Racconti Erotici

La piramide in riva al mare

Scritto da Dalvis

Bettie ama Richie al punto di raggiungere vette di complicità, due esseri gravidi di fantasie e perversioni a due.

Un giorno d’estate, i due amanti si danno appuntamento in una spiaggia deserta in riva al mare, lontani da occhi curiosi, trovando in quel posto sperduto il posto ideale per amoreggiare. Una spiaggia incantevole fatta di piccoli ciottoli variegati con isolotti di sabbia dorata in una insenatura a conca naturale a ridosso di falesie di marna rilucenti sotto la canicola.

I corpi distesi sull’arenile promanano effluvi d’amore.
Il corpo filiforme di Richie, disteso sul telo a lenire le fatiche del lavoro, assorbe dal sole calore pari al formoso corpo di Bettie, che le siede accanto con occhi sfavillanti pieni di amore per lui. La donna, memore dei caldi abbracci e baci che sempre anela, assetata del sapore delle sue labbra, non sta quieta, perché un immenso calore le risale dal profondo delle viscere mentre lo ammira e medita il momento giusto per scrollare il suo uomo dal torpore pomeridiano.
Bettie contempla Richie pancia all’ingiù, come lucertolone al sole, e gioisce di sentirlo accanto a lei, non può fare a meno di ammirare la sporgenza del suo culetto ben fatto e le ampie spalle con le quali l’avvolge quando si uniscono in un affettuoso slancio di intimità.
Il tempo sembra fermarsi nell’immaginazione dei due amanti, arricchita di languide sensazioni, finché, nel tardo pomeriggio, anche i pochi solitari bagnanti che frequentano quella spiaggia, a poca distanza, raccolgono i loro effetti personali e cominciano il cammino di ritorno verso l’auto. Figurine umane sempre più piccole man mano che si allontanano, finché scompaiono alla vista.

Bettie e Richie restano soli. La calorosa donna ne approfitta per saltare addosso al suo uomo lucertolone e inizia la propria opera di adorazione, cominciando a baciarlo dai piedi flessuosi e risalendo fino ai glutei. Bettie avverte una voglia strana e scosta un tantino lo slip del suo giovane uomo mordicchiandogli la chiappetta, con la mano sapiente non resiste alla tentazione di sfiorare col dito l’orifizio proibito del suo lui, che a quella molestia si scuote e le domanda: “Che fai cara, ti stuzzica il mio culetto?”.
“Sì” - risponde Bettie, con semplicità e naturalezza e lo abbraccia e lo bacia come se non ci fosse un domani. Richie ricambia con trasporto all’affetto smisurato di lei con baci intensi e profondi.
Bettie non ha pace mentre bacia e gusta il sapore di Richie e fruga con la lingua nella bocca di lui, raccogliendo ogni respiro strozzato, l’uomo avvinto dal corpo eburneo e morbido di quella donna coi seni al vento che si stropicciano al suo petto villoso. Formano una piramide i due amanti abbracciati in riva al mare, seminudi, in quella spiaggia desolata e solitaria teatro di piccanti incontri, a baciarsi e ammirarsi in una complicità senza tempo, godendo del calore dei rispettivi corpi impregnati di essenza salmastra.

Una luce di remota lussuria balugina negli loro occhi e si abbandonano del tutto a lascive esplorazioni: la glabra passera di Bettie gocciola e frigge nel suo stesso succo, mentre Richie palpeggia la proboscide della vergogna e la titilla con le dita fino a farla ardere di desiderio. Una verga nodosa fa capolino tra le floride cosce di Bettie, sporge dal costumino come testuggine dal testone rubicondo che tante volte lei ha ammirato e avidamente risucchiato fino in gola.

