Racconti Erotici

L’intrigo

Scritto da Guglielmo Morelli

Il cervello è l’organo sessuale più importante!

Agosto 2017 Amalfi

Inutile negarlo! Gli sguardi dei giovani ragazzi che si soffermavano su di lei, la rendevano felice.

Rappresentavano la piacevole conferma che ancora, malgrado i suoi 38 anni, faceva girare la testa agli uomini. Le succedeva sempre al mare, ma in un posto come questo sembrava ancora più frequente.
La Costiera Amalfitana stava offrendo il suo eterno spettacolo e i panorami mozzafiato che offriva da sempre ai suoi visitatori, sembravano avere un taglio ancora più coinvolgente dalle terrazze del bellissimo albergo in cui Patrizia e Giuliano si erano permessi il lusso di risiedere in quei cinque giorni in cui intendevano festeggiare i loro quindici anni di matrimonio. Si erano sposati a ventitré anni, belli come pochi, terminato il ciclo scolastico percorso insieme nella stessa scuola. Lui aveva provato a proseguire gli studi all’Università ma presto aveva rinunciato e se ne era pentito per tutta la vita.
L’immenso Amore che li legava era di quelli che per molti esistono solo nei romanzi ma non per chi ha la fortuna di viverlo davvero. Giuliano sapeva bene che la parola amore è solo un modo pratico di riassumere l’insieme di sentimenti che la compongono. Quando diciamo amore infatti, parliamo di attrazione, passione, amicizia, complicità, rispetto, stima, e innumerevoli altri sentimenti che contribuiscono a tenere unite due persone. Ultimamente, il fuoco della passione che aveva sempre arso vivace tra loro sembrava essersi affievolito. Negli anni, l’amore stava maturando con loro e la passione, un po’ alla volta, stava cedendo il passo al rispetto e alla stima reciproci. Questo Giuliano temeva stesse accadendo tra loro, e per codesto motivo aveva organizzato questa vacanza. Patrizia si chiedeva come avesse fatto visto che le loro risorse erano sempre limitate ma decise di godersi quella breve vacanza senza farsi troppe domande. Suo marito era stato indaffaratissimo nei giorni che avevano preceduto la loro partenza. Aveva organizzato tutto nei minimi dettagli e aveva affrontato il viaggio con l’entusiasmo infantile che da sempre lo distingue quando qualcosa lo interessa veramente.
Lei se ne stava sdraiata su quel lettino con una bibita in mano, gli occhiali da sole, e un capello di paglia simile ad una diva di Hollywood degli anni 70.
Era sempre stata una donna florida ma a dispetto del comune cliché che impone l’equazione, bella donna uguale donna magra, lei aveva sempre esercitato un’attrazione magnetica verso la maggior parte degli uomini e lo sapeva. Le sue curve generose erano da sempre state un potente richiamo per gli sguardi maschili e in circostanze come quella che stava vivendo, in cui passava parte della giornata in costume due pezzi, questo interesse non era neppure ben celato. Anzi, a volte diventava fastidiosamente manifesto.
Il suo telefono suonò discreto la languida melodia che si era scelta come suoneria e che teneva ad un volume appena percettibile.
Prese il telefono rimanendo sdraiata, senza neppure guardare chi la stava chiamando.

“Si?”
“Amore ci vediamo tra quindici minuti nel giardino dell’hotel?”
“Va bene. A dopo amore mio”

Nel chiudere la conversazione notò un messaggio da un numero sconosciuto. Lo aprì.

“Buongiorno Signora. Mi permetta di presentarmi. Il mio nome è: Muḥammad ibn ʿAbdūn al-Jabalī mi voglia perdonare se mi sono permesso di scriverle sul suo telefono pur non conoscendola ma, non ho potuto resistere a questo impulso perché sono rimasto colpito dalla sua persona.”

Patrizia si sentì infastidita dal messaggio. Si domandò come quell’uomo potesse aver avuto il suo numero. Stava per riporre il telefono quando giunse un altro messaggio.

“Si starà probabilmente domandando come abbia avuto il suo numero. Niente di più semplice quando qualcosa la si desidera fortemente. Ho corrotto un funzionario dell’albergo! E visto che ormai mi sono esposto mi permetto di offrirle qualcosa, ma non tema, non intendo importunarla come certamente lei starà pensando, anzi, vorrei chiarirle da subito che intendo solo avere il privilegio di conversare con lei a distanza.”

Mentre Patrizia leggeva il messaggio, un cameriere si avvicinò discreto spingendo un carrello con dello Champagne. Più che lo Champagne di cui non era certo un esperta, Patrizia rimase colpita dalla bottiglia, rivestita di un metallo dorato che anzi, a dire il vero, le sembrava proprio oro.

“Il Signor Muhammad la prega di accettare questo presente e la busta ad esso allegata.”

Dicendo questo il cameriere aprì la preziosa bottiglia, ne versò un mezzo flûte, ripose la bottiglia nel secchiello, la coprì accuratamente e si congedò gentilmente lasciando Patrizia meravigliata ad osservare il cestello e l’elegante busta di carta pergamena deposta al suo fianco.
Prese il bicchiere e bevve un sorso di vino. Lo trovò buonissimo!

«In fondo non posso proprio esimermi dall’aprirla.» Pensò. «No! Non potrei proprio sopportare la curiosità di non sapere.»

Prese la busta e la soppesò. La sollevò in controluce ma la carta era troppo spessa e non lasciava trasparire nulla. La girò tra le dita per qualche secondo poi, senza ulteriori indugi la aprì. Conteneva un’altra busta più piccola ed un foglio scritto a mano con una elegante e ordinata calligrafia.

“Gentile Signora Patrizia. Non voglio sottrarle più tempo di quanto non sia necessario. Sarò quindi sintetico e diretto. Ho bisogno di una sua consulenza. L’argomento è delicato e necessita di uno specifico soggetto perché possa essere affrontato con soddisfazione e lei è esattamente il soggetto che cerco! Io credo che ciascuno di noi abbia delle passioni, così come delle tare, deviazioni, perversioni se preferisce. La mia consiste nel parlare esplicitamente di sesso con delle belle donne. Ribadisco, parlare, a distanza. Nella busta allegata troverà il compenso per il disturbo che le sto arrecando con questo mio primo goffo approccio, al quale, spero con tutto me stesso, possano seguirne degli altri. Naturalmente, si ritenga del tutto libera di rifiutare, in questo caso potrà trattenere la somma che troverà allegata a questa mia come risarcimento per il disturbo arrecatole. Se invece decidesse di accettare questa “consulenza,” sappia che gliene sarei grato e potrà considerare quella cifra come un piccolo anticipo sulle sue future consulenze. Muḥammad.”

Incredula rilesse più volte le poche righe. Poi aprì la seconda busta e vi trovò dentro una banconota da 500€. Si accorse di essere rimasta a bocca aperta solo quando il suo telefono annunciò l’arrivo di un nuovo messaggio.

“Mi auguro proprio voglia accettare! Vede, io ho cinque mogli ma nessuna di loro mi ha scelto e con nessuna di loro riesco a parlare in modo soddisfacente di queste cose. Sono abbastanza ricco da potermi pagare qualunque Escort ma non è il loro parere che cerco. Ho quarantacinque anni e mi creda, non avrei alcun problema ad avere delle giovanissime donne diverse ogni giorno ma che saggezza vi è in loro? No! Io sono attratto dalle donne bianche, more, formose e nella sua fascia d’età. Possibilmente cattoliche quindi con una cultura diversa dalla mia e un diverso approccio alla vita. Belle, con esperienza ma senza trascorsi burrascosi. Parte del gusto sta anche in questo. Una donna senza esperienza non ha nulla da dirti. Una con troppa, non è sincera. Lei, se non mi sbaglio, è qui a festeggiare i quindici anni del suo matrimonio. Fedele quindi! Altra caratteristica indispensabile. Per quindici lunghi anni la sua saggezza e la sua femminilità sono state a disposizione di un solo uomo. Fortunato! Questo l’ha senz’altro impreziosita. Insomma, lei aduna in se tutte le caratteristiche che io cerco. Lei, è una gemma preziosa e le chiedo solo di poter condividere per un po’ la sua luce.”

Fece in tempo ad alzare gli occhi dal telefono che ecco giungere un nuovo messaggio.

“L’ho vista in albergo ma non risiedo in quella struttura. Se guarda verso la punta del golfo vedrà uno yacht nero e bianco. Quella è la mia casa in questi giorni.”

Patrizia volse lo sguardo nel luogo indicato e vide subito la lussuosa imbarcazione che malgrado la distanza che li separava appariva enorme. Le sembrò di vedere un uomo sul ponte della nave con i gomiti in alto. Come se sostenesse un binocolo davanti agli occhi.

«Come si era permesso?» Pensò!

Quell’uomo impertinente e arrogante non si era limitato a chiedere il suo nome e, cosa ancora più grave il suo numero di telefono, ma aveva chiesto anche ulteriori più dettagliate informazioni personali.
Si alzò dal lettino. Aveva con se un copricostume, indossando il quale si muoveva dalla piscina all’albergo e viceversa ma, alzandosi non lo indossò di proposito. Diede le spalle allo yacht, prese tutte le sue cose, bevve un altro sorso del buonissimo champagne poi, più divertita che offesa, tolse la bottiglia dal secchiello e si avviò con passo misurato verso il luogo dell’appuntamento con suo marito. Indossò il copricostume solo quando ritenne di essere fuori portata del binocolo. Entrando in hotel si recò dal portiere e chiese notizie del natante all’ancora lì davanti. L’uomo le disse che apparteneva ad una importante compagnia petrolifera araba ma nessuno sapeva con precisione chi vi fosse a bordo. Aggiunse che erano lì perché girava la voce che la compagnia in questione era interessata a comprare la catena di hotel di cui quella struttura faceva parte.
Decise istantaneamente di tenersi i soldi ed ignorare il messaggio anche se sinceramente era intrigata dalla proposta avanzata peraltro con eleganza. Non per i soldi, si disse, ma per la curiosità di scoprire dove quella conversazione l’avrebbe portata. Già, perché di una conversazione si trattava!
Ma no! Non avrebbe potuto! Sarebbe stato immorale! Certo che, non rispondere affatto e tenersi i soldi sarebbe stato almeno scortese visto i modi con i quali le si era rivolto. Ecco! La chiave di tutto erano certamente i soldi. Avrebbe potuto rimetterli nella busta, consegnarli al portiere e pregarlo di restituirli al Sig. Muhammad, per poi scrivergli e invitarlo sdegnosamente a riprenderseli. Si! Avrebbe fatto così! Prese il telefono e scrisse.

“Signor Muhammad. Io non so chi lei sia e ciò che vorrebbe da me è perlomeno sconveniente! Intendiamoci, tra amici si instaurano a volte rapporti di confidenza che possono essere più terapeutici di un buon psicanalista ma noi non siamo amici! Anzi, non ci conosciamo proprio! L’offerta di denaro inoltre mercifica l’eventuale confidenza rendendola imbarazzante!
Ho lasciato la busta, con il suo contenuto al portiere del mio albergo.”

La risposta giunse quasi immediata.

“Qui si sbaglia Patrizia. Sono proprio i soldi a rendere asettico questo rapporto. Io non le chiedo di incontrarla, né la sua amicizia. Ho bisogno di parlarle e soprattutto di sentirla parlare. Se non ci fossero i soldi, rischieremmo un coinvolgimento ma, essendoci uno scambio, saremmo entrambi liberi di interrompere la conversazione coerentemente con le reciproche mutevoli esigenze.
Pensavo di regolarmi in questo modo. Ogni volta che avrò bisogno delle sue parole le farò pervenire mille euro. Non sarà obbligata a rispondere subito a meno che non le sia esplicitamente richiesto. Le conversazioni a mezzo chat possono essere le meno invadenti.”

«Razza di arrogante borioso! Gli ho appena detto di no e lui mi si rivolge come se stessi accettando le sue condizioni! Ho fatto quello che era giusto! Adesso lo ignoro!»

Uscì dall’applicazione e si recò verso il giardino vicino all’ingresso dove l’attendeva il marito, risoluta a raccontargli la vicenda che li avrebbe senz’altro divertiti alle spalle dello sconosciuto.
Lui era lì! Sul lettino, immerso nella lettura di un libro. Non era bello ne particolarmente prestante ma era l’uomo con cui aveva condiviso la sua vita, ne era innamorata e dal quale era ampiamente contraccambiata. Erano amici, confidenti, complici. Condividevano gusti, passioni, valori, avevano le medesime aspettative, si commuovevano per le stesse cose e ridevano insieme delle stesse battute. Inoltre, dopo quindici anni, condividevano gli stessi ricordi. No, non l’aveva mai neppure sfiorata l’ipotesi di un futuro senza di lui, neppure nei momenti più bui della loro vita e Dio solo sa se c’è ne erano stati.

«Si!»Pensò. «Siamo una così bella coppia e, raccontargli questa singolare vicenda è senz’altro possibile.»

Altre coppie avrebbero potuto entrare in crisi per una cosa come questa, loro no! Anzi. Nei suoi ricordi, ogni volta che le vicende della vita avevano paventato loro delle situazioni per le quali poteva accendersi il fuoco della gelosia, queste avevano contribuito ad alimentare il fuoco della passione. Già, la passione! Giunto a trentotto anni, quell’uomo, brillante e fantasioso, sempre desideroso di sesso, onestamente più di quanto lo fosse mai stata lei, si era improvvisamente come acchetato, fino a spengersi quasi del tutto. Quella vacanza che si stavano concedendo a prezzo di notevoli sacrifici, pensò che poteva servire anche a questo, per risvegliare appetiti sopiti.

Lui la guardò avvicinarsi con il telo da mare in una mano e quella che sembrava una bottiglia di Champagne nell’altra. Distolse lo sguardo dal libro e la osservò mentre si avvicinava. Aveva sempre pensato che il mondo fosse pazzo a preferire le donne molto magre a quelle generose nelle forme quale era la sua donna. Quel corpo morbido e caldo prometteva appaganti momenti intimi al solo guardarlo! Aveva sempre pensato che la sua donna poi avesse una innata grazia nel gestire le sue generose forme. Scadere nella volgarità era un pericolo sempre in agguato con un corpo come il suo ma lei, possedeva una istintiva eleganza nel proporsi che non la faceva mai apparire esagerata. Persino il semplice camminare! Più di qualche volta si era trovato ad osservare donne bellissime, alte, slanciate, assolutamente non a loro agio con i tacchi alti, così femminili eppure così difficili da indossare con disinvoltura. Scarpe che invece la sua compagna indossava con naturalezza e che conferivano al suo già elegante passo, l’elasticità di una pantera. Anche adesso, in un ambiente balneare, lei calzava una scarpina con un po’ di tacco. Quanto l’aveva desiderata! E quanto la desiderava ancora! Per questo non sopportava il tradimento del suo corpo che non si disponeva più come una volta alle gioie del sesso.

“Amore. Dove sei stata?”
“In piscina dove sembra che la mia presenza abbia attirato l’attenzione di un ammiratore.”
“Davvero?”

Chiese lui divertito. Quella era esattamente la reazione che lei si aspettava da suo marito! Si sedette accanto a lui con eleganza, disponendo le gambe sovrapposte di lato, in quel modo che lo faceva impazzire.
Lei gli mostrò il telefono e i messaggi in esso contenuti, nonché il biglietto che si era tenuta a differenza dei soldi. Lo seguì nella lettura spiegandogli la giusta sequenza in cui inserire il biglietto. Lui lesse velocemente, soffermandosi più volte su alcuni punti, nei quali avvicinava il suo volto allo scritto, come per voler essere certo di ciò che leggeva. Poi, si tolse gli occhiali e alzò lo sguardo incredulo su di lei e rilesse tutto da capo fino alla sua risposta definitiva e alla conseguente replica dello sconosciuto.

“Hai fatto bene!”

Sentenziò poi, trattenendo a stento un sorriso di soddisfazione.

“Brutto maialino!”

L’apostrofò lei colpendolo con un buffetto sulla gamba poiché non si era fatta sfuggire l’accenno di sorriso sul suo volto. Sapeva che le attenzioni degli altri uomini nei suoi confronti lo inorgoglivano e lo eccitavano persino. Mise su un finto broncio che lui adorava e continuò con tono di rimprovero.

“Ma ti rendi conto che questo si è fatto dare il mio numero dall’albergo? Ma è legale secondo te?”
“Non solo è illegale ma è anche immorale, sconveniente, arrogante ma anche molto eccitante non negarlo!”

Lei abbassò gli occhi per un istante, sufficiente a confermargli la sua ipotesi.

“Comunque ti sei negata! Hai fatto bene! La vicenda finisce qui! Ha lasciato una medaglia sul tuo generoso seno e gonfiato il mio petto. Speriamo che tra un po’ sortisca lo stesso effetto anche su altre parti del mio corpo.”

La guardò con un sorriso amaro. Lei sorrise e inclinò la testa guardandolo con sospetto. Non si spiegava come mai non avesse chiesto nulla sul contenuto della busta.

“Ho interrogato il portiere e mi ha spiegato alcune cose sugli occupanti dello yacht. Sono i proprietari di una compagnia petrolifera. Ricchissimi quindi! Possibile non ti incuriosisca sapere cosa c’era nella busta?”

“Non è necessario!”

Sorrise lui di rimando.

“Qualunque fosse il contenuto tu lo hai rifiutato, quindi è irrilevante! Inoltre è facile immaginarlo. Ti ha promesso 1000€ a consulenza ed ha parlato di anticipo quindi, è facile dedurre che contenesse circa 500€. Sbaglio?”

Lei annuì con una smorfia compiaciuta per il suo acume.

“Soldi che hai appena regalato al portiere!”

Lei spalancò gli occhi.

“Quindi tu pensi che avrei dovuto tenerli?”

E dicendo questo lo colpì nuovamente su una gamba divertita.

“Dico solo che lui ti aveva detto di tenerli comunque e, l’uomo dello yacht non mi sembra il tipo che passerà a riprenderli. Per noi quella cifra è una bolletta del gas impegnativa da pagare, per lui probabilmente è la mancia che normalmente lascia a chi gli sta simpatico. Anzi! Sai che ti dico? Trovo che sia persino troppo poco quel che ti ha offerto!”

Patrizia non riusciva a capire quanto fosse serio in quel momento.

“Veramente me ne ha offerti 1000, a (consulenza), e non si è pronunciato sul numero e sulla frequenza delle consulenze!”

Giuliano assunse un’espressione assorta massaggiandosi il mento nell’atteggiamento di chi sta valutando la convenienza di un affare. Lei lo picchiò di nuovo.

“No dai seriamente! Ci farebbero davvero comodo. In fondo vuole solo chiacchierare.”
“Adesso sei tu che stai parlando seriamente!”
“Se dovesse esagerare potrei non rispondere più come sto facendo ora o addirittura cambiare numero e sparire dalla sua rubrica.”
“Secondo te quello non è in grado di rintracciarti comunque?”
“Hai ragione! Però forse potrebbe valere la pena rischiare. Abbiamo la caldaia da cambiare, le tasse da pagare al nostro rientro. Senza contare il condominio e la necessità di andare entrambi dal dentista.”

