Racconti Erotici

Una serata come le altre

Scritto da Valeria

Doveva essere una serata come tutte le altre; un invito a cena, un film in tv, due chiacchiere. Lei mi aspettava sulla porta,...

appoggiata con un fianco allo stipite, il vestito leggero che segnava morbido la curva dei fianchi e del seno. Sorride e lo fa ancor prima che io arrivi, trapelata dai tre piani di scale, sul pianerottolo.
Mi saluta con un bacio sulla guancia e mi accarezza la schiena prima di farmi strada nel suo appartamento da single: un bilocale con una piccola cucina e due pile di libri in un angolo della stanza.
Infila il grembiule e parla della giornata schifosa che si è venuta a creare, con vento forte e pioggia che continua a battere a ritmo incessante sulla finestra. Mentre parla, mescola qualcosa in una pentola e quel movimento del braccio fa dondolare il suo culo in modo naturale a destra e a sinistra.
Doveva essere una serata come tutte le altre; un invito a cena, un film in tv, due chiacchiere.
E allora come mai quel movimento mi sembra così ipnotico e non riesco a seguire il filo del discorso?
Mangiamo col sottofondo del tg alla televisione e lei mi racconta del lavoro. La guardo mentre addenta un pezzo di pizza e strappa la mozzarella con le mani.
Ha belle labbra, penso. Carnose, morbide e ben disegnate.
Mi rendo conto solo ora che si è truccata, che ha pettinato i capelli accuratamente tirandoli su con una forcina e che quel vestito le sta proprio bene. Seduta al lato del tavolo, intravedo tra la scollatura l'attaccatura dei seni e questo mi provoca un brivido che mi fa tremare sulla sedia.
L'aiuto a sparecchiare e il suo piegarsi morbido sul tavolo per prendere le stoviglie mi fa fare pensieri strani.
Doveva essere una serata come tutte le altre; un invito a cena, un film in tv, due chiacchiere.
E allora perché trovo incredibilmente erotico ogni suo gesto, ogni suo movimento?
Si volta verso di me e mi sorride. Mi racconta di un ragazzo incontrato in metrò che l'ha invitata a uscire. Non è euforica, non è quello che vuole, mi dice.
"Cos'è che vuoi?", le chiedo.
Mi accorgo solo dopo che la mia domanda è stata accompagnata da una carezza ferma sul suo braccio nudo. Mi guarda seria qualche secondo e io ritiro la stretta.
Che mi succede?
Ho voglia di questa ragazza. Ho voglia di questa donna non troppo cresciuta, che piange accoccolata vicino a me, ora, mentre in tv passano un vecchio film in bianco e nero.
E' un misto di dolcezza ed erotismo lampante mentre rannicchia le gambe sul divano e scopre leggermente le cosce dal tessuto.
Si è avvinghiata al mio braccio, lo tiene stretto tra le mani e liscia la mia pelle con le dita. Poi lo solleva e si infila sotto con la testa, appoggiandola nell'incavo della mia spalla.
Le arriva un bacio leggero sulla fronte. Lei sorride. 
Doveva essere una serata come tutte le altre; un invito a cena, un film in tv, due chiacchiere.
Eppure le sto ricoprendo il viso di baci e la mia lingua le arriva dritta in bocca senza che io l'abbia programmato o previsto in qualche modo.
Solo un'altra volta, qualche mese prima, era successo di spingerci così oltre. Lavoravamo insieme da poco tempo e avevamo deciso di prolungare insieme una noiosa cena di lavoro. Avevamo bevuto in un locale e poi avevamo deciso di andare a casa sua per un ultimo drink. Ricordo l'euforia di quella sera e ricordo che lei era bellissima mentre rideva.
Quella volta lei mi aveva detto, sussurrandomelo in un orecchio, che aveva voglia di fare l'amore con me.
Mi aveva stupito il suo modo di essere diretta e il suo sguardo sincero.
Avevamo fatto l'amore sul suo letto, ancora sfatto della notte precedente, fin quasi alla mattina dopo. Era stata dolce e aggressiva, remissivia innocente e bellissima.
La mattina dopo, al tavolo della colazione, avevamo deciso che era stato un errore, che l'imbarazzo che avremmo provato dopo, rivedendoci al lavoro, non avrebbe ripagato di una notte di alcol e divertimento.
Ma ora di alcol non ce n'è e lei sembra disposta a continuare.
Passa il palmo sul mio vestito, sul collo teso e giù sul seno dove si sofferma un po', poi sulla pancia fino all'attaccatura delle gambe.
Si ferma e mi guarda. Sorride e aspetta che io le dia un cenno, un consenso a proseguire.
La attiro a me e la bacio ancora. Mi piace baciarla. La sua lingua è calda e scivola nella mia bocca come se lì fosse sempre stata e lì volesse rimanere. E' lingua dolce che sa di sale, di tabacco e di sesso.
La sua lingua sa di sesso.
Si appoggia a me col corpo leggero e me la ritrovo sopra, incastrate entrambe nel piccolo divano rosso. Si muove piano, scivola con i fianchi avanti e indietro su di me e il vestito si tira su fino a scoprirle il culo. Mi accorgo solo ora che non porta slip.
Stringo il sedere tra le mani e lei sospira quando comprimo la sua carne nei palmi. Solleva il mio vestito fin quasi sotto il seno e sposta lo slip con due dita.
Doveva essere una serata come tutte le altre; un invito a cena, un film in tv, due chiacchiere.
Ma allora perché ho la fica che pulsa e sento lo stomaco chiudersi ogni volta che lei mi punta gli occhi addosso?
Mi è sopra e la sua mano mi afferra tra le gambe. Sento la sua pelle calda e la presa ferma tra le cosce. Sento il suo respiro sul viso. Ha le palpebre abbassate e la sua lingua ancora nella mia bocca.
Apri gli occhi, guardami, vorrei dirle.
E proprio mentre lo penso lei spalanca i suoi occhi verdi. Sono io ora che distolgo la sguardo. I suoi occhi mi bucano dentro.
Si struscia sulla mia gamba nuda sempre più velocemente e la sento inumidirsi ogni secondo in più che passa. La sua mano segue, dolce, lo stesso ritmo su di me.
Lei chiude gli occhi e si abbandona. La sento ansimare, gemere più forte, sento la mi gamba pressata, stretta tra le sue cosce e questo mi fa impazzire.
Vengo nella sua mano in un brivido che mi contorce la schiena mentre lei schizza sulla mia pelle nuda. Passa una mano sulla mia coscia e mi infila due dita in bocca.
Ha un sapore dolce di pesca e di zucchero. Mi bacia ancora, più dolce stavolta.
Penso che potrei amarla una donna così. Che potrei fare l'amore con lei ogni giorno e ogni notte. Ma lei si è già alzata e si è chiusa in bagno e io mi sento sola e ho un freddo cane, ora.
Doveva essere una serata come tutte le altre. E forse lo è.
Il film in bianco e nero continua a girare senza audio e lei esce dal bagno e mi sorride. Il suo vestito è abbandonato a terra, in un angolo della stanza.
"Mi faccio una doccia, vieni?", mi dice avvicinandosi a sfilandomi il vestito. Passa le labbra lievi sulla pelle del collo mentre mi accarezza la schiena.
Poi si volta, nuda, camminando verso il bagno.

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