Racconti Erotici

Provocami

Scritto da Verdenya

"Ti prego, non farmi male". Buio totale e nessuna risposta. -E' stordita, ha le gambe molli e una benda scura le copre gli occhi, aggravando il suo malessere.

Il contatto diretto con il pavimento le fa capire di essere scalza, ma non ci sono rumori riconoscibili che possano aiutarla a orientarsi e a carpire informazioni più utili. Un corpo ignoto preme alle sue spalle per non farla crollare; il contatto è intimo e sgradito: lo sconosciuto le respira sul collo e un braccio le avvolge il ventre, precludendole ogni fuga.
Sente un profumo morboso di eccitazione, un’energia aggressiva che le ruba l’aria.
Come osa starle così addosso?
E' atterrita, ma almeno ha ancora tutti i vestiti e non avverte dolore.
E' così umiliante quello che sta accadendo. Ha la nausea ma non deve svenire.

Succede tutto in pochi attimi, intorno alle otto di sera, mentre ritorna dal lavoro. Sta camminando in una tranquilla zona residenziale poco distante dal suo quartiere dormitorio, con la voglia matta di farsi una doccia e togliersi di dosso la malinconia che da qualche giorno le avvelena il sangue.
La luce dei lampioni illumina le auto in sosta, in fila di fronte alle case, gli alberi giovani tutti uguali, piantati di fresco, le siepi potate nei fine settimana, i giocattoli abbandonati dai bambini.
I tacchi risuonano sul selciato, ma la ragazza non può sentirli perché ascolta musica negli auricolari.
Un’auto la affianca a passo d’uomo e uno sconosciuto apre la portiera; la afferra da dietro tappandole la bocca senza che lei emetta un fiato. Allora la ragazza si dimena furiosamente, sbanda sui tacchi, perde l’equilibrio, ma l’aggressore ne approfitta per infilarle qualcosa in bocca: è un fazzoletto appallottolato che le lascia un sapore dolciastro sulla lingua.
Scivola a terra come una marionetta senza fili. Il suo rapitore ha avuto vita facile.

