Racconti Erotici

Dichiarazione d'amore

Scritto da Marco Serafino

Finalmente insieme, soli. Ciao, mia Bambola deliziosa. Come stai? Ti fanno male le corde? Ti stringono troppo i nodi? No, vero?

Sono stato attento. Ti ho legato i polsi e le caviglie con cura, ho fatto in modo che tu possa muoverti in maniera molto limitata, sei vincolata al letto, non puoi chiudere le braccia... né le gambe ovviamente. Sembri una bambola pronta per essere vestita, lo sai? Con il rossetto rosa che ti gonfia le labbra, lo smalto nero alle unghie e i capelli sciolti sulle spalle. Sei bellissima, lascia che te lo dica un’altra volta, anzi, concedimi un momento prima di cominciare per dirti che non sei mai stata così bella!
Ti piace stare così? Sì vero, ti eccita essere esibita, essere l’unico centro di attrazione per i miei occhi. Non solo per i miei, piccola esibizionista che non sei altro. Lo so che adori essere guardata e che farmi ingelosire occupa la prima posizione nella scala dei tuoi piaceri innocenti. Hai notato lo sguardo di quelli che stavano seduti alla reception dell’albergo quando siamo passati? Hai visto come ti seguivano con gli occhi nonostante fossero impegnati a telefonare o a leggere il giornale? Dici di no? Menti! Non fare il broncio finto innocente della bambina che nega le sue marachelle. Ti conosco, so come fai. Sono certo che quel modo di sculettare sui tacchi l’hai usato di proposito e quel bacio non richiesto che mi hai dato sulla guancia, di fronte all’ascensore, era solo un modo per prolungare la tua esibizione. Scommetto che avrai anche fantasticato sui pensieri che quegli uomini avranno costruito su di te. Non sbaglio, vero? Te lo dico io. Avranno pensato a cosa indossi sotto quel vestitino corto che ti ho appena tolto e ti avranno immaginata in questa stanza e poi, sopra ogni altra fantasticheria, avranno coccolato il pensiero più eccitante che un uomo possa fare su una donna: ti avranno visto disponibile. Sì, disponibile, come ti piace essere con me, in questa posizione, i movimenti limitati dalle corde, le gambe aperte e il tuo sesso in vista, accessibile. Ma, vedi Bambolina, ti rivelo una cosa: nessuno può anche solo avvicinarsi all'emozione che provo io oggi. Certo, il tuo corpo offerto dà una sensazione di potere che non ha eguali ma, vedi, io ho capito che c’è una parte di te che non mi appartiene e non vuole concedersi. Ecco, voglio far cadere questa tua ultima resistenza, quella che mi impedisce di possederti definitivamente. Voglio farti capire che in questa posizione, oggi, tu diventerai, nella parola più semplice che conosco, mia.
Sorridi, sei già mia, pensi. No, il tuo corpo non mi basta, voglio di più, voglio che cada la tua ultima difesa, perché non potrò dire di averti finché non mi avrai seguito fino in fondo senza chiedermi dove.
Giochiamo, dunque.
Sei tra le mie mani, ora posso farti sesso e tramite il sesso entrare dentro di te. Mi hai sempre chiesto perché uso il verbo alla seconda persona... farti sesso. Facile. E’ il mio modo per dirti che tu sei l’oggetto di ogni mio sforzo per darti piacere, sei il mio fine. Impara, Bambolina, questo verbo usato in maniera impropria non è altro che un modo diverso per comunicarti il mio amore. La mia dedizione, che oggi tu ricambierai.