Lui sembrò intristirsi. Sembrava in procinto di dire qualcosa, poi ci ripensò e rimase in silenzio a meditare seriamente questa volta e lei non osò interrompere i suoi pensieri anche perché lei stessa rimase sorpresa delle sue parole e non riusciva ad immaginare cosa potesse pensare lui ora.

“Forse hai ragione ma voglio continuare a leggere i suoi messaggi.”
“Ma certo! Anzi vado a riprendermi la busta e concordiamo la risposta.”

Lei si alzò di scatto divertita, come una ragazzina invitata a sorpresa al ballo delle debuttanti.

“D’accordo!”

Rispose lui, senza però aver dissipato il velo di tristezza che sembrava averlo avvolto. La seguì con lo sguardo e la vide recarsi al banco del portiere. Poggiò entrambi i gomiti sul ripiano e si sollevò sulle punte dei piedi, poi piegò una gamba all’indietro in un atteggiamento infantile e rimanendo in quella posizione, sollevata su di una sola gamba, si fece restituire la busta.

«A volte» pensò Giuliano «sembra proprio una bambina ed è ancora più adorabile.»

Con la busta in mano, tornò dal marito che si era portato nella hall all’interno dell’albergo per poter usufruire del collegamento Wi-Fi di cui la struttura era dotata. Aveva preso il tablet e stava digitando qualcosa.

“Muḥammad ibn ʿAbdūn al-Jabalī era un eminente medico e matematico di origine spagnola di religione islamica vissuto più di mille anni fa! Il tuo amico potrebbe essere un omonimo, un discendente o semplicemente, la qual cosa è la più probabile, sta usando un nome falso.”
“Non vedo delusione in questo! Ma ne chiederemo conto.”

Rispose lei ormai rapita dell’avventura che le si stava dispiegando davanti. Raggiunsero la loro stanza senza dirsi una parola. Ognuno immerso nei propri pensieri. Posarono il telefono sulla scrivania e rilessero entrambi la conversazione seduti l’uno affianco all’altra senza commentare. Terminata la lettura fu lui a toccare la finestra per scrivere la risposta e poi rivolse lo sguardo su di lei in attesa, come se aspettasse da lei l’ispirazione.

“Caro signor Muḥammad.”

Esordì lei

“No! Caro direi proprio no. Non sai neppure chi è!
“Hai ragione!”
“Ascolta! Signor Muḥammad. Se per ipotesi dovessi accettare questa sua richiesta, e dico per ipotesi, non potrei fare a meno di instaurare con lei un rapporto di reciproca fiducia. Il nostro primo contatto però, già ha in sé il seme dello scetticismo visto che il nome che mi ha fornito appartiene ad un importante esponente della cultura Islamica vissuto circa mille anni fa!”

Si scambiarono un complice sguardo d’intesa ed annuirono all’unisono. Scrissero, rilessero e spedirono il messaggio. Senza pensarci ulteriormente. Dal telefono arrivò a loro la conferma del messaggio consegnato, seguito a breve dalla conferma della sua lettura.
Passarono lunghi attimi. Giuliano sembrava nervoso e si alzò.

“Mi prendo qualcosa da bere. Lo vuoi anche tu?
“No grazie preferisco di no.”

Lui raggiunse il frigo bar e si chinò per prendere una bottiglia al suo interno.
Sul telefono di Patrizia comparve l’avviso che l’interlocutore stava scrivendo.

“Vieni presto! Sta scrivendo.”

Giuliano si versò da bere e la raggiunse. Il messaggio arrivò dopo una breve attesa che però parve ad entrambi eccessiva.

“Signora Patrizia. Voglio essere chiaro sin dall’inizio, proprio perché con lei voglio fare e ricevere solo sincerità altrimenti tutto il gioco che stiamo per intraprendere perderebbe di efficacia. Muḥammad ibn ʿAbdūn al-Jabalī non è il mio nome ma, come lei ha prontamente scoperto, appartenne a uno dei tanti esimi esponenti della cultura Islamica volutamente ignorati dal mondo occidentale. Era mia intenzione rivelarle questa verità alla successiva conversazione, cosa che puntualmente sta avvenendo ma lei mi ha preceduto. Sappia, però, che continuerò ad usare questo pseudonimo e lei a chiamarmi Muhammad, perché non ho intenzione di rivelarle mai il mio vero nome. Sono una persona importante e famosa nel mio paese e, anche se sento di potermi fidare di lei, non posso fidarmi delle persone che la circondano e che potrebbero decidere di trarre vantaggio da questa vicenda ledendo così la mia immagine. Le nostre conversazioni dovrebbero quindi restare private e segrete. Questa è una delle condizioni inderogabili. Ve ne saranno altre e di volta in volta starà a lei accettarle o meno. Per quanto riguarda questa condizione, lei mi deve altresì promettere di non cercare più di scoprire la mia identità. Le garantisco che non ne avrebbe alcun vantaggio e che questo interromperebbe subito e per sempre ogni nostro contatto.”

Patrizia e Giuliano si guardarono per un breve momento, poi lei alzò le spalle e disse :

“Ci sta bene no? Chi se ne importa di come si chiama. A noi cosa cambia?”

Senza aspettare la risposta del suo compagno il cui silenzio, decise lei, poteva essere interpretato come un sostanziale assenso, si mise a digitare una risposta.

“Diciamo che al momento mi sta bene. Le prometto che non indagherò ulteriormente sulla sua identità. Possiamo dare inizio alla nostra conversazione ora? Così almeno capisco meglio di che si tratta.”

Guardò Giuliano che annuì, mentre si alzava per riporre il bicchiere, quindi spedì il messaggio.

“C’è poco da capire!”

Fu la risposta quasi immediata in cui Patrizia colse una vena di irritazione. Proseguì subito dopo su di un altro messaggio.

“Parleremo esplicitamente di sesso. Finché lei sarà sincera lo sarò anch’io e la cosa funzionerà. Magari la troverà interessante anche lei che comunque ne trarrà un vantaggio economico. A presto Patrizia.”

In alto sopra il messaggio comparve la scritta off Line. Si guardarono negli occhi e il primo a parlare fu Giuliano.

“Ma che vuol dire? Non parla adesso? E quando allora?”
“È probabile” rispose lei “che mi cercherà con un messaggio quando avrà del tempo libero. D’altronde mi ha anche detto che non pretende risposte immediate.”

Attesero per un po’ che il loro interlocutore tornasse in linea ma questo non avvenne e una mezz’ora dopo decisero di andare a mangiare qualcosa. Si cambiarono, e scesero nella hall dell’albergo. Posarono le chiavi della stanza e chiesero un taxi. Il portiere a quel punto disse loro.

“Proprio pochi minuti fa un fattorino ha lasciato una busta per la Signora.”

E nel dire questo, le consegnò una busta della stessa carta pesante di quella consegnatale qualche ora prima. Lei la prese con fare noncurante ed elegante ringraziando il portiere. Il suo atteggiamento colpì Giuliano. Entrambi ne immaginavano il contenuto e si sorprese della disinvoltura della moglie.
Attesero il taxi, diedero l’indirizzo del ristorante in cui avevano pianificato di cenare e si guardarono complici.

“Ma come? Un’altra?”

Chiese lui.
A Patrizia sfuggì un risolino isterico.

“Disse, (ogni volta che avrò bisogno) è forse da intendersi, ogni qual volta! Cioè una busta per ogni contatto, qualunque esso sia.”

Altra risatina isterica.

“Aspetta non correre. Non l’hai neppure aperta. Apriamola e poi vedremo.”

L’aprirono! All’interno vi erano mille euro in contanti ed un biglietto, scritto a mano con elegante calligrafia.

“Gentile Patrizia. Per regolarizzare i nostri successivi incontri intellettuali, sarebbe certo più pratico se mi fornisse delle coordinate bancarie o una carta di credito su cui girarle di volta in volta le cifre dovute. Grazie. A presto.”

Questa storia era in attivo già di mille e cinquecento euro. Più del suo stipendio e poco meno di quello di suo marito e prometteva di essere solo all’inizio. Si guardarono entrambi con le lacrime agli occhi e si abbracciarono forte.

Settembre 2017 Roma

La vacanza era finita e tra loro avevano parlato quasi esclusivamente di questa vicenda, intrecciando ogni congettura possibile. Come aveva auspicato Giuliano, la pausa estiva era stata utile anche a riaccendere certi appetiti.
Decisero di incontrarsi con gli amici di sempre, quelli più intimi, per una cena insieme e per raccontarsi le reciproche esperienze estive. Giuliano, con un certo orgoglio, raccontò che la moglie era stata importunata da uno sconosciuto, omettendo il particolare dell’offerta in denaro.

“A ben pensarci” disse Andrea un suo amico d’infanzia “non ricordo di averti mai visto roso dalla gelosia.”

Giuliano sorrise.

“Ti sbagli! Non vorrei ma lo sono anch’io.”
“Perché dici che non vorresti?” Chiese Antonella una cara amica di Stefania.
“Perché è un sentimento innaturale, indotto da millenni di indottrinamento e in netto contrasto con la logica. Mi spiego meglio. L’atto sessuale tra due persone mature e consenzienti è una delle cose più belle che un essere vivente possa fare. Dare e ricevere piacere. Cosa c’è di più bello?”

Tutti annuirono.

“Eppure lo facciamo di nascosto. Se incontriamo una persona sconosciuta, possiamo raccontargli cosa abbiamo mangiato oggi, quanto lo abbiamo trovato buono e quanto era gradevole la compagnia ma, non ci sogneremo mai di dirgli quanto è stato bello e coinvolgente fare l’amore. Ce ne vergognamo! Siamo qui a mangiare, tutti insieme in allegria, e se ci pensiamo bene, nel nutrirsi ci sono due protagonisti, chi consuma il cibo e il cibo stesso che naturalmente non è mai consenziente. Mangiare è un atto cruento, uccidiamo degli animali per poterci nutrire eppure lo facciamo tutti insieme ridendo intorno alla tavola con un bicchiere di vino, non ce ne vergognamo!”

Tutti lo ascoltavano con interesse e Giuliano si sentì autorizzato a proseguire.

“Provate a seguirmi in questo ragionamento. Tu ami la tua donna e se ti racconta che è stata al cinema con delle amiche a vedere un film bellissimo che le ha commosse, così che hanno passato una serata meravigliosa. Tu sei contento! E lo sei perché la ami! Se ti racconta che è stata a cena fuori, fai conto per una cena di lavoro che pensava fosse estremamente noiosa, nella quale invece ha mangiato benissimo e si è trovata sorprendentemente bene. Tu sei contento perché la ami! E tu, se il tuo uomo ti dovesse dire che ha passato un pomeriggio fantastico con degli amici a guardare una partita o magari a giocare ai videogiochi, alla fine nel vederlo così contento saresti o no a tua volta felice? Perché invece se la nostra donna viene a dirci che ha passato dei momenti bellissimi con un altro uomo ci sentiamo morire? Parimenti agli altri aspetti della vita che l’hanno resa felice dovrebbe anche questo renderci felici! Badate! Non ci avrebbe detto che non ci ama più ma semplicemente raccontato una cosa che l’ha fatta stare bene e quando si ama davvero e intensamente non dovrebbe esserci nulla che ci possa far sentire più felici se non che la felicità dell’altro. Al contrario, l’unica cosa che ci dovrebbe davvero ferire è l’indifferenza, l’amore verso un’altra persona ma non il gesto sessuale.”
“Questa tua teoria è interessante, condivisibile ma difficilmente applicabile. Come li cancelli millenni di cultura in cui il possesso dell’altro è la concretizzazione dell’unione in generale e del matrimonio in particolare?”
“Si hai ragione! Ma provate per un attimo a fare questo esercizio di fantasia. Se duemila anni fa, ci avessero detto che il precetto principale fosse non uccidere e questo fosse stato interpretato alla lettera ed esteso agli animali, oggi noi mangeremmo solo nell’intimità della nostra casa, non davanti ai nostri figli, e mai in pubblico!”

Fece una pausa lasciando ai loro amici il tempo di pensarci su. Poi continuò.

“Va da se che in questo caso non esisterebbero i ristoranti ma probabilmente dei luoghi in cui incontrarsi con gli amici e fare quindi con loro ciò che è lecito secondo costume.”

Altra pausa ma questa volta ognuno di loro si immedesimò nell’ipotesi avanzata da Giuliano e si misero tutti a ridere di gusto, facendo ciascuno le proprie illazioni e immaginando le situazioni più comiche e surreali.

Trascorsero così, tra lavoro e impegni alcune settimane. Una mattina di fine settembre, mentre Patrizia era al mercato a fare la spesa, un messaggio comparve sul suo cellulare. Aveva salvato il numero nella rubrica e quindi il messaggio era corredato dal nome di chi l’aveva inviato. Muhammad.

“Felice di ricontattarla Patrizia. La disturbo? Sono in Qatar ed ho praticamente la mattinata libera. Sono ancora in attesa dei dati della sua banca! Se ha tempo e ne ha voglia scambiamo due parole?”

Le sue gambe ebbero un leggero fremito. Decise di raggiungere un Bar lì vicino dove si sedette al tavolo ed ordinò un caffè e dei pasticcini. In questi giorni si era convinta che se il misterioso interlocutore l’avesse richiamata, in quella occasione avrebbe avuto modo di capire esattamente quali fossero le sue pretese. Era pronta ad affrontarlo e ben disposta ad accontentarlo se fosse rimasto entro i limiti promessi. Quei soldi avrebbero fatto davvero comodo e in fondo si trattava solo di chattare come aveva fatto inutilmente per ore con altre persone. Si mise comoda, fece un bel respiro e cominciò a scrivere.

“Anche a me fa piacere rileggerla Muhammad! Debbo ammettere che lei è riuscito ad incuriosirmi. Non ho mai visitato il Qatar ma alcuni miei conoscenti mi hanno raccontato cose molto interessanti.”
“Lei è interessante Patrizia! Oggi però parliamo di sesso, le va bene?”
“Ci scriviamo per questo, no?”

Rispose lei sorprendendosi della sua sfrontatezza.

“Brava! Mi dica. Suo marito è stato anche il suo primo amante oppure ha avuto altri prima di lui?”

« Ecco! Ci siamo! »Pensò Patrizia.

“Si è così! Lui è stato il mio primo uomo e tuttora l’unico.”
“Lo sospettavo! Questo la rende la ( أميرة ) che credevo. Da oggi lei per me sarà (‘Amira) Principessa!”
“Lusingata di esserlo.”
“Rimanere fedele allo stesso uomo per così lungo tempo è da principesse!”

« Credevo peggio » pensò.

“Mi dica. Quali sono le sue posizioni preferite mentre fa l’amore?”

« Ecco! Appunto! » Pensò!

Cercò di non far trapelare l’emozione che le avrebbe fatto certamente tremare la voce ma per sua fortuna doveva scrivere e non parlare.

“Personalmente ne ho due. A me piace stare sopra così da poter decidere i tempi, e poi perché ho l’impressione di essere più sensibile in quella posizione. L’altra la trovo meno elegante ma debbo ammettere che è anch’essa molto coinvolgente.”

Fece una pausa.

“E sarebbe?”
“A quattro zampe come i cagnolini. A Roma diciamo, alla pecorina. Quest’ultima è amata anche dal mio compagno che gradisce anche stare sopra nella più classica delle posizioni, quando glielo permetto. ?”

Le scappò un risolino e volle comunicarglielo. Le emoticon sono molto efficaci nei brevi messaggi.

“Lei mi sorprende Principessa. Non me l’aspettavo così ricettiva da subito. Sembra che il mio gioco le piaccia.”
“Mi intriga lo ammetto! Inoltre, lei sa essere molto convincente.”
“Vero!
La, pecorina è anche una delle mie preferite! Mi dica adesso. Quanto sono importanti per lei le dimensioni del membro maschile?”

« E adesso che gli rispondo? » pensò. « Che risposta si aspetta? Potrei offenderlo o deluderlo! Conviene essere sincera e basta! »

“Non molto! È la persona con cui stai che conta e quanto questa riesce a coinvolgerti. Solo così può spingerti verso il piacere.”
“Ha mai visto dei film porno?”
“Certo!”
“Condivido parzialmente ciò che dice! Sono fermamente convinto che l’organo sessuale per eccellenza sia il nostro cervello. Mi permetto però di farle osservare che in virtù della sua unica esperienza, non vedo come possa affermare con certezza quanto ha appena detto. Sono certo che se il suo compagno fosse un superdotato, lei non avrebbe fatto quella affermazione! Ciò che ha detto prende invece senso qualora suo marito non somigliasse agli attori che ha visto. Io credo che le dimensioni contino! Non sono la cosa più importante ma, contano eccome. È altresì vero che sono forse più importanti per la psicologia maschile che per quella femminile.”

« Sottile e perspicace » pensò Patrizia

“Si forse lei ha ragione. Soprattutto sul fatto che siano più importanti per la psicologia maschile che femminile.”
“Ce l’ho senz’altro Patrizia mi creda! Mi dica ora, è mai stata legata durante un rapporto sessuale?”
“Si. Spesso.”
“E le è piaciuto?”
“Direi proprio di sì. ?”
“Di solito a voi donne piace essere dominate. Certo questo contrasta un po’ con la sua posizione preferita ma in seguito capiremo perché. Mi compiaccio invece nello scoprire che il vostro rapporto di coppia è alimentato da una reciproca curiosità e fantasia. Questo è uno dei sistemi per fare durare a lungo una relazione.”
“E a lei cosa piace?”

Domandò lei facendosi audace. Ci fu una lunga pausa.

“A me piacciono moltissime cose. Il bondage è certamente tra queste. Le altre, se lei è d’accordo le scopriremo andando avanti.”
“Posso fare un’altra domanda?”
“Principessa questo gioco, come il sesso, è divertente se è reciproco. Certo che si.”
“Lei si esprime in un perfetto italiano. Come mai? E, quante lingue conosce? Infine, se posso permettermi, ha detto di avere 45 anni. È vero? Non posso sapere niente di preciso su di lei ma queste informazioni generiche mi aiuterebbero molto almeno ad immaginarla.”

Passò qualche minuto prima di avere una risposta.

“Ho preso una specializzazione in Italia, nella vostra Università di Verona dove ho praticamente vissuto per due anni. Conosco sei lingue. Tre sono una tradizione di famiglia.”
“? Accidenti! Complimenti. Laureato in?”
“Ho due lauree. Una corrisponde alla vostra giurisprudenza l’altra alla vostra economia e commercio, più diverse specializzazioni. Confermo. Ho 45 anni.”
“?? Adesso si che sono a mio agio. ?”
“Ma torniamo al nostro argomento principale. Mi dica Principessa quali altri giochi particolari praticate con vostro marito?”

Si rese improvvisamente conto che probabilmente il suo portafoglio di esperienze erotiche non fosse poi così ricco e temette improvvisamente di essere inadeguata.

“Beh! Amiamo inventarci dei giochi di ruolo e i nostri personaggi cambiano in continuazione.”

Mentì! Non era in realtà così frequente come avrebbe voluto fargli credere.

