Racconti Erotici

2040 Odissea sulla Terra

Scritto da Nessuno

Non poteva essere vero! Quell’atteggiamento nella foto, il disegno della bocca... l’altezza coincidente con quella che Lei aveva indicato.

Era solo un’impressione come quelle che lo rincorrevano di tanto in tanto, per poi lasciarlo deluso. Non aveva mai avuto modo di appurare se tutte le informazioni che si erano scambiati fossero reali o ritoccate per ingentilirne i contenuti.
Lui le aveva creduto ciecamente. Confidava in Lei, la divinizzava, ci pensava in continuazione. Anche se non si era mai materializzata davanti, in carne e ossa. Ed egli l’aveva sublimata. La accarezzava ogni istante. Notte e giorno delirava per Lei. Finché altri problemi contribuirono a mescolare la sabbia nelle loro clessidre.
Ricordava ancora il respiro del mare che accompagnava le loro conversazioni ed egli confondeva il vento con il sentimento giovanile che gli scompigliava i capelli. Il mare! Muto testimone, complice, guardone dei suoi ardori, in ogni età.
Ricordava l’ebbrezza delle voghe che in gioventù l’entusiasmavano; i lunghi allenamenti per fortificare il corpo. Corsa, pesistica, squash e slanci fino a novanta chili. Anche su armi da competizione, quattro Jole, quattro con, due senza, skiff, infine, otto di punta.
Quel mondo che aveva vissuto così intensamente per dieci anni era lontano. Le marine d’Italia, le sensazioni, gli amori tentati, i dinieghi ricevuti, li ricordava tutti, o così gli sembrava.
Improvvisamente, dopo la pausa di una vita trascorsa fra le loro distanze, si erano incontrati. Si erano scoperti, riconosciuti e poi lasciati per e-mail.
Pronunciava dopo tanto tempo il suo nome, ora, e gli pareva che invece fosse ancora la sua mente a ripeterlo. Lei, stupita, si sentì, di soprassalto, risvegliare i sensi. Quella voce le aveva improvvisamente ricordato il passato. Lo guardò negli occhi sgomenta e ripeté il suo nome.
Non si sarebbero riconosciuti se non per quel tono di voce, per quello sguardo racchiuso in una foto.
Giacevano entrambi. Si erano amati affannosamente, faticosamente, impediti dalle loro residue resistenze fisiche. Troppo era avanzata la vita, giunti al limite del campo un tempo fiorito.
Per la prima volta si erano concessi quell’amore che non avevano potuto godere mai prima, negato solo per comune consapevole consenso.
Per la prima volta, dopo molto tempo, i corpi avevano vibrato all’unisono, alla riscoperta di sensazioni per altra via già conosciute, ma ora pienamente appagate. Una vita inutilmente alla ricerca della felicità, sempre effimera e di breve durata.
Era gravida di un amore impossibile che si realizzava. Lui la toccava a occhi chiusi. L’amava teneramente, carnalmente. Sogno o realtà? Le accarezzava i seni con il palmo della mano come se attingesse da un’acquasantiera e li baciava con devozione, come si tocca la veste di una santa. Le accarezzava l’addome. Giungeva a titillarla con le dita nelle buie profondità fra le sue gambe. Anche se lei si sentiva morire per non potergli più dare la freschezza che avrebbe meritato, solo per l’attesa.
Ricordavano entrambi le sensazioni d’amore, a loro negate, che avevano conosciuto ciascuno con altri partner. Mai era stato possibile goderne insieme e ora...
Lei lo assecondava con flebili lamenti. Avrebbe voluto dirgli che ormai era inutile, che non si sentiva più di risvegliare dimenticati ardori. Ma si era sentita morire guardandolo negli occhi e quella sera aveva acconsentito con la generosità che le aveva sempre impedito di prendere altre vie che non fossero quelle della solidarietà umana. Era amore o pietà?
Anch’ella, forse, in fondo al cuore, aveva sognato di amarlo e forse anche ora amava l’irrequietezza dell’Uomo che sapeva dimostrare di essere ancora oggi; amava la sua sensibilità, il suo saper condividere le decisioni dolorose che li avevano allontanati; amava quella carne che non si era mai illusa di provare nel suo corpo.
Lo stringeva al petto come un bambino e lo sentiva progredire al suo interno, con la calma propria della loro condizione. Finché non giunse, dopo lunghe effusioni, il coinvolgimento finale. Entrambi stupiti, ma stretti l’uno all’altro aspettarono che lo spumante travalicasse l’orlo del calice naturale.
Lo baciò sugli occhi che ancora egli serrava, forse per non dimenticare le sensazioni provate. Quindi, lui adagiò il capo sul suo seno, ormai svuotato, e lì rimase. Ricordava tutto quello che le aveva scritto e per lunghissimo tempo aveva rimosso dalla memoria. Un’onda di passione la travolse e si sentì profondamente innamorata di quell’essere che stringeva fra le sue braccia.
Dopo un po’, lo scosse. Preoccupata gli girò la testa. Ma lui correva verso altre sponde.
Gridò, disperata. L’aveva ritrovato e definitivamente perduto!
Fu un urlo che egli, tranquillizzandola, dall’alto zittì con un segno del dito ritto lungo il naso. Sorridendo le tese la mano e, stringendola alla vita, libero da terrene costrizioni, l’accompagnò per i prati dei cieli, stringendola teneramente a sé.

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