Racconti Erotici

Presenze

Scritto da Biancacomeillatte

E' sempre così, lei l'ha sentito arrivare. Sa che quella notte verrà per lei. I segnali sono chiari. Nonostante le infinite pillole che dovrebbero tenerla tranquilla, un brivido di paura le attraversa tutto il corpo.

Inizia a urlare, non servirà ma non riesce a trattenersi.
Urla, urla e urla ancora.
Nessuno si cura di lei.
E poi piange. Piange perché comincia a sentire il suo tocco. E' un tocco caldo che le accarezza una guancia. Le sue lacrime sembrano di ghiaccio in confronto a tutto questo calore.
Lo sente che percorre la sua gola, le sue spalle, che si insinua sotto il cotone del leggero tessuto e le sfiora i seni. La reazione del suo corpo la tradisce, i capezzoli si inturgidiscono, la sua vulva si bagna. Lui continua la sua esplorazione e lei cerca di non pensare. Di non pensare a quell'invasione tra le sue cosce, a quella durezza tra le sue pieghe. Continua a piangere, a singhiozzare sommessamente. Lei non vuole, è sbagliato. Anche se il suo corpo reclama quel tocco, la sua mente no. Domani si sentirà sporca, odierà questi ricordi, il tormento di questi momenti la perseguiterà sempre... ma il suo corpo è di parere contrario. Sente quel palo duro dentro e le piace.
Che il Signore la perdoni ma le piace! Alza il bacino e va incontro a quelle spinte, le pareti del suo sesso si contraggono, il calore le brucia il corpo e il pensiero, qualsiasi pensiero, le libera la mente. L'orgasmo arriva come sempre potente e dilaniante. E lei per un attimo, un solo attimo è in pace. Ma poi tutto appare di nuovo chiaro e la consapevolezza di aver ceduto di nuovo la trascina nella più nera disperazione. Fredde lacrime ricominciano a bagnarle le guance e lui ora è furioso. Lo è sempre. Lui vuole che lei si arrenda, che brami il suo tocco, che lo accolga come una sposa... ma non può. Non può cedere, non deve cedere. Adesso lui la punirà, le farà male. Il calore del piacere si trasformerà nel calore del dolore e lei subirà come una martire. Ma questa è la sua punizione per aver ceduto... e allora piange, piange ancora.
La mattina dopo si sveglia come sempre nel suo letto. Nessun segno appare sul suo corpo. Solo un pallore malato che la rende bianca come il lenzuolo che l'avvolge fino al mento. In mano stringe ancora il rosario che aveva usato per pregare la sera prima.
L'infermiera di turno le sorride.
"Come sta signora? Il mio collega mi ha detto che ha passato una notte molto agitata".
Non risponde. Non risponde mai.
"Ecco le sue pillole".
Lei le ingoia senza pensarci, abituata ormai a quella routine mattutina.
"Le ricordo che alle nove c'è la terapia di gruppo con lo psichiatra. Signora? Signora mi ha sentito?".
Annuisce distratta, solo per farla contenta.
Sono ormai parecchi anni che non parla più. Ha smesso di parlare quando ha capito che nessuno credeva alle sue parole, a quello che raccontava. Sì, perché aveva provato a dire la verità, ma la verità l'aveva portata qui in questo ospedale particolare. Lei aveva cercato di spiegare le sue paure più grandi, il suo terrore, aveva cercato di raccontare quello che lui le faceva quando la notte strisciava nel suo letto. Nessuno le aveva creduto. Ma tanto nessuno poteva aiutarla. Era stata davvero ingenua.
Avrebbe dovuto capirlo da sola... avrebbe dovuto capire da sola che se diventi la puttana di Satana puoi solo pregare. Piangere e pregare.

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