“Molto bene Principessa. Che importanza ha per lei il sesso nella vita?”
“Questa è una domanda impegnativa. Molta importanza direi. Anzi, penso che per lungo tempo ha occupato il primo posto nella classifica delle cose importanti nella mia vita. Non più ora!”
“Perché? Questo mi dispiace!”
“Non c’è motivo! Anche la mia vista non è più quella di una volta. Credo che faccia parte del normale ciclo della vita.”
“Mai rassegnarsi Principessa. Mi invii la prego le coordinate che le ho chiesto. La ricontatterò presto.”
“Mi dispiace sia già finita la nostra chiacchierata. A presto Muhammad.”
“A presto.”

Si sorprese di essere sinceramente dispiaciuta della fine della conversazione. Pensava si sarebbe trovata in forte imbarazzo, invece l’aveva fatta sentire a suo agio, la conversazione non era stata poi così imbarazzante.
Estrasse il libretto degli assegni della sua banca dalla borsa, fotografò l’IBAN, il numero identificativo della banca e lo inviò a Muhammad.
Organizzò le idee e rilesse la loro conversazione pensando che avrebbe dovuto mostrarla a Giuliano come promesso. Ecco, adesso scoprii di essere in imbarazzo. Malgrado ciò lo fece.

“Pochi uomini oggi hanno la fortuna di possedere una donna per primi e trasformarla nella loro moglie.”

Pensò Giuliano ad alta voce mentre leggeva la loro conversazione.

“Ho sempre saputo di avere una moglie fedele! Leggerlo però in una conversazione che sto praticamente origliando di nascosto, fa un certo effetto e mi riempie di orgoglio.”

Nel dire questo diede un bacio alla moglie che in quel momento condivideva con lui il divano del loro salotto stando con la testa sulle sue gambe. Giuliano continuò a leggere e per un momento corrugò la fronte aggrottando le sopracciglia.

« Ecco! Sta leggendo delle posizioni. » Pensò Patrizia.

Il volto di Giuliano cambiava espressione man mano che scorreva i messaggi. Adesso sembrava divertito.

“E così la pecorina piace anche a te! Pensavo ti piacesse solo stare sopra.”

Lei le sorrise. Lui continuò a leggere.

“E brava la mia maialina! Quindi il giochino ti intriga?”
“Mi intrigano i mille euro che arriveranno sul mio conto.”

Giuliano continuò a leggere. Alzò entrambe le sopracciglia. Tornò indietro nello scorrere i messaggi come per capirne bene il contenuto.

“Sono d’accordo con lui e tu lo sai. Te l’ho detto più volte. Anche secondo me le dimensioni hanno la loro importanza. Non ho mai nascosto di invidiare i porno divi. Anche se credo che in questo contesto, più che altro, lui abbia voluto comunicarti che giudica se stesso ben dotato! Sono altresì d’accordo nel dire che è poi il nostro cervello a decidere tutto!”

Riprese a leggere senza aspettarsi una sua replica.

“Che ti piacesse essere legata questo lo so bene.”

Il volto di Giuliano si fece improvvisamente triste.

“No Amore mio. Non è come la vista. Se hai perso interesse per il sesso è solo colpa mia. Non sono più l’uomo che hai sposato. Ma ti ricordi che non potevi passarmi vicino senza ritrovarti le mie mani dappertutto?”
“Questo mio Amore tu lo fai ancora e come ti ho già detto alla tua età è normale perdere qualche colpo.”
“Qualche colpo si ma non prendiamoci in giro, qui non riusciamo più a farlo reagire. Sarà lo stress, il lavoro, le scadenze, il mutuo, i nostri genitori che si fanno sempre più vecchi ma lo sai da quanto non facciamo l’amore?”
“Da un po’ si è vero. Vedrai che martedì prossimo il medico guarderà tutte le tue analisi e ci risolverà il problema.”
“Speriamo! Comunque, tornando al nostro amico qui, da quello che ho letto a me sembra una specie di guardone tecnologico e schifosamente ricco. Secondo me ti ha vista e si è eccitato, perché tu fai eccitare gli uomini lo sai no? E chissà quanto si smaneggia il maiale mentre parla con te.”
“A me invece non ha dato questa impressione e non credo faccia ciò che tu dici mentre ci scriviamo. Sembrava più una seduta da uno psicanalista. Seduta che, a giudicare da quel che sento sotto la mia nuca è efficace anche per interposta persona.”

Dicendo questo Patrizia regalò al marito il più malizioso dei sorrisi e si voltò ad osservare l’inequivocabile gonfiore nei suoi pantaloni, che commentò.

“Forse possiamo anche fare a meno del medico martedì!”

Giuliano le sorrise e la baciò.

Dopo tre giorni Patrizia ricevette i 1000 euro sul suo conto e un messaggio da Muhammad.

“È disponibile Principessa?”

Questa volta era al lavoro ma il messaggio la colse meno di sorpresa e rispose più prontamente.

“Sempre per lei Muhammad. Però in questo momento sono al lavoro. Se ha pazienza, tra trenta minuti avrò finito e potremo parlare più tranquillamente e senza interruzioni.”
“Aspetterò!”

Mezz’ora dopo Patrizia fermava la sua auto nel parcheggio di un centro commerciale. In un angolo chiuso ma non appartato anzi vicino all’ingresso, così da essere praticamente invisibile nel mezzo della folla.

“Eccomi Muhammad.”

Passarono cinque minuti prima che il messaggio venisse letto e lui cominciasse a scrivere una risposta.

“Buona sera Patrizia. Spero di non averla disturbata. Oggi sono negli Stati Uniti e mi sento particolarmente sereno. Quando sono sereno mi dilungo in preliminari. A lei piacciono i preliminari?”
“Conosce qualche donna a cui non piacciono?”
“No. È vero! Secondo lei il sesso orale può essere considerato un preliminare?”
“Non saprei! Non ho mai pensato di classificarlo.”

“Molti pensano che il sesso orale sia un preliminare. Secondo me, invece fa categoria a parte. Lo sa? Per la nostra cultura soddisfare una donna anche per mezzo del sesso orale è praticamente un dovere, mentre il contrario, ricevere del sesso orale non è sempre così scontato. Personalmente lo trovo fantastico. A lei piace?”
“Si lo trovo meraviglioso e appagante.”
“Farlo o riceverlo?”
“Entrambe le cose direi. È divertente solo se è reciproco, no?”
“Non è solo bella e intelligente ma possiede anche delle rare virtù. Il saper ascoltare è senz’altro una di queste. Farne tesoro poi è da persone sagge! E mi dica, permette a suo marito di esprimere la sua soddisfazione tenendolo nella sua bocca o lo fa venire sempre attentamente al di fuori?”

Questo non se lo aspettava!
Era senz’altro la domanda più esplicita e indiscreta fattale finora. Non voleva far passare troppo tempo dando l’impressione di una risposta ragionata e rispose con la ormai consueta sincerità.

“In verità è lui che si preoccupa sempre che ciò non accada, ritraendosi per tempo. Un paio di volte però è successo per sbaglio, se ne è scusato ma a me non ha dato particolarmente fastidio.”
“E lei ha inghiottito il frutto di quell’errore o lo ha sputato via?”

Si sentì avvampare. « Sempre peggio »pensò.

“No sputare no! È brutto il gesto e irriverente. Ho usato un fazzolettino e poi mi sono lavata senza particolari gesti di sdegno.”
“Vede mia cara. Questa è la differenza tra il sesso puro, finalizzato solo al piacere e il coito praticato tra due persone sinceramente innamorate. Quando si ama una donna non la si vuole far soffrire, non la si vuole offendere o umiliare ma tutte queste cose hanno un potere erotico enorme. Per questo quando due persone si amano fanno del sesso dolcissimo ma limitato. Per prima cosa non credo che suo marito si sia “distratto”. Sono convinto anzi che lo abbia fatto apposta proprio per vedere la sua reazione. Seconda cosa una fellatio non è completa se non si riceve e si trattiene il seme, magari con un bel sorriso finale.”
“Non l’avevo mai vista così! Non ci avevo mai pensato.”
“Altra domanda. Mai usati sex toys?”
“Mio marito li adora. Io li tollero.”
“Suo marito mi sta diventando sempre più simpatico lo sa? Si propone come un amante poliedrico, fantasioso, poi però, per rispetto di lei rinuncia al suo personale piacere.”
“Non lo so! Il sesso artificiale mi eccita ma solo se nel giusto contesto fantasioso.”
“E ci mancherebbe! Ma anche in questo lei non vede il gesto d’amore che cela?”
“E sarebbe?”
“Suo marito si sente inadeguato e cerca di portarla agli orgasmi multipli che crede lei debba meritare. Nel mio caso invece ne faccio uso perché il vero piacere per me sta nel vedere la mia partner perdere il controllo a causa del piacere.”

« Cazzo! Non l’avevo mai vista in questo modo. Se così è, sono stata un bel po’ superficiale. »Pensò

“Questa nostra conversazione oggi sta incrinando parecchie mie certezze.”
“Sto per incrinargliene un’altra. Si tocca mai da sola Principessa?”
“Mai!”
“Errore! Serve a conoscersi e conoscersi aiuta l’altro a soddisfarci.”
“Comincio a credere che queste nostre conversazioni siano più utili a me che a lei.”
“Non saprei! Io sto scoprendo una creatura straordinaria e parlare con lei stimola immensamente le mie fantasie.”
“Non pensa sia giunto il momento di darci del tu?”
“No Principessa e non credo accadrà mai! Mantenere un distaccato “lei” serve a non coinvolgerci più di tanto e rende le nostre conversazioni ancora più intriganti. Non trova?”
“Si. Forse ha ragione!”
“Me ne compiaccio. La debbo salutare ora Principessa e debbo dire che mi dispiace molto. Ho fatto altre volte questa esperienza ma lei è straordinariamente sincera e le sue risposte non sono mai compiacenti. È una caratteristica che mi piace molto.”
“Attendo con trepidazione la nostra prossima conversazione. Un abbraccio.”
“Lo sa? Nel mio paese è vietato persino guardare una donna sposata. Sopratutto in presenza del marito, per cui sarebbe una grave mancanza di rispetto. Che una donna abbracci uno sconosciuto poi è addirittura impensabile. Trovo che i nostri costumi siano eccessivamente restrittivi e che i vostri siano troppo tolleranti. Torniamo così a quanto siano stimolanti le nostre conversazioni. Ma‘a as-salāma Principessa.”
“Wa aleykum as salam. Significa, la pace sia con te, giusto? Mi sono preparata e non vedevo l’ora di usarla. ?”
“Lei è adorabile!”

Questa volta Patrizia rimase leggermente confusa dalla loro conversazione. La rilesse più volte e decise che non doveva farla leggere a suo marito. Però lo aveva promesso e odiava non essere sincera nei suoi confronti. Almeno in parte doveva metterlo al corrente. Decise che avrebbe chiesto il suo consenso.

Rientrata a casa aveva un piano ben preciso in mente.

“Ciao Amore. Giornata pesante?”
“Buonasera a te Amore mio. Direi di sì! In azienda sono tutti preoccupati. Sembra che il bilancio sia disastroso e si parla insistentemente di tagli al personale. C’è effettivamente di che preoccuparsi.”
“Ma tu devi sempre tenere a mente che sei un uomo indispensabile e non solo per me!”

Nel dire questo le mise le braccia al collo e lo baciò teneramente. Avvertì però la sua frustrazione che la convinse ulteriormente della bontà del suo proposito. Non era quello il momento di sottoporre il marito ad ulteriori stress.

“Amore mio vedrai che tutto volgerà per il meglio. Intanto c’è una buona notizia. Mi ha ricontattata Muhammad. Altri soldi in arriivoo ! È in America ed è piuttosto impegnato ma vorrebbe chiacchierare un po’ e abbiamo un appuntamento telefonico nel pomeriggio. Così pensavo di contattarlo mentre sarò dal parrucchiere. Volevo chiederti. Se per te va bene, visto che abbiamo ormai stabilito il tenore delle nostre conversazioni, ecco volevo sapere se per te fosse un problema se non te le facessi leggere in futuro. Ho scoperto che mi imbarazza di più farle leggere a te che scriverle a lui. Le mie risposte poi, potrebbero essere condizionate dal fatto di sapere che tu dovrai leggerle più tardi. Se per te va bene te ne farò un sunto io su tua richiesta.”

Giugliano sembrò indifferente alla sua proposta, sembrava troppo preso dai suoi pensieri. Poi, dopo averci pensato un po’ su rispose.

“Si penso tu abbia ragione. Fai come credi. Penso però che dovresti concludere questa esperienza! Non mi piace!”

Odiava vederlo triste e preoccupato ma ultimamente le cose si stavano di molto complicando e i soldi sembravano non bastare mai.
Aveva mentito sull’appuntamento telefonico nel pomeriggio. Il contatto era già avvenuto ma, lo scopo era quello di non fargli leggere i messaggi e lo aveva ottenuto.
Passarono solo ventiquattr’ore dall’ultimo loro colloquio quando Muhammad la contattò di nuovo.

“Principessa ho bisogno di una consulenza. Sarò a Roma la prossima settimana per due giorni e devo comprare della biancheria intima femminile. Può indicarmi il più prestigioso negozio di intimo nella sua città? Oppure quello che lei preferisce che poi per me è la stessa cosa.”

« Sarà a Roma. » Pensò.

Per un momento le passo in testa l’idea di dargli l’indirizzo e di andare al negozio ad aspettarlo. Solo per vederlo in viso. Poi si rese conto che non le aveva detto ne il giorno ne l’ora, senza contare che probabilmente un uomo come lui non sarebbe andato personalmente a fare shopping ma avrebbe senz’altro inviato qualcuno al suo posto.

“Le invierò il nome e l’indirizzo del mio negozio favorito. Ha sempre della lingerie da urlo.”
“Grazie, Principessa. Quindi scopro che ama la lingerie di prestigio.”
“Compatibilmente con le mie possibilità direi proprio di sì. Ma quale donna non è attratta da un intimo di lusso?”
“Immagino le piacciano anche le scarpe?”
“Da impazzire! Fosse per me ne avrei gli armadi pieni.”
“Adoro entrambi gli articoli anch’io. Al limite dal feticismo. Anzi credo proprio di poter dire di essere un vero feticista dell’intimo e delle scarpe femminili.”
“È un po’ come andare al ristorante. C’è chi va per nutrirsi e chi è alla ricerca di un’esperienza coinvolgente a tutto tondo. Ecco che quindi tutto diventa importante. Il servizio, le posate, l’impiattamento e tutto insieme contribuisce al piacere che si stava cercando.”
“Bell’esempio brava. Ci sono molte assonanze infatti tra il cibo e il sesso.”
“Si. Lo penso anch’io.”
“Quali sono i suoi impegni di oggi?”
“Ho un appuntamento con l’estetista tra due ore circa. Le mie gambe hanno bisogno della ceretta.”
“Brava! Molto bene. Non c’è femminilità senza la cura del proprio corpo. Riguardo i peli poi, gli unici che trovo davvero attraenti nel corpo di una donna sono le ciglia le sopracciglia e naturalmente i capelli. Trovo anzi insopportabile la moda occidentale di sfoltirsi le sopracciglia. Le confesso che una delle cose che mi ha maggiormente attirato del suo viso sono stati proprio i suoi occhi e le sue scure sopracciglia. Tutto il resto, in una donna dicevo, è meglio non ci sia. Compreso e soprattutto la zona intima naturalmente. Lei si depila anche quella zona?”
“Sempre d’estate. Avrà notato che indosso costumi con i quali non si può trascurare questo aspetto estetico. Le confesso però, che durante i mesi invernali non ho la medesima attenzione e comunque, anche d’estate non l’ho mai depilata del tutto. ?”
“Peccato. Io trovo che quella zona sia molto più attraente del tutto priva di peli. La farebbe una cosa per me?”
“Certamente.”
“Nella sua visita dall’estetista, includerebbe anche questo trattamento. So che fa soffrire ma sarebbe un bel regalo.”

« Mi sta chiedendo di depilarmela? »pensò.

“?? Mi scusi se rido ma la trovo una richiesta un po’ strana e poi lei che vantaggio ne trarrebbe?”
“Il piacere per gli occhi. Se per lei va bene, quando avrà finito ci risentiremo e in quell’occasione potremo dare un nuovo impulso al nostro gioco e includere una videochiamata.”

« Oh, mio Dio! E adesso che gli dico? In fondo mi ha praticamente già visto nuda, lì in albergo. Si ma non è proprio la stessa cosa visto cosa mi chiede di mostrargli ora.»

“Non so che dirle! Sinceramente non me lo aspettavo. Vedremo!”
“Naturalmente, intendo pagarle a parte questa variante del nostro programma. Diciamo il doppio del compenso consueto. Tenga presente che se accetta dovrà tenere bene a mente le regole principali del nostro rapporto: lei non può conoscere il mio vero nome e naturalmente, non potrà mai vedere il mio volto o sentire la mia voce. Queste sono e rimangono le mie condizioni. Quindi se faremo una video chiamata, io vedrò e sentirò lei, mentre lei non potrà ne vedermi ne sentirmi.”
“Vedremo. Al momento non mi sento di prometterglielo.”
“Va bene. Lo accetto. Eventualmente ci risentiremo tra tre ore circa. Ma‘a as-salāma Principessa.”
“Wa aleykum as salam. Muhammad.”

Arrivò puntuale all’appuntamento con l’estetista alla quale chiese una ceretta totale. Le parti intime sono sempre le più dolorose e ogni volta in cui si era sottoposta a questo trattamento aveva sofferto moltissimo. Questa era la prima volta che chiedeva una depilazione totale e si accorse con piacere che la parte alta, quella cioè dove in genere lasciava un ciuffetto d’estate, era molto meno dolorosa di quella bassa.
Tornò a casa e come si aspettava, la trovò ancora vuota. Andò in bagno prese uno specchio e si guardò. Non si piaceva. Naturalmente si era guardata altre volte ma, era dalla sua adolescenza che non si vedeva così! Trovava la sua parte più intima floscia e grinzosa. L’idea di doverla mostrare ad un estraneo anziché inorridirla la eccitava oltremodo. Però così non si piaceva! Pensò che durante i rapporti sessuali aveva tutt’altro aspetto. Più Florida, più turgida. Non si era più toccata da quando aveva conosciuto suo marito, mentre da ragazzina qualche volta lo aveva fatto. Si, in questo aveva un po’ mentito a Muhammad. Pensò che con un po’ di stimolazione si sarebbe senz’altro presentata meglio. Si mise due dita della mano sinistra in bocca, raccolse così un po’ di saliva e cominciò a toccarsi i capezzoli con movimenti lenti e circolari. Chiuse gli occhi e immaginò la lingua di suo marito impegnata in quella attività. Poi umettò nello stesso modo due dita della mano destra e cominciò a sfiorarsi lì dove era più sensibile. Sentì il sangue fluire copioso verso le sue parti intime, in breve tempo raggiunse un soddisfacente livello di turgore. Prese il telefono e scrisse continuando una leggera e lenta stimolazione.

“Muhammad io sono rientrata. Allora la facciamo questa videochiamata?”

Passò qualche secondo, poi il telefono segnalò che l’interlocutore aveva letto il messaggio.

“Non chiedo di meglio. Ho davvero voglia di rivederla. Le ricordo che lei non mi vedrà e non mi sentirà. Inoltre la prego, oggi avrò l’immenso privilegio di vederla lì dove non l’ho mai guardata, quindi desidero delle inquadrature stabili, nitide di almeno una trentina di secondi. Poi torneremo alla modalità conversazione.”

