Racconti Erotici

Il confine è al di là

Scritto da Emma Piccin

Il quartiere di case bianche, vicine, tutte con piccolo giardino attiguo, rende questo quartiere un’oasi di Paradiso all’interno della metropoli.

E’ una zona residenziale un po’ lontana dal centro ma va bene per chi, come me, ama poter godere delle bellezze dei pochi alberi e fiori che qui vivono e che invece mancano dove il caos regna e la luce del sole non capisci più che colore abbia.
Gli alberi scomparsi dal centro, Amin, il mio giardiniere, mi dice sempre che li ha rubati tutti per me e li ha piantati nel mio giardino.
Mi fa tenerezza Amin, più volte ho percepito il suo desiderio di maschio nonostante la sua discrezione non gli faccia mai alzare lo sguardo oltre le foglie e la terra che lavora. Lui ormai sa che giro per casa seminuda. Quando l’ho assunto portavo una canottierina bianca corta, ma proprio corta, con dei minuscoli shorts di jeans. Le mie natiche erano abbastanza fuori dalla stoffa. Il mio sesso si percepiva tra la cucitura dei jeans che lo segnava a metà evidenziandone il rigonfiamento. Non portavo biancheria intima. Amo sentire la stoffa accarezzare le mie parti intime. Tiene vivo il mio desiderio di donna.
Amin era forse un po’ imbarazzato al nostro primo incontro ma gli ho detto chiaramente “A casa giro semivestita o seminuda che sia, tu non dovrai mai guardare oltre il vetro, se mi occorrerà qualcosa ti chiamerò io”.
Amin aveva annuito: i suoi ventidue anni lo rendono ancora un maschio innocente e pieno di fantasie, gli ho fatto una carezza sulla guancia, la sua pelle è liscia e nonostante sia nera ho percepito il suo rossore. Non abbiamo mai fatto nessuna porcata insieme, è troppo giovane, troppo acerbo. Mi piace sentirmi piccola tra le braccia dei miei uomini, non il contrario.
Tutta una siepe circonda il mio giardino e rende netto il confine tra esterno e interno rendendomi nota la mia proprietà e facendomi ancor più apprezzare la mia solitudine di donna egoista. Io, la mia casa e il mio giardino siamo un triangolo che convive armoniosamente senza bisogno di niente, il mio confine è lì dove la siepe finisce e può entrare nei miei spazi solo chi ha le chiavi per farlo: sono gelosa di ciò che mi appartiene, sono gelosa di tutto quello che diventa mio ed è per questo che forse ho scelto di vivere da sola.
La sera, quando rientro a casa, mi piace spogliarmi, infilarmi il mio piccolo kimono di raso nero e prepararmi qualcosa da mangiare. Mi piace godermi la casa, godermi il mio egocentrismo, il mio pensiero, i miei gusti, il mio tempo, il mio spazio.
Verso le venti so che avrò compagnia. Nonostante non varcherà fisicamente la soglia del mio confine, lui mi farà compagnia. Il mio vicino, un bel ragazzo di cui non so il nome, sarà davanti alla finestra della sua camera da letto. Il mio tavolo da pranzo è di fronte al giardino e al di là della siepe c’è la sua casa. Una grande finestra a vetri scorrevoli si affaccia sul prato del giardino e l’illuminazione della stanza è resa calda dalla lampada grande color arancio che mi aveva regalato Claudia, la mia migliore amica, con un biglietto che diceva Quando il sole scende e non potrò rispondere al telefono, accendimi. Vorrei dedicarmi al mio vicino ora, che bel fisico che ha, ma mi fa piacere evadere da questo momento e ricordare Claudia.
Claudia è meravigliosa, il suo viso sempre abbronzato con gli occhi castani pagliuzzati d’oro, come quelli dei gatti; sono occhi grandi e furbi e io la adoro, la amo tutta con la sua bocca carnosa che scopre una fila di denti stupenda e la amo per tutto il resto.
Tante volte siamo rimaste a ridere e a baciarci sul mio divano per ore. La sua lingua è fuoco tra le mie gambe e solo sfiorare la sua pelle mi fa impazzire.
Il suo corpo è morbido e mediterraneo, il suo sedere è rotondo, pieno, la pancia è piatta con la vita stretta, i suoi fianchi si allargano morbidamente con forme da donna reale. Se fossi un uomo me la scoperei in tutte le posizioni, Claudia.
Mi piace toccare il suo seno abbondante e succhiarlo piano prima da una parte poi dall’altra: sembra rifatto da quanto è compatto ma invece è naturale, con i capezzoli chiari come i suoi capelli, lisci e biondi, tagliati sotto le orecchie, il viso ovale incorniciato da un taglio sbarazzino.
La nostra complicità è unica e questo è un altro motivo per cui io un uomo fisso non lo potrei mai sopportare in casa mia: non potrebbe mai avere una mente aperta come quella di Claudia. Non potrebbe mai amarmi come lei. Capirmi come lei. Allo stesso tempo non sono lesbica, fare sesso con Claudia è solo un completamento del sentimento che ci unisce. Ci piace anche contemplare i nostri corpi che godono, ci piace far emergere tutto il nostro narcisismo e la nostra consapevolezza di essere due donne molto calde.