Ho voglia di te... lo senti? Sto in piedi di fronte al letto e ti guardo, vorrei poterti assorbire in un solo sguardo e al contempo percepire ogni dettaglio del corpo e ogni espressione del viso. Come dice la canzone? Quante espressioni di godimento sul tuo volto. Sai quante volte mi sono masturbato immaginandoti? Lo sai, sì, sorridi. Mi emoziona questo sorriso, allarghi la bocca e si vedono i denti bianchi serrati, gli occhi che brillano, sembri così felice, sai che sorridi così solo quando facciamo sesso? Ti capita solo con me? Non so se crederti, sei una ragazza a cui il sesso piace. Chissà a quanti hai detto “Solo con te è così bello”, quanti piccoli maschietti nelle tue mani. E’ per questo che oggi voglio di più da te. No, non preoccuparti, non c’è nulla che devi temere, voglio solo che tu ti abbandoni, che tu sia con me come non sei mai stata con nessun altro. "Prendimi", mi dici. No. Troppo presto, mi devi implorare con altre parole. Oggi sarà diverso. Ho chiuso fuori dalla stanza la foga dei primi incontri e l’ansia dei minuti che passano. Finalmente ho tutto il tempo che desidero per farti cedere. Sei il mio desiderio che sta per realizzarsi e voglio assaporarti lentamente come il bambino che tiene da parte la caramella preferita per mangiarla per ultima.
Tocco il tuo sesso con le dita. Le porto alle labbra per sentirne il sapore. Le lecco. Sei buona. Ti tocco ancora e con il tuo umore disegno il percorso che risale dal pube e porta all’ombelico, ai capezzoli e alla bocca. Ti bacio. L’eccitazione mi arriva come una frustata. Adoro sentire il profumo intenso della fica sulla tua bocca. Ti mordo le labbra e con la punta della lingua percorro a ritroso la stessa strada, sfiorando i peletti invisibili della tua pelle. Questo l’ho imparato quella volta che ti accarezzavo soprappensiero. Cercavo i punti in cui si nascondeva il tuo piacere come fossero i tasti di un pianoforte e ho scoperto che sei uno strumento delizioso a saperlo far suonare. Strana ragazza che sei. Quanto tempo ho speso a cercare di capire cosa fosse a bloccarti. Eccomi di nuovo, pronto a mettere in pratica tutto quello che ho imparato su di te. Mi senti? arrivo lì dove sei già bagnata e le mie dita entrano senza fatica. Sei una bambola bellissima. Ti lecco. So bene dove ti piace, ti ho leccato così tante volte che saprei disegnare con la lingua la mappa del tuo sesso. Qui, sulla zona appena sopra il clitoride so che i colpetti con la lingua turgida ti fanno morire e qui, appena dentro la vulva, ho capito che ti provoca uno spasmo intenso quando allungo la lingua come se raccogliessi il miele dal fondo del barattolo. In questo punto mi dici che non posso leccarti perché ti metto paura. Paura di perdere il controllo, vero? Paura di essere in mio possesso. Paura che io possa farti qualcosa che tu non puoi controllare, e magari di cui ti vergogni. Bambolina, farti perdere il controllo è proprio quello che voglio che oggi accada. Ecco, ti sento, è straordinario come la tua fica mi parli, quando sono bravo si bagna così tanto che sembra attirarmi in un tunnel caldo e scivoloso e quando non le piace si asciuga più rapida del mio pensiero. Non trovi deliziosa la tua fica? Sorridi. Smetto. Non ti porto all’orgasmo. No, non ancora, la mia bambola, oggi, deve implorarmi e deve lasciare che oltre al suo corpo mi parli anche la sua testa.
Ti bacio di nuovo sulla bocca. Titillo i tuoi capezzoli strofinandoci contro la punta rossa e lucida del pene. Lo stringo tra i seni e lo faccio scivolare sulla tua pancia, mi soffermo sull’ombelico. Mi vuoi, mi vuoi dentro? Lo appoggio sulla fica lì all’ingresso dove le labbra lo avvolgono come una pianta carnosa e poi improvvisamente ti entro dentro, forte, con un colpo secco come se dovessi fartelo arrivare in bocca con una sola spinta e poi mi blocco. Mi sdraio su di te, pancia contro pancia, ora di nuovo piano, dolce. Ti guardo dritta negli occhi, fare l’amore dentro il tuo sguardo è una cosa che mi hai insegnato tu e che ti elettrizza. Esco. Le labbra della fica conservano per un istante l’impronta del mio sesso e poi si richiudono. E’ una cosa che mi emoziona sempre: è la mia impronta, il mio marchio sul tuo corpo.
