Racconti Erotici

Seta

Scritto da Pizzo Nero

Decisa a pretendere una conversazione che non sia a rischio di interruzioni inopportune lo chiamo appena rientrata a casa, ma il suo cellulare suona a lungo senza che lui risponda. Può darsi che sia ancora in ufficio?

Riprovo più tardi, ma con lo stesso risultato, probabilmente sarà a cena con i suoi collaboratori, o forse si starà rilassando in piscina... Può ben permetterselo lui! Al terzo tentativo andato a vuoto mi arrendo all’idea che stia trascorrendo la serata in qualche locale, in compagnia magari. Aspetterò che veda le chiamate perse e si faccia vivo.
Il suono del cellulare mi sveglia in piena notte, a fatica riemergo da un sonno profondo e agitato.
"Stai dormendo?".
La sua voce pastosa mi riscalda e mi eccita all’istante. Mi stiro pigramente tenendo il telefonino incastrato fra la spalla e l’orecchio: "Mmh... più o meno...".
"Sei sola?".
Dannazione! Non voglio arrabbiarmi né sentirmi ferita dalla sua domanda poco opportuna, così replico prestandomi al gioco, accondiscendente: "Adesso non più, ma che ore sono?".
"Ha importanza?".
"Non proprio ma... hai fatto tardi lavorando?".
"Già, sono un uomo...".
"...molto impegnato, lo so!".
E anche molto reticente, e d’altra parte che diritto ho di chiedergli conto di come passa le sue serate e con chi? Magari è proprio per non avere impicci che mi chiama quando sono al lavoro, o forse lo eccita il pensiero del sesso in ufficio?
"E tu?".
"E io che cosa?".
"Cos’hai fatto stasera?".
"Ho inseguito un uomo troppo impegnato perfino per rispondermi al telefono".
"Uhm... non sempre ho il cellulare con me...".
"Specialmente quando non vuoi essere disturbato! Immagino che a causa del tuo lavoro tu riceva diecine di telefonate e che intrattenendo rapporti col Giappone ti chiamino a tutte le ore. Capisco che tu provi il bisogno di staccare e rilassarti".
"A proposito di Japan, che mi dici delle nuove stampe Shunga che ho acquistato, ti piacciono?".
"A proposito del fatto che me le hai mandate in ufficio, e che il mio capo ha libero accesso alla mia posta... Se volesse farne un regalo alla moglie posso dirgli di rivolgersi a te perché tu gliene procuri una?".
Il suo silenzio si protrae tanto a lungo da farmi temere che sia caduta la linea.
"Ti ho messo in imbarazzo forse? Non vorrai dirmi che ho messo nuovamente a rischio il tuo posto di lavoro?".
"Non fare l’ingenuo o credi davvero che le caselle postali aziendali servano per ricevere messaggi erotici?".
"Quelle sono opere d’arte! Dimmi se le hai guardate...".
Certo, e lo ho anche stampate per apprezzarne meglio i particolari e mi sono anche eccitata come un’adolescente, dannazione, vedendo quei corpi intrecciati e pensando a noi due impegnati nello stesso gioco, come due contorsionisti del sesso!
"Uhm, sì, ci ho dato un’occhiata in fretta. Anch’io sono piuttosto impegnata sai?".
"Dimmi, quale delle due ti è piaciuta di più?".
"Oh, be' non sono proprio un’esperta d’arte e così...".
"Non stavo parlando di arte, anche se il buon sesso può essere considerato un’arte! In fondo anche per quello ci vuole tecnica, esperienza, abilità, fantasia... e passione. Tutte qualità che tu hai dimostrato di possedere".
"Mi stai suggerendo di dedicarmi allo Shunga?".
"Non proprio, ma ti vedrei bene come geisha. Sai, non mi dispiacerebbe averti a disposizione tutta nuda, coperta solo da un kimono di seta lasciato aperto per poterti sbirciare nella scollatura mentre mi pratichi un massaggio. Ti chiederei di cominciare dalle spalle e le braccia, quindi la schiena e le gambe".