« Esigente il signorino. » Pensò.

“D’accordo.”

Pochi secondi dopo il telefono squillò segnalando l’arrivo di una videochiamata. Accettò la chiamata e subito il suo stesso volto apparve in un angolino in alto a destra dello schermo, mentre tutto il resto del video divenne nero. Come aveva detto, lei non l’avrebbe visto. Si trattava di un video a senso unico. Ordinò al suo telefono di invertire le immagini, così che il suo volto adesso riempisse l’intero schermo e l’inutile quadratino nero venisse relegato al suo posto nell’angolo in alto. Inquadrò il suo volto, e agitò un dito davanti ad esso come farebbe una maestrina con un allievo indisciplinato. E sussurrò.

“Maialino!”

Aveva acceso tutte le luci del suo bagno, l’illuminazione quindi era ottima. Si era seduta sulla poltroncina rossa che aveva davanti alla suo angolo dei trucchi e adesso, con esasperante lentezza, cominciò a spostare l’inquadratura verso il basso lasciando che parte del seno fosse maliziosamente visibile attraverso la camicetta sapientemente sbottonata. Si soffermò sul ventre in cui troneggiava al centro l’ombelico perfetto. Spostò il bacino sedendosi all’estremità della poltroncina e allargò le gambe. Scese ancora finché la sua parte più intima riempì completamente lo schermo. Si soffermò su quella immagine parecchi secondi poi inquadrò nuovamente il proprio volto, portò un dito sulle labbra e lanciò un sensuale bacio verso la telecamera uno splendido sorriso illuminò il suo volto e trascorsi alcuni secondi, interruppe la trasmissione. Subito dopo. ...

Ricominciò il loro scambio epistolare.

“Grazie Principessa. La sua orchidea è un fiore raro. Mi è capitato, mi creda, di vederne diverse nella mia vita ma raramente ho avuto la fortuna di vederne di così perfettamente proporzionate. Guardarla, e intendo la sua figura nella sua interezza, è un vero piacere. Non posso fare a meno di osservare però che il suo prezioso fiore, appariva particolarmente in forma. Certo! La situazione in cui ci troviamo può essere eccitante, e l’essere osservata lo è certamente, ma ho la sensazione che la sua parte intima fosse ampiamente partecipe nel nostro gioco. Lei, e in questo caso parlo di una sola parte del suo corpo, mi è sembrata particolarmente, (coinvolta)! Ciò mi porta a pensare che su una cosa lei mi abbia mentito!”

Si sentì avvampare e pensò che quell’uomo era demoniaco. Per un attimo pensò di non rispondere e chiuderla lì!

“Si è vero, mi sono un po’ stimolata ma l’ultima volta ero una bambina e da allora non ne ho più sentito il bisogno. Ci tenevo che comparisse al meglio. ☺️”
“Lusingato! Grazie di ciò che ha fatto per me oggi e per la sua sincerità. A presto Principessa.”
“A presto.”

Passarono tre giorni e sul suo conto arrivarono diversi versamenti, tre da mille euro e uno da duemila. Riferì a Giuliano dei tremila e diede una versione rivista e corretta della loro conversazione. Mentì affermando di aver gentilmente espresso il desiderio di sospendere quelle conversazioni che cominciavano ad annoiarla. Omise la videochiamata, segretò i messaggi per sicurezza anche se, ne era convinta, Giuliano non si sarebbe mai permesso di violare il suo telefono.

Novembre 2017 Roma

Il successivo contatto arrivò a metà Novembre. Subito dopo l’ora di chiusura del negozio. Quando cioè era in macchina e poteva chattare senza problemi.

“Parliamo un po’ Principessa?”
“Volentieri.”

Rispose quasi subito e se ne pentì. Non voleva dare l’impressione di essere in ansia.

“Ho appena avuto una accesa discussione con un mio concittadino bigotto e terribilmente noioso. Si lamentava di un nostro reciproco conoscente che gli ha confessato alcune avventure sessuali avute in Europa.”
“Si lamentava perché bigotto? Oppure per invidia?”
“Ora che mi ci fa pensare anche la seconda non è da escludersi.”
“Che cosa esattamente l’ha fatta indignare?”
“Talune prese di posizione. Ma lei lo sa che la mia cultura vieta i rapporti anali? Malgrado ciò, molti di noi cercano questo tipo di avventure sessuali all’estero. Come se, infrangendo il divieto al di fuori della nostra terra, il divieto stesso perdesse di efficacia. Che ipocrisia! Tutti lo sanno ma molti fingono che ciò non sia vero e quando qualcuno si confessa o se ne vanta loro trasaliscono. Lei ha mai avuto questa esperienza?”
“Amici bigotti?”
“No! Rapporti anali.”
“Avevo capito! ? Stavo scherzando. Mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma debbo confessarle che ne eravamo entrambi incuriositi, io e mio marito intendo, ci abbiamo provato un paio di volte senza però riuscirci.”
“Ancora una volta l’Amore si è preso gioco di voi.”
“Si riferisce alla teoria che l’atto sessuale tra innamorati è limitato perché frenato delle paure di ledere in qualche modo l’altro?”
“Esatto Principessa. Il rapporto anale è solo un’altro aspetto del sesso, può piacere oppure no. Lo si può fare per il proprio piacere o soltanto per compiacere l’altro, come tutto del resto nel sesso, ma come sempre è pienamente appagante solo quando se ne trae reciproco piacere. Quanto mi ha appena confessato aggiunge l’ennesimo tassello alla mia ammirazione per lei.”

Se ne sentì lusingata e si limitò all’invio di una faccina.

“?”

« Come mai questa apologia del rapporto anale?» Pensò. «non sarà mica di quelli a cui piace cimentarsi in entrambi i ruoli?»

“So a cosa sta pensando e la risposta è no! Ho molte perversioni ma quello a cui sta pensando lei non ha mai acceso alcuna curiosità in me. Se l’avessi, mi creda, non avrei alcun problema a confessarlo ma la verità è che come tutti gli uomini mi eccito alla visione di un grosso pene eretto ma come una parte di noi, non lo desidero.”
“? Lei è diabolico! Ma come fa? Mi legge nel pensiero?”
“Conosco le donne e credo di conoscere lei meglio di quanto lei stessa possa credere. Lei è una donna nel fiore degli anni, bellissima, con una carica erotica al di sopra della norma e una innata femminilità che la rende così desiderabile.”
“? Adesso mi imbarazza.”
“Mi ascolti Patrizia. Questo mio viaggio a Roma è per concludere alcuni affari. A fine Gennaio tornerò e non avrò impegni. Mi fermerò una settimana. Voglio incontrarla!”

« E adesso che succede? »Si domandò Patrizia.

“Questo esula dai nostri accordi!”
“Vero! Ma lei ha una influenza su di me che nessuna altra donna ha mai avuto prima! È giunto il momento di portare il nostro gioco ad un livello superiore.”
“E come la mettiamo con le regole? Non mi vedrà! Non mi sentirà!”
“Lei mi ha frainteso. Le regole rimangono efficaci nel caso lei accettasse di incontrarmi.”
“E come è possibile?”
“Lei accetti e lo vedrà. Ma sia chiaro! Io intendo passare dalla teoria alla pratica. Voglio provare con lei tutto ciò di cui abbiamo parlato. Ogni dettaglio quindi. Io le comunicherò come e quando. Lei continuerà a non vedermi, a non sentirmi, e adesso aggiungeremo per l’occasione a non toccarmi. Se accetterà, ad ogni incontro percepirà diecimila euro.”

« Diecimila? Ad ogni incontro? »Pensò stupita.

Non solo la cifra era considerevole ma l’affermazione finale lasciava intendere che ci sarebbero stati diversi incontri e per chissà quanto tempo.

« Ma no! Questo avrebbe trasformato tutto ciò in un altra cosa. Prostituzione!»

Non osava neppure pensarlo ma, a parte la cifra e il tortuoso percorso preliminare per arrivarci, di questo in fondo si trattava.

« No! Per rispetto mio e di mio marito non posso accettare! »

Muhammad, evidentemente giudicò sufficiente l’attesa di una risposta e scrisse a sua volta senza aspettare oltre.

“Se rifiuterà, a malincuore mi creda, ma dovremo considerare conclusa la nostra esperienza!”

Ancora una volta sembrava averle letto nel pensiero. Quell’uomo davvero la inquietava, ma ciò che la stupiva era il fatto che proprio questa sensazione lo rendeva quasi irresistibile. Forse tutto ciò, in fondo, per lei prescindeva dai soldi che erano in realtà un piacevole e, inutile negarlo, indispensabile incentivo, ma non la causa scatenante. Capì che incredibilmente non solo si era abituata alle loro surreali conversazioni ma che la possibilità di non avere più alcun contatto con quell’uomo la spaventava. Un po’ come svegliarsi in mare aperto su di un piccolo gommone quando ci si era addormentati su una comoda nave da crociera.

“Non mi da alcuna altra opzione quindi.”
“Temo di no.”
“Mi dispiace ma non credo di potermi spingere oltre.”
“Dispiace molto anche a me. Ma‘a as-salāma Principessa e buona fortuna.”
“Se le viene voglia di chiacchierare ancora.”

Disse lei, rendendosi conto di aver risposto con eccessiva prontezza dando l’impressione di una certa isteria. Quindi aggiunse.

“Sappia che è stata una piacevole esperienza e se vorrà scrivermi, potrà farlo in qualunque momento. Da amica senza alcun impegno.”
“Lo apprezzo Principessa.”

Sul telefono apparve la scritta off-line.
Accese il motore e con le lacrime agli occhi si avviò verso casa. Si giudicò stupida, poiché per quel che ne sapeva quell’uomo poteva essere piccolo, brutto, oltremodo grasso, afflitto da chissà quali difetti fisici, di venti o più anni più grande di lei. Quindi per cosa si stava emozionando? Per la perduta sicurezza economica che quell’uomo le dava? Forse! Si! Era senz’altro così ma, il prezzo sarebbe stata la sua dignità ed era troppo alto. Nel formulare questo pensiero, alzò il mento, si asciugò gli occhi e si diresse verso casa, fiera di questa sua nuova consapevolezza.

Natale 2017 Roma

Le festività, come sempre, erano particolarmente impegnative per lei. A fine giornata si sentiva sempre particolarmente stanca. La responsabile del negozio le aveva accennato a delle novità per l’anno nuovo, senza però aggiungere altro.
Quella sera il marito rientrò con la cravatta slacciata, lo sguardo triste e con un’espressione indecifrabile sul volto.

“Ci hanno licenziati tutti.”

E nel dire questo sventolò un foglio a mezz’aria, presumibilmente la lettera di licenziamento.

“La nuova proprietà ha deciso di tenere soltanto alcuni operai chiave e ha mandato tutti gli altri a casa. Io sono tra i più fortunati. Mi hanno ricollocato in altra azienda del loro gruppo. Hanno gli uffici più lontani e prenderò uno stipendio molto più basso ma perlomeno non sarò disoccupato.”

Lei lo strinse teneramente tra le braccia e lo baciò.

“Accidenti Amore mio non ci voleva.”
“Comunque io ho già preparato i curriculum e comincerò da subito ad inoltrarli nella speranza di trovare qualcosa di meglio.”
“Dammene una copia anche a me. Ho un’amica che lavora in una agenzia interinale. Magari può aiutarci.”
“Ma io non posso permettermi un lavoro interinale. Ho bisogno di un lavoro stabile e ben pagato. Il mutuo non ha una coscienza.”
“Ma le agenzie interinali trovano anche lavori a tempo indeterminato. Provare non ci costa niente.”
“Certo Amore mio, certo.”

« Molto meno cosa voleva dire? »Pensò Patrizia.

Lei, con il suo lavoro percepiva 1200 Euro al mese il marito ne portava 1800. Con questi tremila euro, mantenevano due autovetture, indispensabili per raggiungere i rispettivi luoghi di lavoro, pagavano il mutuo, il condominio, le bollette, le tasse tutto insomma e rimaneva pochissimo, a volte niente per tutte le altre necessità.
Abbracciò il marito che le sorrise contraccambiando il suo abbraccio.
Ci pensò intensamente per due giorni poi decise di scrivere a Muhammad, per chiedergli un aiuto.

“Muhammad. Ho bisogno di lei!”

Rimase nella sua auto in attesa che leggesse il messaggio per trenta minuti. Poi, proprio quando stava per tornare a casa, vide che era stato letto. Poco dopo arrivò la risposta.

“A sua disposizione Principessa.”
“Sono in imbarazzo ma prima di essere disperata ho pensato che lei è l’unico che io conosca che potrebbe davvero aiutarmi. L’azienda per la quale lavora mio marito sta chiudendo e lui rischia di essere ricollocato. Non rimarrebbe senza lavoro ma guadagnerebbe di meno e potremmo aver difficoltà a pagare il mutuo. Certo ci sono anche i soldi delle nostre conversazioni ma finiranno e poi? Ho organizzato tutta la mia vita prevenendo gli eventi senza aspettare di trovarmici invischiata. Non potrebbe, magari tra le sue conoscenze, trovare per lui un lavoro stabile e ben pagato?”

Il messaggio fu letto all’istante ma la risposta tardava ad essere scritta. Il tempo le sembrò davvero lungo, anche perché era abituata a delle reazioni piuttosto rapide da parte sua. Infine giunse.

“Quanto guadagna attualmente suo marito?”
“Duemila al mese.”

Esagerò sperando di dare al marito un margine di trattativa.

“Mi invii un suo curriculum e vedrò cosa si può fare.”
“Grazie e mi scusi se l’ho disturbata per questo. Non ne avevo il diritto, ma non conosco e non conoscerò forse mai un’altra persona con le sue possibilità.”
“Non si preoccupi Principessa. Qualcuno vi chiamerà.”

La conclusione della loro conversazione sembrava lasciare ben più di un barlume di speranza.
Passarono neppure ventiquattro ore e Giuliano le telefonò dicendole che era stato contattato da un’importante società con sede a meno di un chilometro da casa loro per un colloquio di lavoro e che sarebbe rientrato un po’ più tardi.
Tornò raggiante. Gli avevano offerto tremila Euro al mese e un contratto a tempo indeterminato. Aveva un orario con pausa pranzo che lo costringeva al lavoro fino al tardo pomeriggio ma era più di quanto avesse mai sperato. Anche perché lui non aveva mai inviato la domanda di impiego a quella società. Doveva essere stata la sua amica dell’agenzia interinale alla quale avrebbero senz’altro dovuto fare un bel regalo oltre al pagamento della dovuta parcella per il suo lavoro svolto egregiamente.
Patrizia partecipò alla sua felicità e festeggiò con lui la bella notizia. Quella sera fecero teneramente all’amore come non facevano da tempo. I loro rapporti si erano rinvigoriti da quando erano tornati dalla vacanza, o per meglio dire, da quando nella loro vita si era insinuato Muhammad.
Di una cosa era certa. Lei non aveva mai consegnato il curriculum del marito alla sua amica che ora avrebbe dovuto comunque incontrare per renderla sua complice nell’assunzione del marito.
Qualcuno però, andava certamente ringraziato!

“Grazie Muhammad. Le sono infinitamente grata.”
“Di nulla Principessa. Spero che il suo uomo si trovi a suo agio con il nuovo lavoro. Che possiate così risolvere i vostri problemi economici e che questo contribuisca a renderla felice.”
“Senta! Riguardo alla sua proposta. Le va di parlarne?”
“No! Non dica niente ora. Non è necessario e sarebbe dettato dall’emozione del momento. Io sarò a Roma il 27 del prossimo mese. Ha tempo per pensarci bene. La saluto.”

Furono giorni frenetici. Il marito non c’era mai. Sembrava sempre indaffaratissimo. Anche quando non era al lavoro aveva mille impegni e mille cose da fare. Era tornato l’uomo attivo e allegro che amava e questo era dovuto alla loro mutata situazione.

Quella mattina, si recò come al solito al lavoro. Uno dei titolari chiamò tutto il personale e comunicò loro che la responsabile del negozio il mese successivo sarebbe andata in pensione. Subito dopo le feste quindi avrebbero avuto una nuova manager. Questa notizia fu per lei come un fulmine a ciel sereno. Aveva un bellissimo rapporto con l’attuale direttrice e una pessima relazione con i personaggi autoritari. Ebbe come un presentimento nei confronti della nuova figura e si convinse che non avrebbe avuto con lei vita facile. Malgrado il nuovo impiego di Giuliano garantisse loro ben tremila Euro al mese, non potevano permettersi di perdere il suo, poiché questo li avrebbe nuovamente precipitati nella condizione in cui pensavano di essere appena usciti. Aveva molti giorni arretrati di ferie. I proprietari avevano più volte sollecitato lei e altre sue colleghe a consumarli. Così, pensò di programmare delle ferie nel corso delle quali cercarsi un nuovo lavoro.


Gennaio 2018 Roma

Come annunciato, il 20 Gennaio la sua stimata direttrice si congedò da tutte loro cedendo il ruolo ad una Signora proveniente dal negozio di Milano. Tra loro sembrò instaurarsi subito un rapporto di reciproca antipatia. Cinque giorni dopo, Patrizia si prese delle ferie arretrate e cominciò a portare il proprio curriculum ai vari esercizi commerciali dove le sarebbe piaciuto lavorare. Informò Giuliano dei cambiamenti e aggiunse che il brand per il quale lavorava il suo negozio aveva organizzato un aggiornamento per i venditori nella sede milanese e che conseguentemente sarebbe mancata per qualche giorno, al massimo una settimana.
La proposta di Muhammad non aveva abbandonato la sua mente neppure per un istante, ma adesso tornava prepotente ad essere un alternativa valida. Ci aveva ragionato sotto tutti i punti di vista e si era convinta che non fossero solo i soldi a farla protendere per quella soluzione, bensì qualcosa di molto più importante. L’amicizia con Muhammad rappresentava una garanzia. Una specie di ombrello contro le intemperie, una persona su cui poter contare in ogni caso e non voleva perderlo. Inoltre, ora, si era aggiunto anche un debito di riconoscenza. Aveva scacciato quell’idea decine di volte dalla sua mente e altrettante era tornata prepotentemente. Quel periodo di ferie forzate sembravano invitarla a non farsi sfuggire l’occasione.

“Muhammad accetto la sua proposta!”

Il 27 Gennaio, si preparò per il suo presunto viaggio. Andò dal parrucchiere. Si depilò accuratamente. Mise un buon profumo, molto sensuale. Indossò un abito che esaltava le sue curve generose e che aveva comprato due anni prima in occasione del matrimonio della sua migliore amica. Le stava ancora benissimo. Anzi le sembrò calzasse ancora più a pennello di quanto non facesse due anni prima. Si era leggermente ingrassata ma nei punti che piacciono agli uomini. Così come era stato organizzato, preparò una valigetta che conteneva l’indispensabile per trattenersi qualche giorno fuori casa. Non avrebbe saputo dire come si sentiva, tale era il tumulto emotivo che la pervadeva. Sentiva lo stomaco chiuso. Non riuscì neppure a fare colazione. Era triste ed eccitata nello stesso tempo. Determinata e piena di dubbi. Chiamò un taxi e si fece accompagnare nell’albergo a Via Veneto che le era stato indicato. Attese in imbarazzo nella hall come stabilito e dopo neppure un minuto fu avvicinata da un uomo di colore molto alto, bello ed elegante nel suo abito scuro. Il cuore le batteva all’impazzata.

