Racconti Erotici

Inaspettatamente sul finire di un ventoso pomeriggio autunnale

Scritto da Demoniafuriosa

Mi hai guardato. C’era desiderio nei tuoi occhi. Spasmodico ed elettrizzante desiderio. Che non potevi trattenere. Nella sala gremita di gente.

Eri lì per lavoro. Dovevi fare qualche foto. Un incontro fortuito inatteso. Da tempo non ci vedevamo.
Abbiamo scambiato qualche parola. Molti sguardi. Incandescenti sguardi di spasmodico ed elettrizzante desiderio saturi. Il tuo profumo come al solito a turbare la mia quiete. Ci siamo salutati, anche se non volevamo. Dovevi andare via.
Smaniosa sono tornata al mio posto. Non riuscivo a stare ferma sulla sedia. L’occasione importante richiedeva compostezza ed eleganza. Struggente il tuo odore rimaneva sui miei polsi tanto che avrei voluto sbranarmi da sola le vene. Per assaporarne ogni stilla.
Poi mi hai chiamata. All’improvviso il telefono ha vibrato. Mi hai convocata. Mi volevi da te. Nel tuo appartamento. Volevi vedere quanto so essere puttana. Volevi assaporare il mio patologico esibizionismo sfoggiato in tua celebrazione.
Io sono venuta. Ho lasciato la sala gremita di gente. Ho lasciato amiche un po’ stupite. Un po’ divertite.
Ti ho raggiunto. Sono salita con te. Dentro una scatola-ascensore compressi. I nostri corpi tesi riflessi nello specchio.
Abbiamo fumato sul tuo divano. C’era una tempesta fuori ma non lo sapevamo. Avevi poco tempo. Dovevi tornare a lavorare. Una cosa veloce. Una cosa breve. Un incontro furtivo inatteso. Fumo voluttuoso a salire nell’aria della stanza. Mi hai chiesto se mi fidavo di te. No. Io non mi fido. Non mi fido di te. Non mi fido di nessuno. Guardinga sto sempre pronta a schivare colpi che non gentili su di me si abbattono. Non sei stato da meno. Anche tu ti sei abbattuto senza grazia. Furente ti sei scatenato. No, io non mi fido mai. Ma la mia natura libertina non ama costrizioni o formalismi.
Per cui ti ho seguito in bagno. Come tu mi hai chiesto. C’era freddo. Un freddo intenso su tutto il mio corpo. Ti sei spogliato davanti a me. Rivelando la perfezione di un corpo maschio e tonico. Lo sai che io non so resistere. Lo sai quanto sono puttana. Lo sai quanto adori sfoggiare il mio esibizionismo patologico. Quasi quanto lo ami tu. Mi hai sfilato il vestito. Il reggiseno. Gli stivali. Le mutandine che hai annusato con fare disinvolto davanti a me. Sono rimasta nuda. Solo velate autoreggenti nere a celare il pallore delle gambe. Perché mi hai detto che io a casa tua non sono mai stata vestita. Sorridendo diabolico lo hai detto. Ti sei eccitato. C’era desiderio nei tuoi occhi. Spasmodico ed elettrizzante desiderio. Che non potevi trattenere. Si è manifestato così. Inaspettatamente. Sul finire di un ventoso pomeriggio autunnale. Un incontro fortuito inaspettato. C’era una tempesta fuori ma non lo sapevamo.
Hai cercato la mia fica. Subito. Quasi fosse vitale averla. Con le mani l’hai cercata. Entrandoci dentro. Quasi volevi sventrarla. Ti sei accanito con vigore sul mio corpo. Con violenza l’hai esplorato in ogni suo femmineo orifizio. Così. Senza grazia. Maldestro l’hai teneramente torturato. Questo mio corpo-bomba. Che lancio tra la folla facendolo brillare come un ordigno.
