Racconti Erotici

Orecchini costosi

Scritto da Antonio

Paio buffo persino a me stesso con questa erezione che si affaccia in maniera così poco elegante tra le cosce.

Eppure mi piaccio mentre me ne sto qui in piedi e tu mi guardi. Tante volte mi son piaciuto anche da solo nella mia stanza, sempre in questa posa, sempre come adesso coi pantaloni raccolti attorno alle caviglie. Oggi però, mentre tu mi guardi e me lo guardi, mi piaccio anche di più. Saranno la tua presenza, il tuo profumo e soprattutto il tuo silenzio. Sarà che vedermi così non ti lascia indifferente. Quella cosa che sporge con il suo arco sospeso come un girasole  o una spiga di grano pare proprio sprecata ai tuoi occhi se lasciata lì inerte a mezz’aria. Nella convinzione che sia un vero peccato restartene lì a non farmi niente accogli presto il mio membro tra le mani. Il bulbo superiore è già gonfio e sensibile al tuo tocco. Ti sento baciare l’orifizio e schiudere piano le labbra per avvolgerlo. A   poco a poco il calore della tua bocca mi circonda. Mi ci fai affondare come in una matassa di lini morbida e bagnata. La tua lingua si muove dolce in tondo attorno al glande e si sofferma a stuzzicare l’orifizio.

Sospiro. Vedo già le stelle e già ti adoro. A questo punto, mentre la prima fitta di piacere corre lungo il pene colmo, potresti chiedermi già qualunque cosa. Non volevi mica quegli orecchini che costano un occhio della testa? ecco, sono già tuoi se nel frattempo non te ne sei stancata. Appena hai finito ti porto subito in gioielleria. Non parli più? no, in effetti sei troppo concentrata a darmi gioia per interromperti adesso. Eppure mi piacerebbe se mi tenessi un poco sulle spine, se non ti dirigessi lenta e inesorabile lungo la strada che conduce dritta al mio orgasmo.

Non parli più? no, certo: e del resto come faresti a parlare con la bocca piena, ora che ti sei già presa la mia erezione quasi tutta intera nel palato?

Sei diventata la mia seconda pelle, quella che non mi toglierei mai più di dosso. Ma tu continui imperterrita. Devo supplicarti e soltanto allora ti fermi per una piccola tregua. Mi lasci libero e mi chiedi con un sorrisetto cosa  c’è.

Cosa c’è?

C’è che vorrei venirti in bocca. Non c’è niente che non va. Lo sai: sei splendida. Vorrei venirti in bocca ma non vorrei che fosse subito perché è troppo bello il gioco finché dura.

Allora scambiamo due parole. Devo ricordarmi di pagare le spese del condominio domani. Sì, hai ragione. Ma perché non mi chiedi un regalo, amore? Ogni volta che usciamo a fare una passeggiata mano nella mano i tuoi occhi si moltiplicano sulle vetrine del corso. Vorresti sempre questo o quello. Invece ora che potresti chiedermi tutto non lo fai. Batti il ferro finché caldo, no? Una volta che mi avrai appagato potrei ritornare un accorto risparmiatore che non indulge al superfluo.

Ridi mentre ti parlo nella mia posa oscena e con questo coso che mi sporge dalle gambe proprio davanti alla tua faccia. Ridi perché non sei una meretrice e certe cose le fai perché ti va e sai che mi piace. I tuoi capelli lunghi mi sfiorano l’interno delle cosce. Forse ti offro regali perché nelle mie fantasie erotiche vorrei che tu fossi la mia consumata prostituta.

“Zitto.” - mi dici e ti riprendi il pene in bocca.

Lascio andare i pensieri e mi arrendo. La tua testa e la lingua si muovono in una costante carezza. Mi tieni fra le labbra. Le sento morbide e calde. Il piacere è bellissimo mentre sorge da dentro e sale intenso a stremarmi. E’un dolore sottile quello che precede l’eiaculazione, o meglio è un piacere tanto profondo da essere confuso con un male dolce e irresistibile. Godo e mi piaccio di nuovo. La mia gola si schiude in una vocale strozzata. Il mio sperma ti invade la bocca a ogni contrazione del glande, una volta, poi un’altra, un’altra ancora mentre con le labbra rimani intorno vittoriosa a sentire le mie vibrazioni.

Quando la giostra si ferma decidi infine di bere. Il sole è caldo sulla mia schiena   dalla finestra aperta. Ti prendi tutto e alla fine la tua richiesta è una soltanto. Mi ripeti che la conosco bene. Ci riposiamo. Io ti bacio sul collo ma tu premi le labbra sulle  mie. Sento il sapore del mio seme rimasto su di  te.

Dopo un po’ diventi impaziente. Mi masturbi facendomi scorrere nel pugno finché non mi diventa ancora duro. Ti spingo a terra. Ti distendi di pancia mentre mi porgi il sedere. Te lo svesto. Ti abbasso i jeans quanto basta. La mia erezione sfiora  l’elastico delle tue mutandine che tiro giù senza riguardo. Faccio attenzione alle tue carni. Ci vado piano ma un pochino di male non potrai non sentirlo. Forse anche lo vuoi.

Solco la linea tra le natiche. Ti cerco l’ano. Mi dà un brivido sentirlo infine sotto l’estremità del pene. Entro deciso. Mi pianto. Mugoli appena e cominci a muovere le reni per avvitarti in un senso e poi nell’altro. Ti apri con agio. Penetro e gioco di  bacino per affondare di più e ruotarti dentro. Ci imbizzarriamo come un toro e una giumenta. Tu gridi forte la tua pena. Con voce rabbiosa mi inciti fino a quando il dolore ti si tramuta in rapimento. I tuoi lamenti sgraziati sono musica. Godi per prima, bagnandomi, mentre prendi a pugni il pavimento. Ti resisto ancora per poco. Cerco di nuovo il mio compimento in te e lo trovo. Le mie pelvi si spezzano nel secondo orgasmo. Ripetutamente pulso tra le pareti del tuo canale stretto. Il mio seme ti riempie anche di dietro mentre gridi più  forte.

Non ci sarà più un solo giorno, tesoro, in cui non laverò i piatti e le stoviglie, se è questo che vuoi.

Ma tu ormai giaci esausta e non rispondi. Ho sentito fremere il tuo grembo attorno a me.

Quando ti riprendi dall’orgasmo infine sei cambiata: adesso vuoi quegli orecchini che costano un occhio della testa e li vuoi  subito.

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