“La Signora Patrizia suppongo?”

Lei annuì timidamente.

“Ho il compito di accompagnarla all’appuntamento. Rais Muhammad la prega di seguirmi.”

Nel dire questo l’uomo si portò una mano al petto e in un gesto che lei trovò elegantissimo, accennò un inchino con il capo. Evitò di guardarla ed attese in quella posizione la sua risposta.
Si accorse che aveva all’orecchio un auricolare con il cordoncino trasparente a spirale, come aveva visto indossare nei film agli addetti alla sicurezza. Voleva chiedere a quell’uomo come si chiamasse, visto che lui non si era presentato ma, temendo che l’alone di mistero si protendesse anche su di lui, non volle metterlo in imbarazzo.
Patrizia protese la mano per farsi aiutare, anche perché indossava un tacco decisamente impegnativo. Si accorse che lui non si era avveduto del suo gesto trovandosi con il capo chino. Decise quindi di parlare per togliersi dall’impaccio.

“Le dispiace aiutarmi?”

L’uomo rialzò la testa e vista la mano protesa fu visibilmente imbarazzato ma si fece forza e allungò la mano per aiutarla. Lei si chinò per prendere la sua valigia ma l’uomo l’anticipò e se ne impossessò con un gesto fulmineo.

“Mi segua prego.”

Procedette con passo spedito lungo la hall dell’albergo fino a raggiungere l’uscita dove il vetturiere la stava aspettando con lo sportello aperto di una lussuosa limousine.
Si accomodò all’interno mentre il suo misterioso cavaliere caricava il suo bagaglio e si disponeva alla guida del mezzo. Una volta chiuso lo sportello l’uomo si girò verso di lei.

“Possiamo andare Signora?”
“Certo. Grazie.”

Si voltò e l’auto partì. Passarono per Piazza Venezia, poi presero la Colombo e puntarono verso l’EUR. L’auto si fermò sotto un alto palazzo di vetro. Entrarono nel garage. Presero l’ascensore e raggiunsero l’ultimo piano. Le porte scorrevoli si aprirono direttamente dentro un appartamento che presumibilmente occupava l’intero piano. L’uomo portò dentro il suo bagaglio, la invitò ad accomodarsi e le consegnò uno scrigno di legno invitandola ad aprirlo solo dopo la sua uscita.
Così fece appena fu sola nell’enorme appartamento.
All’interno della scatola c’era un foglio su cui riconobbe la grafia elegante che vide in costiera amalfitana sul primo biglietto che diede inizio a questa avventura. C’era poi una specie di passamontagna in latex rosso, aperto solo sulla bocca e sul naso. Una sorta di cappuccio insomma che avrebbe senz’altro reso cieco e forse anche parzialmente sordo chiunque lo avesse indossato.
Il biglietto diceva:

“Benvenuta Principessa. Sono felice lei abbia accettato la mia proposta. In camera da letto, che è sulla destra della televisione, troverà un piccolo presente per lei ma non lo indossi per piacere vorrei spogliarla io. Le consiglio di prendere confidenza con l’appartamento. Ci sono tre bagni uno è in camera da letto. Sulla destra della camera da letto c’è la palestra, la vada a vedere per piacere, ho intenzione di consumare in quel luogo il nostro primo incontro. Arriverò da lei al più presto. Le invierò un messaggio sul telefono quando salirò nell’appartamento per quel momento lei dovrebbe aver indossato la maschera rossa. Naturalmente, è sempre libera di lasciare l’appartamento in qualsiasi momento. A presto.”

Le parole (spogliarla) e (consumare) avevano provocato in lei un deciso turbamento. La maschera la terrorizzava! La posò sul tavolo e cercò di non pensarci. La temperatura era gradevolissima, calda ma non soffocante e l’aria doveva essere depurata. C’era un piacevole odore di pulito e cuoio ma non capiva se provenisse dai divani oppure no. Andò in camera da letto dove c’era il letto più grande che avesse mai visto. Era arredata con gusto, c’era senz’altro la mano di un professionista. Aprì gli armadi e si sorprese di trovarli quasi vuoti. C’erano solo due diversi completi, qualche camicia. Sbirciò la taglia. Sul letto c’era una confezione del negozio di intimo femminile che lei stessa le aveva consigliato. La aprì e conteneva la più bella e sexy camicia da notte in seta pura che avesse mai visto. Affianco c’era una scatola di scarpe di uno stilista che non conosceva, ma a giudicare dalla confezione dovevano essere molto costose. L’aprì e scoprì che non si era sbagliata. Erano le scarpe più belle del mondo! Nere, tacco da 12 e della sua misura. Già! Come aveva fatto ad azzeccare le misure? Quell’uomo continuava a stupirla. Le provò. Magnifiche!
Andò nella stanza della palestra. Era attrezzatissima. Vi erano praticamente tutti gli attrezzi che conosceva bene e sembrava nuova. Su ogni panca vi era un asciugamano bianchissimo pulito e profumato. Due pareti erano in vetro ed offrivano una vista mozzafiato sull’Eur. Fece un giro della casa, era effettivamente enorme, dispersiva, inquietante. Tornò in camera da letto, si fece forza ed indossò la maschera. Si incastrava sotto il mento, il materiale era così sottile e flessibile da sembrare una seconda pelle, il tutto si chiudeva poi sul collo con una specie di collarino. Si era posta davanti ad un grande specchio, con la mano cercò il suo cellulare, la maschera, come aveva temuto, la rendeva totalmente cieca, mentre era in grado di ascoltare tutto benissimo e non occludeva il naso, trovato il cellulare che aveva precedentemente impostato su fotografia, lo puntò dritto davanti a se e scattò due fotografie. Si tolse la maschera e osservò il risultato. Il vestito nero e la maschera rossa le conferivano un aspetto spettrale e il suo viso era rappresentato solo dalla sua bocca prominente e protagonista più che mai. Lo scopo della maschera era evidente e non era solo quello di renderla cieca. Si guardò allo specchio e i suoi capelli le sembrarono un disastro. Ma tanto lui non li avrebbe visti! Gettò la maschera sul letto e il suo telefono si animò.

“Sono qui sotto Principessa, sto salendo. La debbo pregare di indossare la maschera e attendermi in salotto. Grazie”
“Va bene.”

Mentre leggeva il messaggio, tutte le ampie superfici vetrate che offrivano la panoramica vista sull’EUR, divennero magicamente bianco latte, lasciando così passare la luce ma impedendo qualunque trasparenza.

« Ecco. »Pensò Patrizia « sta per entrare la star! »

Effettivamente, quel cambio di luci ricordava l’ingresso di un cantante sul palco.
Riprese la maschera, si portò vicino ad una colonna, si voltò verso l’ingresso e la indossò. Provava una serie di sentimenti diversi. Emozione, eccitazione, e molta paura.
Passò circa un minuto e sentì il sibilo della porta dell’ascensore che si apriva. I passi di un uomo che si avvicinava, era fermo davanti a lei, lo sentiva respirare, era in piedi, le sembrò alto, ma un particolare la colpì subito, il suo profumo. Era buonissimo, intenso, maschile, non lo aveva mai sentito prima.
La voce dell’assistente vocale di un telefono o di un tablet la colse di sorpresa facendola sobbalzare. Il cuore le batteva forte nel petto.

“Quando l’ho vista la prima volta in quell’albergo in Costiera non credevo potesse essere più bella di così! Oggi però guardandola mi debbo ricredere.”

Ecco! Adesso le era chiaro come aveva intenzione di comunicare con lei.

“Sono un po’ spaventata!”
“Fa parte del gioco.”

In affetti se lo era chiesto anche lei! Quanto di quella messa in scena fosse motivato da un esagerato bisogno di riservatezza e quanto fosse effettivamente parte di un’attenta e studiata scenografia finalizzata a creare mistero e metterle paura come ingrediente erotico di un cocktail che già le stava facendo girare la testa.

“Sono costretto a ricordarle che vorrei che considerasse vietato toccarmi. Quando ci sposteremo in palestra sarà facile rispettare questo divieto poiché ho intenzione di legarla ma, prima di allora la pregherei di tenere a freno la curiosità.
“Siamo d’accordo.”

Annuì lei con un filo di voce. Aveva la bocca asciutta.
Quando sentì le dita di Muhammad che le sfiorarono gli avambracci ebbe un sussulto esagerato di cui si vergognò. Le sfiorò le braccia per tutta la loro lunghezza, giunse alle spalle e si fermò. Si portò dietro di lei e le pose nuovamente le mani sulle spalle, erano morbide, calde, e quel profumo! Ne era completamente rapita. Aveva letto che mancando uno dei nostri cinque sensi gli altri potenziano le loro capacità. Era vero! Sembrava che l’intero suo corpo fosse ipersensibile, sobbalzava ad ogni tocco e avvertiva ogni minimo respiro, riusciva a distinguere inoltre i singoli odori di quella stanza.

“Ci spostiamo in camera da letto?”
“Certo!”
“Le sono piaciuti i miei doni?”
“Si! Ho trovato entrambi bellissimi. Grazie”
“Debbo dire che quest’abito fascia così bene il suo corpo che sarei tentato di lasciarglielo ma ahimè non è pratico.”

Sorrise lei a questa sua affermazione. Era pronta a lasciarsi guidare, certa che l’avrebbe presa per le spalle e portata in camera da letto. Invece, rimase ancora una volta sorpresa nel sentire due forti braccia che la sollevarono di peso prendendola come si prende una sposa varcando l’uscio coniugale. La sollevò e con passi da predatore traversò tutto il salone come se lei fosse senza peso. Capì che erano nei pressi del letto e lo sentì piegarsi con scioltezza su di un ginocchio, come aveva visto fare nei film ai cavalieri medioevali. Un ginocchio a terra e l’altro piegato ad angolo retto a creare un momentaneo sgabello su cui lei si ritrovò magicamente seduta. Lui la invitò ad alzarsi e lei esegui mettendosi in piedi guidata dalla sua mano. Ora lui era alle sue spalle. Le mani forti accarezzarono ancora le sue braccia e sentì l’alito caldo dell’uomo sul collo mentre le sue labbra la sfioravano appena. Le sue mani passarono sotto le spalline del vestito lasciandolo scivolare dalle sue spalle fino al pavimento. Lui sì chinò, e prendendo con delicatezza una sua gamba la invitò a sollevarla, quanto bastava a scavalcare il vestito. Fece lo stesso con l’altra gamba e ripose con cura l’abito sul letto come fosse una reliquia. Lei indossava solo l’intimo e le scarpe e cominciò a domandarsi come doveva tenere le braccia. Ogni posizione le sembrava inadeguata.
Lui tornò alle sue spalle e con delicatezza sganciò il suo reggiseno. Ripetendo il gesto di prima infilò le dita sotto le spalline e lo fece scivolare giù dalle braccia. Poi, si concentrò sulle sue mutandine. Con lentezza infinita, le fece scivolare verso il basso rimanendo per un lungo momento a contemplare la florida bellezza del suo fondo schiena.
Ripetè anche qui l’operazione già effettuata per il vestito liberandole le gambe. Le girò intorno e rimase qualche momento a contemplare tanta estasiante bellezza. Lei era visibilmente in imbarazzo quindi lui decise di interrompere quel momento che avrebbe voluto prolungare all’infinito. Prese la camicia da notte di seta dalla confezione sul letto, le chiese di alzare le braccia e la infilò su di lei, rimase ancora un po’ a guardarla poi lo sentì digitare.

“Lei è così bella che non voglio perdermi nulla. Si ricorda il suo paragone con il cibo?”

Lei annuì.

“Bene! La presentazione del piatto è stata più che soddisfacente. Ora voglio mangiarlo! Spero non le dispiaccia se le tolgo questo capo che le sta benissimo ma è come coprire un’opera d’arte e non me la sento.”
“Faccia come crede!”

Detto questo, le sfilò la camicia da notte e come prima la prese in braccio e la portò in palestra, la depose su di una panca e lei avvertì il morbido cotone di uno degli asciugamani bianchi candidi che aveva visto prima. Tutto era stato preparato con cura.
Lui cominciò a baciarle la pelle soffice e nel farlo gli sembrò che nessuna altra donna al mondo potesse avere una pelle che restituisse una simile sensazione. Le prese un braccio e lei avvertì che qualcosa di morbido e vellutato le veniva fissato intorno al polso sinistro. Stessa cosa avvenne per il polso destro. Capì che si trattava di bracciali o qualcosa di simile con cui l’avrebbe senz’altro immobilizzata di lì a poco. La paura che l’aveva quasi del tutto abbandonata tornò prepotentemente a farsi sentire, mista ad una incontrollabile eccitazione come forse le era capitato di provare solo la prima volta con Giuliano. Già Giuliano. Stava per tradire l’uomo della sua vita. L’uomo che amava con tutta se stessa e adesso che tornava a farsi sentire la paura lui le veniva in soccorso nella sua mente.
Scacciò quel pensiero che le risultava intollerabile. Lo stava facendo per la loro serenità! Proprio perché non voleva più vivere quella sensazione di disperazione che li stava allontanando e che li aveva attanagliati nel periodo antecedente il nuovo lavoro di Giuliano. Mentre questi pensieri scorrevano nella sua mente, il misterioso personaggio a cui si stava concedendo le aveva messo due bracciali anche intorno alle caviglie. Capì di essere distesa su di una panca inclinabile di quelle usate per sollevare i pesi. Di nuovo sentì le mani di quell’uomo prenderle un braccio e portarglielo al di sopra della sua stessa testa, poi un click metallico, un moschettone tipo quelli usati dagli scalatori era stato fissato al bracciale, stesso suono e anche l’altro braccio finì immobilizzato nella stessa posizione del primo. Le venne sollevata una gamba, la invitò a piegarla con una pressione gentile e ad allungarla leggermente fino a toccare qualcosa di molto solido. Ripensò alla palestra che aveva visitato poco prima è si ricordò che aveva notato un bilanciere inspiegabilmente bloccato sul suo supporto. Adesso aveva capito il perché!
Pensò che le era stata messa e poi tolta la camicia da notte ma non le scarpe. Evidentemente le scarpe che indossava andavano bene al suo scopo. Ne fu contenta. Piacevano molto anche a lei e sopratutto non voleva rischiare di rovinare quelle nuove. La sua mente divagava con l’intento di distrarla. Un trucco per controllare la paura. Altri due scatti metallici e si trovò a gambe oscenamente divaricate e immobilizzate. Pensò che aveva fatto quei giochi anche con suo marito e li aveva sempre trovati divertenti. Questa volta aveva paura! Lo sentì allontanarsi di poco da lei. Poi la voce del tablet.

“Si ricordi che basta una sua parola per sospendere tutto ma si fidi di me Principessa, non le farò del male.”

In parte quelle parole la tranquillizzarono, ma solo in parte! Il cuore sembrò rallentare un po’! Qualcosa di indecifrabile le sfiorò la pelle. Ebbe un altro sussulto. Forse una piuma, un fazzoletto di seta, non poteva dirlo. Sentì il calore di una mano sfiorarle il pube ma senza toccarla, afferrò il sedile della panca sollevandolo di uno scatto cosi che il suo bacino si trovasse appena al di sopra del busto. Una sostanza liquida appena tiepida le fu versata sul corpo e lei ebbe qualcosa di più di un semplice sussulto. Quasi una contrazione. Quando lui cominciò a massaggiarle la pelle con dolcezza capì che si trattava di olio per messaggi e il gradevole aroma che sprigionava cominciò a spandersi nell’ambiente ma anche questo non coprì il profumo di lui che pensò avrebbe lasciato per sempre una traccia indelebile nella sua memoria. La massaggiò con infinita dolcezza soffermandosi spesso sui seni, sulle spalle, sul collo, il ventre e quando passò alle gambe si posizionò in ginocchio davanti a lei. Le massaggiò l’interno delle cosce avvicinandosi ad ogni passaggio sempre più lì dove si concentrava ormai tutta la sua attenzione, tutto il suo sangue, tutta la sua eccitazione. Quando lui avvicinò il volto a quella zona le sembrò di impazzire dal desiderio, era abituata a questa pratica ma oggi le sembrava la prima volta e come la prima volta le parve di perdere la sensibilità delle mani, o magari era solo perché le aveva legate al di sopra della testa. Lui arrivò vicinissimo alle sue labbra, tanto da sentirvi sopra il suo alito, ma si fermò senza toccarle. Quando finalmente si concesse al suo piacere lei non seppe trattenersi e diruppe quasi subito in un orgasmo liberatorio, lui continuò con la sua estenuante opera di stillicidio finché lei non ebbe un altro orgasmo molto più intenso del primo. Come già ebbe occasione di provare altre volte, quella sensazione era così intensa, lunga e coinvolgente che lei la paragonava ad un secchio di vernice rossa che si rovesciava dentro di lei. Lui si alzò, sganciò i quattro moschettoni che la immobilizzavano la riprese in braccio per spostarla. Ricordò di aver visto un piano rialzato a circa un metro, un metro e venti da terra ricoperto di materassini da allenamento, ricordò altresì che anche su questi aveva visto un grande telo da bagno bianco. Capì che la stava stendendo li. Ancora i click. Le braccia bloccate a croce questa volta, le gambe divaricate a V. Lo sentì posizionarsi davanti a lei. Sentì l’odore del lattice e immaginò che stesse indossando un profilattico.
Qualcosa di umido, lungo, pesante, le fu appoggiato tra l’interno coscia e il pube. Era ciò che pensava? Se così fosse, era decisamente più impegnativo del marito. Sentì l’uomo afferrare quell’arnese e sollevarlo dal suo corpo per poi percuoterlo un paio di volte sul suo clitoride. Lo aveva già visto fare in uno dei film porno guardati con Giuliano ma sinceramente non aveva capito perché. Adesso lo sapeva! Ad ogni colpo una scossa le arrivava dritta al cervello e le dava l’esatta consapevolezza della consistenza e del peso di ciò che stava per penetrarla. Lui appoggiò la punta del pene tra le sue labbra e scavò tra di loro più e più volte senza penetrarla tormentandole ancora l’esausto clitoride. Sentiva di essere bagnata come non ricordava di esserlo mai stata prima d’ora. Poi, finalmente, con due dita lui scostò le sue labbra e lei capì che stava per succedere. Poggiò la punta di quello che finora le era sembrato un pene enorme all’ingresso della sua vagina esercitando una leggera pressione. Lei inarcò il bacino in avanti per facilitare la penetrazione ma lui non affondò il colpo anzi si ritrasse e ricominciò. Questa volta andò un po’ più a fondo e a lei sembrò di impazzire. Estrasse ancora ma non del tutto e tornando a penetrarla questa volta affondò il colpo. Lei rimase senza fiato.

«Ecco! Ora sono una puttana a tutti gli effetti!» Pensò.

