Racconti Erotici

Vorrei che tu mi dicessi

Scritto da Happy

"Dimmi, come sei vestita oggi?". "Ho una t-shirt bianca". "E sotto?". "Un reggiseno bianco in voile e un tanga di rete elastica morbida arancione".

"Vorrei che ti togliessi la t-shirt... Ti va?".
"Ok, fatto".
"Pensa alle mie mani che accarezzano il tuo corpo... In che stanza sei della casa?".
"Sono nella mia camera da letto".
"Togliti il reggiseno e comincia ad accarezzarti. Vorrei che tu mi dicessi 'Chiamami'. Con la voce potrei farti provare sensazioni che non hai mai provato... Lo so che non sei convinta, ma ormai tra noi c’è amicizia, complicità".
"Chiamami".
"Ok".
Il telefono squillò, erano passati pochi secondi...
"Ciao, sono emozionato, non mi aspettavo che tu lo facessi... Lo speravo, ma è stata una vera emozione".
"Ciao, non so che pensare, è stata una cosa istintiva".
"E’ bello sentire finalmente la tua voce... ora vorrei che ti rilassassi, chiudessi gli occhi e ascoltassi bene quello che ti dirò... hai voglia di farlo per me?".
Senza esitare rispondo di sì.
"Sdraiati sul letto, appoggia il telefono vicino, così senti la mia voce".
Lo faccio, mi metto comoda e sospiro.
"Ora accarezzati il seno lentamente", mi dice con una voce tranquilla e molto calda.
Un brivido sulla pelle, il palmo della mano freddo mi fa indurire il capezzolo.
"Hai la mano fredda, l’ho capito da come hai interrotto il respiro... di certo il tuo capezzolo ha reagito, bagnalo e poi sfioralo con le dita...".
"E’ diventato durissimo e molto sensibile, è piacevole sfiorarlo...".
"Ottimo, ora con l’altra mano sfiorati la pancia e scendi fino all’attaccatura del tanga, fallo lentamente mentre continui a giocare con il capezzolo".
Sussulto non appena le dita mi sfiorarono la pelle, e lentamente scendo...
"Bene, quando sfiorerai l’elastico non fermarti, scendi e accarezzati le labbra".
Sento la sua voce entrarmi nella testa e non lasciare più spazio ad altro. Le sensazioni sono intense, come la sua voce... Mi sfioro le labbra, sono bagnate e non riesco a trattenere un sospiro profondo di piacere.
"Sei arrivata... immagino tu sia già umida... togliti tutto e dimmi come sei".
"Sei in errore; non sono umida, sono un lago... Caldo denso, piacevole".
"Allarga bene le gambe, immagina che io sia lì davanti a guardarti, accarezzati lentamente alternando le mani, poi accarezza l’interno delle cosce, ma fallo con lentezza, ricordati che io ti sto guardando".
La situazione mi piaceva, non dissi nulla e feci ciò che mi era stato detto, tutto era nuovo, intrigante, l’idea di avere lui davanti mi eccitava e il respiro diventava sempre più profondo e veloce.
"Sei stupenda, continua", incalza lui dall’altra parte del telefono.
Nella stanza echeggia la musica dello stereo che sembra accompagnare il mio respiro.
"Rallenta ora, non ti devi sfiorare le labbra, accarezzati solo le gambe, il ventre e il seno".
Non riesco a pensare ma solo a seguire quella voce, la voglia di darmi piacere è forte ma la sua voce lo è di più. Sento le pelle reagire al passaggio delle dita e i capezzoli sempre più turgidi e caldi, sembra sappia che li sto toccando quando con voce suadente sussurra: "Stai accarezzando i capezzoli vero? Lo vedo, lo sento, stringi un pochino le dita intorno a loro e tirali delicatamente".
Li tiro e poi li rilascio e poi ancora...
"Ora basta... hai il tuo giochino nel comodino?".
"Sì certo... lo prendo?".
"No, volevo solo saperlo, non lo userai oggi...".
Non capisco perché ogni cosa che mi dice diventi sempre più eccitante per me, non mi sono mai fatta coinvolgere così intensamente.
"Ora porta le mani alle tue labbra più intime, allargale bene, voglio vedere come sei fatta, ma non sfiorarti il clito".
Ubbidisco, le mani scivolavano fra le cosce, sono eccitatissima; aprendo le labbra una sensazione di freddo mi pervade il bottoncino completamente scoperto e questo aumenta la mia eccitazione.
"Ti piace ciò che stai provando? Sei davvero bella aperta?".
"Sì", rispondo con un filo di voce mentre fatico a restare ferma.
"Bagnati un dito e dimmi che sapore hai...".
Intingo il dito nella vagina e questo aumenta la mia eccitazione, non avrei voluto toglierlo per nulla al mondo, ma lo accosto tra le labbra e il naso sentendone il profumo; è dolce ma con una punta di selvatico.
"E’ dolciastro, piacevole, non acido... ricorda un po’ l’ananas".
"Deve essere squisito... Ora fai scorrere il dito dalla tua fighetta bagnata fino al bottoncino e poi riscendi... quando sarà bello bagnato apriti le labbra e comincia a titillarlo, ma senza fretta".
Non vedevo l’ora di farlo e lo sfiorare con le dita mi fa bagnare, sento che cola tra le mie gambe e raggiungere il mio buchino che si contrae. Mi sfioro il clito, è eccitatissimo, devo fermarmi quasi subito, rischio di venire.
"Lo sai che è come se fossi davvero davanti a te, sei un lago, ti stai bagnando come piace a me, senza ritegno... ora però devi farmi un regalo... voglio che ti apra a me come meglio riesci e che mi regali un orgasmo intenso e forte solo toccandoti il clito; non puoi - ripeto, non puoi - assolutamente fare altro... Mi sono spiegato? Ricorda, io sono di fronte a te".
"Sì, ho capito benissimo e lo farò".
Chiudo gli occhi e lo vedo lì di fronte a me, seduto comodamente in poltrona che mi guarda, mentre a gambe divaricate splendidamente aperta, visibile e in qualche maniera assolutamente vulnerabile, mi concedo al suo e al mio piacere...
Le mie dita che giocano con il mio clito, enorme e sensibilissimo, una voglia di esplodere intensa ma, che per mia volontà, domo. Voglio che lui senta che non gli appartengo del tutto, questa parte del gioco la voglio condurre io. Mi porto all’orlo dell’orgasmo e poi mi ritraggo. Lui continua a incitarmi: "Vieni per me piccola monella, vieni, voglio sentire il tuo piacere che mi scoppia nelle orecchie".
Poi l’orgasmo arriva da solo, il piacere e il calore esplodono in me e dalla bocca esce un suono non definito, un urlo di estasi...
"E brava la mia monella... sei stata stupendamente eccitante... come se ti avessi vista... buon pomeriggio...".
Resto nuda sul letto ansimante, ho avuto un orgasmo davvero stupendo e sono felice. Mi alzo, vado a lavarmi, mi vesto ed esco di casa senza intimo.
Ora sono davvero una monella. Il mondo vede solo un gran sorriso.

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