Racconti Erotici

Gomma e carne

Scritto da Morgan Ellis

Non collega immediatamente il ricordo appannato di una botta in testa con il ruvido che le stringe i polsi e le caviglie. La luce è poca, grigia, filtra da aperture, forse vetrate, chi lo sa? Non le vede.

La sedia su cui siede è fredda, dev’essere di metallo.
Un’esigua tiepida corrente le scorre fra le dita dei piedi. In quel momento realizza: è legata a una sedia ed è nuda. I malleoli sono stretti contro le gambe della sedia, le mani legate dietro la schiena, i polsi contro il metallo. Le fa male la schiena: ha un grosso cuscino tra sé e lo schienale, non riesce nemmeno a piegare le braccia: il cuscino la spinge in avanti.
Prova a serrare le gambe almeno un po’, improvvisamente pudica, anche se la stanza spoglia è deserta. La posizione è però scomoda, così si abbandona sulla sedia sconfortata, il mento le cade sullo sterno, le dita delle mani si distendono, le cosce si spalancano, le ginocchia scivolano naturalmente in fuori col bacino spinto così in avanti dall’ingombrante cuscino.
Chiude gli occhi, qualche secondo ed ecco: un tocco leggero.
Apre gli occhi: una sottile fascia di seta rosa la sfiora dall’alto. Prima il viso, poi le spalle. Cerchi concentrici che muoiono sui capezzoli. Le duole la testa, ogni muscolo è indolenzito e nella semioscurità quel rivolo rosa l’accarezza. Scivola sulle cosce, arriva a sfiorarle i peli pubici.
Tiene gli occhi chiusi, non c’è nulla da vedere, ma li riapre di scatto quando qualcosa di umido si sposta rapido dalle ginocchia all’interno coscia. E' un cazzo di gomma ben lubrificato l’oggetto che si struscia contro la sua fica e l’uomo che lo maneggia è completamente vestito di nero, il volto nascosto da un passamontagna, le mani guantate. La cappella di gomma le accarezza il clitoride, lei serra di scatto le ginocchia, grida, l’uomo sorride divertito e in un attimo la sua lingua calda è sui capezzoli. Lei geme, disorientata mentre il suo corpo già la tradisce: paura e voglia si stanno mescolando dandole brividi intensi. I denti dell’uomo la mordicchiano. Dischiude le ginocchia, il cazzo torna subito a importunarla, è sul suo clitoride e, appena comincia a farlo vibrare, la fica si allaga.
La ragazza emette un mugolio e spalanca le gambe. L’uomo le sussurra parole sporche all’orecchio e lei ha un sussulto. Il cazzo le entra dentro, un grido basso, improvviso, il fiato già grosso, i capezzoli ormai duri tra quelle mani sconosciute. Poi, nel buio, il tintinnio della fibbia della cintura che viene slacciata, la zip che viene abbassata e un cazzo vero, di carne e sangue, umido e appiccicoso, gonfio, che le viola la bocca. E la bocca risponde immediatamente cominciando a succhiare.
L’uomo si piega, un gesto rapido e la ragazza ha le mani libere, la tira su per le spalle, la bacia di prepotenza sulla bocca mentre continua a masturbarla col cazzo di gomma facendole piegare le ginocchia. Lei si aggrappa alla felpa nera, piegata dal piacere, geme forte. Presto anche le caviglie sono libere. L’uomo la solleva, lei si aggrappa al suo collo e si lascia portare su un letto, in un angolo della stanza. Ed è solo in quel momento che si accorge di conoscere l’odore di quella pelle sconosciuta, il sapore di quel cazzo sconosciuto. E allora si stringe all’uomo, solleva il passamontagna fin sotto al naso e gli rifila un bacio pieno di voglia.

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