrogliamo l’innaturale allaccio, ponendoci frontalmente, uno nelle braccia dell’altra. I petti combaciano, i sessi s’incontrano, gambe contro gambe, anche su anche, addome su addome. Rantoliamo, entrambi senza ritegno. Io su te, tu su me. I nostri corpi ruotano uno sull’altro col movimento di un ingranaggio perfetto, lasciandosi cadere sul talamo che apre la corolla richiudendosi con un sobbalzante sospiro. Lenti come bradipi scivoliamo sulla materia. Le teste s’innestano tra le gambe; le labbra si accostano alle ance dei nostri rispettivi strumenti e proviamo a dar fiato alle trombe, esaltando il nostro piacere. Il tuo sesso nella mia bocca, il mio nella tua.
La viola suona motivi celestiali sulle corde dei sentimenti, mentre il mio aspersorio benedice con fiotti di liquido seminale. Non sopporto più l’attesa, le reni fanno male per l’eccesso di dopamina. Il dolore ha il sopravvento. Un leggero senso di nausea mi prende, eppure accetto che tu, chinata sul mio organo, tragga rapsodie melodiose che solo tu conosci e di cui sei l’artefice, in attesa della "fuga" finale che tarda ad arrivare per malizioso calcolo.
/Calda, suadente è la bocca; la lingua vibra sulla torpedine invelenita.
Ma tu sai come incantare il cobra. Il tuo sguardo, il tuo vibrare, il calore che emani basta a fermare la bestia. Ritta ti guarda negli occhi, prima di scomparire nella tua gola. Poi... tutta una melassa! La cappella sparisce nelle profondità delle tue fauci. Sperduto, il pulcino percorre la strada fin giù, nella tua glottide. Sprofonda nel baratro vorace, tenta la risalita nello stretto camino per ripiombare nello spazio vacuo. Galleggia l’anima alle soglie del Paradiso!
Con un rantolo devi ritrarti per riprendere fiato. Sfiati, rossa in viso, prima che diventi cianotica. Sputi sulla testa del viscido serpe, gravido del veleno richiamato dalla tua brama, prima di accostarlo all’antro che prelude la profonda caverna. Tuttavia, benevola, acconsenti che giochi con la chiave del tuo piacere: turgido, gonfio, compatto, non errante bigolo, proteso verso l’infinito come la mia asta, pronta all’innesto. Il tuo desiderio diventa il mio; la tua rabbia è mia.
Vorrei sprofondare in te come tu vorresti che io cadessi nel tuo labirinto senza uscita, nella tua scatola a scatto, nella tua vertigine profonda per non vedere più la luce. Rimanerne preso per sempre, prigioniero della nostra libidine, della forza delle tue cosce richiuse a tombale memoria. Oh, poterne morire per godere in eterno! Sparire dal mondo per diventare parte di te, inscindibile carne nella carne. Incistarmi in te per vivere le tue sensazioni; parassita amante, senza possibilità di sopravvivenza una volta privato dell’orpello della serica pelle, della morbida carne, del calore del tuo sangue. Linfa vitale! Succhiarti come il mollusco dalla valva e così svuotarne il guscio. Voglio essere il tuo boia, consapevole che in tal modo sopprimerò la mia esistenza. Carnefice di me stesso! Orrendo crimine, mi sovrasta, mi annulla, mi sopprime! L’aria mi manca, il respiro affannoso cerca di equilibrare l’accesso dispneico. Dimeno la testa; vorrei correre per il mondo così come sono, senza vergogna, vestito solo della mia pelle per gridare e grido in me stesso: “Puttanaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!”. Invece avverto la mia voce che ti sussurra, scompostamente, quasi sillabando: “A... MO... RE...E...E...E...E...”, sbrodolando le ultimi fonemi.
Il corpo è scisso dalla volontà, va per conto suo: "Cavallina storna... che portavi colui che non ritorna". I sussulti sono automatici, mentre tu mi afferri e mi sbatti come un pupazzo, trattenendo nel tuo corpo la parte di me che più t’interessa in quest’istanti. Forsennata, continui l’operazione che, per parte mia, ho concluso e che tu, caparbiamente, non vuoi e non puoi interrompere.
Ti sento scuotere il mio essere intorpidito dall’eccesso libidinoso che l’ha travolto ed esaurito. Resta solo il riflesso di stringere le chiappe mentre la filettatura s’incastra nella madre vite e rimane ancorata lì, in fondo, involucro vuoto.
Il "capase" invece è tronfio del liquido oleoso, frutto dell’albero della vita che l’ha riempita e pigramente ondeggia nel suo ventre. Anche tu raggiungi lo stato di nirvana, anche tu sussulti, contraendo la pelvi sempre più lentamente, fino a fermarti per la frizione delle due materie, ormai non più motivate, sazie di orgasmo. Non sopporti più il peso del pupazzo che ti ha cavalcato. Avverti il fastidio del bagno di sudore che t’avvolge; l’avambraccio contro il mio petto scalcia.
Il burattino crolla bocconi sulla schiena, disarticolato, rivoltato sul letto e lì resta rantolando stupidamente. Torpido sogno, ovattato suono di voce che incanta. Vortice di stelle. Precipite dimensione in cui l’anima si perde. Sensazioni intense. Perdita di coscienza. Infine, sta la materia distesa pulsando leggermente. Vena senza fine, tramite di pace infinita.
La voce penetra da lontano, come un soffio. "Amore mio, eri tu che mi facevi godere! Eri tu che mi penetravi! E’ te che voglio!", il cuore mi sobbalza.
Apro gli occhi, ma non voglio vedere! Lei, nel bagno, sottovoce risponde al cellulare.
Chiudo gli occhi, mentre sento che s’avvicina. S’accosta al cadavere disteso sul letto. Avverto l’ondulazione del materasso su cui preme le cosce. Poi schiocca un bacio sulle mie labbra, ma sono troppo lontano per poterne assaporare il piacere!

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