Ora sei quasi insofferente. "Fammi venire", mi dici con tono imperioso e quasi arrabbiato. Non serve, Bambolina. C’è una sola parola che devi usare per avere un orgasmo oggi, è la parola che non vuoi dire, quella che ti rifiuti anche di pensare, quella che pensi sia sporca, che ti fa vergognare e arrabbiare perché suona come la tua resa, o meglio, la tua sottomissione. Ormai l’ho capito. Non la dici, lo so, è troppo presto. La tua volontà, che chiamiamo come? Razionale? Perbenista? Figlia di tuo padre? La tua volontà è ancora forte, prevale sul tuo lato istintivo, soffoca il desiderio e, sappilo, ti impedisce di respirare. Eppure, mia Bambolina è proprio quella la parte di te che mi devi dare. Anzi, so per certo che finché la avrò, tu non sarai davvero mia. Se preferisci puoi pure pensare che sono pronto a liberarti. Una cosa curiosa, vero? Sì, fai pure finta di essere arrabbiata. Tira le corde che tengono i polsi legati al letto. Scalcia con i piedi. E’ paradossale che per liberarti io abbia deciso di legarti, ma è così che sento che potrai cedere, arrivare al limite del precipizio e dichiararmi il tuo amore. Sì, Bambolina, voglio una dichiarazione d’amore, perché in quelle parole sarà contenuto il tuo abbandono nelle mie braccia, quelle poche sillabe saranno la dimostrazione che mi ami. Eccomi, Bambolina, sono qui, lasciati andare, cadi nel precipizio, io ti sorreggerò.
No, lo so che pensi di amarmi, ma voglio che tu me lo dimostri. Seguimi, abbandonati a me.
Ti bacio ancora. Hai le labbra così gonfie che vorrei morderle e mangiarle, sembrano due metà di un frutto succoso con la buccia lucida. Ma devo riprendere il mio controllo, non voglio rovinare tutto per l’impulso incontrollato di godere del tuo corpo. Non sono solo cazzo, oggi. Devo prendermi una pausa, ora.
Godere del tuo corpo... mi piace questa parola. Ti chiamo Bambola proprio per questo, lo sapevi? Una ragazza giocattolo che si fa toccare, annusare, guardare, leccare, sentire, e non si nega mai, è sempre pronta.
Ti giro intorno. Quanto sei adorabile in questa posizione. La fica è completamente aperta. Le grandi labbra hanno la bellezza immorale di una farfalla inchiodata sul tavolo del collezionista. Le tiro tra i polpastrelli piano, prima una poi l'altra. Le tengo aperte con una mano e con le dita dell’altra picchietto il clitoride. Sobbalzi. Ti agiti. Getti la testa indietro e poi mi guardi insofferente. Non mi faccio ingannare. Ti piace da impazzire, lo so. Allargo con pollice e indice le grandi labbra e il clitoride sporge violento come un piccolo pene. Lo prendo in bocca e lo stringo tra le labbra. Ti ricordi? Me l’hai detto in una delle nostre email nelle quali giocavamo a scambiarci le fantasie: "Mi sono svegliata pensando a te che mi succhiavi il clitoride". Una fantasia quasi maschile che mi ha scosso come una frustata. Eccomi allora. Lo sento rigido tra le labbra, scivola e fatico a prenderlo, lo succhio, entra ed esce veloce dalla mia bocca, lo stringo con i denti, hai paura, ti ritrai. Non ti mordo, non ti faccio male, non potrei fare del male alla mia preziosa bambolina. Mi fermo. Cambio. Con la lingua morbida inizio a leccarti dal basso verso l’alto e raccolgo ogni goccia dell’umore della tua fica. Lo sento sul viso, intorno alla bocca, sul naso, sono bagnato di te e il tuo odore mi stordisce. Ma ancora non voglio che tu raggiunga l’orgasmo. Ancora sento che fai resistenza, che non vuoi cedere, non vuoi pronunciare quelle tre sillabe. "Non mi piace quella parola e non te la dirò mai", mi hai detto. Strana ragazza. Quante volte ho lasciato il mio sperma dentro di te, dentro la tua bocca, la tua fica e poi anche dietro? Segnavo il territorio, mi dicevi, contenta di cominciare ad appartenermi. Eppure ti vergogni di una parola così banale. E’ quello che mi devi chiedere per avere il tuo orgasmo e darmi la tua dichiarazione d’amore. Quanto tempo è passato da quella volta, da quel primo incontro in cui hai cercato di mettere le regole, di inquadrare la nostra cosa dentro dei binari che potevi prevedere. Ti ricordi? "Non te lo chiederò mai", hai scritto sul confine oltre il quale non potevo andare e lì ho cominciato a desiderare di possederti. Sì Bambolina, possederti.