Una fiamma arde dentro Bettie, che con irruenza solleva a mala pena il fondoschiena di Richie per sfilargli il costumino. Avida del suo sesso, la divina compagna afferra e tiene in pugno il bronco dell’uomo che lei conosce così bene per averlo preso di gusto in ogni circostanza e orifizio. Bettie guarda vogliosa il compagno e se lo bacia, un lampo di libidine infiamma il suo sguardo mentre lascia scorrere delicatamente le sue unghia smaltate lungo la schiena di Richie per stuzzicarlo a una fantasia comune.
“Amore che ti passa per la testa, cosa vorresti fare?” – chiede spaurito Richie a Bettie che maliziosamente risponde: “Nulla caro, ho avuto una piccola fantasia da fare con te, ma ti fai male… forse non è il caso”. Richie raccoglie i pensieri e cerca di frugare in tutto il repertorio di amplessi e posizioni lascive che abbia mai sperimentato con quella donna che lo ama più della sua stessa vita.
“Sicuramente non vuole farmi male – riflette tra sé e sé Richie – benché lei abbia colto nel mio sguardo un desiderio inconfessabile che potrebbe piacermi... E già! Lei è troppo sensibile e intelligente – prosegue nel suo ragionamento silenzioso – per non leggermi dentro e mettermi a nudo, mi sento nudo con lei; in realtà – osserva l’uomo – sono proprio nudo adesso mentre lei allaccia la sua lingua alla mia e tiene in pugno la mia mazza.”
Nel turbinio di pensieri Richie, dopo un lungo bacio d’amore da mozzare il respiro, avverte come un mancamento dei sensi e stacca la propria lingua da Bettie, quindi rivolge il proprio sguardo azzurrognolo verso il mare a respirare e catturare un po’ di aria marina, quando, in quel preciso momento, la sua vista miope viene attratta da un oggetto misterioso galleggiante a poca distanza dalla riva:
“Guarda Bettie, proprio là, mi sembra di scorgere una bottiglia di vetro galleggiante, con dentro una pergamena arrotolata col messaggio di aiuto di un naufrago disperso su un’isola sperduta!”
“Hai molta fantasia caro – risponde imperturbabile Bettie.
“Guarda Bettie, proprio là, mi sembra di scorgere una bottiglia di vetro galleggiante, con dentro una pergamena arrotolata col messaggio di aiuto di un naufrago disperso su un’isola sperduta!”

“Hai molta fantasia caro, vedi più di quel che c’è, lo sai che mi piace e mi attizza ciò” – risponde imperturbabile Bettie alla sua legittima curiosità e rivolge anche lei il proprio sguardo al mare, dove quell’oggetto misterioso è apparso come dono del demone marino.
Bettie inforca gli occhiali, Richie è ammirato da quella compagna dai capelli corvini, le cui lunghe chiome ricadono sulle spalle e le accarezzano i seni; la donna dall’ambiguo sorriso, fiammeggiante in viso, sentenzia: “Sì caro, è un uccello galleggiante, non vedi come i pesciolini intorno mordicchiano l’asta, mentre il fendente del glande apre le acque e si fa strada verso la battigia cullato dalle onde?”.
“Che dici, è impossibile! Esistono forse peni galleggianti?” – replica Richie un po’ smarrito.
Bettie, accesa da un’insolita frenesia, si alza di scatto per andare a raccogliere l’oggetto misterioso, luccicando dell’arcano splendore di donna florida dalle cosce tornite, fa qualche piccolo passo verso la battigia e si piega quasi a incudine, immergendo i suoi piedini paffuti fino ai polpacci.
“Certamente non esistono, – spiega Bettie col suo fare intrigante – come è vero che esistono dildo a forma di pene che alcune coppie utilizzano per provare nuove emozioni, esplorando il buchettino che accomuna noi donne a voi uomini. Vuoi provarlo anche tu a prenderlo dentro, mio amato Richie?” – profferisce la donna in un impeto di coraggio e sfrontatezza.

Richie ammutolisce a quella proposta, un brivido gli corre lungo la schiena, ma Bettie, con suadenti parole, lo incoraggia al sacrificio: “Ho raccolto il frutto proibito per noi, – dice Bettie sollevando il trofeo, un dildo coi lacci appesi gocciolanti che sembrano alghe – adesso farai il bravo e sarai mio, proprio su quella roccia bianca inclinata in prossimità del mare, che ammicca alla risacca e occhieggia al tuo culetto tondo offerto in dono alla dea del mare, quale io sono”.
Richie è vinto dall’oscena proposta e con fioche parole si sottomette a quella voglia: “Sì fallo, voglio donarti il mio orifizio, è una offerta amorosa alla donna che amo, sarai l’unica ad aprire le mie natiche.”
L’uomo contempla Bettie poggiare quel reperto marino sulla vulva maestosa e armeggiare coi laccetti per legare alle cosce un curioso strapon color avorio, luccicante lungo l’asta di riverberi salmastri alla luce del tramonto.
“Dai tesoro – comanda lei – distenditi supino su quel grande scoglio bianco arenatosi in spiaggia, culetto bene in vista e gambe all’aria”. Richie osserva il grande masso scosceso che somiglia al santuario poltrona di un ginecologo, e, come stregato da un innaturale comando, acconsente a una fantasia capricciosa e si alza, gambe tremolanti, per andarsi a sdraiare sullo scoglio prescelto. Lì si distende supino e un poco imbarazzato, allarga le cosce pelose e offre il proprio culetto alla portata della donna, pronta a deflorarlo nel suo più intimo fiore.