E’ meraviglioso poi guardare allo specchio come i nostri corpi si compensano, il mio piccolo seno che sprofonda tra le sue tette di donna quando mi abbraccia, i miei capelli scuri e lunghi sulle sue spalle nude e libere dalla chioma, il suo sesso chiaro che a volte mi piace depilare a fondo per poi riempire di baci.
Stasera il sole è già sceso ma la mia lampada accende una delle ultime sere d’estate. Bermi un bicchiere di vino, mangiare frutta a pezzetti mentre sfoglio le mie riviste preferite con i piedi incrociati sul tavolo come un business man e le cosce all’aria mi rilassa da morire. Mi piace sentire la seta del mio kimono che si solleva mentre muovo le gambe e mi piace molto poi appoggiare un piede sulla sedia di fronte a me mentre continuo a mangiare e bere. Le mie gambe, una sul tavolo una su una sedia, si aprono scoprendo tutta la mia nudità.
Mi piace far finta di non vedere che lui, il mio vicino, mi guarda dalla finestra così, con gambe aperte che si muovono aprendosi e chiudendosi. Mi piace immaginare che si tocca il sesso pensando di prendermi così, sul mio tavolo. Mi eccita moltissimo il solo pensiero, sapere di essere osservata, spiata.
Mi bagno a giocare così, mi eccito moltissimo e vorrei masturbarmi davanti a lui, ma resto come paralizzata, mi faccio osservare ma non riesco a interagire con lui come vorrei nelle mie fantasie.
In quest’ultima settimana non ho desiderato altro che giocare così, pensando che poi qualcosa di meno platonico con lui, il vicino, sarebbe inevitabilmente accaduto, ma non sapevo come e quando.
L’altro giorno sono uscita a fare la spesa al market vicino. Avevo una minigonna di jeans cortissima ma tanto d’estate siamo tutti più liberi, un paio di zoccoli e una magliettina rossa morbida che lascia intravedere i capezzoli; a fine estate, di mattina verso le undici, che fa ancora caldo, va bene. I miei zoccoli bianchi facevano forse un po’ troppo rumore, ma quando flirto con un uomo sono in costante eccitazione e non riesco a essere meno eccentrica, tantomeno a vestirmi troppo e il pensiero del vicino era sempre lì ad attizzarmi, per questo volevo vestirmi poco, per essere pronta nel caso in cui qualcosa fosse accaduto. Poi accadde qualcosa ma fu diverso dal previsto, inaspettato, fuori programma.
Rientravo a casa con in mano una busta di cartone piena di frutta, un ragazzo meraviglioso stava di fronte all’uscio di casa sua con amico, anche lui carino e ben piazzato. Non amo gli uomini troppo magri. Mi piace sentire il corpo dei maschi sul mio in tutta la loro consistenza.
"Buongiorno", hanno detto.
"Buongiorno a voi", ho risposto.
Sorridendo ho tirato fuori la chiave di casa dalla minuscola borsa a tracolla sul seno, ma con la busta in mano non riuscivo bene a prendere le chiavi, così ho piegato una gamba per poggiare la busta sulla coscia e aprire la cerniera della borsetta. Ma la frutta ha iniziato a rotolare giù per terra e mi sono dovuta piegare a raccoglierla.
La cosa diventò da imbarazzante a eccitante perché sapevo di offrire a quei due maschi uno spettacolo favoloso in quanto non portavo le mutandine e, per raccogliere le due mele che rotolavano per terra, mi inginocchiai di fronte all’uscio di casa dandogli la visuale del mio lato B e dunque sbattendogli la mia nudità in faccia. E li guardai sorridendo con malizia...
Chiaramente i ragazzi mi chiesero subito se avessi bisogno di aiuto e si avvicinarono timidamente: i maschi eccitati non sempre sono intraprendenti. Forse si sentivano come mi sento io quando il mio vicino mi spia e io vorrei toccarmi, ma non ci riesco.
Ma poi se mi trovo vicina a loro, agli uomini, sono diversa. Mi piace usare la loro timidezza e imbarazzarli. Mi piace fargli crescere il cazzo senza neppure toccarli e guardare poi dai pantaloni che sono eccitati, fissare con lo sguardo lì sino a quando non si decidono a chiedermi qualcosa. Mi piace usare gli uomini per godere. Ma anche farli godere.
Li invito a entrare per un caffè che non avremmo mai preso.
Appoggio la mia busta sul tavolo.
"Com’era pesante...", dico.
"Dovevi chiamare noi...", rispondono.
"Forse potreste restare a farmi un po’ di compagnia... vi va di accomodarvi?".
Loro si accomodano sul divano e so che sono lì per me. Potrebbe bastarmi solo uno di loro? Oggi forse no. Sono troppo eccitata dalla tresca platonica con il mio vicino. Così mi viene in mente un’idea: accendo la lampada che mi ha regalato Claudia. Se è a casa si affaccia alla finestra.