E prima di riuscire a respirare lui cominciò un incessante movimento, lento ma inesorabile. A volte aumentava un po’ il ritmo a volte rallentava quasi a fermarsi. Temeva che quel membro le avrebbe fatto male penetrandola, invece, una volta dentro di lei non le sembrò diverso da quello a cui lei era abituata. Non contava più ormai le volte in cui raggiunse il piacere, queste erano così ravvicinate ormai da sembrarle un unico lungo orgasmo. Ad un certo punto sentì la sua stessa voce flebile dire

“basta!”

Non credeva fosse possibile dirlo prima di quella sera. Aveva bisogno di riprendere fiato. Il cuore le batteva così forte nel petto che, ne era sicura, fosse possibile vederlo osservandole il torace. Lui si fermò ma lei non era certa avesse raggiunto anch’egli il suo orgasmo con il profilattico era difficile capirlo. Lo sentì scivolare fuori di lei ma le sembrava di averlo ancora dentro. Lui la coprì di baci, le accarezzò le spalle, le tocco ancora il seno tastandolo a mano piena. Poi la sollevò ancora e la spostò. Con lo stesso inchino da cavaliere di prima la depose vicino ad un altro attrezzo.

“Principessa. La sua posizione preferita è stando sopra. Giusto?”

Lei annuì.

“Bene! Siamo affianco ad una lat machine. Voglio che scavalchi la panca come se salisse su una moto e alzi le braccia al cielo”

Lei obbedì senza fare commenti con lui premuroso al suo fianco attento che non urtasse facendosi male. Cavalcò la panca e la voce del dispositivo la raggiunse ancora.

“Un po’ più avanti.”

Eseguì. Ancora due click e capì di avere le braccia bloccate sulla sbarra della lat machine. Sentì altri lievi rumori a cui non seppe attribuire la natura, poi, sentì che Muhammad si stava sdraiando sulla panca al di sotto di lei.

“Eccoci nella sua posizione preferita!”
“Eccome se lo è. Inoltre su questa panca ho i piedi in terra e potrei farle davvero male.”
“Non chiedo di meglio.”

Lei si abbassò flettendo le ginocchia fino a sentire la punta del membro che certamente lui stava tenendo dritto puntato verso la sua vagina.

« Ma quest’uomo è infaticabile? »

Si chiese. Con il fermo proposito di farlo capitolare scese ancora un po’ penetrandosi per una dozzina di centimetri. In quella posizione era effettivamente più sensibile, infatti ora le sembrava di avere a che fare con un membro decisamente più importante di prima. Cominciò a flettere sulle gambe e sentì le mani di quell’uomo toccarle i seni. Sapeva che la vista di due seni pesanti come i suoi che sbattevano violentemente su e giù era una delle immagini che poteva eccitare di più un uomo e su quello contava. Era in una buona forma fisica, ultimamente andava in palestra spesso ed era sicura che lo avrebbe fatto venire prima di stancarsi.
Così però non avvenne! Al terzo secchio di vernice rossa che le colava dentro, cominciò a sentirsi stanca e si accorse che le sue ginocchia e le sue gambe presto l’avrebbero abbandonata. Ora quel membro le sembrava davvero enorme! Non sapeva se lui nella posizione del missionario di prima avesse o meno introdotto il pene dentro di lei per tutta la sua lunghezza, ma adesso si rese conto che presto lo avrebbe fatto lei suo malgrado. Si attaccò alla sbarra della lat machine per alleggerire il carico sulle gambe ma evidentemente, il peso che era stato caricato sulla macchina non era sufficiente a sostenerla e si sollevò, ottenendo come unico risultato che il pene affondò ulteriormente nella sua vagina. Lei ebbe un ennesimo orgasmo dirompente, un grido profondo uscì dalla sua gola e si arrese lasciandosi cadere di peso sul corpo di lui e penetrandosi profondamente, fino alla base del membro. Lui emise un verso gutturale e lei immaginò che finalmente anche per lui era giunto il momento di fermarsi.
Lui si flesse sugli addominali, la abbracciò e rimanendo dentro di lei sollevò se stesso e il suo corpo dalla panca. Scivolò fuori di lei, sganciò i moschettoni, la prese in braccio e la portò sul letto. Chiuse una pesante tenda sulle ampie finestre e la stanza precipitò nel buio totale. Le sfilò la maschera con delicatezza, la coprì e uscì dalla stanza.
Lei si sentiva svuotata, totalmente appagata e sfinita, si addormentò di lì a poco.

Al suo risveglio capì di essere sola. Sì alzò e decise di farsi una doccia. Trovò un accappatoio e lo indossò. Si asciugò i capelli e si rivestì. Prese il telefono e trovò due messaggi. Uno di suo marito e l’altro di Muhammad. Aprì il secondo.

“Grazie infinite per lo splendido incontro. Ha una suite prenotata nell’albergo di questa mattina. Se per lei va bene domani le manderò Aamir a prenderla alla stessa ora di oggi.”

« Ecco svelato il mistero del nome dell’autista. Si poteva chiedere! »Pensò.

“Grazie. È stata una esperienza travolgente anche per me. L’albergo è bellissimo. Siamo d’accordo per domani, anche se non credo di reggere ad un’altra giornata a questo livello.”
“Ma Principessa, lei ha praticamente il nostro programma sul suo telefono. Il nostro impegno sarà diverso domani.”

Non capì subito cosa intendesse ma poi, rileggendo la sequenza dei messaggi comprese. Ad ogni contatto parlarono di una prestazione diversa e lui intendeva seguire quella sequenza.
Se il suo ragionamento si fosse rivelato giusto, quello che l’aspettava per domani non la preoccupava più di tanto. Si sorprese di non provare il minimo disgusto a quel pensiero e si augurò di poter mantenere quella condizione anche all’atto pratico. Sinceramente la inquietava di più la successiva.
Chiamò il marito e confermò di essere arrivata e che andava tutto bene. Se fosse andata realmente ad un meeting di lavoro si sarebbe dilungata in particolari ma sarebbe stata una serie di imbarazzanti bugie e non voleva mentirgli più di quanto stava già facendo.

Aamir arrivò. Durante il tragitto verso Via Veneto scambiarono qualche parola e lei lo giudicò anche brillante e intelligente.
Giunti in albergo, lui scaricò la sua valigia, le aprì lo sportello e fece strada. Nella hall dell’albergo la invitò a

sedersi.

“Se vuole essere così gentile da consegnarmi un documento la farò registrate alla reception.”

Patrizia estrasse un documento dal suo bagaglio e lo consegnò ad Aamir che si diresse alla reception, parlò brevemente con il portiere e tornò subito da lei restituendole il documento e la chiave elettronica della stanza.

“Lei ha la suite 315 all’ultimo piano.”

Detto questo Aamir si congedò salutandola con il medesimo inchino che tanto le piacque quando lo vide per la prima volta.
La suite era molto elegante e lei trovò due magnifici vestiti sul letto. Anche questi, come le scarpe erano della misura giusta. Un messaggio della sua banca la raggiunse sul telefono. Lo aprì e si accorse con stupore che i 10.000 Euro le erano già stati accreditati sul conto.

« Ma come è possibile? » Pensò.

Un bonifico impiega tre giorni di norma ad essere accreditato. Un altra magia di quell’uomo misterioso! Comunque quello era lo scopo per cui decise di tradite il proprio marito e il risultato era quello sperato. Ciò che non aveva messo in conto, o forse sì, è che le sarebbe piaciuto.
Uscì prima di cena e comprò un regalo per il marito e una spilla in bigiotteria per se stessa. Del collutorio, uno spazzolino da viaggio. Cenò in un grazioso ristorante e tornata in albergo fece una ricerca sulle case disponibili all’Eur. Scoprì che l’appartamento del giorno prima era in affitto per brevi periodi e capì che non essendo di Muhammad non le sarebbe servito a risalire alla sua vera identità poiché certamente lo avrebbe affittato a nome di qualche società o prestanome. Decise di coricarsi per essere ben riposata il mattino dopo.

In tarda mattinata si fece una doccia calda, un trucco leggero, si vestì indossando uno degli abiti regalategli da Muhammad e così pure le scarpe. Poche gocce di profumo sui polsi, sul collo. Aamir arrivò puntualissimo e si ripeté, quasi identico il copione del giorno prima con l’aggiunta di un sontuoso mazzo di rose consegnatole in albergo.
Giunta nell’appartamento all’Eur, Aamir si congedò e appena rimasta sola corse in camera prese la maschera e con la spilla comprata il giorno prima, praticò un foro nel passamontagna di latex rosso, proprio al centro della zona che avrebbe coperto gli occhi. La indossò e provò a guardarci attraverso. Non vedeva quasi nulla. La tolse e allargò leggermente il buco. Seconda prova. Ecco ora andava decisamente meglio. Avrebbe visto il volto di Muhammad!
Attese il messaggio, indossò la spettrale maschera rossa ora bucata e rimase in piedi vicino alla colonna di ieri in attesa. Sentì il sibilo dell’ascensore che si apriva e vide avanzare un uomo robusto che conosceva bene! Era Aamir.

« Quindi Muhammad è Aamir! » Pensò.

Ma l’uomo la ignorò, la oltrepassò e posò qualcosa sul tavolo, poi si girò e tornò su i suoi passi.

“Controlli i messaggi.”

Le disse in tono perentorio e se ne andò. Lei si tolse la maschera e prese il telefono. C’era un messaggio di Muhammad.

“Sul tavolo Aamir le ha lasciato del nastro isolante. Lo prenda e copra il buco. Domani avrà una maschera nuova e la prego! Non lo faccia più!”

Capì che l’appartamento aveva telecamere tramite le quali Muhammad controllava che lei avesse eseguito correttamente il compito assegnatole. Umiliata eseguì, alzando, a lavoro finito, la maschera verso i quattro angoli della stanza come a mostrarla a delle telecamere che non vedeva.
Passarono pochi minuti e lui salì. Quando l’ascensore si aprì il suo profumo la raggiunse prima di lui.
Volle anticipare ogni suo possibile intervento.

“Si è vero! Ho fatto una cosa scorretta ma è normale che voglia vedere il volto dell’uomo che mi si è scopata ieri fino quasi a farmi perdere i sensi.”

Disse in tono asciutto e tutto d’un fiato, sperando di contenere, almeno in parte, la sua giusta indignazione. Lui non rispose. La spogliò lasciandole solo le scarpe. Le mise i bracciali, la prese in braccio e la portò in palestra. Distese un morbido tappeto da allenamento davanti a lei e le bloccò le mani dietro la schiena. Lo sentì digitare qualcosa su uno schermo, poi la voce artificiale.

“In ginocchio Principessa lei è stata piuttosto birichina.”

« Birichina? »Pensò lei. « Chi usa ancora questo termine? »

Eseguì e si mise in ginocchio sul tappeto. Lui si mise in piedi davanti a lei che sentì il membro dell’uomo colpirle una guancia. Fu la conferma di ciò che già aveva immaginato, anche perché era stato il secondo argomento affrontato. Aveva messo il rossetto più rosso che aveva appositamente. Era stata con un solo uomo nella sua vita e ieri si era concessa a questo sconosciuto che, non poteva negarlo, sapeva eccitarla abilmente. Ma quello che stava per fare le sembrò un gesto ancora più vietato. Esitò, sfiorando il membro con il volto e con le labbra. Lo sentì turgido, duro, nodoso. Era assurdo! Ieri aveva già concesso a quell’uomo la parte più preziosa della sua sessualità, eppure, adesso le sembrava che questo fosse un gesto ancora più confidenziale, più intimo. L’attesa si protrasse sconfinando nel sadismo. Questo aumentò l’eccitazione dell’uomo. Capì che non poteva attendere oltre. Passò all’azione. Le sue labbra scivolarono sul membro come se fosse una fisarmonica, esercitando nel contempo una leggera pressione e lo trovò già prepotentemente eretto, poi giunta sul glande lo passò lentamente tra le labbra e lo umettò, fisarmonica a scendere e risalita con la lingua di fuori a seguire la curva del pene. Era senz’altro un membro dignitoso ma ieri le era sembrato eccezionale! Scacciò quella considerazione dalla sua mente e giunta in cima prese nuovamente il glande tra le labbra e si soffermò succhiandolo con delicatezza. Era un compito difficile senza poter usare le mani e se non fosse stata aiutata da lui che teneva il membro come avrebbe fatto lei, sarebbe stato davvero arduo. Capì che le mani in questa pratica aiutano molto, soprattutto a far raggiungere velocemente la soddisfazione dell’uomo. Si rese conto inoltre di non poter contare neppure sul potere seduttivo degli sguardi che, secondo Giuliano, sono la vera miccia che dà fuoco alle polveri. Nelle sue condizioni insomma, lei poteva contare solo sulla sua bocca. Decisa a soddisfare il suo partner prima che le cominciassero a dolere le ginocchia, affondò il pene fino alla base e, imitando i film porno che aveva visto, prolungò quell’affondo finché non sentì il bisogno d’ossigeno. Si ritrasse soddisfatta avendolo sentito gemere. Fece due, tre, quattro affondi di seguito, prima di cominciare un lento massaggio con la lingua concentrato sul glande facendolo entrare e uscire in continuazione dalla sua bocca. Lui teneva il proprio pene dritto e teso con la mano sinistra e con la destra poggiata sulla sua nuca, orientava e seguiva i movimenti della sua testa senza, per fortuna forzarla, poiché era una cosa che non sopportava. Fisarmonica, affondo, punta, fisarmonica, affondo affondo. Ricordò un’altra cosa vista in un film e che aveva eccitato molto il marito. Affondò il membro solo in parte inclinando la testa in modo che l’uomo potesse vedere la sua guancia gonfiarsi per via della spinta esercitata dal pene. Altro gemito. Era la strada giusta. Soddisfatta di se stessa ripetè la sequenza prolungando ancora l’affondo totale fino quasi al soffocamento. Sentì l’eccitazione crescere dentro di lei proporzionatamente a quella di lui e la conseguenza fu che si sentì abbondantemente bagnata. Se ne vergognò ma non poteva farci niente. Ricordò la loro conversazione in merito. Nessun fazzoletto a disposizione, mani legate e poi lui era stato molto chiaro al riguardo. Capì che era giunto il momento. Lo introdusse il più a fondo possibile. Il membro dell’uomo sembrò gonfiarsi ulteriormente un attimo prima di esploderle tutta la sua soddisfazione in gola. Ingoiò tutto.
L’affondo finale fu geniale, in quel modo quasi non lo aveva sentito.
Credeva le avrebbe dato più fastidio e pensò male di se stessa. Lo faceva per denaro, non le aveva dato fastidio, anzi, l’aveva persino eccitata.

«Zoccola!»

Questo era l’unico termine che in quel momento le veniva in mente. Inspiegabilmente provava un misto di umiliazione ed eccitazione.
Lui le sollevò delicatamente il volto. Sentì la morbida stoffa di un fazzoletto sfiorarle il bordo della bocca, evidentemente qualcosa era rimasto. Comprese che quel gesto aveva provocato in lui un brivido di piacere, e lo intuì poiché il respiro leggermente affannoso di Muhammad ebbe un sussulto.
Le liberò le mani, la sollevò e poco dopo si ritrovò sul piano rialzato dove ieri era stata in estasi.

“Mi faccia vedere com’è una pecorina!”

Le ordinò perentoriamente la voce. Eseguì, mettendosi a quattro zampe e rivolgendo le sue natiche verso quell’uomo.

« Cosa vuol fare? » Pensò. « È appena venuto e non può certo.....»

Mentre formulava questo pensiero sentì la punta di un membro farsi largo nella sua vagina. Stava per manifestare i suoi interrogativi ma lui affondò il colpo e lei rimase senza fiato.
Lui si sorprese di trovarla così generosamente lubrificata. L’afferrò per i fianchi e prese un ritmo molto più elevato del giorno prima. Lei ebbe l’impressione che volesse punirla. Il secchio di vernice si rovesciò in lei e non smise più di colare vernice rossa. Si piegò sui gomiti per stare più comoda ma si accorse che così lui penetrava ancora più profondamente, adesso le sembrava nuovamente il membro imponente del giorno prima. Ma come era possibile? Tornò nella posizione originale, non poteva sopportare i suoi assalti nell’altra. Andò avanti così per circa venti minuti, finché dovette dire, con quel poco di fiato che riuscì a raccogliere.

“Basta ti prego. Pausa.”

Lui si fermò ansimante e lo sentì scivolare fuori di lei.

“Principessa, avevo intenzione di sculacciarla o colpirla con un frustino di cuoio, ma debbo dire che lei ha lanciato un incantesimo su di me e quando la vedo non riesco a resisterle.”

Si sentì lusingata, come fossero i primi complimenti ricevuti in vita sua. Invece ne riceveva in continuazione ma ne sentiva sempre il bisogno. Decise di rispondere anche se aveva il fiato corto.
“Va bene ho sbagliato! Avevamo un patto e l’ho infranto ma quello che ho detto prima è vero. Abbiamo intensi rapporti sessuali e io non conosco il suo volto. La curiosità è legittima. Comunque le chiedo scusa!”

Fece una pausa. Lui non rispose e lei continuò.

“Io però ho delle domande da farle. Lei è un uomo eccezionale! Come è possibile che abbia avuto una nuova erezione in così poco tempo? Debbo dirle la verità Muhammad, ho avuto una spiacevole impressione! E non è neppure la prima volta. Oggi poi ancora più accentuata rispetto a ieri. Come se ci fossero due uomini qui con me! Mi dica la prego che non è vero!”

Lo sentì soffiare a tratti, come se stesse trattenendo una risata.

“Principessa, non intendo dividerla con nessun altro! E se intendessi proporle un simile gioco non lo farei a sua insaputa e senza il suo consenso. Certo che però è una proposta intrigante.”
“No. Non scherziamo. Allora perché ho avuto quella impressione?”
“Mi pare che fossimo d’accordo sull’uso dei sex toys, o sbaglio? C’è ne sono alcuni oggi così sofisticati da essere caldi, morbidi e assolutamente irriconoscibili dal vero, sopratutto nelle sue condizioni. Se il suo partner è abile può ingannarla facilmente in questo senso e, io debbo essere stato molto abile se quasi non si era accorta della differenza.
“Demonio.”
“Vederla raggiungere l’estasi! Questo è il mio premio! Comunque rimane intrigante la sua proposta.”
“Non era una proposta.”
“La mia si.”
“La prego non credo di poterlo fare.”
“Lei non mi ascolta Patrizia. A domani.”

Prima di andar via la slegò. La pregò di attendere un po’ di tempo prima di uscire dalla stanza. Lei attese qualche momento, lo sentì andare in bagno, poi allontanarsi e prendere l’ascensore. Solo allora lei si decise a togliersi la maschera. Si prese una pausa in bagno, poi volle approfittare della palestra che usò per un’ora circa completamente nuda. Le sembrava strano e divertente. Frequentava la palestra ed era sempre affollata. Avere una palestra tutta per se deserta al punto da poter stare nuda, probabilmente non le sarebbe più capitato. La sensazione le piacque! Anche perché le pareti di vetro, tornate trasparenti, la facevano sentire vulnerabile agli sguardi altrui anche se improbabili vista la distanza con gli altri edifici ma non impossibili. Doccia, vestito, uscita. Aamir l’attendeva in auto.