Si sente come un lupo ferito che cerca una via di fuga tra le sbarre della gabbia.
"Prova a urlare e ne pagherai le conseguenze", la avverte con tono fermo.
La voce non è nuova. Possibile che lo conosca?
Smette di protestare per paura di una reazione violenta; rimane rigida, in piedi, chiudendo gli occhi per estraniarsi dalla situazione.
"Non so cosa pretendi da me, non sono una persona ricca; ho una carta di credito nella borsa, prendila e lasciami libera".
Trattare è l’unica strategia possibile nella sua posizione.
"Non voglio i tuoi soldi", ribatte, raggelante.
"Non ho niente da darti", lo supplica.
Rabbrividisce, immaginando cosa può accadere di lì a poco se non fugge: ha a che fare con uno stupratore, l’incubo peggiore di ogni donna.
Tienilo a bada, controlla la paura, respira lentamente, combatti.
E' nel mezzo di quei pensieri cupi che la spinge sul pavimento, schiacciandola a terra con un ginocchio; le trattiene una mano dietro la schiena e approfitta del suo tentativo di ribellione per bloccarle anche la seconda mano.
Il leggero fruscio di una cintura che esce dai passanti e poi le mani legate sempre più strette, e lei, premuta sul tappeto, indifesa. Il cuoio della cintura sfrega dolorosamente contro i polsi, impedendole qualsiasi movimento.
"Chi sei? Mi fai male", si lamenta.
"Non fare l’innocente, lo sai chi sono".
Lui non può arrivare a tanto. O forse sì? Un collega aveva detto che era capace di tutto.
"Perché sono qui?".
"Non lo hai capito? Voglio scoparti a sangue".
Lei deglutisce, un brivido gelido corre lungo la spina dorsale.
"Ti prego, non farlo, ti darò qualsiasi cosa".
"Se avessi voluto rubarti il portafoglio ti avrei strappato la borsa e ciao".
"Non puoi fare questo a una donna, è immorale, crudele."»
Sente il sapore salato delle lacrime scorrere lungo le guance e scivolare fino alle labbra.
"Quante volte sei stata crudele nei miei confronti?".
"Non so chi sei, ma se sei chi penso io non saresti capace di farmi male".
"Smettila di fingere. Quando avrò finito con te, sarai così malridotta che farai fatica a camminare o, forse, m’implorerai di ricominciare da capo. Spero nella seconda opzione".
"Bastardo!", si divincola con violenza, scalciando come una pazza.
"Ora ti riconosco. Sarà più divertente farlo mentre ti ribelli. Tranquilla, te lo farò piacere".
"La tua violenza non mi può piacere!".
"Smetti di lamentarti. Inginocchiati!".
Afferrandole le braccia la costringe a inginocchiarsi. Lei sente il suono di una lampo e avverte un contatto strano e umido sulle labbra.
"Assaggialo! Volevo fartelo assaggiare il primo giorno che ti ho incontrato".
Lei scuote la testa ma lui insiste, forzandole le labbra senza ritegno.
"Mmh...", ribellarsi è inutile: sente la sua carne affondarle in bocca implacabile; lacrime d’umiliazione le inzuppano la benda.
La sua cattiveria è ancora più disgustosa del gesto.
"Hai una bocca calda, speciale, peccato per la tua lingua lunga che rovina l’idillio. Come ti piacevano i maschi, forti e virili? Sono abbastanza virile per te, adesso?".
L’ultima frase le dà la conferma definitiva dell’identità dell’aggressore: è Lui.
Inizia a muoversi avanti e indietro, tenendole la testa e strattonandole i capelli, come in certi pessimi film di terz’ordine; è completamente fuori controllo e lei subisce senza partecipazione.
Il ragazzo se ne accorge perché inizia ad adularla: "I tuoi capelli folti mi fanno impazzire".
Affonda le dita nelle ciocche castane, accarezzandola dalla nuca fino alla sommità del capo. Prosegue nel tentativo mormorando frasi a voce strozzata, incitandola a leccare e succhiare, a prenderlo dolcemente e poi più forte.
"Sì, amore mio, così. Senti cosa mi fai?".
Si separa da lei inginocchiandosi, la bacia con forza, aprendole le labbra come aveva fatto con il suo sesso; le lingue si sfiorano e la ragazza lotta di nuovo per combattere l’intrusione.
"Non baciarmi!", si oppone risentita.
Vorrebbe mordergli la lingua per dispetto, ma lui è furbo e si allontana prima che ci riesca. La riempie di baci violenti e dolci insieme che le scaldano le guance. Ha un modo di accarezzarle l’interno del palato e la punta della lingua con la sua... Ci sa fare.
"Dio quanto sei bella, così sporca di me. Sei bella. Perché non mi credi quando te lo dico? Perché non ti lasci baciare?".
Lei arrossisce di più, associando le parole al volto del ragazzo che l’ha ossessionata per cinque mesi buoni, che l’ha illusa che tra loro ci fosse chimica, salvo poi fare outing e rifiutarla.
Lui andava con i ragazzi e aveva fidanzati maschi; le femmine potevano essere solo buone amiche con cui spettegolare. Quello che lei aveva creduto fosse attrazione era solo un gioco crudele: avere una ragazza innamorata al seguito, appagava il suo narcisismo di maschio.
Come può un uomo respingere una donna con tanta garbata crudeltà e poi prendersi la briga di rapirla per scoparsela?
Le emozioni si confondono con il narcotico. Non riesce a connettere e si sente depressa.
Innervosito dal suo silenzio, lui si rialza, riprendendo a muoversi nella sua bocca, entrando sempre più in profondità, stando ben attento a non arrivarle alla gola.
"Mi fai diventare matto! Come possono uscire tante sciocchezze da una bocca così? Dovresti usarla per motivi più piacevoli. Da oggi ti chiamerò labbra di velluto".
Geme, mentre raggiunge l’orgasmo. La trattiene con crudeltà per costringerla a ingoiare.
"Hai assaggiato un cazzo anche tu; adesso dimmi se non è bello succhiarli!".
"Per fartelo succhiare puoi solo costringermi!", lo affronta, liberandosi dalla presa.
Lui le strattona i capelli per punizione.
"Ti prego, non farmi male...", la voce è roca e non è colpa del rapporto orale.
La vuole umiliare? E' questo il suo scopo?