"Oh, hai saltato le natiche!".
"Be', forse, ma conoscendoti tu non le salteresti davvero, anzi ti ci impegneresti con tanta dedizione da mandarmi a fuoco... Lo hai già fatto, ricordi?".
Accidenti a te! Certo che lo ricordo, tanto da sentirmi informicolire i polpastrelli al pensiero della sensazione che ho provato mentre te li affondavo nella carne polposa e soda dei glutei!
"Stai sospirando? Sei eccitata quanto lo sono io?".
"Uhm... uhm...".
"Sì che lo sei, ammettilo! Così eccitata che non puoi evitare di immaginare che, dopo avermi strofinato a lungo, mi faresti girare sulla schiena e contempleresti orgogliosamente la mia erezione sapendo di poterti prendere il merito di averla suscitata! E io mi lascerei guardare da te, e ti accarezzerei con lo sguardo i capezzoli che ti si sono inturgiditi solo all’idea che ti sto spiando. Dimmi che è così, che sono così duri e appuntiti da far male, dimmelo che i tuoi seni sono gonfi per il bisogno di essere toccati dalle mie mani. Dimmi che sei tesa come me".
"Io, io... credo di sì...".
"Oh, io ne sono certo, tanto che tenderei la mano per allargarti la scollatura e godrei nel vederti rabbrividire tutta per merito della carezza della seta sulla pelle nuda. Mmh... seta su seta, ma tu mi tormenteresti scostandoti per non lasciarti toccare, non ancora, anche se impazzisci per il bisogno di sentire le mie mani sulla pelle, e il tocco della mia lingua...".
Cerco di sottrarmi a questa sua malia, già sapendo che è inutile: "Tesoro, io non credo che...".
"Ssh... non cercare di negare l’evidenza, perché mentre ti muovi attorno a me posso sentire l’aroma della tua eccitazione, il kimono si è aperto ancora, o forse sei stata tu che hai fatto in modo che il nodo della cintura si allentasse per mettere a nudo quel tuo triangolo di riccioli scuri, così soffici e profumati. E io mi sto tendendo tutto al pensiero di quello che nascondi tra le cosce, sto letteralmente impazzendo al pensiero della tua carne lucida di eccitazione. Il tuo profumo è tanto intenso adesso che posso avvertirne il sapore sulle labbra e sulla lingua. Ma tu non mi permetti di assaporarti, non ancora, però mi guardi e hai le labbra secche perché te le inumidisci con la lingua così che io non posso fare a meno di pensare a cosa è capace di fare quella punta rosa sulla mia pelle. Ce l’ho così duro che potrei scoppiare! Puoi vedermi? Guardami! Guarda quanto ti desidero. Mi senti?".
"Ma cosa mi stai facendo? Io...".
"Cos’hai addosso? Dimmelo! Dimmi che sei tutta nuda perché è così che io ti immagino adesso. Perché per torturarmi ti sei lasciata scivolare il kimono giù dalle spalle, con un fruscio lieve che mi ha fatto rabbrividire tutto... come una carezza leggera sui testicoli. E adesso posso vederti bene anche se ti sei allontanata ancora, ma so che l’hai fatto per tormentarmi, perché potessi guardarti meglio, dappertutto. Come se potessi desiderarti più di così! Dimmi che sei tutta nuda per me!".
"Sì...".
"Allora sollevati i seni come se volessi porgermeli da baciare e da succhiare... Lasciati guardare ancora un poco così, mentre mi offri i tuoi capezzoli rosa già appuntiti come frecce! Potrei affogare in quelle tette gonfie e poi impazzire mentre ci affondo le dita e poi i denti... come in due pesche mature e polpose. Mmh... girati adesso, sì, così. Sei così bella".
