Racconti Erotici

Il burro

Scritto da Poly

"Cosa stai guardando?". Manuela è distesa sul letto. Le ho alzato la gonna e le ho abbassato le mutandine fino alle ginocchia.

to guardando la tua fica, penso. Ci sono giorni (quasi tutti a esser sincero) che starei ore a fissarla. Ho sempre pensato a un fiore. Non molto originale, penso. Ci sono solo due millenni di letteratura prima di me, penso, però...
Allargo le prime pieghe di carne. Manuela allarga un po’ le cosce.
E' per farmela vedere meglio, penso, o no?
Tu vuoi che io ti tocchi, penso.
Non ora, adesso voglio solo ammirarla.
La sfioro appena con le mie labbra. Gesto da professionista. Si vede che da giovane leggevo i fotoromanzi di Supersex. Manuela geme.
Ha un bel modo di gemere, penso.
Le sfilo completamente le mutandine. Adesso le spalanco le cosce. L’atto in sé mi eccita, non devo essere tanto normale...
Non le sto facendo male; deve aver fatto danza da piccola, penso.
Effettivamente la fica è come un fiore. Complicata come anatomia: strati, pieghe, meandri, apri una cosa grande, ne esce una piccola: come una matrioska! E l’ultima, la più piccola, la più delicata: la matrioskina, il bottoncino. Che idea! Il fiore invece... il bocciolo... anche la parola bocciolo mi eccita sarà che sono qui... davanti... Il fiore, ecco: il profumo, il pistillo, lo stelo...
"Ti amo", dico.
Non so se l’ho detto a te o alla fica, penso.
La mano di Manuela mi cerca. A volte sento l’impulso irresistibile che mi prenda la verga e me la stringa nella mano fin quasi a esplodere.
Ma non adesso. Ecco: la peluria è tutta umida.
Vorrei venirle in viso.
Pensa la faccia: tu sei lì tranquilla che te la godi e ’sto deficiente ti viene in viso...
Ti piace essere guardata, penso.
Ecco adesso le faccio chiudere le cosce. Così: le alzo ancora un po’ la gonna. Mi piace trafficare cogli indumenti. Vedo... Non vedo. Copro-scopro: devo essere un po’ pervertito...
Mi metto in maniera che la sua mano possa toccarmi. Altro gesto da professionista. Mi cerca un po’ affannata. Audace, mi sfila gli slip.
Porca, però, penso.
Adoro questo momento: il cazzo all’aria, libero come un uc...
Voglio pensare che le piaccia il mio odore. E anche che il mio cazzo sia grande, penso, anche se non me l’ha mai detto nessuno. Ma ce l’ho grande o piccolo?
E grosso? E' grosso o è normale... O sotto la norma? Un giorno dovrò pur misurarlo...
Sono vicino alla sua bocca. Lo prende, lo bacia.
Non voglio rompere l’incantesimo, voglio continuare a guardare la mia fica, cioè la sua. Con le cosce strette vedo che la fessura, lo sbrego non si chiude completamente. Una meraviglia, penso.
Le goccioline di rugiada sul vello. Altri secoli di letteratura, penso. Dovevo nascere, diciamo, mille anni prima. Sarei stato un poeta, penso.
Non voglio spogliarti, no. Però le abbasso una spallina del reggiseno.
Lo lascio sempre per ultimo, il reggiseno. Forse do poca importanza ai seni? Sono troppo, come si dice, vaginale?
O forse comincio a essere noioso.
Le abbasso anche l’altra spallina, anzi, lo tolgo del tutto!
Manuela gradisce: gradisce tutto, oggi!
La bacio sul collo, sui seni, annuso le ascelle. Ride: la sua bocca mi cerca, come resistere? Sembrano due ciliegie che parlano, dico, le sue labbra.
Ritorno alla fica. Le faccio allargare di nuovo le cosce e mi sistemo di fronte. Ormai è tutto bagnata.
Ma a tutti piace sguazzare negli umori come a me?
"Ti adoro", dico.
Anche stavolta credo di averlo detto alla fica.
Parlo poco, penso. Forse dovrei dire più cose.
E' tutta congestionata, la fica; un po’ gonfia: mi emoziono sempre. Intanto immergo il dito in quel lago di umori.
Ma, lei, adora le mie perdite come io adoro le sue?
Le mie perdite... chiamiamo le cose con loro nome: lei adora il mio seme... No... Seme fa troppo botanica... sperma, ecco, sì, sdoganiamo la parola sperma... neanche Marzullo... a me mi eccita la parola sperma, insomma: a lei piace il mio sperma come io adoro le sue... come cazzo si chiamano... umori, sì, ma non mi piace, penso.
Percorro tutto il perimetro di quello che chiamano monte di venere. Gl’inguini... Manuela mugola. Se mi metto così, ecco vedo il pistillo che fa capolino o almeno dovrebbe essere... non si finisce mai d’imparare... passo di lì con la punta della lingua e vado a stuzzicarlo... Vagamente. Lei scalpita.
Proprio porca, Manuela, penso.
Accarezzo la peluria come fosse quella di una bambolina.
A me piace la peluria, ma...
Mai visto bamboline col pelo, però... forse in Giappone le avranno, sono sempre eccessivi i giapponesi, sarà che hanno i capelli neri: voglio dire per loro tingersi i capelli vuol dire farsi biondo platino... non è proprio così... troppo complicato.
Manuela prima affonda le unghie nella mia carne e poi le sue mani stringono le lenzuola. Adoro le goccioline che ricoprono tutto il sesso. Probabilmente i trovatori cantavano la stessa cosa in lingua d’oc.
