Racconti Erotici

Ti amo

Scritto da Poly

Aveva ancora molto tempo. Scese dalla macchina e, decisa, imboccò la porta dell’ascensore. Quando entrò nello studio, accese il computer e aprì le finestre.

I rumori della strada arrivavano attutiti, quasi come un sussurro continuo. Una brezza leggera che annunciava la primavera scuoteva le tende.
Chiuse la porta d’entrata e anche quella del suo ufficio. La segretaria per entrare avrebbe dovuto suonare.
Si sistemò sulla scrivania come se dovesse lavorare. Si tolse le scarpe, ma il gesto non la calmò. Si sistemò meglio sulla poltrona e lasciò che la gonna scoprisse le mutandine. Si liberò dei collant. La brezza le accarezzava come un sospiro le gambe nude. Fece ancora un ultimo sforzo, andò nella toilette e prese un piccolo asciugamano che stese sulla poltrona. Vi si accomodò e con la mano sollevò le mutandine lisciando il vello. Un fremito la scosse. Passò coi polpastrelli sulla fessura del sesso, percorrendola in tutta la sua lunghezza. Allargò le labbra accarezzandone le pareti interne. Sfilò completamente le mutandine. Il sesso umettato non faceva la minima resistenza alle sue dita.
Eleonora fremette di piacere. Continuò con un tocco leggero a percorrere il perimetro del pube: solo di tanto in tanto affondava il dito, o una parte di esso, nella vagina, preferendo sfiorarsi delicatamente per prolungare il piacere. Fingeva di dimenticare il piccolo fallo che, scoperto e infiammato, implorava ora attenzione.
Nell’aria immobile della stanza riusciva a sentire le parole che l’amante innamorato ed eccitato le aveva bisbigliato mentre la spogliava.
Il piacere arrivò dapprima lentamente, con piccoli spasmi che la scossero appena ma, quando ne fu completamente prigioniera, le cosce si strinsero violentemente avvinghiando le dita nel suo grembo, facendola gridare e rabbrividire, svuotandola in un istante di quella voluttà che l’aveva accompagnata tutta la mattina. Rimase immobile con la mano fra le gambe annientata e ansimante. Aspettò finché non si calmò del tutto, poi compose il numero.
"Ciao".
"Ciao".
"Stai lavorando?".
"No, non direi".
"Mi sono appena accarezzata... Ti amo".
"Ti amo anch’io".
Silenzio.
"Eleonora?".
"Sono qui", la voce era un bisbiglio. "Ti desidero, amore".

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