Racconti Erotici

In quella tenerezza deviata che m'è congeniale come il respiro

Scritto da Demoniafuriosa

Avevate tutti e due gli occhi color cielo di maggio. Di un azzurro limpido e doloroso.

Non credevo possibile tanta bellezza tutta insieme. Per me soltanto. Mi sono chiesta che meriti pregevoli avessi mai avuto per cotanta grazia. Tu l’artefice e architetto diabolico della divina nottata.
Ci eravamo incontrati fuori a bere. E avevamo bevuto tanto. Per brindare festanti al progetto impudico che nelle nostre menti si era orchestrato. L’etilico nelle nostre vene scorreva furioso. Danzavo baccante con la morte quella serata lavata di pioggia. Un suicidio dei sensi in eretto massacro purpureo. La luna da lassù apparsa benediceva lo scellerato piano.
La serata si era spostata in una casa dove l’ennesima festa alcolica aveva preso vita. Il padrone di casa aveva uno sfacciato debole per me che non disdegnava di nascondere al pubblico. L’avevo un po’ baciato alla finestra. Così. Perché nell’attesa mi annoiavo. Annegavo i neuroni nell’ebbrezza del vino. Per altro abbastanza scadente.
Al culmine del tedio mi ero recata nell’unico bagno dell’appartamento. Tutto bianco e nero. Con i tessuti intonati. Decisamente moderno e gradevole. Stavo lì dentro seduta sognando mirabolanti accadimenti quando la porta del bagno si è aperta. E voi siete comparsi sulla soglia. Pensavo di averla chiusa ma probabilmente faceva difetto. Vi ho visto entrare con quello sguardo feroce di belve affamate. Due leoni che fissavano negli occhi la gazzella braccata. Siete entrati con quello sguardo e quel sorriso beffardo. Io ho avuto un sussulto. Per la piacevole sorpresa inaspettata. Un sorriso diabolico sulle labbra mi s’è dipinto. Frenetici mi avete tirato su senza riguardo per le mie mutandine abbassate e la mia nudità così bianca ed esposta. Avete cominciato a toccarmi e baciarmi dappertutto. Lì in piedi. In quel bagno così moderno e gradevole. La mia testa girava. Non realizzavo nulla. Mi pareva di essere sotto shock. Attimi o eternità dopo il padrone di casa bussava nervosamente alla porta pretendendo di essere ammesso a quei giochi deliziosi. Voi non mi volevate dividere. Ero tutta vostra. Soltanto vostra. Per quella notte folle.
Sono scappata via appena la porta si è aperta. Ho lasciato la festa così. Mi girava tutto. Non capivo più niente. Mi avete raggiunto in strada. Respirando l’aria umida per riprendere ossigeno. Abbiamo riso per la fuga poco educata e rocambolesca. Quindi abbiamo deciso che ne avevamo abbastanza di tutti questi preamboli. E siamo venuti da te. In quella stanza che così bene conosco. Hai portato altro alcol. Come se ce ne fosse stato bisogno. Ma un brindisi a celebrare il festoso baccanale proprio ci stava.
E' cominciato con la luna alta nel cielo e i miei abiti sparpagliati per terra. E' cominciato con tre corpi pallidi intrecciati a lenzuola scarlatte e un abat-jour acceso. Frustando a sangue ogni singola ora della notte. Per non perderne nemmeno un secondo. Le vostre mani erano su tutto il mio corpo. Come se miracolosamente si fossero moltiplicate. Sono stata ricambiata con tutta la turpitudine più oscena che teneramente vi ho regalato. Ridevamo sbronzi come bimbi che giocano assieme in dorati pomeriggi estivi. Ero felice. Di una felicità malata difficile da far comprendere ad altri. Un gioire morendo. Un lanciarsi nel vuoto sfidando Dio e i suoi angeli. Un tramutarmi in scandalosa vestale padrona assoluta dei vostri corpi. Ci ho giocato a mio diletto. Ci ho fatto ciò che mi pareva. E ne avete goduto immensamente. I vostri occhi color cielo di maggio ne erano viva testimonianza. Avevate i volti trasfigurati come quelli di due lascive femmine. Mentre con la lingua e le dita vi sodomizzavo. E le mie cosce stringevano serrandoli i vostri ventri. Tu dolcemente mi schiaffeggiavi e facevi colare la tua saliva tra le mie labbra. Lui mi riempiva con il suo membro enorme. Mi avete preso tra le braccia. Tu davanti. Lui dietro. Mi guardavi sussurrandomi le cose che sai piacermi. Ti ricambiavo colpendoti il volto. Piano. Provocatoriamente. E' andata avanti all’infinito. Il dilatarsi delle ore vedeva comporsi quadri spettacolari di furenti incastri. Io, dea adorata al centro d’ogni vostra immorale attenzione. Ci siamo riposati a un certo punto. Istanti o eternità dopo. Io avevo un boato nel cervello. Probabilmente mi facevate compagnia. Io e lui ci siamo abbracciati. Come adolescenti in amore. Ti abbiamo detto che ti dovevi unire. Ti sentivo lontano. Spossato nell’affanno. E non volevo. Volevo tu fossi con noi. Vicino. Unito in quel mistico e sporco abbraccio. In quella tenerezza deviata che m’è congeniale come il respiro. E alla fine eravamo tutti e tre avvinghiati a ridere. Come bimbi che giocano assieme in dorati pomeriggi estivi. E io ero felice. Lì nel mezzo. Di una felicità malata difficile da far comprendere ad altri. Un gioire morendo. Un lanciarsi nel vuoto sfidando Dio e i suoi angeli. Un tramutarmi in scandalosa vestale padrona assoluta dei vostri corpi.
Come se fossimo stati così da sempre. Stelle crocifisse a un cielo di quarzo in quella notte bagnata di pioggia. In quell’orchestrato delirio in cui infinitamente a voi mi sono concessa. Tutta vostra. Solo per voi. Baccante che scellerata con la morte danza. Voi i miei perfetti compagni di gioco. I miei osceni amanti. Due meraviglie che il respiro accorciano. Un suicidio dei sensi in eretto massacro purpureo.

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Ricerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti per ricevere le nostre promozioni e le ultime news.

Lascia un messaggio veloce!