“Mi scusi Aamir pensavo non fosse arrivato e me la sono presa comoda. Perché non mi ha citofonato?”
“Non volevo disturbarla.”
“Ieri ho trovato un ristorante davvero grazioso nel quartiere della Garbatella. Mi terrebbe compagnia?”
“Non credo sia opportuno!”

Aamir era un bell’uomo. Elegante nel vestire ma sopratutto nei modi. Dovette ammettere che quando per un momento le era sembrato che Muhammad potesse essere lui non le era affatto dispiaciuto. Arrivarono in hotel e Aamir si congedò. Salì in camera. Chiamò il marito e anche stavolta il suo racconto della giornata rimase sul generico. Gli chiese come stava andando il suo lavoro e lui le disse che non vedeva l’ora che lei rientrasse perché aveva una sorpresa per lei ed era impaziente di mostrargliela. Si salutarono e lei si sentì terribilmente in colpa. Di lì a poco arrivò un nuovo avviso della sua banca. Altro bonifico, altri 10.000 Euro. Il senso di colpa si affievolì.

Il giorno dopo, al suo risveglio, le venne consegnato un altro enorme mazzo di rose. Aamir era già nella hall quando lei scendeva per la colazione. Lo pregò di trattenersi con lei almeno per consumare la colazione e lui acconsentì ma non le sembrò a suo agio.

Conversarono amabilmente di Roma, di quanto fosse bella e trascurata. Poi si misero in viaggio verso l’EUR.

Stesso appartamento, stessa sceneggiatura, diverso copione. Ciò che l’attendeva oggi la preoccupava non avendolo mai fatto prima, inoltre lui aveva aggiunto un incognita che la inquietava ulteriormente. Aveva trascorso una mezz’ora in albergo a documentarsi su internet al riguardo. Ne era uscita più confusa di prima.
Lui scrisse avvisando del suo arrivo. Lei indossava l’altro abito che le aveva regalato, color rosso intarsiato abilmente di pietre riflettenti poste sulle molteplici parti sensualmente trasparenti. Le scarpe erano quelle meravigliose che le aveva donato. Le adorava! Mise la maschera che come promesso era nuova e che trovò più comoda della prima.
L’ascensore si aprì e anche questa volta il suo profumo la raggiunse prima. Pensò che probabilmente la tromba dell’ascensore creava una corrente che la investiva.
Lui non disse una parola, o per meglio dire non la scrisse. La spogliò con dolcezza come la prima volta. La sollevò e la distese sul piano rialzato. Polsi e caviglie furono corredate dai bracciali. Braccia a croce, gambe a V. Puntò dritto al suo clitoride e le fece immediatamente inarcare la schiena. Fu meno dolce e più deciso ma anche più istantaneo della prima volta, il sangue confluì rapidamente nelle sue zone erogene e sentì che mentre la sua eccitazione cresceva lui le puntava con decisione un dito sull’ano. Doveva avere con se l’olio da massaggi del primo giorno perché ne sentì l’odore. Si sorprese di essere lei stessa a invitare quel dito a penetrarla con i suoi smaniosi movimenti di bacino e rapidamente se lo ritrovò interamente al suo interno. Lui lo sfilò senza mai smettere di tormentarla con la lingua. Stranamente, l’orgasmo sembrava tardare rispetto al solito. Come se l’attesa di qualcosa di diverso la distraesse, la deconcentrasse. Qualcosa di morbido ma un po’ più grosso di un dito si fece largo lungo lo stesso percorso e quando fu dentro di lei il primo orgasmo la investì. Non fu il solito secchio di vernice ma un orgasmo diverso dagli altri proveniente da profondità inesplorate. Lui sfilò anche l’attrezzo che aveva l’evidente compito di preparare la strada, la slegò, la capovolse invitandola nuovamente ad una posizione a quattro zampe. Memore della sera precedente evitò di poggiarsi sui gomiti ed attese a quattro zampe e la schiena inarcata. Lui indossò un profilattico, sentì la confezione aprirsi e avvertì l’odore del lattice. Poi avvenne una cosa che la inquietò, sentì il sibilo delle porte dell’ascensore e sentì la conseguente corrente d’aria dovuta alla sua apertura. Lui le massaggiò l’ano e i glutei con una generosa quantità di olio da massaggi. Sentì nuovamente lo strumento di prima farsi strada. La penetrò più facilmente. Patrizia cominciò a ripensare a quanto le disse il giorno prima.

“Principessa, non intendo dividerla con nessun altro! E se intendessi proporle un simile gioco non lo farei mai a sua insaputa e senza il suo consenso. Certo che però è una proposta intrigante.”

Poi subito dopo.

“Comunque rimane intrigante la sua proposta.”
“Non era una proposta.”
“La mia si.”
“La prego. Non credo di poterlo fare.”
“Lei non mi ascolta Patrizia. A domani.”

No! Non lo avrebbe fatto! Erano soli. Pensò che in quella casa, quasi tutto poteva essere manovrato a distanza con telecomandi o addirittura con il telefono. Era pur vero però che anche all’inizio di questa storia lui aveva preso degli impegni “solo parlare” che poi non aveva mantenuto. L’improvvisa voce del dispositivo alimentò l’inquietudine dei suoi pensieri.

“Mi dica Patrizia, chi vorrebbe fosse uscito da quell’ascensore? Un suo amico? Un suo conoscente? Un vicino di casa? O magari Aamir con il quale fa colazione la mattina?”

« Caspita! »Pensò. «Non solo la casa ma anche Aamir è sotto controllo! Ecco perché era in imbarazzo alle mie innocenti proposte.»

Comunque, capì che non si aspettava una risposta ma che quelle domande servivano ad invitarla a condividere una fantasia. Sfilò lo strumento e subito sentì il suo pene spingere e pensò che opporre resistenza avrebbe solo prolungato l’attesa di qualcosa che, cominciava a pensare, poteva anche rivelarsi piacevole, quindi mosse leggermente il bacino facilitando la penetrazione che avvenne non senza un certo sforzo e un certo dolore che, con sua enorme sorpresa la eccitò immensamente. Quando lui cominciò a muoversi dentro di lei, sentì crescere la consapevolezza di quale fosse il tipo di piacere che poteva darle quella nuova esperienza e ad esso si lasciò andare. Diverse volte lui uscì del tutto per lubrificare di nuovo il proprio pene che era molto più impegnativo dell’attrezzo usato poco prima ma che, grazie al lubrificante, scivolava senza attrito. Il primo, nuovissimo orgasmo le strappò una specie di urletto che probabilmente eccitò il suo partner che accelerò il ritmo, senza interruzione, mentre entrambe le sue mani l’afferravano ai fianchi. Poi, la voce del dispositivo che faceva da tramite tra loro, cominciò a parlare ma non avendo lui mai tolto le mani dai suoi fianchi, lei pensò che doveva necessariamente aver preparato prima quell’intervento, così da aumentare la sensazione di un’altra presenza in quella stanza.

“Allora Principessa ha pensato a chi vorrebbe qui con noi? Personalmente mi piace pensare ad Aamir. È un bravo ragazzo, e credo che se glielo chiedessimo parteciperebbe volentieri.”
“Si! Perché no! Aamir sta bene anche a me!”

Rispose lei ansimante e con la voce rotta dall’eccitazione. Lui fu positivamente colpito da quel suo intervento. Uscì da lei e muovendosi velocemente la slego, e la portò sulla panca della lat machine, bloccò di nuovo le sue mani in alto sulla barra di trazione, lei scavalcò la panca come fosse una moto e lentamente cominciò a flettere le ginocchia sedendosi su di lui che si era già disteso al di sotto di lei. La lenta penetrazione le strappò un altro gridolino. Con le gambe ben piantate in terra, decise da questo momento il ritmo che lui la invitava a tenere guidandola con le sue mani sui fianchi. Capì, dalla posizione delle sue mani che lui era rivolto verso la sua schiena. Essere presa da dietro pensò non era poi così difficile e neppure così male. Lui si flesse sugli addominali fino a toccarle la schiena con il petto e continuando a invitarla al movimento con le mani sui fianchi. Lei si ritrovò praticamente seduta su di lui a gambe divaricate. Ancora la voce.

“Se Aamir fosse qui ora, verrebbe qui, davanti alle sue cosce oscenamente aperte, si godrebbe per un po’ lo spettacolo, poi poggerebbe il suo enorme attrezzo sulla sua figa.”
“Ooh! Siii? Davvero?”

Chiese retoricamente lei ansimando, ormai partecipe della fantasia propostale e nel dire questo avvertì la punta di un membro che scavava tra le sue grandi labbra. Capì che si trattava del sextoy ma non aveva pensato a questa possibilità, non sapeva neppure se fosse fattibile. La paura tornò a pervaderla. La conversazione era stata preparata in anticipo e attivata al momento giusto, anche in questo era un mago. L’idea di quello che stava per capitarle la spaventò ed eccitò a tal punto che non riuscì a trattenere il lungo orgasmo che la stava travolgendo e che fece risultare le sue parole tutt’altro che credibili.

“Ooh No! Aspet... Muhammad nnn”

Capì che quel suo tentativo di parlare durante un orgasmo era per l’uomo dentro di lei come un balsamo erotico. Tacque e si limitò a gemere. Quando il membro entrò nella sua vagina credette di svenire dal piacere e a causa della vertigine che la colse. Lei si era arresa e non controllava più il movimento. Muhammad, sotto di lei con abili e potenti colpi del bacino riusciva a estrarre e penetrarla in modo profondo e soddisfacente con una sequenza implacabile. La doppia penetrazione era perfettamente sincrona, quando un membro la penetrava da dietro, l’altro usciva da davanti. Quel dolcissimo supplizio, ano, vagina, ano proseguì per un tempo che le sembrò lunghissimo, poi lui raggiunse l’estasi e lentamente tutto si fermò. Quando uscì da lei, si sentì svuotata e non solo metaforicamente. Lui la portò sul letto. La baciò sensualmente sul collo e se ne andò.

Quella notte, nel suo albergo ricevette l’avviso della banca che altri 10.000 euro erano stati depositati sul suo conto. Ancora una volta, questa notizia la sollevò! Questa esperienza, non poteva negarlo, era stata piacevole e sconvolgente. Più ammetteva con se stessa che queste giornate con Muhammad le stavano piacendo, più sentiva il bisogno di giustificarle.

« Per un po’ non avremo problemi economici, e nel frattempo potrò cercarmi con calma un altro lavoro.»Pensò, a confermare a se stessa quale fosse la buona causa per cui si era spinta a tanto. Il suo telefono le annunciò l’arrivo di un messaggio di Muhammad.

“Quello che mi ha offerto questa sera era qualcosa di prezioso. Non credo potrò dimenticarlo. Questa notte torno in Qatar. Spero di avere presto l’occasione di rivederla.
“Certamente non potrò dimenticarla neppure io, mi creda! A presto Muhammad.”

Preparò la sua valigia, e tornò a casa. Giuliano doveva comunicarle qualcosa di importante.

Quando il taxi si fermò davanti al suo portone Giuliano era affacciato ad attenderla. Le andò incontro sulla porta. Le sembrò eccitato come un bambino e questa cosa la riempi di tenerezza, lo adorava quando faceva così e le salirono le lacrime agli occhi.

“Che hai Amore mio?”
“Niente, niente. Mi sei mancato e vederti così felice mi riempie di gioia.”

Lui la baciò teneramente.

“Sei magnifica e indossi un vestito meraviglioso. Vai in bagno se devi , fai una doccia, fai quello che vuoi ma poi rivestiti che andiamo fuori a cena.”

Così avvenne. Lei tenne l’abito che lui aveva apprezzato e mise delle scarpe molto eleganti ma non quelle che le aveva regalato Muhammad, Giuliano amava le scarpe, un po’ come tutti gli uomini si era convinta ultimamente, e conosceva tutte le sue. Quelle erano un modello costosissimo, le avrebbe giustificate più il la.

Giunti al ristorante avevano un angolo tutto per loro, isolato dal resto del locale con dei separè. Il ristorante era in cima a Monte Mario e godeva di una vista mozzafiato su Roma.

“Accidenti che lusso. La cosa che hai da dirmi deve essere molto bella davvero!”
“Lo è Amore mio, lo è!”

Il cameriere servì degli antipasti di mare dai molteplici colori, bellissimi a vedersi e dal profumo strepitoso. Seguirono due primi che sembravano un quadro d’arte moderna, gustosissimi e serviti in modo impeccabile. Giuliano le spiego che stavano assaporando il menù degustazione di uno chef famoso che era il vanto e l’attrattiva di questo ristorante. I secondi furono un’esperienza unica e i dolci a dir poco indimenticabili. Così come i vini che accompagnarono l’intero loro pasto. Finita la cena, Giuliano estrasse una busta e la passò a Patrizia.
Lei lo guardò con uno sguardo complice, prese la busta divertita e l'aprì.
Conteneva dei documenti bancari sui quali erano trascritte delle cifre, molto elevate a dire il vero. Lo guardò con espressione interrogativa. Sentì un senso di agitazione crescere in se.

“Quelli Amore mio, sono i documenti che attestano che dal prossimo mese tu riceverai un vitalizio pari a 2000€ al mese per i prossimi trent’anni.”

Lei rimase a bocca aperta senza capire.

“Per un totale di 720.000€!”

Aggiunse lui con le lacrime agli occhi. Lei si chiese se poteva entrarci in qualche modo Muhammad e ne fu terrorizzata. Passato quel primo momento di emozione lui continuò.

“Nel mio vecchio ufficio abbiamo vinto al Superenalotto. Ho fatto un sistema e ho coinvolto tutti e venti i colleghi. Più di 89 milioni di Euro abbiamo vinto, che tolte le spese e le tasse, fanno un totale di 4 milioni a testa. Così ho pensato che accenderti un vitalizio ti avrebbe reso del tutto indipendente. Avrai una tua rendita per trent’anni e se vorrai potrai anche smettere di lavorare o aprire che so, quel negozio tutto tuo di lingerie che hai tanto sognato. Sono tuoi e ci farai quello che vuoi. Un po’ mi spaventa perché significa anche che se non ne potrai più di me, potresti andartene quando ti pare.”

Lo disse fingendo un momento di tristezza. Lei allungò la mano cercando la sua. Lui le sorrise e continuò.

“Ho fatto lo stesso anche per me. In entrambi i casi la cifra che ho versato alla banca è inferiore a quella che ricaveremo nei trent’anni. In sintesi, gli interessi ci sono stati riconosciuti anticipatamente e rappresentano la liquidità che entrambi avremo a disposizione sul nostro conto personale.”

Lei era costernata. Tutto si aspettava fuorché questo.

“È incredibile!”
“Si lo è! Inoltre sono avanzati 2.560.000 Euro, che per il momento ho versato sul nostro conto cointestato. Decideremo insieme come e se investirli! In questi giorni ho estinto il mutuo di casa e ne ho viste un paio di più belle e di più comode. Se ti va possiamo andarle a vedere più tardi. Così come possiamo vedere la tua macchina nuova e... A proposito! Abbiamo entrambi appuntamento dal dentista la prossima settimana.”
“Ma, quando hai vinto? Hai fatto tutte queste cose a mia insaputa.”
“È una storia lunga e complicata, ma adesso brindiamo Amore mio.”

Le girava la testa. Negli ultimi mesi erano successe più cose che in tutta la sua vita e tutte erano tali da sconvolgerla.

Marzo 2018 Roma

Le settimane passarono velocemente. Loro furono sempre impegnati nei vari e molteplici giri che la loro nuova condizione finanziaria gli permetteva di fare. Una vita di ristrettezze si confrontava ora con possibilità che non avevano mai avuto prima.
Lei aveva lasciato il lavoro! Quando comunicò questa sua decisione, Giuliano ci rise su osservando che quella notizia solo due mesi prima sarebbe stata un disastro. A questa affermazione lei rispose con amarezza.

“Non sai quanto è vero amore mio!”

Pensando che se solo l’avesse saputo prima oggi non vivrebbe l’attuale tempesta emotiva fatta di rimorsi, sensi di colpa ma anche, inutile negarlo, smanie erotiche mai provate prima.
Lui, confermò il suo licenziamento e non riusciva ancora a capacitarsi di quanto incredibile fosse stata la facilità con cui avesse ottenuto il suo nuovo lavoro, ancora più remunerativo del precedente, al punto che probabilmente non lo avrebbe lasciato, anche e soprattutto perché gli piaceva tanto. Era proprio un periodo fortunato! Inoltre, trovava che lavorare senza l’ansia dello stipendio, rendesse la sua prestazione decisamente migliore e che lo facesse sentire così sicuro di se che non si poteva non notarlo nell’ambiente e questo lo faceva stare bene.
Alle sue pressanti domande sul perché avesse atteso per comunicarglielo lui rispose con una storia anch’essa surreale.
Era stato lui il promotore della giocata, proposta a tutti i colleghi del suo vecchio impiego. Quindi lui, deteneva la matrice mentre tutti gli altri avevano solo delle fotocopie.
Inspiegabilmente la matrice si macchiò. Lui non sapeva dire in che modo, forse il sudore tenendola nella tasca interna della giacca. Sta di fatto che la SISAL, la società che gestisce il gioco, non convalidò subito la vincita. Questo lo gettò nel panico per un lungo periodo e non solo per se stesso. Le sorti di tutti e venti erano legate a quel tagliando. Non voleva trasferirle quelle ansie e quei timori, così si rivolse ad un avvocato che lo tranquillizzò. Attese e nel frattempo, anche per esorcizzare il peggio, prese tutti i contatti con le banche, preparando il terreno all’arrivo dei soldi che poi, per fortuna, arrivarono. La spiegazione non la convinse del tutto ma era così serena che non ci pensò più.

Una mattina, verso la fine del mese, Patrizia ritirò la posta e decise di andare a pagare le bollette con un anticipo sulla scadenza che non si era mai verificato prima. Pensò anzi che avrebbe chiesto l’addebito in banca di tutte le utenze non avendo ormai alcun timore di poter essere scoperti.
Tra la corrispondenza vi era una busta con l’estratto conto della banca in cui avevano il conto cointestato. La aprì! Vide a colpo d’occhio che le cifre astronomiche che vi comparivano coincidevano ai movimenti indicati dal marito ma, ciò che la sorprese fu un’altra cosa. Le date!
Non credette ai suoi occhi e controllò più volte. Non c’erano errori! Le date dei movimenti successivi erano coerenti. La vincita in realtà risaliva all’estate scorsa!

Era sconvolta! Qualcosa non quadrava, o per meglio dire ora, molte cose non quadravano. Le girava la testa. Nella sua mente riemerse un sospetto che aveva serpeggiato in lei nel momento stesso in cui venne a conoscenza della straordinaria vincita. Sospetto che scacciò quasi infastidita, convincendosi che si trattava di una sua esagerata fantasia ma che adesso tornava prepotente ad insinuarsi nella sua mente.

