Racconti Erotici

Era Pasqua come fosse Capodanno

Scritto da Reine Noir

Era Pasqua come fosse Capodanno. Sorrideva, non aveva ancora bagnato il nuovo anno. Si concedeva solo momenti che sapeva divini, ormai riusciva a intuire, ed erano rari.

Un momento, quello, voluto e non voluto. No, non lo incontro.
Poi lui entrava nella sua testa e gliela scopava. Sì, entrava in lei solo da quella porta. La sua voglia di orgasmi cerebrali.
A volte aveva evitato di parlarci perché poi non dormiva. Agitazione e spasmo di essere posseduta. E lui era virtuale.
La sensazione a distanza era stata di maschio, e la sua prorompente femmina si dimenava di continuo ogni volta che lui scriveva tre o quattro lettere dell’alfabeto sul monitor.
Le piaceva quella sensazione di essere continuamente eccitata. Bollicine di calore. Desiderio di essere fottuta selvaggiamente.
Sensazioni primordiali perdute sempre più per irrinunciabili. E rare.
Già, bellissime sensazioni, ma dov’era che gli uomini si erano perduti? Perché tutti stavano molto più attenti al loro comportamento compiacente e controproducente?
Il maschio deve essere maschio, ne pas?
Andò a prenderlo alla stazione, lui la baciò e accennò un saluto, ma lei gli fece il segno del silenzio. Non era l’udito il primo senso che voleva usare.
La seguì fino alla macchina e partirono.
Le slacciò la camicia bianca e tirò su la gonna mentre guidava e la toccava ovunque, in silenzio, parlandole solo con i suoi occhi di bosco.
Le macchine di fronte sfrecciavano.
Laura provò una sensazione di leggera follia, pregustando il momento in cui avrebbe assaggiato il suo sapore.
Emozione.
Arrivarono a casa e la seguì muto e, quando lei aprì la porta, lui si slacciò i pantaloni facendo il suo ingresso in casa e nella bocca della padrona.
La riempì di sensazioni.
E finalmente parlarono.
Era necessario preludio, la parola. Parola che voleva essere usata per liberare.
E poi fu contrasto dimensionale che riempie e avvolge. Si sentiva posseduta senza fine e senza fine, puttana vogliosa e insaziabile. La testa era annullata da quella energia, splendida sensazione di cellule liberate dall’oppressione molecolare.
Orgasmi liberatori totalizzanti seguirono, segnati da una pioggia inebriante e suoni primordiali, a segnare un possesso naturale e senza ritegno.
...e vidi all'improvviso il cielo sgranato e aperto, pianeti, piantagioni palpitanti, l'ombra trafitta, crivellata da frecce, fuoco e fiori, la notte travolgente, l'universo. E io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato, a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii parte pura dell'abisso, ruotai insieme alle stelle, il mio cuore si distese nel vento... (P. Neruda)

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