Racconti Erotici

Fetish

Scritto da Jon Harmon

Era cominciato tutti così per caso: con una breve e furtiva navigazione in un social network alla ricerca di personalità nuove e intriganti; aveva notato quella foto così sensuale,...

quei piedi così vellutati che calzavano delle magnifiche scarpe rosso fuoco con i tacchi a spillo, e ne era rimasto completamente soggiogato.
In pochi istanti aveva schiacciato quel tasto fatale che consente a due sconosciuti di scambiarsi l’amicizia senza essersi mai visti prima; e da lì era iniziato un vortice di emozioni dal quale era praticamente impossibile uscire.
Erano trascorsi solamente alcuni secondi, quando il suo personal computer diede il segnale che era pervenuto un messaggio dalla sua misteriosa complice.

Ciao schiavo.
Buongiorno... come la devo chiamare?
Signora.
Buongiorno Signora.
Che lavoro fai?
Sono un avvocato.
Avvocato? Interessante... è il mestiere più sexy.
Davvero?
Sì. Hai esperienze come schiavo? Sei feticista?
Sì...
Bene!
Che cosa posso fare per Lei?
Devi cercarmi, scrivermi e pensarmi continuamente.
E’ impegnativo. Ma ce la farò.
Non deludermi.
Posso continuare a scriverLe?
Devi!


Da quel giorno si erano scambiati messaggi a ogni ora del giorno, discettando in un linguaggio a volte allusivo, a volte esplicito, sulle fantasie erotiche che essi sembravano condividere appieno.

Le piace scriversi con me?
Molto.
Perché?
Perché sei un uomo intelligente e non se ne trovano in giro.

Per giorni e giorni Lui aveva chiesto di incontrarla, ma invano. Su questo, Lei era stata irremovibile.
Sarò io a decidere come e quando.
Va bene... Mistress! Posso sognarla, almeno?
Certo.


Poi, fatalmente, era giunto il grande giorno; inaspettatamente, senza preavviso, come un fulmine a ciel sereno nel bel mezzo della savana.

Ti aspetto nel mio ufficio. Devo chiederti una consulenza legale.
Se è urgente ne possiamo parlare al telefono o via mail.
Ho detto che ti aspetto nel mio ufficio. Non tollero discussioni.


