Racconti Erotici

La bestia legata

Scritto da Valeria

In silenzio. Sdraiati in silenzio. Voglio legarti. Legarti le mani perché tu non ti muova. Non ti muovere.

Voglio legarti. Legarti mani e piedi perché tu non possa più muoverti. Perché tu sia come una bestia legata, un animale in catene, un orco ferito.
     Non ti muovere.
     Voglio legarti per non permetterti di muoverti. Per averti qui, inerme, privo di difese, implorante come un animale vinto.
     Voglio dondolarmi su di te con la lentezza di un gatto e vederti sorridere.
     E poi voglio cavalcarti, incontrastata e violenta. Sentirti ansimare.
     Potrei far scorrere su di te parole d'odio fatte di suoni e saliva. E poi sciogliere nelle tue orecchie parole basse, costruite da baci languidi e carezze.
     Vorrei poterti mordere, graffiare, farti male. E poi vorrei cullarti e vederti dormire, e leccarti le ferite.
     Vorrei sentirti dentro, carne su carne. Vorrei averti come mai ti ho avuto. Vorrei poterti far sentire quanto calore c'è, vorrei poterti far sentire quanto colore.
     Non ti muovere.
     E pensi al corpo, alla carne, alla pelle.
     All'odore che, affondando la testa nel cuscino, si ritrova. Al profumo della pelle e a come il solo tocco delle dita possa cambiargli tono, voce e colore.
     Pensi al sesso che si tende, che sembra sia lì da sempre e che ti aspetti.
     E pensi a quanto tutto possa spegnersi in un attimo e, nell'attimo del ricordo, tutto è già passato.
     Labile, fragile e precario come una musica che suona e poi si abbandona al silenzio.
     Pensi ai lunghi pomeriggi, al sole caldo dell'estate, alle fughe.
     A quanto, in una stanza, tutto il tempo possa variare, modificarsi, esistere in mille modi diversi senza che un solo battito venga scandito. A come si possa misurare il calore di un gemito, di un respiro, di un tocco lieve in punta di dita.
     Ma tu non ti muovere.
     Rimani lì dove sei.
     Come una bestia legata. Immobile.
     E pensi...
     Pensi a una porta che si chiude e a quanto male ancora quel rumore possa fare, ruotando sui cardini del tempo.
     E poi...
     Poi cosa rimane.
     Rimane un respiro calmo, il sole che tramonta, il letto sfatto.
     Rimane il silenzio tra noi due distesi.
     Rimane il rumore dell'orgasmo, così fuggevole e breve.
     Un lieve bacio calibrato.
     Una carezza che scivola calma sulla carne addormentata.
     Rimane il dolore del ricordo.
     E, oggi, sogni la tua bestia legata, immobile davanti a te. La testa bassa, le mani giunte. Che con un grugnito, anche fosse solo un flebile lamento, ti dica che no, non si muoverà da lì.
     Non si muoverà da lì.
     Non ti muovere.
     Glielo ripeto a voce bassa, mentre serro e stringo forte le corde attorno ai polsi.
     Una scia di saliva sulla schiena nuda. Un piccolo e misurato passo di danza.
     Non ti muovere.

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