Racconti Erotici

Vietato l'accesso

Scritto da Valeria

“Paolo coprimi qualche minuto, devo andare in bagno”, ha detto Veronica alzandosi dalla sua postazione e avviandosi verso la porta dell’ufficio.

Lui ha alzato lo sguardo da sopra gli occhiali e l’ha guardata un istante, poi è tornato a fissare il suo monitor rispondendole con un cenno della testa a guardata un istante, poi è tornato a fissare il suo monitor rispondendole con un cenno della testa.

     “Ma che ha? Soffrirà mica di incontinenza?”, gli ho chiesto non appena Veronica fu fuori dall’ufficio.

     “Non ne ho idea. Scusa, dove stai andando anche tu?”, mi ha chiesto visibilmente preoccupato di dover coprire non una, ma due persone.

     “Te ne sei accorto che va via ogni giorno alla stessa identica ora? Tu non sei curioso di sapere cosa va a fare?”, gli ho risposto alzandomi dalla sedia.

     Paolo ha replicato con un’alzata di spalle continuando a fare il suo lavoro.

     Sono scesa per le scale fino al piano terra e sono entrata silenziosamente in bagno. Le porte dei gabinetti erano tutte chiuse, così sono passata davanti a ognuna di loro guardando nello spazio libero tra il pavimento e la porta.

     Niente.

     Non c'era nessuno.

     Così ho pensato di dare un’occhiata a quello degli uomini. Anche lì tutti i gabinetti però erano vuoti, tranne l’ultimo dal quale è uscito, proprio mentre ero piegata in avanti per guardare sotto la porta, un ometto grasso e basso che mi ha fatto un inequivocabile sorriso invitandomi a entrare. Mi sono defilata velocemente balbettando qualcosa e me ne sono tornata sui miei passi.

     Di Veronica neanche l’ombra.

     Proprio mentre stavo riprendendo le scale per tornare in ufficio ho notato il piccolo cancelletto sulla sinistra che portava al piano sotterraneo. Era leggermente accostato e non chiuso come sarebbe dovuto essere a quell’ora.

     “Maledetta curiosità”, mi sono detta mentre lo spingevo lieve con una mano guardandomi intorno.

     Sono scesa lentamente per le scale tenendomi al corrimano di ferro e ho camminato nel buio quasi totale dello stretto corridoio che portava ai magazzini fino a una porta socchiusa, dal quale usciva uno spiraglio di luce stagliato netto sul pavimento.

     Vietato l’accesso alle persone non autorizzate.

     Ho avvicinato l’orecchio alla porta ma non sentivo altro che parole scomposte. Così ho aperto piano spingendo con la punta dello stivale e tenendo salda la maniglia tra le mani.

     Veronica era appoggiata con le mani a una vecchia scrivania, la schiena piegata in avanti a formare un angolo retto con le gambe. Alla sommità del suo sedere nudo era arricciata la gonna del suo costoso tailleur da donna d’affari. Le autoreggenti nere avevano allentato la loro presa sulla carne. Dietro di lei Michele, pantaloni e boxer abbassati alle caviglie, la penetrava velocemente dandole colpi secchi e calcolati. Usciva da lei lentamente e poi riaffondava ancora nella fica.

     Ho iniziato a sentirmi liquida tra le cosce e, quando ho infilato la mano sotto la gonna, lo slip era già intriso di umori.

     Michele, a mani aperte su entrambe le natiche, continuava a spingersi in lei, e i lunghi capelli neri di Veronica a ogni colpo ricadevano in avanti per poi tornare indietro sulle spalle, in perfetta sincronia con il seno abbondante e libero sotto la camicia. Lui chiudeva lievemente il palmo afferrando la carne, mentre con il pollice ha iniziato a spingere per allentare e sciogliere lo stretto buco del culo di lei.

     Più lui spingeva con il pollice piatto tra le natiche, più io spingevo due dita sul clitoride. Scendevo verso l’entrata della fica, entravo per metà e poi tornavo a torturare quel lembo di carne diventato tutto a un tratto gonfio e sensibile. L’ho chiuso tra pollice e indice e l'ho tirato facendolo uscire dalle labbra, poi ho stretto e tirato ancora. L’orgasmo mi ha fatto tremare le gambe mentre soffocavo in gola un gemito spezzato.

     Michele si è voltato su di me e, fissando le mie mani ancora nascoste tra le cosce e poi salendo con lo sguardo fino al mio viso, è venuto schizzando a terra, e sul culo di Veronica,  la sua goduria.

     Mi sono ritratta velocemente nascondendomi dietro alla parete. Sono rimasta immobile qualche secondo con il fiato in gola, schiena al muro, ascoltando il silenzio glaciale di quel momento. Sentivo il mio respiro rimbombare nella testa  e il cuore battere e pulsare nella fica. Ho tirato giù la gonna e sono tornata in ufficio correndo per tutti e tre i piani di scale.

     Con l’odore dell’orgasmo tra le dita mi sono seduta al mio posto e ho ripreso a battere sulla tastiera come se nulla fosse successo.

     “Allora?”.

     “Eh?”.

     "Dico… Veronica, l’hai vista o no?”.

     “No, non l’ho trovata. Non so dove sia”.

     “Ma che hai? Sei tutta rossa”.

     La mia risposta è stata sostituita dal rumore della porta e dai passi di Veronica che tornava al suo posto.

     Dietro di lei è entrato Michele.

     Si è avvicinato a me e, in piedi alle mie spalle, mi ha appoggiato entrambe le mani alla base del collo, scostandomi i capelli da un lato. È rimasto immobile e in silenzio qualche minuto, mentre un brivido partiva dalle sue dita e percorreva la mia schiena fino al culo. Deve averla sentita quella scossa corrergli sotto i polpastrelli, ma non si è mosso.

     Io non mi sono girata. Sono rimasta con la testa dritta a fissare il monitor, e con le dita sospese a mezz’aria sulla tastiera.

     “Ottimo lavoro”, ha detto poi pressando di più la mia carne tra i palmi.

     "Grazie boss", ho risposto mentre faceva scivolare lente le dita fino alla base della schiena.

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