Sono passati dieci minuti e il suo odore è diventato il suo sapore, a fior di labbra e nella gola. Ci è andato giù pesante e la bocca le fa male.
Il suo sesso, durissimo e setoso, nei suoi sogni erotici aveva esattamente quella consistenza.
Prima del sequestro deve essersi lavato accuratamente perché la sua pelle non era sgradevole e profumava di sapone di Marsiglia.
Ora che conosce la sua identità potrà identificarlo e sputtanarlo alla polizia, si dice sempre meno convinta. Ha brividi lungo la schiena e non sa ancora se è colpa del narcotico o della sua antica debolezza per lui.
Lui è capace di tutto.

Giace sdraiata per terra, semicosciente, le mani ancora imprigionate e la benda che le impedisce di guardarlo.
"E' stato divertente caricarti sull’ascensore, prima che riprendessi i sensi; sembravi una bambola sexy: avevi l’orlo del vestito sollevato e potevo vedere tutto, anche un po’ di peli. Ti ho risistemato le mutandine con piacere".
Lei è sdegnata dalle sue parole volgari, senza filtri. Ha sempre avuto una certa cautela nei suoi confronti, perché lui la riteneva una ragazza più intelligente di lui, perfettamente in grado di tenergli testa. Ora che lei è bendata e indifesa, ha ripreso coraggio e può parlarle senza riserbo.
"Sei un maniaco", si lamenta, quando le mani del ragazzo strappano i primi bottoncini del suo vestito, scoprendo il pizzo del reggiseno.
"Non ce la facevo più; tutte quelle sere a toccarmi da solo, immaginando che fossero le tue mani. Ho vissuto questi mesi come una tortura. Lo facevi solo con me o anche con altri ragazzi?".
"Cosa?".
"Provocarmi...".
E' la prima volta che lo sente esitare.
"Ascoltami, lasciami libera e ti perdonerò. Non sei un ragazzo violento, non peggiorare le cose".
"Non sarò violento. Vuoi che lo sia? Ho sempre sospettato che ti piacessero le punizioni. Sei così inibita. Chiudi a chiave la porta del bagno quando ti tocchi?".
"Voglio solo che mi liberi", si spazientisce lei.
"Lo escludo. Domani me ne pentirò, ma questa notte voglio sperimentare tutte le mie fantasie".
"Perché dici che ti provocavo? Sono una donna da niente, non attraggo nessuno; e poi mi hai detto che ti eccitavano solo i maschi".
"Ho mentito a me stesso, mi eccitavi da morire. Le tue parole indisponenti mi facevano venire voglia di picchiarti, ma il tuo culo continuava a passarmi sotto gli occhi".
"Questo già lo sapevo!", lo stuzzica lei, sarcastica.
Appena conosciuti aveva una fissazione morbosa per quella parte anatomica. Non mancava mai di allungare le mani, a volte in modo indiscreto, davanti ai colleghi, e lei odiava quel fare esibizionista e capriccioso.