Vorrei la gente si uccidesse a guardarmi. Vorrei non riuscisse a sostenere il fascino delle mie tornite carni. Ho avuto amanti più delicati. Ho avuto amanti più gentili. Tu no. Tu ti sei abbattuto con ferocia su questo corpo straziandolo in profondo. Furente ti sei scatenato. Non risparmiando niente. I miei seni. Li hai presi a unghiate facendoli diventare rossi e gonfi. Mi hai morso la lingua e le labbra. Mi hai infilzato con le dita e con il cazzo. Dappertutto. Mi hai scopata piegata sul cesso. Prona appoggiata alla vasca da bagno. Carponi sul gelo del pavimento. Il mio corpo disteso che nel martirio ti si offriva. Mi hai torturata. Mi hai sventrata. Mangiata. Mi hai fatto violenza. Una violenza inaudita. Di un eccitante pazzesco. Ho urlato dal male e dal piacere insieme. Sdraiata con le gambe divaricate ti ho offerto lo spettacolo del mio sesso. La mia fica completamente depilata. Le labbra rosa che si schiudevano come petali a disegnare eleganti geometrie nell’aria. Mi bagnavo mentre lentamente mi accarezzavo. Mi succhiavo le dita guardandoti. Tu seduto davanti ti facevi una sega guardandomi. C’era desiderio nei tuoi occhi. Spasmodico ed elettrizzante desiderio. Che non potevi trattenere.
Per questo hai fatto violenza su queste membra. Che attendevano la punizione. La tua lama affilata che mi entrava dentro trafiggendomi. Una lama incandescente a conficcarmisi nella carne. Facendola fremere di spasmi nel supplizio. Il corpo teso e rigido come un arco. Lo volevo straziato a protendersi verso l’alto come una verticale di luce. Esteticamente bello. Come il corpo di Gesù Cristo crocefisso appeso a un nastro di pizzo al mio collo. Sbatteva furioso sul mio seno a ogni colpo potente di reni che mi davi. Sul mio pallido e sontuoso petto lui sbatteva in laceranti spasmi che gli incurvano il corpo. Teso come un arco. Il suo supplizio era il mio. Il suo dolore era il mio. Io l’aspettavo questo castigo. Febbrilmente l’aspettavo. Perché sono una puttana e lo sai. Quella che patologicamente esibisce lo scatenarsi delirante delle sue carnali voglie. Offrendo il suo corpo. Senza ritegno. Lo sai che adoro offrirlo. Solo quello. Nient’altro. La mia fica. Il mio culo. Le natiche che schiaffeggi. I seni che mordi. Tu sai tutto questo. Sai che mi ci voleva. Una punizione esemplare. Per la puttana libertina che sono. Per come mi do senza ritegno a molteplici amanti che non amo.
E' solo una questione di pelle. Di odori. Di chimica dei corpi. Il tuo odore mi scatena le voglie. Turba la mia quiete. Sempre mi fa questo lubrico effetto. Il tuo cazzo. L’ho sentito bruciante nella pancia. Si muoveva sgraziatamente simile alla perfezione danzante. Io urlavo. Ansimavo. Di spasmi rotta. Mentre mi sodomizzavi frustando la rotonda perfezione del mio culo. Io piantavo le mie unghie nelle tue braccia ornandole di scarlatti fregi. Ne volevo di più. Ne volevo ancora. Del sesso selvaggio e violento. Per niente romantico. Io odio il romanticismo. Mi fa allergia. Mi dà la nausea. Lo sai. Sono una stronza-sadica-puttana. La puttana più stronza e sadica che ci sia. La puttana che te lo succhia genuflessa. Che si fa tirare i capelli mentre me lo infili da dietro.
Mi hai dato quello che cercavo. Mi hai dato quello che mi meritavo. Inaspettatamente sul finire di un ventoso pomeriggio autunnale. Mi hai cercata. Mi hai voluta. Bramavi vedermi godere. Crollare nell’estasi. Dimenarmi come un’invasata. Fondere insieme questi corpi-bomba da gettare addosso al mondo. Tutti dovrebbero uccidersi nel vederci scopare così furiosamente. Non riuscendo a sostenere il fascino delle nostre carni nude che violente s’incastrano.
Poi l’orgasmo. Il delirio dei sensi. A dipanarsi in tutte le mie cellule. La tua maestosa eiaculazione. Sul mio ventre. In mezzo ai seni. Un bacio perverso e decisamente hard a suggellare l’opera d’arte. Una scopata furiosa. Eccitante. Inaspettata. Sul finire di un ventoso pomeriggio autunnale.

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