Mi alzo e appoggio il viso sul tuo seno. Hai capezzoli tondi scuri dai contorni netti. Li prendo tra le dita e li tiro piano. Ti mordi le labbra in un gesto involontario. La prima volta che ti ho legato, la nostra prima esperienza di finto bondage sadomaso, mi hai confessato che questa cosa ti procurava un brivido insieme di paura e di piacere. Paura, sempre paura. Paura di soffrire, paura che io mi approfitti del tuo amore, paura di lasciare che le cose sfuggano al tuo controllo e ti feriscano. Io, Bambolina, penso che sia semplicemente paura di darti. Sai, mi sembri un guerriero che a ogni battaglia si ritira in un pezzo di terreno sempre più piccolo e ristretto. Oggi è nella torre del suo castello, la sua ultima difesa.
Mi stai seguendo, vero? Ho voglia di fare l’amore con te. Di essere tuo, ma tu mi dovrai lasciare entrare senza remore, anzi mi devi implorare proprio con quella parola che non vuoi dire e io so che allora sarò per te quello che nessun altro è mai stato. E’ una dichiarazione d’amore. Forza, pronuncia quelle parole. Sono loro che ti libereranno e ci faranno amare.
Ti accarezzo il pube con la mano, ti sei depilata come piace a me, con i peli corti sopra per lasciarti accarezzare e rasati sotto, come fosse un’altra bocca. Si vedono di più le grandi labbra così, gonfie, che sembrano non trovare lo spazio dove stare. Al solo guardarti mi prende il desiderio di mangiarti. Ci infilo un dito e le accarezzo. Sobbalzi. Fremi.
Come stai Bambola? Sei sudata, sei in mio possesso e ancora ti controlli. Io mi sto divertendo.
Mi vuoi? Sì, lo vedo, ti si legge sul volto.
Mi sistemo con le ginocchia sul letto proprio all’altezza del tuo pube. Mi devi dire solo una parola, su, non resistere. Sono nella posizione migliore per entrare dentro di te e farti godere, subito se lo vuoi. Dimmi tu. Appoggio il glande sulla fica. Potrebbe essere adesso, se cedi. Lo faccio entrare poco, solo per farti sentire che potresti averlo tutto. Lo sposto verso l’alto, verso il clitoride, mi piace vederlo scivolare avvolto dalle labbra. Quanto sei bagnata! riesci ancora a dominarti? No, questo è un punto dove ti piace da morire essere toccata, per questo lo lascio stare. Non sono cattivo, lo faccio per te. Lo sposto giù, di nuovo, all’ingresso della vulva, lo faccio entrare poco.
Ecco, stringi le corde con le mani a pugni chiusi, aggrappati, sollevati, fammi sentire che il tuo desiderio è arrabbiato. Spingi il bacino verso di me per prenderti il mio sesso ma io mi ritraggo. Sembri un ragno a quattro zampe che cerca la sua preda. Non ancora, voglio la tua mente Bambolina, non solo il tuo corpo! Parlami, chiedimi quello sai e mi avrai.
I capelli sudati ti si incollano sulle guance e sulla bocca, getti la testa indietro e mi guardi, Dio! Quanto sei bella. Dimmelo, dimmelo e sarò dentro di te. Mi senti? lo spingo dentro forte una volta ancora, un solo colpo, stai quasi per venire, e mi fermo di nuovo. So che lo puoi fare, so che stai per crollare, sorrido io ora. Lasciati andare, abbandonati, sono qui, io sono per te. Ti voglio ti voglio.
No, non lo pronunciare in silenzio, non sussurrare, non lo devi dire a te stessa, devi gridarlo, devi dirmelo con tutta la forza del desiderio, dimmi che mi ami, chiedimelo, perdi il controllo eccomi ora. Sì! Urlalo: “Scopami! Scopami! Scopami!”.
Ti amo Bambolina! Eccomi, dentro di te, forte e piano, senza più smettere, fino alla fine. Sono tuo e tu sarai mia per sempre.

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