Un ultimo strappo la fa sussultare: il vestito è lacerato fino all’inguine e cade a terra come uno straccio vecchio. La rigira a pancia in giù, scatenando le sue proteste.
"Ti prego".
"Sta' zitta, prometto che ti farò godere. Non ti lascerò lividi, almeno non troppo grossi".
L’ultima frase ha un’inflessione sensuale.
"Ti piace vedermi umiliata?", lo interroga, pentendosene subito.
"Sì, mi piace; dopo tutto sono un uomo e sogno di metterti a pancia in giù per darti la lezione che meriti".
"Vaffanculo!".
Le strappa le mutandine facendola gridare, le apre le gambe, appoggiando i fianchi contro il suo inguine.
"No, no!".
"Vuoi che ti prenda come fanno gli attori porno? Senza lubrificante e tenendoti i capelli?".
"Ne hai visti troppi, di porno", replica lei, bellicosa.
"Lo faremo lentamente ma lo faremo, stanne certa!".
Lui si scosta e la testa scende tra le cosce per annusarla.
"Sei così diversa da quello che conosco; hai un odore sconosciuto: sai di sesso e di donna".
La lingua inizia a scorrere su e giù, accarezzandola senza pudore. Lei si dimena, con le guance rosse e il respiro corto a denunciare la sua eccitazione. La sta leccando lì e lo sta facendo bene.
"Smettila, non mi piace. Sei un porco".
Lui sorride e per tutta risposta le morde una natica, strappandole un altro grido.
"Sei così carina quando le guance si fanno rosse; anche lì sotto sei rossa. Ti voglio ancora di più. Quando tra due persone c’è un’attrazione così forte, bisogna rotolarsi per terra e sfogarsi".
"Sei così falso! Pensi che sia tutto un gioco?".
"Non sto giocando, ho voglia di fare sesso selvaggio. Voglio farti ribollire il sangue nelle vene. Voglio che tu trascorra i prossimi mesi bagnandoti le mutandine al mio pensiero. Voglio che diventi prigioniera dei tuoi desideri e li lasci parlare al posto tuo".
"Fottiti!".
"Sì, tira fuori la tua vera natura. Sfogati! Mi piaci furiosa, almeno non nascondi quello che senti! Puoi darmi del ragazzino effeminato finché vuoi, ma il desiderio parla per te: sono maschio in tutto e per tutto e questo maschio ti piace troppo".
"Non è vero...", si morde le labbra sentendosi punta sul vivo.
"Sì invece. Mi sono accorto di come mi guardavi e come ti agitavi quando eravamo vicini. Non c’è nulla di vergognoso nel volere un’altra persona. Sciogliti...".
Riprende a leccarla, entrando e uscendo dal suo sesso, annusandola, assaggiandola. Il massaggio ritmato della sua lingua si unisce a quello di due dita calde, curiose.
Le carezze sono invadenti e intime, come quando i bambini esplorano il piacere di infilare le dita nella sabbia bagnata dal mare. E' tutta una questione di curiosità e di piacere.
"Ti odio", mormora, con il fiato corto.
I fianchi si muovono, incontrando le dita che continuano a stuzzicarla. Si sente davvero il sangue ribollire: la pelle è sensibile e rovente.
Lui la copre con il suo corpo, baciandole la schiena lungo la spina dorsale.
"Hai la pelle d’oca, sei molto erotica. Mi sto eccitando solo a toccarti. Se continui a muoverti attorno alle dita, ti scopo all’istante. Sei una perfida provocatrice e ti prendi più di quello che voglio darti!".
"Se mi odi perché mi stai così addosso? Non sarà che mi vuoi anche tu?", lo rimbecca, indisponente.
Lui non si prende la briga di rispondere. Il suo tocco accelera per darle una lezione su chi comanda. Lei sospira e si contorce, trascinata in un mondo sconosciuto di sensazioni forti che le vanno dritte al cervello. Di nuovo imputa al narcotico ogni responsabilità.
Il calore sale nelle sue gambe, concentrandosi là dove le dita giocano, entrando e uscendo, vellutate.
E' determinato a portare a termine chissà quale missione e non parla più, troppo concentrato dal panorama delle sue gambe aperte.
La manda all’orgasmo in tre colpi perfetti, quasi dolorosi, che la gettano in uno stato totale di spossatezza.