Sta ansimando o sono fruscii sulla linea? Oppure sono io che ho il respiro affrettato, rapita da questa fantasia tanto intensa da poterla toccare?
"E sei così lontana! E’ un supplizio guardarti le spalle e la schiena e il sedere. Quel tuo culetto così tondo e sodo che mi tortura perché ti stai chinando in avanti mentre allarghi le cosce per mostrarmi... Oh... è un vero supplizio e tu sei decisamente diabolica stasera perché ti curvi ancora, abbastanza da lasciarmi intravedere quello che nascondi la sotto".
"Basta ti prego!".
"Ssh, non negarlo, lo so che ti stai eccitando, allarga le ginocchia ancora un poco e chinati in avanti, così. Dondola quel culo da urlo come facevi sulla pista da ballo per farmi impazzire! Lasciati guardare, e toccati".
Lo sento gemere sommessamente e non posso negare di essere eccitata all’idea che lui mi abbia portato a questo solo col suono evocativo delle sua voce.
"Non credo di poter...".
Sospira rumorosamente o forse sbuffa per la frustrazione e insiste: "Perché vuoi negarmi questo piacere? Pensa a me che ti sto guardando, pensa a quello che mi stai facendo...".
"Ma io non sto...".
"Oh sì! Adesso mi stai fissando da sopra la spalla mentre danzi per me con le mani spalmate sulle natiche per tenerle separate e farmi morire ancora un poco... Mi stai spiando e i tuoi occhi brillano quando il tuo sguardo mi accarezza l’erezione, e so che godi nel vedere come mi hai ridotto! Non ho mai sperimentato un’eccitazione così dolorosa, ho i testicoli gonfi e la pelle del cazzo tanto tesa che sembra che debba squarciarsi da un momento all’altro! Ma cosa te lo dico a fare tu lo sai, lo senti".
Il clitoride mi pulsa dolorosamente per l’eccitazione amplificata dall’astinenza e dalla sua insistenza roca, certo che lo so! Non faccio fatica a immaginare quel sesso impaziente e gonfio, quell’eccitazione granitica con quella punta succosa, umida che risplende davanti ai miei occhi come una splendida sfida. Così fiera, così spavalda così...
"Adesso che ti sei girata mi fissi come se volessi ipnotizzarmi per convincermi a fare quello che hai in mente. Ti avvicini ma non abbastanza perché possa toccarti e ti passi la lingua sulle labbra e poi ti inumidisci i polpastrelli e... No! Dannazione, non puoi farlo! Non puoi farmi questo, tu mi ucciderai così perché dopo averli bagnati con la saliva ti strofini i capezzoli e li fai diventare lucidi e ancora più appuntiti e io... posso avvertire il loro sapore che mi esplode in bocca e rischia di far esplodere anche me".
Sto impazzendo mentre stesa sul fianco e con i seni stretti fra le mani mi pizzico i capezzoli torcendoli e mugolando a causa delle fitte che mi saettano tra le cosce furiosamente serrate.
"E il tuo sguardo mi accende tutto, sto bruciando come se fossi disteso su un letto di fiamme e vorrei che tu mi toccassi, che mi stringessi il cazzo nel pugno. Vorrei che tu me lo prendessi in mano con quella tua presa fiera e possessiva capace di farmelo diventare ancora più duro... Ma tu non vuoi toccarmi e mi scocchi quello sguardo così seducente per indurmi a farlo per te. Ma lo sai cosa mi stai chiedendo? Sai che non mi toccavo da solo da... oh... non so più quanti anni sono passati dall’ultima volta ma tu lo stai reclamando in un modo così irresistibile! E per convincermi a toccarmi per te allarghi le cosce e ti dischiudi tutta con le dita per mettere in mostra quella carne luccicante. Sei così bagnata che posso vedere i succhi che ti colano fra le cosce spalancate e quel tuo profumo è sempre più intenso e vorrei succhiarti tutta e scivolarti dentro con la lingua e penetrarti con le dita e spingertele tutte dentro fino alle nocche e poi pigiare ancora ma...".