"Allora... vi piacciono le mele?...", chiedo mentre mi sfioro le tettine eccitate e sorrido maliziosa.
Il mio preferito, più intrepido perché forse consapevole di piacermi più dell’altro ragazzo, si alza dal divano e si mette accanto a me. Inizia a toccarmi le tette con un dito e dice strizzando l’occhio all’amico: "Ci vuoi far assaggiar le mele insieme o uno alla volta?".
Percepisco i loro cazzi duri sotto i pantaloni leggeri. Percepisco il loro battito cardiaco accelerato e le mie cosce sono umide perché la mia fica si sta già riscaldando.
Jhon (questo è quello più carino) mi ficca la lingua in bocca. La sua bocca è dolce, il suo bacio delicato. Quando mi infila una mano sotto la mini faccio cenno all’amico di avvicinarsi. Christian non se lo fa dire due volte e mi stupisce sollevandomi la minigonna e iniziando a leccarmi tutto il culo.
Sento Jhon sospirare al tatto della mia fica calda. Gli slaccio i pantaloni e sento che Christian si è già liberato di ogni impiccio mentre continua a leccarmi il culetto. Sono entrambi impazienti di godere del mio corpo e io del loro.
Mi sdraio nel divano e inizio a succhiare Jhon che si avvicina, il suo membro è scuro, odora di bagnoschiuma alla frutta, cresce vertiginosamente dentro la mia bocca mentre mi bagno della saliva di Christian che ora non smette di leccarmi la fica.
Jhon toglie il suo uccello dalla mia bocca e dà il cambio a Christian che viene accanto a me a farsi succhiare.
Il cazzo di Christian è chiaro, i suoi peli sono quasi rossi e mi piace meno di quello di Jhon ma la risposta che ha agli interrogativi della mia lingua mi fa cambiare idea. Lo muove su e giù nella mia bocca, me la scopa tutta e, mentre Jhon mi penetra tra le labbra infuocate e inizia a scoparmi, i loro ritmi nelle mie due aperture sembrano essere perfettamente sincronizzati tanto che la mia fica ormai non ne può più e ha un primo orgasmo fortissimo, così forte che il cazzo di Jhon deve trattenersi per non schizzarmi dentro e quello di Christian, invece, sento che sta per affogarmi la gola di sperma.
E’ il momento di cambiare "gusto" ma Christian, ora che tocca a lui penetrarmi, preferisce prendermi alla pecorina e mi fa quindi accomodare carponi sul divano. Il mio corpo si adagia sulle ginocchia morbido e dolce come una gatta in calore che invita il suo micione a entrare dentro di lei.
Jhon si sdraia agilmente sotto di me con il viso sotto il mio sesso e con l’uccello in mano mi fa capire di affondare su di lui la mia bocca mentre muovo il bacino manifestando costantemente la mia voglia dei essere presa da Christian. Christian inginocchiato dietro di me mi accarezza piano le natiche, mi sfiora in mezzo al sedere con un dito come se fosse una torta alla panna. Mi fa eccitare molto quest'attesa e questa delicatezza, mi piace godermi piano il gioco del sesso.
Ora Jhon inizia a leccarmi il clitoride toccandomi le tettine mentre Christian inizia la sua scopata lunga, profonda coordinandosi con la lingua dell’amico.
Le sue spinte sono decise, mi affonda sino al punto giusto e dopo sette, otto colpi la mia fica esplode di nuovo e soffoco il mio urlo succhiando con foga tutto il cazzo di Jhon che ora mi schizza tutta la bocca.
Christian ancora deve completare la sua opera e inizia a strofinarmi il culo con la cappella chiara. Senza fretta la appoggia sul mio culo bagnato del mio godimento, da solo il mio buchino si rilassa e il membro di Christian trova la sua strada: lo sento che entra nel mio canale e, mentre gemo, Jhon tira fuori dal suo marsupio un giochino, una farfallina vibrante che appoggia sulla mia fica facendomi pulsare.
Con Christian che mi fa il culo divinamente e Jhon che mi appoggia la farfallina vibrante scopandomi contemporaneamente con due dita la fica, godo ancora, godo fortissimo e sento finalmente Christian che viene, viene inondandomi lo sfintere con il suo seme.
La mia vetrata non ha le tende, non sono le venti ma le dodici circa, è un sabato mattina e il mio vicino sta lì, alla sua finestra, al di là della mia siepe e del mio confine, invadendo il mio spazio con le sue chiavi metaforiche, quelle di uno sguardo che tacitamente ha trovato il mio consenso per svalicare il mio spazio più intimo.
Lo vedo ora, lo vedo e lo guardo, sostengo il suo sguardo adesso che so che ha visto tutto lo spettacolo di questo triangolo di oggi così inaspettato, ma così voluto e goduto.
Il suo cazzo sarà durissimo e mi aspetto che ormai, a breve, si deciderà finalmente a bussare alla mia porta.

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