"Ti prego, non farmi male...", miagola come una gatta.
Lui è pazzo, lo odia e lo vuole. Lo vuole da morire.
La trascina di peso contro una superficie morbida, facendola ricadere su un materasso abbastanza ampio da accogliere una persona legata e cieca.
"Ti è piaciuto?".
"Sì, sei contento?", confessa con il tono di un’estranea.
Vorrebbe che le slacciasse la benda che le offusca gli occhi. Vorrebbe che le sciogliesse la cinghia di cuoio. Vorrebbe toccarlo e sentire la sua pelle sotto le dita.
"Fino a ora hai goduto tu, adesso tocca a me. Vediamo cosa c’è qui", le allarga le cosce, passando le dita sulle sue parti intime. "Sei indecente!".
Lei arrossisce e inizia a piangere, si sente indifesa e nuda, esposta ai suoi pensieri peccaminosi e al suo piacere che l’ha tradita. L’aggressore è diventato il seduttore e, subito dopo, è tornato il ragazzo egoista che l’ha fatta soffrire.
Lui si muove, ma ancora una volta la benda le impedisce di capire le sue intenzioni. Forse è sul letto o forse l’ha dimenticata e gli è già venuta a noia.
"Slegami le mani, non le sento più".
Lui la sorprende sfiorandole i polsi arrossati con la bocca. Un foulard leggero le scivola tra le dita e il ragazzo lo annoda vicino alla cintura. Scioglie la cinghia, accarezzandole i segni rossi lasciati sui polsi. Il foulard assolve la stessa funzione della cintura, ma le consente di muovere un po’ di più le braccia, senza farle male.
"Slegami...".
"Provocami ancora, sarò magnanimo".
Le slaccia il gancetto del reggiseno, sfilando via le spalline e portandogliele dietro la schiena, finché si bloccano contro il foulard.
"Toglimi la benda e non osare rovinare quel reggiseno altrimenti ti uccido!".
"Hai del coraggio a parlarmi con questo tono! Sei proprio nella posizione giusta per dettare legge!".
Le infila un cuscino sotto la pancia, strappandole un lamento.
"No".
"Sussurrami qualcosa di sporco".
La bacia sulle labbra aprendogliele lentamente, sensuale.
"Bastardo!".
"Non sono abituato alle vagine".
Detto questo, le spalanca le gambe entrandole dentro senza preavviso.
Lei urla, si dibatte, ma il ritmo la annienta. Le mani stuzzicano i seni, afferrandoli a coppa. Le morde il collo per tenerla buona, mentre aumenta il ritmo.
Lei mugola qualcosa senza senso. La sensazione di averlo dentro è troppo forte...
"Ti prego, rallenta... mmh...", la voce si spezza e in quel momento somiglia a quella di lui, roca, simile ai gemiti che le escono dalle labbra, incontenibili.
"Sei la preda più consenziente che potessi aspettarmi. Hai una lingua che dice una cosa e il corpo un’altra!".
Si piega dentro di lei sudando come un pazzo, nonostante la stanza sia piuttosto fredda.
Il ragazzo cambia cadenza, alternando momenti di autentica ferocia a lunghe pause in cui si trattiene dentro di lei come morto. Lei inarca la schiena, sentendosi sempre più vicina all’orlo; non ha più il controllo del suo corpo che parla davvero una lingua diversa. Lei è folle, sottomessa, avida, si sporge per incontrare le spinte che la schiacciano contro il cuscino.
Viene dentro di lei in breve tempo, strizzandole le natiche con forza; emette un suono gutturale che la manda in estasi. Lo raggiunge in quel baratro in cui l’ha condotta con la forza, mordendosi le labbra per non gridare.
"Grida per me. Sei un capolavoro di donna".
E lei grida, abbandonandosi sul cuscino mentre il corpo pulsa per lui.