Si interrompe con il fiato corto tenendomi in sospeso... Adesso è lui che mi sta torturando, sono sicura che immagina fin dove mi ha condotto, sono sicura che intuisce che mi sono infilata due dita tutte dentro e forse può perfino avvertire lo stropiccìo lieve che il movimento di quelle dita che scorrono all’interno della vulva fradicia stanno producendo. Sono sicura che sa che mi sto sfregando piano il clitoride con il polpastrello e fremo in bilico sull’orlo del baratro... e forse può sentire anche che sto pulsando tutta, così vicina all’orgasmo da bruciare come se avessi un tizzone ardente infilato fra le cosce.
"Tu non vuoi lasciarti mangiare da me, così mi hai messo letteralmente in ginocchio... Sì, perché mi sono accucciato sui talloni per vederti meglio e per lasciarmi guardare da te che mi stai divorando con gli occhi e hai socchiuso le labbra come se volessi prendermelo in bocca... E solo all’idea di quelle labbra calde e vogliose che mi cercano e mi avviluppano... mi arrendo. Me lo stringo nel pugno e muovo la mano piano, avanti e indietro, in un movimento lento e tormentoso come faresti tu. E vorrei abbassare le palpebre per essere libero di fantasticare che siano tue le dita calde che mi impugnano con sicurezza, ma non posso farlo perché anche tu ti stai accarezzando per me e vuoi che io veda tutto. Dimmi che ti stai toccando per me, che muovi il polpastrello fra le labbra dischiuse e gonfie e così bagnate da emettere quel fruscio lieve come l’acqua che si muove nella mia piscina...".
Quel mugolio lungo e disperato che emette mi spinge proprio sull’orlo, e quel sospiro che mi penetra fin dentro le ossa spargendomi la pelle di brividi come se potessi percepire il soffio leggero del suo alito caldo mi porta ancora più avanti...
"Non riesco più nemmeno a rilassarmi nuotando senza pensare a quando ti ho tenuta stretta fra le braccia mentre ti affondavo dentro o a quando ti ho bevuta tutta scoprendo quanto è dolce il tuo miele. Non riesco a pensare a niente di più appagante dei tuoi orgasmi, guardarti godere quando ti sciogli tutta per me, sentire che gridi mentre tuffo il viso fra le tue cosce e ti lecco e ti succhio tutta io... oh... vieni per me... Vieni con me, adesso!".
Non-lo-farò-io-riuscirò-a-resistere-e-aspetterò-che-sia-tu-a... Oh... ma è inutile combattere contro l’onda orgasmica che mi si abbatte addosso spazzando via tutte le resistenze. Il mio corpo stremato dal desiderio e dalle provocazioni della sua voce arrochita reagisce liquefacendosi in una serie di spasmi convulsi e io posso solo sperare che lui non riesca a captare i singhiozzi strangolati che mi sfuggono dalle labbra socchiuse. Ma poi perché dovrei nascondergli che sto...
"Non serrare le labbra, non farmi questo! Ho bisogno di sapere che sei con me. Che il tepore liquido che mi bagna le mani e mi cola fra le dita... è da te che sgorga. Ho bisogno di sentire che sei tu la fonte del mio piacere, che il profumo di sesso che mi impasta la bocca e mi riempie i polmoni è il tuo profumo, e che quello che mi scivola addosso non è la brezza ma è il soffio del tuo respiro affrettato dall’orgasmo. Tell me you are here, close to me".
"Sì, sono accanto a te, stretta a te. Abbracciami".
"Have a good night, love, ti chiamo domani".
Che valore ha la parola amore pronunciata da qualcuno che ti coinvolge in una sessione di sesso telefonico perché i suoi impegni di lavoro hanno la precedenza sulla nostra relazione? Forse è bene che non me lo chieda.

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