Lui aveva lasciato perdere tutto quello che stava facendo ed era salito su un taxi per rispondere alla chiamata della sua misteriosa interlocutrice. La distanza che lo separava dalla sua Musa era sempre stata maggiore di quanto fosse lecito sperare, ma stavolta era diventato finalmente degno di comparire al suo cospetto...
Quando varcò la soglia dell’ufficio della sua Lei, provò un tuffo al cuore; ma la sensazione di euforia che lo possedeva crebbe a dismisura quando la vide: sguardo fiero e penetrante, labbra sensuali e due occhi da cui sembrava promanare una volontà di ferro.
Lui emise un profondo sospiro: "Sono arrivato, Mistress; come mi aveva ordinato. Posso fare qualcosa per Lei?".
Lei increspò le labbra: "Naturalmente sì! Altrimenti non ti avrei chiamato. Voglio che tu controlli per me questo contratto", e tirò fuori dal cassetto un cospicuo incartamento.
Lui diede un’occhiata rapida ai documenti: "E’ in inglese. Non sarà certo una faccenda semplice venirne a capo".
Lei lo guardò con aria infastidita: "Sono sicuro che tu puoi farcela. Chi altri?".
Aveva mantenuto una posa distaccata, ma si vedeva lontano un miglio che era fiera e orgogliosa di averlo a sua completa disposizione.
Lui guardò con attenzione le clausole, consultò alcuni codici e poi alzò lo sguardo per incrociare quelli della sua Mistress.
"Allora?", fece Lei. "Lo posso firmare?".
"Direi proprio di sì! Non vedo criticità particolari, nel testo".
Lei fece per prendere in mano una penna onde siglare le pagine, ma la biro cadde inavvertitamente sul pavimento.
Lui le fece segno di non preoccuparsi: "Ci penso io, Signora. Gliela raccolgo io".
Lei piegò le labbra in una smorfia: "Ci mancherebbe pure... schiavo! Lo davo per scontato".
Lui si chinò per riprendere la penna, ma Lei gli mise un piede sopra la schiena, impedendogli di fatto di rimettersi in piedi a meno di non usarLe violenza... circostanza, questa, da escludere categoricamente.
"E adesso?", fece Lei.
"Non saprei", rispose Lui. "In fondo, è Lei la padrona".
"Non fare lo spiritoso. Sai benissimo cosa devi fare", disse Lei togliendosi lentamente le scarpe con studiata lentezza.
Lui prese in mano una delle divine piante della Sua Mistress e cominciò a leccarla dolcemente, con delicatezza, indugiando a ogni curva e succhiando avidamente l’alluce; poi passò all’altro piede ripetendo pedissequamente l’identico rituale. Passarono i minuti, forse le ore... e Lui non si era ancora stancato di toccare, accarezzare, massaggiare, baciare e leccare le estremità inferiori della Sua Signora.
"Bravo", disse Lei mugolando di piacere. "Adoro avere i piedini bagnati dalla lingua del mio schiavo".
"E adesso?", fece Lui.
Lei lo afferrò per la cravatta e digrignò i denti: "E adesso... adesso te ne torni nel tuo Studio, naturalmente. Non penserai di poter accampare qualche diritto solo perché ti ho permesso di accarezzarmi. La prossima volta – se e quando ci sarà; sarò sempre io a decidere – forse potrai sperare in qualcosa di più. A presto, schiavo!".
Lui si rimise in posizione eretta e cercò di darsi un contegno, anche se la sua evidente erezione tradiva il suo sommovimento interno.
Lei sorrise, con aria trionfante: "Questa sera potrai fare tutto quello che vuoi, pensando a me. Per ora, accontentati di avermi visto".
Poi si avvicinò al suo umile e docile servitore e gli stampò un bacio sulle labbra: "A presto, schiavetto mio! Pensami".