« E se Muhammad fosse Giuliano? »

Scrisse un messaggio al marito dicendogli che non sarebbe rientrata a pranzo. Andò in centro, entrò in un lussuoso bar ordinò qualcosa da bere e da mangiare e si sedette in un angolo appartato del locale. Aveva bisogno di ragionare.
Aveva sempre considerato il marito un uomo eccezionale che tra le tante doti che possedeva aveva senz’altro quella di una fervida fantasia.
Il sospetto era plausibile!
Perché aspettare tutto questo tempo per comunicarle un qualcosa che di fatto avrebbe rivoluzionato tutta la loro vita in meglio?
Dunque! Erano in albergo insieme quando lei ricevette il primo messaggio di Muhammad e ne lei ne lui si preoccuparono mai di chiedere spiegazioni al portiere. D’altronde, una generosa mancia avrebbe facilmente corrotto l’impiegato e il marito è sufficientemente scaltro da mandare qualcun altro al suo posto a fare quella richiesta. No, interrogare il portiere non le avrebbe dato alcuna prova certa.
Come poteva scrivere le risposte al loro messaggio stando lì con lei?
Ci pensò un po’ su. Andò a rileggere i primi messaggi e le loro risposte, nate da una reciproca consultazione. Ne convenne che, si! Sarebbe stato possibile! Giuliano avrebbe potuto orientare le loro risposte in modo che dei messaggi già pronti, magari sul suo telefono con un’altra scheda, sembrassero coerenti. A quel punto sarebbe bastato premere invio durante un suo momento di distrazione.
C’era poi il fatto della faccia e della voce. Dalla videochiamata in poi, Muhammad chiarì il divieto assoluto di vederlo in faccia e di ascoltare il suono della sua voce. Già, la privacy, la sicurezza, è ricco e famosissimo ma sé Muhammad fosse suo marito allora si che tutto ciò avrebbe senso!
Poi c’è il giorno del licenziamento. Adesso sembrava evidente come quella coincidenza fosse fin troppo tempestiva, tale da indurla a finire tra le braccia di Muhammad!
Lui rientrò affranto, preoccupato.

« Se il mio sospetto fosse vero vorrebbe dire che ho sposato un grande attore. »

Non lo avrebbe mai creduto capace di tanto cinismo. Era anche vero però, che se realmente la vincita non fosse stata convalidata per lungo tempo, quel licenziamento avrebbe potuto coincidere con quel periodo d’incertezza e la sua angoscia sarebbe risultata più che giustificata.
Contro questa teoria poi c’era proprio il nuovo lavoro del marito. Lui aveva detto di non aver inviato curriculum a quella società e lei sapeva di non averlo dato alla sua amica.
Certo però che se la raccomandazione lei l’avesse in realtà chiesta al marito nella veste di Muhammad, a lui sarebbe bastato negare l’invio del curriculum, avendo magari ottenuto già il nuovo lavoro. Con un capitale come il loro alle spalle si può ambire a qualunque posizione. Pensò.
Basta recarsi al colloquio e dire: provatemi, gratis per un mese o due, poi decidete! Oppure, più semplicemente, quel lavoro, non c’era proprio! Erano così ricchi ora da poter fingere l’arrivo di uno stipendio inesistente. Lei non aveva mai neppure verificato. Al marito, sarebbe bastato in seguito, dire di aver lasciato il lavoro perché annoiato o che so, che lo avevano licenziato e ogni traccia sarebbe sparita.
Poi c’erano i loro incontri. Ricordò che la prima volta che la prese a lei era persino sembrato suo marito!
Perché se fosse lui avrebbe indossato il profilattico? Accortezza che ha sempre avuto tranne che durante il rapporto orale? Ma certo! Per rafforzare la sensazione dell’estraneo che compie quel gesto per la propria sicurezza o per un senso di rispetto coerente per giunta con il personaggio. Inoltre, il profilattico rendeva difficile capire se l’uomo aveva raggiunto o meno l’estasi così da rafforzare l’immagine dell’amante instancabile. Infine, rendeva ancora più difficile distinguere un membro vero da quello artificiale.
Se così fosse, vorrebbe dire che ha diabolicamente curato ogni singolo particolare!
Ma anche no!
In realtà tutto sembrava assumere un duplice significato.
Tutto era possibile ma, la domanda vera era.
Tutto questo perché?
Questa domanda era effettivamente la chiave di tutto.
La risposta plausibile, una sola.
Per riaccendere le sopite passioni. Come poi è effettivamente avvenuto!
Si però se così fosse, allora il marito sapeva ogni particolare di ciò che era accaduto essendo in realtà accaduto con lui.

« Mio Dio che situazione! » Pensò. « Dunque! L’unico che può dipanare ogni mio dubbio è proprio mio marito. Se lo incalzassi con le domande cederebbe di certo ma è impossibile fare questo senza ammettere che mi sono incontrata con Muhammad spiegando le regole del gioco. Se mi sbaglio, questo potrebbe mettere addirittura fine alla nostra storia e io non lo voglio.
Se invece il mio sospetto fosse vero, non ci sarebbe di fatto stato alcun tradimento ma, il mio comportamento sarebbe comunque da fedifraga e in più, vorrebbe dire che lui è a conoscenza di ogni particolare. »

Ovviamente c’era da considerare l’aspetto non da poco, che a suo giudizio la scagionava almeno in parte, relativo alle motivazioni che l’avevano spinta ad un gesto simile. Era evidente che lei lo aveva fatto per loro. Per garantire a entrambi un nuovo più sereno futuro. Se lei si era spinta così in basso poi era tutta colpa sua che non l’aveva informata della loro nuova condizione! Che aveva anzi addirittura architettato tutto con questo preciso scopo! Non lo avrebbe mai fatto se avesse saputo!
Vero! Ma stava prendendosi in giro? Lui saprebbe anche quanto le era piaciuto e questo l’avrebbe comunque condannata. Se persino lei si era giudicata in modo impietoso, perché si aspettava più comprensione dal marito?

« Certo! »Pensò. « Potrei portare il discorso sulla nostra conversazione dei primi giorni e manifestare apertamente il mio sospetto, ma cosa otterrei? Se negasse rimarrei con il dubbio, se confermasse allora sarei nella medesima situazione di prima.»

Un’altra domanda era d’obbligo.

« Se fosse lui, perché non dirmelo a questo punto. »

La risposta a questa domanda, conoscendolo, era così chiara che rendeva il tutto assolutamente possibile.

« Ma certo. In questo gioco ha giocato anche lui e nel contemporaneo ruolo del regista e del coprotagonista. Creare una situazione intrigante per riaccendere il fuoco tra noi potrebbe essere stata un’idea grandiosa, ma poi si è spinto in là e ha varcato un confine. Il sesso tra me e il suo personaggio era persino migliore e più coinvolgente e anche se lui avrebbe senz’altro capito che lo facevo per i soldi che avrebbero migliorato la nostra vita, io ho dimostrato che posso tradirlo e lui ne è il responsabile. Ora tutto è in equilibrio, come una piramide di bicchieri che potrebbe cadere rovinosamente al minimo movimento sbagliato. »

Una situazione terribile quindi in cui solo lasciando tutto così com’era non si sarebbero fatti danni altrimenti tanto inevitabili quanto irreparabili.

« Ecco spiegato perché non dirmelo a questo punto. »

Concluse il suo ragionamento rassegnandosi a non risolvere mai l’enigma. Certo! Scoprirlo con certezza cancellerebbe ogni rimorso per il tradimento del marito, ma nel contempo annullerebbe l’enorme carica erotica esplosa in lei e che trasferiva i suoi effetti benefici anche nella loro coppia.
No, no! Era meglio lasciare tutto così e fare entrambi finta di niente. Anche se, però, scoprirlo a sua insaputa le avrebbe permesso di capovolgere i ruoli.

« Se riuscissi a trovare le prove che Giuliano è l’artefice di tutto ciò, mi basterebbe comunicarglielo, magari durante un momento d’intimità, spiegandogli che io lo aveva capito dal primo messaggio e che il gioco l’aveva così tanto intrigata che le era piaciuto continuare a giocare. »

Anzi! Avrebbe potuto persino invitarlo a proseguire nella finzione. Anche se in questo caso, la carica erotica degli incontri si sarebbe senz’altro ridotta! Decise che sarebbe stato un prezzo adeguato, che avrebbe pagato volentieri.

Rientrando a casa, per qualche settimana guardò il marito con sospetto, cercando in lui qualche indizio che confermasse la sua tesi. Non ne trovò. Arrivò a comprare un cellulare da pochi soldi con una nuova scheda al solo scopo di far squillare il telefono di Muhammad mentre lei girava per casa. Risultava essere sempre staccato. D’altronde, se Muhammad esistesse davvero potrebbe aver usato un cellulare dedicato esclusivamente a quel tipo di contatti. Normale quindi fosse spento ora! Naturalmente anche il marito potrebbe aver adottato quell’espediente. La sua confusione aumentò fino a chetarsi con il passare del tempo.

Passò la primavera. Loro si erano trasferiti nella nuova casa. Lei aveva anche una macchina nuova. La loro mutata condizione economica rese invisibili i trentamila euro bonificati nei tre giorni di sesso sfrenato, figuriamoci le scarpe.
Lei lo andò a trovare un giorno sul lavoro e tutto le era sembrato regolare. Giuliano aveva continuato il suo lavoro dove era apprezzato, malgrado fosse l’ultimo ad arrivare ed il primo ad andar via, ma affrontava tutto con la disinvoltura di chi non teme niente e nessuno, e questo evidentemente piaceva e lo faceva apprezzare.
Muhammad non si fece più sentire e lei dovette ammettere con se stessa che se ne dispiaceva anche se adesso non aveva più l’alibi dei soldi,.
I rapporti tra loro due, dopo un rinnovato ardore, a distanza di mesi da quella travolgente esperienza, avevano ripreso una china discendente di cui entrambi avvertivano gli effetti.

Si avvicinò l’estate. Patrizia non aveva aperto la sua boutique e trascorreva le sue giornate con le amiche tra cinema, teatri, shopping palestra e ogni altra cosa possa rendere piacevole la vita. Giuliano non le era da meno e il suo passatempo preferito, quando non era al lavoro, era occuparsi principalmente di lei.

“Amore ho pensato, se per te va bene, di prenotare due settimane nell’albergo sulla costiera dell’anno scorso. Quel posto ci ha portato così bene e ci è piaciuto così tanto. Che ne dici?”

Lei avvertì come un leggero crampo alla bocca dello stomaco.

“Volentieri. È piaciuto anche a me e, davvero la nostra vita è cambiata dopo quella vacanza. Si! Ci torno volentieri.”
“Poi ho pensato di fare una lunga crociera che mi piacerebbe scegliere con te.”

Lei saltellò felice al suo fianco, pronta a scegliere con lui le varie offerte in rete.

“Volentieri amore. Ho sempre sognato una crociera come quelle dei film o delle pubblicità.”

Prenotarono la suite per tre settimane. I giorni passarono senza particolari problemi.

Agosto 2018 Amalfi

Giunse la data della prenotazione. Arrivati sul posto trovarono l’albergo immerso in caotici preparativi. Il personale dell’hotel spiegò loro che l’intera catena alberghiera era stata acquistata da una importante compagnia petrolifera araba e che proprio quella sera, i nuovi proprietari festeggiavano presso di loro l’acquisizione e che tutti gli ospiti erano invitati alla grande festa offerta per l’occasione.

“Se i signori si affacceranno dalla nostra terrazza.”

Disse loro il portiere.

“Potranno vedere il loro yacht all’ancora proprio davanti all’hotel. È quello enorme bianco e nero.”

Patrizia non volle credere ai suoi occhi. Il natante era lo stesso dell’anno scorso.
Decisero di partecipare ma il ricevimento era degno di un matrimonio reale e loro non amavano la confusione. Quindi si ritirarono nel salottino davanti alla reception dove venne offerto loro e agli altri ospiti presenti qualcosa da bere. Si unirono ad altre due coppie che avevano già incontrato nella loro precedente vacanza e mentre chiacchieravano con loro, una delegazione di uomini eleganti entrò nell’albergo. Avevano tutti gli auricolari con il cordoncino a spirale tipico delle guardie del corpo. Tra di loro spiccava un uomo dalla carnagione scura, dai capelli ricci e molto corti. I suoi occhi erano così neri e profondi da sembrare due pozzi impenetrabili. Decisamente magnetici. Indossava un completo scuro elegantissimo, sicuramente fatto su misura. L’uomo si guardò intorno e Patrizia si sentì magneticamente attratta da lui. I loro sguardi si incrociarono anche se solo per un attimo.
Era turbata, come una studentessa. Si fece servire qualcosa di forte.
Giuliano sembrava improvvisamente colto da una smania e si rivolse alla moglie.

“Amore ho un improvvisa urgenza. Ti spiace se mi assento per qualche minuto?”
“Ma ti pare? Vuoi che venga con te?”
“Direi proprio di no.”

Rispose lui con un leggero imbarazzo sul volto e lei comprese che aveva necessità di avere un momento di intimità in bagno. Si scambiarono un sorriso e lui si allontanò verso la loro camera.
Passarono alcuni minuti, durante i quali lei si intrattenne in una noiosa conversazione sulla disastrosa situazione politica mondiale con gli altri ospiti. Di tanto in tanto cercava l’affascinante nuovo arrivato con gli occhi senza però trovarlo.
L’attesa del marito si fece un po’ troppo lunga, decise quindi di andargli incontro e, proprio mentre stava per congedarsi dalla coppia con cui stava interloquendo vide Giuliano venire verso di lei in compagnia dell’uomo che l’aveva tanto colpita. Prima ancora di vederli arrivare in realtà lei venne rapita dall’intenso, piacevole e indimenticabile profumo che sembrava provenire proprio da quell’uomo. Lui la guardò solo per un attimo, poi spostò lo sguardo sulle altre persone del gruppo. Senza rivolgersi a nessuno in particolare si presentò come Abdul-Kareem e nel farlo compì un gesto elegante che lei aveva già visto in precedenza. Si portò la mano destra aperta in mezzo al petto e accennò un piccolo inchino con la testa. Spiegò ai presenti, in un perfetto italiano, che erano onorati della loro presenza e si augurò che il loro soggiorno fosse indimenticabile. Quindi, strinse la mano a Giuliano e agli altri uomini presenti e così come era arrivato se ne andò.

“Ma chi era? E tu come lo conosci?”
“Non lo conosco affatto! Si è presentato come ha fatto qui adesso e si è diretto, come me, verso di voi.”

« Quel profumo! Non credo potrò mai dimenticarlo» Pensò Patrizia. «Non può essere altrimenti! Lui è Muhammad. Tutto coincide. Lo yacht, l’albergo del primo contatto, è arabo, è alto quanto Giuliano. La sua voce poi, secondo me coincide con quei pochi suoni che ho udito. Inoltre è un uomo affascinante ed elegante, proprio come ho sempre immaginato Muhammad. »

Le sue inconfessate aspettative su questo nuovo soggiorno ad Amalfi sembravano concretizzarsi. Improvvisamente le venne in mente Aamir.

« Ma certo! Se lui è Muhammad qui c’è senz’altro anche Aamir »

“Amore penso che qualcosa ci abbia disturbato entrambi. Adesso sono io a sentire il bisogno di andare in camera.”
“Aspetta ti accompagno.”
“Non ci provare neppure. Sarò di ritorno tra dieci minuti.”

Si congedò e raggiunse rapidamente l’ingresso dell’albergo dove erano parcheggiate le auto. C’erano diverse limousine ma non ne riconobbe nessuna. Cercò Aamir ma non lo vide, quindi si informò chiedendo agli altri autisti ma nessuno lo conosceva.

« Ma certo! Che sciocca che sono. Provengono da uno yacht, come possono venire con l’auto. »

Si affacciò dalla terrazza del parcheggio che dava direttamente sul porticciolo e vide diversi motoscafi. Si tolse le scarpe e si precipitò giù per le scale. Anche lì cercò Aamir senza trovarlo ma quando chiese dello yacht le indicarono l’elegante motoscafo che aveva portato le persone in albergo prelevandole dal natante. Si recò all’imbarcazione ma rimase delusa. All’interno c’era un uomo a lei sconosciuto.

“Mi scusi. Conosce per caso Aamir l’autista di uno degli uomini che ha prelevato su quello yacht?”
“Mi dispiace bella signora non conosco nessuno di quegli uomini. Mi chiamano, li prelevo, li porto qui e li riporto a bordo. Nemmeno mi pagano perché il motoscafo è dell’albergo.”

« Non vuol dire nulla però! Aamir potrebbe non avere la patente nautica o più semplicemente, potrebbe essere più comodo per loro affittare il motoscafo senza avere qui un’altra persona solo a questo scopo. »

Tornò in albergo e si recò in camera. Aveva bisogno di riordinare le idee e di rinfrescarsi. Aprì la porta e venne investita da quella inequivocabile essenza che era ormai una specie di ossessione.

« Lui è qui! » Pensò

Chiuse la porta alle sue spalle, entrò nella camera ma non c’era nessuno. Guardò anche in balcone da dove era visibile il natante bicolore ma anche lì niente. Andò in bagno. Vuoto!
Notò però che sulla mensola c’era una bottiglia di profumo che non aveva mai visto prima. La prese. L’avvicinò al suo naso. Rimase sconvolta. Era senz’altro quello il profumo. Sentì aprire la porta della stanza. Uscì dal bagno e trovò Giuliano davanti a lei.

“Non ti vedevo tornare e mi stavo preoccupando.”
“Tutto a posto!”

Disse lei visibilmente accaldata. Temette di dover giustificare il suo stato, quindi sviò.

“Ma cos’è questo profumo? Non te l’ho mai sentito prima.”
“E non me lo sentirai neanche in futuro. Trovo sia troppo forte per i miei gusti. Me lo ha consigliato la profumeria vicino casa nostra. Era così costoso che mi ha incuriosito, e quando sono salito prima l’ho aperto.”

Patrizia provò una leggera vertigine. Nel giro di pochi minuti si erano alternati in lei diversi dirompenti sentimenti. Sospetto. Allegria. Delusione. Certezza. Smentita. Speranza. Le sarebbe piaciuto dare un’identità all’uomo misterioso e temeva la risposta nello stesso tempo!
Era, in un attimo, tornata nel turbinio sentimentale dei giorni che seguirono la precedente vacanza.

“Mi sembrava infatti di averlo già sentito prima, nel salottino quando sei sceso.”

Lui sorrise e fece un gesto con la mano come a dire, “sciocchezze”!

“È improbabile. Come ti ho detto l’ho aperto ma non l’ho spruzzato su di me ma sull’accappatoio in bagno, non mi è piaciuto e vi ho rinunciato.”

Patrizia annusò l’accappatoio che effettivamente profumava. Era impossibile quindi ora dire con certezza se il profumo che sentiva provenisse dall’accappatoio o da suo marito. Così come era impossibile stabilire se prima in salotto, a emanare la fatale essenza fosse il marito o l’affascinante arabo al suo fianco. Si scambiarono un lungo, intenso sguardo.

« Ma veramente vuoi saperlo? »

Questo le sembrava dicessero gli occhi di Giuliano. Un sorriso malizioso illuminò il volto di Patrizia.

Quella notte stessa, mentre erano in terrazza a sorseggiare un drink e a contemplare il meraviglioso panorama, sul telefono di Patrizia arrivò un messaggio.

“Felice di rivederla Principessa!”

Altro in questa categoria: « Mi sento a mio agio

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Ricerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti per ricevere le nostre promozioni e le ultime news.

Lascia un messaggio veloce!