La dea amazzone gli si avvicina gattona piccoli passi e, inginocchiandosi vogliosa, lavora di lingua l’ano di Richie che comincia a pulsare come campanula rosata. L’uomo ansima passivo alla mercé della donna, come lucido filamento di alga posidonia adagiato dall’onda sulla convessità della roccia. Bettie è ingorda e lecca con avidità l’orifizio del suo lui al sapore del cavolfiore: la lingua della donna rotea intorno a quel fiore di maschio e saetta imperterrita avanti e indietro, ammorbidendo quella minuscola fessura con le dita per prepararlo alla monta.

Richie è trasognato, paonazzo in viso, i suoi piedi e gambe si dimenano ad ogni colpo di lingua che va a fondo e penetra quel buco di scimmietta pelosa. La donna capisce che è il momento di sbattere il suo uomo, di aprirlo come una mela. Sfodera la sua arma tra le gambe e appoggia la testa di quel dardo marino sul cerchietto anale di Richie, già preparato e umettato di saliva. L’uomo abbandonandosi completamente si concede in sacrificio a Bettie, che gli entra dentro di slancio e lo doma come femmina in calore.
Bettie sente quel pene in lattice come un prolungamento della propria clitoride e, così armata, spinge virilmente più a fondo al suo uomo che sculetta a ogni colpo su quella roccia lubrica, al ritmo impetuoso della risacca. Richie con occhi socchiusi ammira estasiato le mele penzolanti di Bettie come stordito dall’inteso odore di donna che gli riempie le narici, mentre il suo anello comincia a bruciare. “Siiiiì” – sibila l’uomo in posa fetale, gambe e piedi flessuosi vibranti per aria, effeminato al massimo grado, e invoca la sua padrona: “sfondami, sono tua!”

Il ritmo di Bettie diventa forsennato, con quell’arnese sta possedendo il culo del suo uomo che esala ogni tanto qualche sbuffetto d’aria. Più Bettie spinge, più la sua passera si lubrifica e comincia a gocciolare nell’ano di Richie che a quel punto ne raccoglie i liquidi, divenendo un tutt’uno unito alla divina amazzone che lo sbatte di gusto. L’uomo femminilizzato non ne può più e, completamente irretito in quella posa debosciata, mostrando il culo aperto alla corrente, comincia a gingillarsi con l’asta per raggiungere l’acme del godimento, accompagnando col bacino i movimenti della domatrice del suo intimo buco. Avvinghiato coi piedi alle natiche di Bettie, cerca di frenarne l’impeto di possesso, ma la divinità lo guarda avidamente negli occhi e ne raccoglie i gemiti di piacere lamentosi. Il basso ventre di Richie comincia a vibrare sotto quei colpi bene assestati, avvertendo piccole vibrazioni alla prostata, gonfia, battuta dal glande che lo viola dall’interno.
I capezzoli bruniti di Bettie somigliano a turgide frecce, nella foga di cavalcare il suo uomo, e il piacere di vederlo femmina ai suoi occhi alimenta un fiume di umori vaginali che colano sui testicoli di Richie, donandogli freschezza. Il grande sole rossastro calante sulla linea dell’orizzonte marino assiste i due amanti in quell’amplesso proibito in riva al mare. Su una roccia bianca, un uomo effeminato si dona a Bettie e, dimenandosi tra le eburnee cosce femminee, arriva a colare in punta al suo pene la linfa vitale, sentendo la biscia marina arroventargli l’ano e l’odor di fica gocciolante.
Dopo avere addomesticato la sua preda, la divina Bettie schioda l’arnese dall’ano di Richie, lo abbraccia sospirando e se lo bacia in bocca, raccogliendo sulle labbra i suoi ultimi ansimanti respiri:
“È stato meraviglioso amore mio, entrarti nelle viscere. Sei più uomo di tanti uomini, mi hai reso ancor più speciale godendo di te e dei tuoi respiri strozzati dal nostro comune piacere. Il mio corpo è nel tuo e tu sei nel mio in una unità della vita indissolubile, per sempre.
Grazie Richie, ti amo tanto.”

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