La seconda volta avvenne a distanza di pochi giorni; fu ancora una volta Lei a prendere l’iniziativa...
"Devi venire nel mio ufficio. Subito!".
"Ho una riunione urgente. Va bene se arrivo questa sera?".
"No! Ho detto subito!".
Disdetto ogni impegno, Lui corse a raggiungere la sua Mistress senza indugiare. Quando arrivò, era ormai orario di chiusura... le luci erano ormai spente, ma Lui osò entrare lo stesso, perché così gli era stato ordinato.
All’interno di quell’ambiente buio, Lui non sapeva orientarsi, ma udì una voce che lo chiamava: "Entra. Sono in archivio: la seconda porta sulla sinistra".
Quando riuscì a districarsi nell’oscurità e a trovare il passaggio che lo avrebbe condotto nella stanza della sua Lei, rimase abbacinato.
La sua Padrona era vestiva unicamente con un corsetto nero, che aderiva perfettamente alle sue forme, e con un perizoma; calzava un paio di scarpe anch’esse nere, dalle suole rosse.
"Signora, così viene voglia di cadere ai suoi piedi", esclamo Lui.
"Deve venirti", replicò Lei.
"Anche di leccarli, però... e di succhiare gli alluci".
"Perché no? Prima però spogliati".
Lui si denudò più in fretta che poté, poi si mise in ginocchio davanti alla sua Mistress, leccandole i piedi con delicatezza. Dopo qualche minuto, cominciò a risalire pian piano con la lingua su per le gambe, massaggiando delicatamente i polpacci e le cosce.
A un cenno della sua dom, Lui si sentì finalmente autorizzato a mettersi di fronte al suo monte di Venere, in uno stato di totale adorazione...
"Avanti, schiavo! Continua: non ho tempo da perdere...".
Lui cominciò a sfiorarle la vagina con le labbra, stando bene attento a carpire quali fossero le parti più sensibili al contatto fisico; poi sussurrò: "Posso farle un pigiama di saliva?".
"Che bell’immagine!".
"Be', non è elegantissima".
"Non mi interessa l'eleganza. Continua!".
Lui riprese a leccare con gusto, indugiando spesso sul clitoride, mentre Lei poggiava i suoi piedi scalzi sul membro eretto di Lui.
"Non so quanto resisterò, Padrona".
"Non fa niente: adoro sentirlo tra i piedi".
"Sto per impazzire...".
"Lo so... continua a leccare... Sì.. bravo, così".
Lentamente, con maestria, Lui continuò a esplorare i sentieri del piacere della sua dom, il cui corpo iniziò a essere percorsi da brividi.
A quel punto, Lui cominciò a concentrarsi sulle parti più sensibili, ponendo particolare attenzione alle reazioni provocate dal contatto con la sua lingua.
All’improvviso, Lei ebbe un sussulto... poi cominciò a mugolare e a muoversi convulsamente, emettendo di tanto in tanto un gridolino di piacere; il tremolio si fece via via più intenso, sino a un ultimo e liberatorio orgasmo finale.
Mentre Lei cominciava a rilassare i muscoli, Lui sussurrò: "Non vorrà pensare che io abbia intenzione di smettere, a questo punto. A meno che non me lo ordini espressamente".
"Non lo direi mai...", replicò Lei, sorridendo.
"Allora continuerò... sino a farla venire un’altra volta!".
"Non stai esplodendo?".
"Sì, certo".
"Potrebbero aiutarti i miei piedi".
"Potrebbero.... dipende da Lei".
"Tutto dipende da me".
Lui proseguì, instancabile, a comportarsi da servo adorante della sua Padrona, senza dare segni di stanchezza: la sua lingua, anzi, percorse tutti gli infiniti sentieri del piacere femminile e continuò a leccare senza interrompersi, nemmeno per un istante.
Lei raggiunse in breve tempo un secondo orgasmo, ancora più intenso del primo; il grido, questa volta, fu un’espressione di puro piacere, un lungo attimo di godimento, senza se e senza ma.
A quel punto Lei si accese una sigaretta e mormorò: "Ben fatto, schiavo; ora continua a leccarmi i piedi".
Mentre il suo sub venerava il suo piede sinistro, Lei si mise tranquillamente a fumare una sigaretta, con ostentata lentezza.
Una volta terminato il suo rituale, Lei fissò con sguardo glaciale il suo schiavo, il cui membro aveva ormai raggiunto il massimo dell’erezione.
La Mistress rise divertita, poi afferrò il pene del suo schiavo tra i piedi, strofinando dolcemente: "Adesso posso dedicarmi al tuo godimento...".
Lui riuscì a resistere per pochi minuti; di lì a poco esplose, senza ritegno alcuno, con una polluzione che bagnò completamente i piedi della sua Padrona.
Dopo aver goduto sino in fondo di quell’orgasmo improvviso, Lui la fissò, imbarazzato: "Che vergogna, Mistress. Non sono riuscito a resistere".
Lei lo rassicurò: "No, stai tranquillo; mi è piaciuto. Era il tuo compito".
"Allora va bene così", replicò il sub.
"Puoi rivestirti, schiavo", esclamò Lei. "Mi hai reso soddisfatta. Se vai avanti così, è probabile che ricorrerò presto ai tuoi servigi. Adesso rivestiti... non mi servi più... almeno per il momento".
Lui si rivestì in fretta senza che la sua Padrona lo degnasse di uno sguardo; prima di salire in taxi per ritornare a Studio, cercò invano di incrociare gli occhi della sua Lei.
Da quel giorno, Lei non gli scrisse più... sparì completamente dalla vita del suo sub, senza fornire né alibi né spiegazioni. Lui cercò invano di riallacciare un rapporto, ma infine si dovette rassegnare a vivere del ricordo di quei momenti unici e irripetibili.

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