Rimangono sdraiati uno sull’altra, i respiri che corrono veloci come dopo una corsa e i corpi che si cercano e si scostano, ancora incerti se hanno bisogno l’una dell’altra o se vogliono ferirsi a vicenda.
"Lo sai? Sei la mia prima volta con una donna".
"Allora i rapimenti con stupro sono rari. Che onore!".
"Ma se urlavi di piacere!".
"Erano urla di disgusto!".
Si rende conto di mentire: ha l’interno delle cosce inzuppate.
In un momento di lucidità lo rimprovera: "Non indossavi il preservativo! Non ti bastava avermi legata e bendata?".
"Non resterai certo incinta per una scopata casuale. Perché è casuale, vero? Non l’hai goduta".
"Non sai un cazzo di niente delle donne! Pensi che sia divertente girare per le farmacie a caccia della pillola del giorno dopo? Magari mi attacchi una malattia venerea...".
"Sono un tipo pulito, cosa credi? Tu piuttosto, sei così fredda da congelare i miei spermatozoi all’istante!".
"Questa è una cattiveria".
Lui le accarezza il viso e i capelli, zittendola. E' sempre stato così per loro: un attimo prima si dicono delle frasi irripetibili e, l’attimo dopo, lui trasforma tutto in moine deliziose che la fanno sentire debole e desiderosa d’amore.
"Te la sei cercata. Comunque, vedere il mio sperma che ti cola tra le gambe è uno spettacolo che non potevo perdermi".
"Non hai indossato il preservativo di proposito!".
"Sì".
La ragazza rabbrividisce.
"Dovrebbero rinchiuderti. Sei ossessionato dal sesso e non tieni conto delle conseguenze".
"Sarò pure ossessionato ma tu sei un’ipocrita. Non è colpa mia se ti lasci coinvolgere dal tuo rapitore. Ma basta parlare, adesso voglio prenderti il culo!".
Lei rotola sul letto nel tentativo di girarsi sulla schiena per proteggersi. Gli allunga un calcio che va a segno, strappandogli un lamento. La ragazza scende dal letto, alzandosi in piedi.
Lui ride, osservandola nuda, bendata, con le braccia legate, mentre tenta senza successo di trovare l’uscita dalla sua camera. La ragazza non raggiunge neppure la porta perché sbatte contro lo spigolo di un mobile, piegandosi in due dal dolore.
"Ti farai male se continui a giocare a mosca cieca".
"Hai avuto quello che volevi, adesso liberami!".
"Ho avuto solo una piccola parte di quello che volevo. Siamo solo all’inizio. Mi sono lasciato il tuo culo per ultimo perché è la cosa che più mi attira".
"Se ti piacciono i culi, cercali consenzienti! Io non te lo voglio dare".
Lui ridacchia gettandola nel silenzio.
"Adoro quando parli così. Sei divertente!".
Lei gli mostra il dito medio, nonostante l’assurda situazione in cui si trova.
Il ragazzo ride di gusto, portandosi le mani alla testa per godersi lo spettacolo.
"Lo sai? Voltata così vedo solo il tuo bel sedere: due lune piene, belle sode. Hai un potenziale incredibile e neanche lo sai".
"Ci sono potenziali che non vanno sprecati per gente come te".
"Stanotte non puoi decidere niente, carina".
"Posso ancora darti un calcio nelle palle o una testata!".
"Provaci amore, cercami...".
"Provaci amore, cercami...", gli fa il verso lei. "Non sono il tuo amore".
"Io credo di sì".
La ragazza sbuffa esasperata, avviandosi in direzione della sua voce. Lui si sposta silenzioso mettendosi dietro di lei. Le trattiene le mani mentre scioglie il foulard.
"Adesso sei libera. Fai quello che vuoi!", la invita sorridendo.
"Dovrei ucciderti".
Si sfrega i polsi per riattivare la circolazione, poi strappa la benda con un gesto di stizza sbattendo gli occhi dopo la lunga fase di cecità forzata.
L’appartamento è di piccole dimensioni, con un angolo cottura minimale e un tavolino su cui è posato un PC. Nella stanza ci sono un grande letto con lenzuola blu e uno schermo TV ultrapiatto. E' il classico buco da single indipendente e scopaiolo.
Scoppia a ridere da sola, sotto il suo sguardo perplesso.
La ragazza si avvicina al lavandino e apre l’acqua, bevendo direttamente dal rubinetto.
"Avevo sete", confessa mentre il ragazzo rimane fermo a pochi passi, fissandole il corpo nudo.
Fruga in un comodino trovando solo calzini e mutande. Allora cerca nella stanza alla ricerca di qualcosa con cui coprirsi. Gli occhi si bloccano osservando il cuscino su cui era stesa poco prima, umido, come il lenzuolo sottostante.
"Per essere una donna che va con un frocio, ti è piaciuto proprio tanto".
"Dammi un vestito, voglio andare via".
"Non ne ho".
"Allora prestami un paio di pantaloni e una felpa".
"No".
Fruga ancora nell’armadio pescando un vecchio golf. Se lo avvolge subito, contenta di coprirsi un po’.
"Perché mi hai fatto questo?", indaga, raccogliendo la benda da terra.
"Avevi bisogno di una spinta. Se non lo avessi fatto, non ci saresti mai arrivata da sola".
Lei reagisce dandogli uno schiaffo, per sfogare tutta la tensione accumulata nelle ultime ore.
Il ragazzo le assesta uno schiaffo sulla natica di uguale intensità. La spinge sul letto nella posizione indecorosa di prima, frenando la sua ribellione con una decina di sculacciate molto meno veraci della prima; resta il più possibile vicino all’inguine per fargliele piacere il più possibile. Quando i colpi si trasformano in carezze, la ragazza sfugge alla presa, ribaltando i ruoli.
"Chi comanda adesso?", lo sfida, strusciando sul suo ventre.
"Comandi sempre tu con me e la cosa m’infastidisce. Hai bisogno del bastone della correzione!".
"Ma dai...".
Lei si blocca affascinata: le sono sempre piaciuti quegli occhi da bastardello, azzurri e vivaci. I suoi invece sono grigi come l’inverno e rispecchiano un carattere da tarantola.
Le fauci della tarantola scendono accarezzandogli le labbra, piegate in un sorriso di trionfo.
"Ok, prendi pure l’iniziativa".
Lei lo bacia gentilmente, schiacciandosi contro il suo petto e avvolgendolo nel suo golf. Non sono più la rapita e il rapitore ma uomo e donna, che consumano un rapporto fisico consenziente, che partecipano entrambi, sfidandosi per dare e ottenere piacere. Riprendono a fare l’amore e questa volta lui ha l’accortezza di utilizzare una protezione ed evitare le cinture.

