Racconti Erotici

Definitivamente Alice

Scritto da Roxy

Amore. Quante volte ho creduto a questa parola. Quante volte l'ho pronunciata. Sentirla uscire col sorriso. Dirla con la consapevolezza, con il peso specifico del suo significato. Dirla a te, perché sei tu che io amo.

Sms.
"Ti va di diventare Alice stasera?".
Mi va. Sono puttana dentro, per reazione. Perché giocare con il corpo non fa male. Perché Alice desidera e si sente desiderata. Non ha paura Alice, ma solo una gran fame.
I capelli raccolti e sandali incrociati color oro. Scollatura profonda e spacco che corre lungo tutta la gamba nuda. Il mio profumo e il collarino stretto al collo. Null'altro.
Questa volta l'angelo nero lo porto tatuato sulla pelle. Tra le gambe... dove so che impazziresti a guardarlo e leccarlo.
Piccolo tatuaggio, immagine certa di cosa sono.
In macchina inizia il mio gioco. Con lui che mi guarda. Che leggero scivola con le mani; fruga, cerca una biancheria che non esiste. Sento le dita scivolare. Non hanno difficoltà. Sono bagnata come se fossero anni che non vedo un uomo. Eppure non è molto che io e te...

Cazzo, esci dai miei pensieri. Vattene. Fammi essere ciò che non sono. Ma poi cosa ne sai... cosa o chi sono. Tu che sei lì nel tuo mondo. Che mi proponi terze vie per vivere il nostro amore. Come se il tormento dell'anima fosse un percorso, con bivi e biforcazioni. Tu che non hai il coraggio di tenermi con te ma che non vuoi perdermi di vista.
Vattene. Lascia che sia io a non amarmi. Lascia che il cuore si frantumi per poterlo poi ricostruire...

Inizio quasi ad annoiarmi al luna park. Forse la prossima volta dovremmo cambiare locale. Sono capricciosa. Voglio scenari nuovi, nuovi corridoi bui da esplorare. Giocattoli diversi. Lui lo sa... mi conosce. Sorride e mi versa una vodka.
Una coppia che conosciamo si avvicina.
Mi piacciono. Lei poi mi fa impazzire. Aver fatto l'amore cono lei è l'unica cosa che vorrei rifare stanotte. Profuma di dolce, di sapone, di buono.
Appoggiata al bancone del bar il suo uomo mi sorride. Mi accarezza la nuca.
Fisicamente mi piace. Di classe e ben dotato. E non è un particolare da poco, qui.
Voglio scoparmelo. Voglio urlare, essere sbattuta. Voglio essere un corpo che prova piacere.
E così è... per un'ora lunga, interminabile... Di sesso. Puro sesso.
Dopo un'ora siamo di nuovo in pista. Ho fame. Fame d'uomini. Fame di mani che mi tocchino.
Ecco cosa vorrei... essere legata lì alle catene e avere cinque o sei uomini che mi leccano e che con le dita mi aprono. Null'altro.
Sentire le loro lingue, le loro dita dentro di me. Padrona io.
Godere.
Mi lega. Catene scenografiche certo, ma sono io che voglio stare ferma...
Ferma a farmi guardare. Le gambe aperte e uomini curiosi che si avvicinano.
Chiudo gli occhi.
Non voglio sapere come sono o cosa mi faranno.
Sono un giocattolo. Sono una scatola vuota da riempire, stanotte. Con dita, lingue... qualunque cosa che, riempiendomi, riesca a cacciarti.

Cacciare il tuo modo di leccarmi, lento. Gioioso. Più simile al fare l'amore che a qualunque altra cosa. Cacciare il tuo viso tranquillo, le tue parole. Allontanare il tuo mondo e i tuoi dubbi.
Vattene. Non sono più io. Non mi riconosceresti.
Vorrei che mi odiassi, così odiandoti ti dimenticherei.

Grido, ansimo...
Sto sudando... Le catene fanno male, i polsi battono. Un ragazzo continua a spingere le sue dita dentro di me... Sento la sua mano spingersi fra il dolore e la mia fica che si allarga sempre di più. Vedo colarmi tra le gambe i miei stessi umori. Sento il corpo fremere... sento l'orgasmo arrivarmi nel cervello e scendere.
"Ti piace, puttanella? Dimmi che lo vuoi più forte...".
Continua a premere. Il piacere è dolore ora, ma lui non si ferma. Inizio a sanguinare.
E lui dov'è? Me lo chiedo e poi lo vedo lì. Seduto in una poltroncina a farselo succhiare da una cinquantenne bionda tinta. I nostri sguardi s'incrociano solo per un attimo.
Vedo che il mio accompagnatore si avvicina... mi slega e dolcemente mi porta fuori da quella stanza.
"Vuoi uscire per un po'? Dovresti prendere aria. Forse abbiamo esagerato un po' stasera".

Entro un secondo in macchina. Vedo il display del telefonino illuminato.
Cinque sms non letti.
Li apro. In ognuno il tuo numero, la tua disperazione. Mi urli con le tue parole il dolore estremo che senti. Deglutisco a fatica, mentre li leggo. Mi si stringe il cuore, vorrei morire, lavarmi la pelle e la carne dal profumo d'altri uomini. Vorrei aprirmi le vene e far scorrere via il mio essere puttana per tornare da te, purificata.
Ma ripenso... A quanto ti ho dimostrato, a quanto ti ho dato in pochi mesi e con quanti dubbi e titubanze tu mi abbia ricompensato. Con quanta cattiveria mi hai detto d'essere paraculo, di non poter decidere perché non saresti mai completamente sereno.
E io qui ad amarti. Disperatamente. Ancora.

Rientriamo. Porto con me il telefonino, mentre in bagno cerco di rifarmi un trucco appena appena presentabile.
La porta si apre alle mie spalle. E' un ragazzo giovane, carino. Il mio tipo.
"Che cosa hai fatto stasera, piccola?", mi chiede sorridendo sornione. "Io ho scopato, tanto, ma volevo scoparmi te. Mi hai fatto impazzire alle catene".
Mi solleva la gonna lentamente, baciandomi un seno. Lo sento indurirsi nei jeans, sempre più tesi.
Lo guardo.

Il cellulare è ancora aperto sui messaggi.
Cancellare gli ultimi sms ricevuti?
Cancellazione avvenuta.

Volevi una figlia con me. Una creatura solo tua, frutto di una tua libera scelta.
Eccomi, ci sono. Sono io.
Alice.

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