Cazzo, però, le unghie mi fanno male.
Sarebbe buona cosa tagliarsi le unghie prima di fare l’amore, diosanto!
E anche un po’ di peluria. La fica depilata è noiosa però, penso.
Se lei adesso mi dicesse: Fottimi tutta mi piacerebbe? O sembrerebbe una roba da film porno.
I film porno... Mah... Imitano, come si dice, la realtà o siamo noi che a volte imitiamo i film porno? E poi chi lava le lenzuola dei set di film porno? Ci saranno lavanderie specializzate... Non mi sto concentrando.
Non ho sentito che cosa mi ha detto Manuela. Ha detto veramente qualcosa? Certo non posso chiederle: Scusa puoi ripetere? Non è il momento!
Sta smaniando, Manuela. Dev’essere l’unica che ama tutte le carezze che faccio... Oppure... Oppure non è che stia fingendo? Voglio dire... Perché dovrebbe farlo?
Adesso la giro sulla pancia: così impara!
Uh, facile. Se io le dicessi: Sei una gran porca! a lei piacerebbe? Be', non ci sarebbe niente di male. Per noi uomini porca è un complimento... Entro certi limiti, beninteso. Beninteso, cosa? Boh!
Le carezzo le natiche. Vista da dietro la fica è diversa. Mi piace allargare il solco delle natiche: è sempre umidiccio, bagnaticcio. In più passare una mano sulle natiche vuol dire, cioè potrebbe voler dire un sacco di cose, tipo: fra poco noi... Oppure: mi piacerebbe venirti lì... O anche: posso? O meglio: ti piacerebbe che noi adesso...
Certo che ha delle gambe bellissime Manuela, penso.
Le avvicino il mio cazzo alle natiche. Vediamo cosa fa.
Non fa niente! Però...
Non fa proprio niente. Lo strofino un po’, giusto per... Che belle sode ’ste natiche, sembrano quelle di una bambina...
Ma non capisco: Manuela, sta tentando di farmi capire qualcosa?
Io quasi quasi la prendo da dietro. No, anzi, lo infilo e dopo lo tolgo. Ecco, questa è una cosa che mi piace: entrare all’umido, al caldo, come nel pan bagnato e poi uscire improvvisamente, provocando quella specie di plop, così almeno...
Ecco: è come entrare nel burro. Sì però il burro che non sia stato in frigo. Anzi, bisogna che mi ricordi di togliere il burro dal frigo sennò non lo posso spalmare bene sul pane tostato. Tra parentesi, i coltelli spalmaburro non è che si trovano dappertutto.
Ah, mi sta dicendo che le piace sentirsi strofinare le natiche.
Forse dovrei rispondere qualcosa. Sì, ma io voglio uscire, voglio fare plop. Indugio.
Geme, cazzo, Manuela geme anche quando esco.
Ho sentito il plop.
La mano di Manuela mi cerca, cerca il mio sesso, se lo risbatte dentro. Sì, proprio se lo sbatte dentro. Non so neanche dove se lo sbatte.
"Qui", mi dice, "ancora".
Qui dove? Sembra una palude... Boh.
Be', adesso se non altro capisco tutto.
Mi sta serrando il sesso. Mi sento come imprigionato, mica male. Rimango immobile. Sento i suoi muscoli interni – saranno muscoli, suppongo, cosa possono essere, parassiti? – che succhiano il cazzo, le pareti lo avvolgono, lo stringono, insomma, bello diosanto! Che roba.
Porca, Manuela, però.
E' una specie di limbo, è una goduria continua, poco ma sempre. Che sia quello che s’intende per sesso piccolo borghese: scopatine, pompinetti, toccatine, orgasmucci. Mai qualcosa di sbalorditivo, di eclatante, un urlo bestiale...
Più che piccolo borghese direi che Manuela è porca, nel senso positivo del termine...
Ma io ho mai scopato una borghese? Già ho scopato pochino in generale; sempre avuto problemi con le ragazze prima e con le donne poi. Figuriamoci se potevo scegliere il ceto da fottere... Lasciamo stare i nobili, per carità. Loro non scopano... giacciono... e solo tra di loro. Come sui libri di una volta non si capiva mai che cazzo voleva dire giacere... Giacevano e qualcuno rimaneva incinta. Io ci sono arrivato tardi che voleva dire scopare... I nobili avranno i tatuaggi coi blasoni. Si annusano come i cani, che non sarebbe poi tanto male... Va a sapere. Un mio amico invece diceva che le borghesi sono le più porche... Mah... Perché poi? Più disinibite si diceva una volta: le piccolo borghesi, le proletarie, timorate di dio. Ridurre tutto a una questione di ceto... Boh! I nobili, ci sono nobili veramente porche, pare...
Guardala Manuela... Sembra una dea, così scompigliata, che capezzoli però... Ha gli occhi socchiusi, sembra immobile: è immobile! Immobile un cazzo: si è addormentata!
Si vede che era stanca, sì, però cazzo, io potevo essere un attimo più presente... Altro che la fretta è nemica del sesso, guai a correre, la calma è la madre di tutti gli orgasmi...
Porcamiseria, che palle, devo tirar fuori il burro dal frigo.

Altro in questa categoria: « Dialoghi del batacchio Il lezionario »

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Dello stesso Autore..

Ricerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti per ricevere le nostre promozioni e le ultime news.

Lascia un messaggio veloce!