Devono essere passate due ore. Giacciono sul letto, esausti.
Il ragazzo si volta verso di lei e ha un’espressione maliziosa.
"Abbiamo rimandato per troppo tempo la fatidica presa del tuo culo".
La ragazza sbuffa: "Come minimo dovresti drogarmi con una dose doppia, non lo do certo a uno che ne ha conosciuti tanti e potrebbe trovare il mio ano-nimo".
Lui scoppia a ridere.
Preferisci darlo all’uomo che ti porterà all’altare?", la stuzzica, abbracciandola alla vita.
"Preferisco non darlo affatto!", replica, scostando le mani dalle sue natiche.
"Cercherei di essere molto delicato".
"Oh ti prego, non mi dire che non sentirei nulla perché non ti credo".
"Fammelo toccare, almeno...".
Allunga le braccia, afferrandole il sedere con l’atteggiamento da bambino dispettoso.
"Mmh, è proprio soffice; posso usarlo come cuscino? Ci dormo un paio d’ore".
"Ti piace davvero tanto? Ma cos’avrà di speciale?".
"Mi ci aggrappo e lo bacio. E' la mia passione!", si contorce sotto le lenzuola baciandolo per davvero.
"Fatti curare! E non osare mai più drogarmi. Cosa cavolo mi hai dato per farmi crollare come un sasso?".
"E' un tranquillante, l’ho acquistato in rete. Ho letto su un sito che il sovradosaggio causava leggeri effetti allucinogeni. Non avevo idea che saresti svenuta".
Il sorriso le sparisce dalle labbra.
"Potevi mandarmi in ospedale!".
"Guarda che non ti ho fatto nulla mentre dormivi. Ti è piaciuto farlo con me o ti ho deluso?".
"Non ti risponderò finché non mi farai vedere quel tranquillante. Se me lo consegni, ti lascio toccare quello che vuoi".
Il ragazzo è il ritratto della contentezza.
"Affare fatto".

Sono circa le otto di sera e sta passeggiando nel suo quartiere. Un’auto procede lentamente e qualcuno scende dal lato del passeggero. Non si accorge di nulla perché la musica nelle cuffiette è piuttosto alta.
Percorre un altro metro, quando una mano lo sorprende alle spalle, infilandogli un pezzo di stoffa in bocca: ha un sapore strano, simile allo zucchero filato...
Le vertigini lo assalgono e il ragazzo si lascia scivolare a terra, incapace di reggersi sulle gambe.
Lei gli sta di fronte a braccia conserte, studiandolo con un’espressione divertita.
"Credevi davvero che te l’avrei lasciata passare liscia? Ti piace il sapore delle mie mutandine? Sono quelle che mi hai strappato l’altra volta; ne ho conservato un pezzo per ricordo, assieme al tuo flacone di tranquillante".
Il ragazzo accenna una protesta ma il pizzo gli impedisce di parlare. Il tranquillante è davvero forte e gli fa girare la testa.
Lei si guarda intorno con circospezione ma non c’è anima viva. Carica il ragazzo in auto, spingendolo sui sedili posteriori come un sacco di patate.
Riparte a razzo facendo sgommare le gomme, in preda all’adrenalina.
"E' ora di ricambiare il favore, amore mio".

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